LA PRIGIONE
Reading edition
PERSONAGGI:
Marchese Romano Ferruti Della Lizza
Luisa, sua moglie
Selvaggia — Gaia — Ing. Lorenzo, loro figli
Jacopo, fratello di Romano
Contessa Rosa Taddei, sorella di Luisa
Marchese Piero della Turrita, fidanzato di Gaia
Signor Roberto Ricotti
Marchese Del Sassetto
Chiara, sua figlia
Conte Buonincontri
Contessa Buonincontri, sua moglie
Marta — Pia, loro figlie
N. H. Pippo Serdoni, patrizio senese
Donna Fulvia, sua moglie
Avvocato Tondi
Signor Mattei
Madame George
Antonio — Maddalena, vecchi domestici di casa Della Lizza
Invitati.
In Siena, nel palazzo dei marchesi Della Lizza, sul morire del secolo XIX.
ATTO PRIMO
LA SCENA
Un grande salotto rettangolare: mobili dorati del miglior Settecento. Nella parete di fondo due bifore, di bel disegno del Rinascimento, si aprono alla luce di uno splendido pomeriggio di settembre, in cui ridono case senesi parate a festa, di giallo, di rosso e di verde. In ciascuna delle pareti laterali, una porta a due battenti verniciati di bianco, con stemma dorato. Presso le porte due piccole consolles sormontate da specchi. Tra le due finestre del fondo un divano e poltroncine. Sedie lungo le pareti. Nel mezzo un tavolino col piano di porfido, vicino al quale sono altre due poltroncine. Portiere e tappezzerie di una seta chiarissima, verde, bianco e celeste. Sulla consolle di sinistra sono vassoi di dolci e un grande servizio per cioccolata, elegante porcellana del Settecento. Ai davanzali delle bifore sono esposti ricchi damaschi verdi. Appesi alle pareti ritratti di antenati in parrucca. Quello appeso sulla porta di sinistra, deve essere d'uomo.
SCENA PRIMA
Buonincontri, Sassetto, Serdoni in gruppo presso la finestra di sinistra parlano, bevendo la cioccolata. Gaia e Piero nel vano della finestra parlano tra loro. Roberto, stando più sdraiato che può su una delle poltroncine presso il tavolino di mezzo, segue con maliziosa compiacenza i movimenti di Selvaggia. La quale, sapendosi guardata, si studia d'esser procace, mentre riempie una tazza di cioccolata, alla consolle di sinistra.
SELVAGGIA
(offrendo con un inchino scherzoso)
E lei, mister Ricotti, si degna d'essere servito da me?
ROBERTO
Bada che ti appiccico un bacio che fa epoca!
SELVAGGIA
Dopo! Quando passa la processione (via da destra).
SERDONI e BUONINCONTRI
(scoppiando a ridere)
Oh, bella, bella, bella!... Questa non la sapevo proprio! (si stringono attorno a Sassetto che continua a parlare sottovoce).
(Da destra il rumore di un moderato battimani, misto a un confuso suono di voci femminili).
MATTEI
(entrando da destra, soffiando)
Roberto. Si va via?
ROBERTO
Nemmeno per sogno!
MATTEI
Tu ti diverti eh? briccone! Ma io crepo se sto un altro quarto d'ora in questo museo vivente!
ROBERTO
Come? L'inno sacro della contessa Buonincontri non ti è piaciuto?!
MATTEI
Adesso c'è di peggio! C'è un poema e di quella spaventa-passeri svizzera! Un po-e-ma! «Les amours de Psyché et Cupidon»!... Capisci? che cosa ha avuto il coraggio di scrivere?... Con quel muso!
(Roberto abbocca un grosso pasticcino ridendo).
SCENA SECONDA
Luisa entra da destra seguìta dalla Contessa Buonincontri, Chiara, Marta, Pia, Selvaggia, madame George e da altri invitati; ultima donna Fulvia, la cui modernità risplende in quello stuolo di anticaglie.
LUISA
(traversando la scena)
No, no,... vi prego!... onoriamo le nostre belle costumanze!... trasportiamoci nel salottino rosso... L'eco di quella poesia sacra non deve esser turbata dall'aurea classicità dei vostri poemetti, madame George!
Madame GEORGE
Oh! io sono molto profana!...
Contessa BUONINCONTRI
L'arte ha tutta in sè del sacro, illustre amica. (Il gruppo esce da sinistra).
Donna FULVIA
(passando, con ironia)
Buon appetito, signor Ricotti.
ROBERTO
(senza scomporsi)
Grazie mille, donna Fulvia!
MATTEI
È caustica. Segno che non ti ha ancora sostituito? (sbadiglia).
ROBERTO
Perchè non ci provi tu, invece di sbadigliare?
MATTEI
Proprio?...
ROBERTO
Che cosa vuoi che me ne importi!
MATTEI
Eh! capisco!... Ti sei dato a una caccia ancora più proibita...
ROBERTO
(alzandosi e minacciandolo fra il riso e il serio)
Linguaccia!
MATTEI
(lo prende a braccetto e lo conduce verso la porta di sinistra)
Vai a gonfie vele con la marchesina... Eh!... Ho visto... Ho visto!... (escono).
SCENA TERZA
BUONINCONTRI e SERDONI
(a una voce)
Eeeeeh?
SASSETTO
(venendo avanti verso destra)
... È grossa! lo so anch'io che è grossa... Ma ne ho colpa io se le nostre più antiche casate ruzzolano tutte così nel brago?... È scritto lassù...
BUONINCONTRI
(sospirando)
Dio ci abbandona! È stanco di noi!...
SERDONI
... perchè troppa gran parte di noi ha abbandonato Lui... vilmente!... come dice sempre Monsignore...
SASSETTO
(scorgendo Tondi sulla soglia di destra)
Oh! avvocato!... E così? Ha visto? (guardando di non essere udito da altri) Le nostre previsioni erano dunque fondate!
BUONINCONTRI
Più fondate del suo ottimismo!
TONDI
Perchè?
BUONINCONTRI
Il marchese non scende...
SASSETTO
Si è dato indisposto per non incontrar lei, naturalmente.
TONDI
Ma niente affatto: discendo ora dal suo studio... Mi ha fatto chiamare.
SASSETTO, BUONINCONTRI, SERDONI
(ad una voce)
Eeeeeh?
TONDI
Sicuro! e ho anche una buona lezione da portare alla Banca da parte del marchese!
BUONINCONTRI, SERDONI
(c. s.)
Come? come?
TONDI
Io ve l'avevo detto che non avrebbe accettato una condizione simile... era un'offesa...
SERDONI
Ritira la cambiale?
BUONINCONTRI
Paga quindici mila lire?!!
TONDI
Le ha pagate già! Senza chiacchiere, senza frasi. Non vi pare una lezione da gran signore?
SERDONI
(tra sè inebetito)
Quindici mila lire?
BUONINCONTRI
(come Serdoni)
Quindici mila lire?!!...
SASSETTO
(ghignando)
Sfido io che è indisposto, allora!... Quindici mila lire così... su due piedi...
TONDI
Oh! no... Un po' di stanchezza. Lavora troppo. (Roberto viene da sinistra verso il gruppo).
SASSETTO
Ahi! ahi! ahi! Lavora sempre a quel benedetto «Quattrocento senese»?
TONDI
Già... credo... Perchè?... Le dispiace?
SASSETTO
Stiamo freschi!... Chi sa, come ce li concerà quei poveri antenati nostri! (con intenzione). Che cosa ne dice l'egregio signor Ricotti?
ROBERTO
(con ostentazione)
Li compatisco! Non tutti possono aver la fortuna di discendere da un nonno ciabattino, come me!
TONDI
Lui, gli antenati, se li porta qua!... (accennando il portafogli).
ROBERTO
Vedete un po'! Se invece di essere nato in questa miserabile Italia, fossi nato negli Stati Uniti, mio padre lo avrebbero chiamato il Re delle scarpe... e io sarei stato Principe!...
SASSETTO
... delle scarpe! già già. Verissimo! Verissimo! (tutti ridono).
SELVAGGIA
(affacciandosi da sinistra)
Signor Ricotti!
ROBERTO
Marchesina Selvaggia!
SELVAGGIA
E la zia?
ROBERTO
Non l'ho vista.
SELVAGGIA
Adesso vado a prenderla io! (esce correndo da destra).
ROBERTO
Brava! (esce dietro a lei guardandola con compiacenza di conquistatore).
BUONINCONTRI
(a Sassetto)
Si vogliono un gran bene, è vero, quei due?
SASSETTO
Uh! un bene straordinario!!... specialmente lei... credo!
BUONINCONTRI
Eh! eh!... La ragazza è saggia!... Quel calzolaio potrebbe rialzare le sorti economiche del «grande patriziato dei Della Lizza», come lo chiama la marchesa Luisa!
(Serdoni e Tondi escono parlando da destra. Incomincia uno scampanìo lontano).
SASSETTO
Pare assodato però che il nostro marchese professore non voglia neppure sentir parlare di lui.
BUONINCONTRI
Già... Già... Ma... perbacco!.., questo colpo delle quindici mila lire... farebbe credere...
SASSETTO
Ma no! Perchè andare a strologar misteri quando la verità è così semplice!... Si sa battere, prima di tutto... e poi... gli vogliono bene insomma! gli vogliono bene tutti! Ecco il gran mistero! Non vedi l'avvocato Tondi? «Se chiede denaro vuol dire che lo può restituire»: ecco che cosa dicono tutti. E seguitano a prestargliene!
CHIARA
(di fuori, poi affacciandosi da sinistra seguita da Marta e Pia).
Ma sì! vedrete! adesso lo chiedo a papà... Papà!
SASSETTO
(voltandosi)
Tesoro!
CHIARA
È questo il segnale dell'uscita?
SASSETTO
Eh?... che uscita? Ah! Ah!... Sono sempre così distratto!... (ascoltando le campane) Scusate!... Sì... sì... sicuro, figlia mia.., in questo momento la processione esce dal Duomo.
MARTA, CHIARA, PIA
Uh! che bellezza!... Avete visto!... È questo! È questo! (via tutte da sinistra).
SASSETTO
È così. È così, caro Buonincontri!... Vuoi che ti riveli da che parte vengono quelle quindici mila lire?
BUONINCONTRI
Tu lo sai?
SASSETTO
Semplicissimo: dal Banco Fiorentino.
BUONINCONTRI
Eh? Dal Banco Fiorentino?! Così ostico sempre!
SASSETTO
Così stanno le cose, amico mio! Quest'uomo rovinato gode una di quelle fiducie... che noi a mala pena riusciamo a sognarci di notte... e... quando la digestione è in regola!... (ride. Escono da destra).
SCENA QUARTA
PIERO
(avanzando nel vano della finestra)
Tu sei un angelo, Gaia... tu non hai occhi fuor che per il bene!
GAIA
Il babbo soffre... è vero... me ne son avvista anch'io...
PIERO
E dunque?
GAIA
Ma non le dice nulla... mai... Non si lamenta mai con lei di questa vita di città... Con lei fa finta d'esserne beato!
PIERO
(con dolce rimprovero)
Ah! Gaia! Se io soffrissi per causa tua... dovrei dirtelo... perchè tu te ne avvedessi?
GAIA
No!... Piero!! L'indovinerei subito!!... Ma credi pure che li ho sentiti io tante e tante volte rallegrarsi tra loro d'aver salvato questo palazzo, che chi sa in quali mani sarebbe caduto...
PIERO
Di questo non dubito. Ma salvare il palazzo è una cosa, e viverci è un'altra. Lui, mia cara, aveva sognato di poter vivere con tua madre come vivremo noi, nella pace di una campagna, tra studio e amore... Unica felicità del mondo!!... Lui non parla, Gaia... Lui non dice nulla... Ma basta guardarlo!... Quando noi col nostro egoismo di ragazzi innamorati gli riempiamo la testa delle nostre felicità future... Oh! non piange, no! Ride!... Ma è più che se piangesse! Io giurerei che rivede quella sua antica «Villa Speranza» dove gli sei nata tu... e che non è più sua... che non ritornerà più sua!... Pensa se dovessimo rinunziar noi al nostro sogno, alla nostra piccola «Villa Gaia»...
GAIA
No!
PIERO
Se per un qualche destino avverso... non la potessimo più avere...
GAIA
(prendendogli un braccio con terrore)
No! Piero!
PIERO
(ridendo)
No! No! Non aver paura, mia reginotta dalle trecce d'oro!... Le fate guardano la nostra casetta... e ottobre è vicino... (stringendole forte la mano, poi baciandogliela) vicino! vicino! vicino!
MADDALENA
(entra da sinistra, posa un grosso bricco di rame sulla consolle)
Signorina, c'è una bella nuova!
GAIA
(scendendo)
Che c'è Maddalena?
MADDALENA
Indovini un po' chi è arrivato?
GAIA
Chi?
MADDALENA
Il signor ingegnere!
GAIA
Lorenzo?! (felice) Senti, Piero? è arrivato Lorenzo (a Maddalena) E dov'è?
MADDALENA
(mettendosi il dito sulla bocca)
Zitta!... Per carità! è salito subito subito su dal signor Marchese, e m'ha detto: Non lo dire a nessuno che son venuto.
GAIA
(diventando seria)
Perchè avrà detto così?
PIERO
Eh! non mi par difficile indovinarlo! Avrà fretta di ripartire... vorrà parlar d'affari col babbo... Sai che questi ricevimenti sono sempre stati un incubo per tuo fratello.
SCENA QUINTA
MOLTE VOCI
(da destra)
Ooooh! Finalmente! Oooh!
Piero riconduce Gaia alla finestra. Maddalena vuota il bricco di rame in quello di maiolica, poi esce da sinistra.
SELVAGGIA
(entrando da destra)
Di qua, di qua, zia! È arrivata la cioccolata calda calda!
Rosa, vestita molto antiquata e buffa, entra al braccio di Sassetto. Seguono Roberto, Buonincontri, Serdoni.
ROBERTO
(a Selvaggia che è corsa alla consolle di sinistra)
Poca poca! Mi raccomando! Non si va in paradiso, a bere molta cioccolata!
ROSA
(col suo fare da scema di mente)
Che ne sa lei del paradiso? ereticaccio! Chissà quanta cioccolata bevono anche lassù, oggi! dico io!
SASSETTO
Sicuro! bisognerebbe essere scomunicati per non bere la cioccolata in questa ricorrenza!
BUONINCONTRI
(offrendole)
Qualcuno di questi pasticcini? (continuando a tenerle dinanzi il vassoio anche dopo che Rosa ha preso con ambe le mani e mangia avidamente).
SERDONI
(offrendole un vassoio di biscotti)
Questi son «riccioli d'angiolo»... non si possono rifiutare, contessa!
ROBERTO
Sarebbe un peccato mortale!
ROSA
(a bocca piena, ingegnandosi a prendere)
Uh! grazie... troppo buoni!
SASSETTO
Noi... o i pasticcini?
ROSA
(risponde con un mugolìo espressivo, avendo la bocca piena).
SELVAGGIA
Ecco la cioccolata, zia; ci ho messo cinque cucchiaini di zucchero. Va bene?
ROBERTO
Troppo poco! diavolo! cinque soli! (prende una zuccheriera e gliene mette qualche altro).
ROSA
(schermendosi)
No!... No!... No!...
Giunge da sinistra il suono di un battimani come il primo.
CHIARA, MARTA, PIA
(entrando da sinistra)
Oh! oh! La contessa Rosa! Buon giorno! Come sta? L'aspettavamo! Perchè si è fatta aspettar tanto?
ROSA
(risponde con dei mugolii a bocca piena e con dei gesti ai saluti, ai complimenti).
CHIARA
Si ricorda la sua promessa, contessa Rosa? Ci deve recitare la morte di Poppea!
MARTA
Sicuro!
PIA
Subito allora! Madame George ha finito il suo poema.
CHIARA
Si, sì, sì! Venga, contessa Rosa. Sia buona! (spingendola verso sinistra).
ROSA
Pronta! Pronta! (mettendo in bocca gli ultimi biscotti che ha in mano e avviandosi).
SELVAGGIA
Oggi è in vena!
MARTA, PIA e CHIARA
Evviva la Contessa!
SELVAGGIA
Evviva la zia!
ROBERTO
Evviva Poppea!
SCENA SESTA
Luisa, con madame George, appare alla porta di sinistra.
LUISA
Ma che cosa c'è dunque, di così bello?
ROSA
Ci sono io!! (facendo una goffa riverenza).
Rosa esce da sinistra in mezzo al gruppo che ride. — Sassetto e Buonincontri vanno a stringere la mano alla George in segno di rallegramento. — Serdoni si avvicina a Luisa.
LUISA
(a Serdoni)
A mia sorella piace di scherzare sempre... Il contrario di me... che perdo il tempo... è vero?... a filosofeggiare alla maniera dei nostri nonni!...
SERDONI
Oh! non dite così, marchesa Luisa.
MARTA
(riaffacciandosi)
Madame George! Venga a vedere la contessa Rosa! Venga!
Madame George esce gesticolando con Sassetto e Buonincontri da sinistra dietro a Marta.
LUISA
(sospirando)
Che cosa è lecito a noi miseri nepoti, fuorchè vagheggiare sogni di bellezze passate?!... Qualche volta però mi sembra che sorridano questi avi, delle mie fatiche...
SERDONI
Eh!... perchè mai?
LUISA
Sì! sì! Non m'illudo, Serdoni. Lo so bene che il salotto... il vero salotto nostro è morto. L'abate Chiari non torna qui a inghirlandare dei suoi madrigali il piedino della mia prozia Della Lizza, nè la vostra bisnonna s'imporpora più alle galanterie di questo famoso Lorenzo... (indicando il ritratto sopra l'uscio di sinistra) a cui nessuna, si dice, sapeva resistere...
SERDONI
Fama meritata quant'altra mai!
Mattei e donna Fulvia entrano da sinistra parlando sottovoce e ridendo: vanno alla finestra di sinistra.
LUISA
Era un logico invincibile.
SERDONI
(distratto dal duo di sua moglie con Mattei)
Dicono... già...
LUISA
Io credo che precisamente con la logica seducesse le donne...
SERDONI
Con la logica?!... Dio mio!... marchesa!... con logica sola?... mi sembra impossibile!...
LUISA
Mah!... Non sognamo troppo!... Contentiamoci di quella pallida visione che io mi sforzo di rievocare intorno a queste Cose... che hanno visto e udito!... che son tutta la nostra gloria... tutta la nostra grandezza!
SERDONI
Voi compite un vero miracolo!
LUISA
Oh! no! Non mi lusingate, Serdoni. Solo la viltà del secolo nel quale viviamo può esser di scusa alla mia impotenza!
SERDONI
Ah! i tempi! i tempi!... non ne parliamo, marchesa Luisa!... Non vi so dire quanto mi sia rincresciuto che Romano non sia sceso!... Almeno con lui si parla sempre di cose vecchie!...
LUISA
Se non fosse ormai così vicina la processione, vi direi di salire da lui... a distrarlo un poco. Lavora troppo!...
SERDONI
Sempre a quel benedetto «Quattrocento Senese». Eh? Eh?
LUISA
Precisamente. Io faccio di tutto per indurlo a riposarsi... Non vuol capire che gli anni passano!... In questa settimana due notti intere studiando!...
SERDONI
Per Bacco! Per Bacco! fino a disertare il letto matrimoniale! Non credevo mai!... Lo redarguirò! Lo destituiremo dalla carica di sposo modello! Eh! Eh!
LUISA
(sorridendo, ma con mestizia)
Povero Romano!
Da sinistra scoppia un battimano condito di risate.
La voce di ROBERTO
Giurabbacco! Sembra morta davvero! È un'altra Sara Bernard!
LUISA
Questo sguaiatissimo signor Ricotti si permette confidenze, che nessuno gli ha mai concesso!... Ecco i regali del gran '79! Ecco il veleno di cui muoiono i nostri salotti, Serdoni!... La volgarità! la volgarità che sale come un flusso di fango... fin dentro queste nostre torri!... e inquina... inquina!...
SERDONI
(distratto sempre dal duo della moglie con Mattei)
Terribile! Terribile!
LUISA
Volete venire al balcone?... La processione dev'essere per svoltare.
SERDONI
Volentieri. (Escono da destra).
MATTEI
Vostro marito m'ha lanciato una terribile occhiata di sfida!
FULVIA
Proprio a voi?
MATTEI
Perchè no?... Vi pare che non me la meriti ancora?
SCENA SETTIMA
Si ode una lontana musica di banda che si avvicina, poi cessa.
GAIA
Ecco la processione!!... Quante bambine! Vedi Piero?...
Madame George sbuca da sinistra e si slancia in mezzo ai due fidanzati per vedere. — Rosa traversa di corsa.
FULVIA
Contessa Rosa! Qua! qua! Vede che bel posticino le abbicano serbato!
ROSA
(affacciandosi tra Fulvia e Mattei)
Oh! Guardino! guardino! ecco don Giacomino con le sue figlie di Maria... uh!!! m'ha visto! m'ha visto!... (salutando con goffo entusiasmo).
SASSETTO
(entrando da destra, mentre Chiara è entrata da sinistra)
Vieni, vieni qua con me, cara... Signor Mattei! Vorreste cedere il vostro posto alla mia Chiaruccia?...
MATTEI
Immaginatevi!
SASSETTO
V'incomodo, donna Fulvia?
FULVIA
Anzi!
MATTEI
E dire che stamani pioveva!... e ora, che cielo smagliante!... eh?
ROSA
Bella meraviglia! Esce la Madonna, dico io! Non so se mi spiego!
SASSETTO
Infatti, egregio signor Mattei, non c'è memoria che in questo giorno abbia mai piovuto in Siena.
MATTEI
(venendo via dalla finestra, trova Roberto sulla soglia di sinistra)
Oh! Grazie, sai! Simpaticona davvero!
ROBERTO
Levati subito di tra i piedi... aspetto Selvaggia!
MATTEI
Di corsa!... (esce da destra correndo).
Roberto fa cenni dalla porta di sinistra per chiamare Selvaggia che è nel salotto attiguo.
GAIA
(dalla finestra di destra)
Ecco lo stendardo del Sacro Cuore... quello che ha ricamato la zia Rosa!
Madame GEORGE
(dalla finestra di destra)
Vraie merveille!!
SASSETTO
(alzandosi dritto sulla punta dei piedi dietro le donne)
Dov'è, dov'è il capolavoro della contessa Rosa?
ROSA
Uh! Indegna... indegna...
CHIARA
(indicando)
Quello, papà! Guarda! guarda come son fatti bene quei raggi d'oro!
SCENA OTTAVA
Roberto accoglie nelle braccia Selvaggia mentre un canto di bimbi passa lentamente nella strada.
ROBERTO
(con voce soffocata: baciandola sul collo, sul viso, sui capelli, sulla bocca)
Bella... bella... bella!...
ROSA
(inginocchiandosi per prima, con voce commossa)
Sembra proprio di essere in paradiso!
SELVAGGIA
Senti la zia?
ROBERTO
(baciandola)
L'ha detta giusta!!
SELVAGGIA
(respingendo con paura Roberto, pronta a fuggire)
Bada... qualcuno si è mosso... guarda!
ROBERTO
(guardando di sotto la portiera)
Ma che! Si sono inginocchiati... son tutti in estasi!
Al canto dei bimbi segue ora un solenne sommesso canto di preti.
SELVAGGIA
Non dovranno sempre esser rubati così... i nostri baci...
ROBERTO
Credi che sarebbero così saporiti?!
SELVAGGIA
Cattivo... cattivo... cattivo... (allontanando dal collo la bocca di Roberto) Così no! ci rimane il segno!...
ROBERTO
Selvaggia!... Lasciami riprovare questa sera...
SELVAGGIA
Non posso Roberto! Mi stanno con cent'occhi addosso.
ROBERTO
(appiccicandole un altro bacio)
Serpente! ti diverti a farmi penare! aprimi stasera... via!
SELVAGGIA
Non posso... te lo giuro che non posso... mi spiano...
ROBERTO
Storie!... Alle dieci precise sono alla porticina della scuderia... Se mi vuoi bene davvero, m'aprirai...
SELVAGGIA
Bada... si muovono... va' via! (sparisce da sinistra).
SCENA NONA
Si riode la musica, che ora lentamente si allontana col mormorio della folla. Tutti si sono alzati. Sassetto, che stando in ginocchio dietro le donne alla finestra di sinistra aveva fatto sforzi per intender le voci soffocate sotto la portiera, si alza in fretta e viene rapidamente presso la porta di sinistra.
ROBERTO
(avanzandogli francamente incontro)
Che bellezza eh, marchese? Che spiegamento di forze! (via da destra).
SASSETTO
(lo segue con gli occhi masticando male)
BUONINCONTRI
(entrando da sinistra e mettendo una mano sulla spalla a Sassetto)
Sassetto! il ricevimento dell'Arcivescovado è per le cinque, è vero?
SASSETTO
Perbacco! hai ragione, bisognerà licenziarci.
Vanno verso Luisa che entra da destra. Intorno a lei si radunano tutti gli invitati accomiatandosi. Gaia e Piero restan soli di nuovo alla loro finestra.
SELVAGGIA
Signor Ricotti! (Roberto lascia Mattei e corre) Senti: sai che c'è Lorenzo?... Mio fratello... È arrivato da un'ora. Me l'ha detto Maddalena.
ROBERTO
(per niente allegro)
Ah... l'ingegnere?
SELVAGGIA
Sì. Resta. Te lo faccio conoscere. Non ha mica le fisime della mamma e del babbo... è un uomo pratico... guai a chi lo chiama marchese...
ROBERTO
Lo so... purtroppo!
SELVAGGIA
Purtroppo?!
ROBERTO
Io non vado a genio ai lavoratori... Vedi mio padre? Non mi può soffrire!...
SELVAGGIA
Ma Lorenzo mi vuol bene... Lo persuaderemo... Pensa che bellezza... esser fidanzati... poter fare il nostro comodo, come quei due là... Dà retta a Roberto, resta... sento che... (Roberto fa di no col capo) Perchè Roberto?
ROBERTO
Non posso...
SELVAGGIA
Ma perchè?
ROBERTO
Perchè... c'è mio padre... che non sta bene...
SELVAGGIA
Non me l'avevi detto... Possiamo telefonare...
ROBERTO
Lascia che lo vada a vedere... ecco... Poi ritorno subito... Sei contenta?
SELVAGGIA
Bada!... Mezz'ora!
ROBERTO
Mezz'ora.
SELVAGGIA
(spingendolo verso sinistra)
Va' subito allora, non perder tempo a salutare... scappa... (Roberto esce. Selvaggia va nel gruppo del fondo).
SCENA DECIMA
LUISA
Al prossimo mercoledì, dunque, gentili amiche! (agli uomini con solennità) Presentate a Monsignore gli ossequi reverenti della famiglia Della Lizza, testimoniandogli l'indisposizione di mio marito.
BUONINCONTRI
Sarete ubbidita, marchesa!
Il gruppo si stringe presso la porta di sinistra.
LUISA
Non dimenticate il vostro poema, madame George, merita veramente d'esser conosciuto da tutti gli habitués dei miei piccoli mèrcrédits litéraires.
TUTTI
Davvero!... Davvero!...
Madame GEORGE
(mostrando la sua grande cartella)
Oh! niente paura! Io ho sempre i miei canti con me!
Escono. Marta e Chiara restano ultime.
MARTA
(guardando Piero e Gaia)
Si capisce fare all'amore... ma a quel modo è una esagerazione!
CHIARA
Oh!... è una cosa che non sta!... Ha proprio ragione Selvaggia! (forte) Madamigella Gaia. Ci concede di salutarla?
GAIA
(voltandosi con sorpresa)
Oh! Care!... Tutti via?! (stringe le mani di Chiara).
MARTA
(a Piero)
Dovevate dirvi delle cose molto interessanti!...
PIERO
(verso la porta di sinistra)
Oh!... Interessantissime! Interessantissime! Creda pure! (escono tutti ridendo).
Lunga pausa riempita dal chiacchiericcio degli invitati che se ne vanno e dalle ultime note della musica che si perde lontanissima. Silenzio.
SCENA UNDECIMA
ROMANO
(da destra trattenendo Lorenzo)
No, no, Lorenzo. Non così subito. Occorre ponderare ciò che le si dovrà dire...
LORENZO
Ecco qua... Parati... rinfreschi... La solita cuccagna!... Ma io domando fino a quando contavi di mandarla ancora avanti questa baracca sfasciata!... Fino al fallimento? Fino al fallimento!
ROMANO
Tu non sai!... Tu non sai che terribile cosa sia per me rivelare la verità a tua madre!... Che vergogna! che estrema vergogna dovermi mostrare a lei come un vile... vinto, stroncato... dopo aver tanto fatto, tanto fatto per evitare quest'ora mortale!...
LORENZO
Io non ti capisco, parola d'onore!
ROMANO
Meglio... meglio... che tu non mi possa nemmeno comprendere. Io sono un povero disgraziato che non ha saputo far altro che amare e soffrire.
LORENZO
Non basta, caro mio!
ROMANO
Non vorrai dirmi ch'io sia stato con le mani in mano, spero! Non ho mancato un sol giorno ai doveri della mia cattedra.
LORENZO
Sprecata bene la tua fatica! Ho veduto nei conti a che cosa è servito il tuo povero stipendio.
ROMANO
Non bastava per far questa vita, purtroppo! E per ciò son dovuto ritornare al credito...
LORENZO
Ma è questo che non capisco in una persona onesta! In che cosa speravi? In una quaterna al lotto?
ROMANO
Non lo so! Non lo so! Lorenzo mio! Ma certo ho sperato: altrimenti a quest'ora sarei morto. L'amore m'avrà nutrita la speranza. Perchè Luisa ha bisogno di questa vita!... Vedi come son ridotto: è stata l'atroce lotta quotidiana che m'ha ridotto così. La lotta tra la ragione che mi diceva ogni giorno: «Tu sai la verità, tu sai che laggiù c'è l'abisso, la rovina; tu devi gridarglielo, devi convincerla... piegarla, se occorre...» La ragione diceva così... Ma il cuore!...
LORENZO
Eh!... il cuore! il cuore!... Ce ne farebbe far delle belle se gli si desse retta!... Oh! Ecco là Antonio. Di', Antonio!
ROMANO
Aspetta, Lorenzo!... Non si può parlare a tutti insieme: a Gaia voglio parlare io solo... e anche a Piero eh?... a loro due ci devo pensar io.
LORENZO
Ma sì, ma sì! A Gaia e a Piero parlerai tu solo! Antonio! Di': se n'è andata tutta la gente?
ANTONIO
(entrando da sinistra)
Sissignore.
LORENZO
E la mamma e le sorelle son giù al pian terreno?
ANTONIO
La signorina Selvaggia è qua alla finestra del salotto rosso.
LORENZO
Ah! benone! Allora chiamala subito. (Antonio via).
ROMANO
Misura le parole con Selvaggia... usa politica se occorre. Bada. Non è più la Selvaggia di un tempo...
LORENZO
Quante paure! Lascia fare a me! Tu potresti intanto scendere e preparare un po' la mamma... Ah! Carissima Selvaggia! (Romano esce a passi incerti).
SCENA DODICESIMA
SELVAGGIA
Lorenzo! Così all'improvviso! Bravo!
LORENZO
Ti trovo benissimo! Mi fa piacere... Vuoi che ti dica perchè son venuto così all'improvviso? Siediti qua.
SELVAGGIA
(guardando l'orologio poi correndo alla finestra)
Scusa eh?... (guarda nella strada da destra poi ritorna sorridente).
ROMANO
Aspetti qualcuno?
SELVAGGIA
Sì. Ti immagini chi?
LORENZO
Già; ma adesso bisognerebbe che tu avessi la compiacenza di dar retta a me per un momento... Si tratta di una cosa molto seria.
SELVAGGIA
(insospettita)
Oh! Dio!... Ti hanno fatto venir qua per farmi qualche predica?
LORENZO
Nessuno m'ha chiamato.
SELVAGGIA
Bada che ne sorbisco almeno due al giorno.
LORENZO
Male. Segno che ne avrai bisogno. Ma la mia è tutt'altro che una predica. A Torino, in un ritrovo di ufficiali toscani è corsa una voce...
SELVAGGIA
Ci siamo: sarà quel bellimbusto del baronetto che ha invidia dei quattrini di Roberto.
LORENZO
Che baronetto?
SELVAGGIA
Ci ho gusto a sapere, che cosa ha detto quell'affamato: ha detto che sono l'amante di Roberto forse?
LORENZO
Ma insomma! Lasciami parlare. Si è detto questo: si è detto che quel signore che ti fa la corte, questo Ricotti, rattoppa le finanze tarlate di tuo padre.
SELVAGGIA
Ah! Ebbene?... non è vero niente!
LORENZO
Lo credo! Non ci mancherebbe altro!!... Ma il male si è che anche in questa, come in quasi tutte le maldicenze, una parte di vero c'è. Le finanze del babbo sono realmente in cattivo stato.
SELVAGGIA
Sì? Allora, ragione di più per mettermi fuori di casa... e per darmi un marito ricco. Non ti paure?
LORENZO
La ricchezza senza lavoro dura poco... Ma poi, ad ogni modo, tu dimentichi un particolare di qualche importanza. Che il signor Ricotti non ti ha chiesto in isposa.
SELVAGGIA
Puff! Sfido io! Il babbo e la mamma non si degnano di guardarlo in faccia!... Come se fosse un appestato!... Ma adesso gli ho detto che ci sei tu... Vien qui apposta per conoscerti... (bussano) È lui!... Avanti!!
ANTONIO
(entrando)
Ha telefonato il signor Ricotti.
SELVAGGIA
(rimasta malissimo)
Il padre sta peggio?
ANTONIO
Sì, signorina. Dice che lo deve assistere. Che non può assolutamente venire.
SELVAGGIA
Era lui al telefono?
ANTONIO
No, signorina. Era la cameriera.
LORENZO
Va bene; va bene. (Antonio esce).
SELVAGGIA
Che c'è da ridere?
LORENZO
Fortunatamente suo padre sta benissimo. È in viaggio per Londra. Figùrati!
SELVAGGIA
Non è vero.
LORENZO
Io so che è vero, e mi basta.
SELVAGGIA
(paonazza di rabbia)
Adesso gli vado a telefonare io!
LORENZO
(fermandola)
Per carità! Sarebbe peggio che mai!... Del resto io non parto questa sera, nè domani. Forse mi dovrò trattenere molti giorni per gli affari del babbo. Il signor Ricotti avrà tutto il tempo di ripensarci e di far le cose da onest'uomo se ne ha voglia. Quello che importa è impedirgli di farle da disonesto; bisogna sventar subito le brutte chiacchiere che si son fatte. E per questo ho il mio bravo progetto... Un progettino che ti dovrebbe piacere. Senti, Selvaggia. Domani mio suocero viene a Siena per l'assemblea del gas. Vuoi andar via domani sera con lui?... a Torino?... Farai compagnia a mia moglie. Avete un bel palco al Regio a vostra disposizione. Ti divertirai... Ti va?
SELVAGGIA.
Ma!... Se credete che sia bene...
LORENZO
Oh! Intendiamoci. Che il signor Ricotti non ti venga a ronzare attorno anche là. Devi esser tu a imporglielo. Se è vero che ti vuol bene, studi un po', prepari qualche esame per novembre chè in sei anni che è inscritto a legge ne avrà forse dati due! e si adatti per una quindicina di giorni a far la corte a me! Va bene?
SELVAGGIA
Va bene. Allora vado a scrivergli. (apre con impeto la porta di sinistra; si imbatte in Luisa che entra al braccio di Romano; appena lasciatili passare, fugge).
SCENA TREDICESIMA
LORENZO
Mamma! Ben trovata! Sta bene? (Luisa gli tende la mano. Lorenzo glie la bacia).
ROMANO
(sottovoce a Lorenzo)
Ebbene?
LORENZO
Fatto, fatto! Persuasa!
ROMANO
(con gran soddisfazione)
Va a Torino?
LUISA
(indugiando sulle parole)
Già... Purchè non trovi qualche altro calzolaio anche là...
LORENZO
(risentito)
Se lo trova in casa mia, avrà sempre il vantaggio di non essere un imbecille perdigiorno come questo! La gente che conosco io è tutta gente che lavora.
LUISA
Romano mi ha detto che tu desideri parlar di affari urgenti con noi. Io acconsento ben volentieri ad ascoltarti subito, ma ti avviso che tra mezz'ora attendo la visita forse più importante dell'annata. La duchessa d'Argenteuil mi ha fatto sapere che sarà qui alle cinque e mezza.
LORENZO
Io non desidero di meglio che esaurire presto l'argomento (la fa sedere, e le siede di fronte) Lei avrà ben presente che nel testamento del nonno questo palazzo...
LUISA
Ah! Si tratta del palazzo...
LORENZO
Precisamente. Non gliel'aveva detto il babbo?
ROMANO
(pronto ad attenuare)
Oh Dio! Del palazzo... in rapporto col resto...
LUISA
Quale resto?
ROMANO
Con tutto il nostro assetto economico... perchè lui... ha riveduto un po' i conti... già che era capitato qui ne ho approfittato per mostrarglieli... capisci?... È negli affari, lui... il suo consiglio può esserci prezioso...
LUISA
(a Lorenzo)
Sentiamo pure.
LORENZO
Dicevo dunque che il nonno aveva perfettamente compreso che soltanto i tre figli, con i loro redditi uniti, avrebbero potuto sostenere il peso di questo palazzo: per ciò aveva disposto che fosse usato e mantenuto in comune. Il povero vecchio non poteva indovinare che quello scavezzacollo di Andrea facesse quella fine che ha fatto...
LUISA
Rispetta i morti del nostro sangue.
LORENZO
Nè poteva indovinare che quell'altro farabutto...
LUISA
Lorenzo!
LORENZO
Questo non è morto. Si può anche chiamare col suo vero nome...
ROMANO
No... No... Veramente la parola di Lorenzo è stata un po' brusca, sì; ma in fondo... tu sai Luisa che purtroppo la vita che mena Jacopo non è esemplare.
LUISA
Nulla ci autorizza a credere alle voci calunniose che son corse sul suo conto. Nessuno intanto ha potuto minimamente intaccare il suo onore senza esser costretto a incrociar la spada con lui.
LORENZO
Questo non toglie che abbia barato e che bari per far la sua vita da milionario.
LUISA
(alzandosi)
Tu diventi ogni anno peggiore! Tu godi a denigrare la nostra famiglia come fossi nato nella strada! Sembri venduto anima e corpo ai nostri nemici!
LORENZO
Mamma! Si risieda per carità! Parliamo dei nostri affari che sono importanti. Riassumendo: questo è positivo che, se il defunto Andrea e il vivo Jacopo fossero stati della stessa pasta del babbo, questo palazzo sarebbe stato comodamente usato e mantenuto da tutti tre, secondo il desiderio del nonno.
LUISA
È cosa vecchia e discussa. Suo padre (accennando a Romano) volle staccarsi dalle sagge usanze patrizie non riconoscendo la primogenitura di Romano e facendo parti uguali ai suoi tre figli. Certamente a fin di bene, ma errò.
LORENZO
Oh! Benissimo! Affermando che il nonno sbagliò, Lei riconosce implicitamente che per una sola delle tre parti patrimoniali il peso di questo palazzo era insostenibile; e che quindi fu anche errore il vostro di impiegare la Sua dote liquida e metà delle terre per riscattare questa pietra infruttifera, esponendovi inutilmente a un sacrificio superiore alle vostre forze. Era questo che volevo dimostrare!
LUISA
No, Lorenzo. Vedi?... Sei tu che commetti il solito errore di giudicar le cose nostre alla stregua di quelle del tuo nuovo parentado. Infatti, sarebbe pazzo un mercante che gettasse due terzi del suo capitale per costruirsi un palazzo. Questo è qua da quattrocento cinquant'anni! Gli fu imposto il Nostro Nome nascendo. Si chiama Della Lizza, come noi!!! Può diroccare, esser raso al suolo; ma non può cambiar nome. Ciò che per un mercante sarebbe stato errore, per il primogenito dei Della Lizza fu semplicemente Dovere. E noi lo compimmo.
LORENZO
Dovere?... Anche sapendo, come si sa che due e due fa quattro, che si andava verso la rovina?! Anche sapendo... Ma! lasciamo andare le discussioni filosofiche. Non ci si intenderebbe mai. Portiamo in tavola dei numeri. Sa lei, mamma, a quanto ammonta oggi il vostro passivo? Glie lo dico io: a cento novanta mila lire... E sa a che cosa è ridotto il vostro attivo reale? A questo palazzo e... allo stipendio del babbo.
LUISA
Conclusione tua: vendere il palazzo, non è vero?
LORENZO
Precisamente.
LUISA
Affittare un appartamentino al secondo piano di una di queste casette nuove, di carta pesta, fuori di porta Camollìa...
LORENZO
Perchè no? Una volta che è necessario!
LUISA
... Mettere un bel cartellino di stagno sull'uscio con scritto «Professor Lizza»... Ah! ah! ah!... Necessario!... Necessario!... Secondo la tua logica, ma non secondo la nostra.
LORENZO
Di logiche ce n'è una sola.
LUISA
Che ne dici, mio Romano?!
ROMANO
(stentando dapprima a trovar le parole ma poi animandosi)
Io... Mia cara Luisa!... È un'infamia... Chi ti potrebbe comprendere meglio di me?... Destarti da un bel sogno, a un tratto, e gettarti in faccia una simile realtà, è un'infamia! Ma se tu l'avessi vista avanzare... come l'ho vista io!... avanzare da tanti anni... sicura, inevitabile, inesorabile... Ah! se ogni sera, invece di ridere... di fingere... t'avessi, sinceramente, versato nel cuore qualche goccia dell'amaro che avevo qui io... Avresti pianto!... Avremmo pianto insieme!... Ma chi sa! Chi sa, quale forza misteriosa, potente, ci sarebbe discesa dal Cielo, se avessimo pianto insieme!... Ah! Che infamia! Che infamia, Luisa! Quanto male ho fatto! Che stupida bestia sono stato! Oggi lo vedo! Oggi l'affronteremmo sorridendo questa sciagurata fine che ci tocca... l'accetteremmo come l'ultima tempra delle nostre anime... come l'ultima prova della bontà del nostro amore!... Invece no! Io ho rovinato tutto... Io!... per lo stupido egoismo di non vederti mai piangere! E son io che ti faccio impazzire di dolore in un giorno! (battendosi il capo, disperatissimo) Bestia! Bestia!... A che mi son valsi? A che mi son valsi vent'anni di lotta silenziosa, sempre più tenace, sempre più disperata... vent'anni di tortura!...
LUISA
A che ti son valsi?!
ROMANO
Sì! (quasi piangendo).
LUISA
Lo domandi?!... Credevo che lo sapessi. Non ti basta che ti sien valsi a esser degno del Nome che porti? (dolcemente) E poi... È nulla per te che io t'abbia veduto e ammirato in segreto...
ROMANO
(attonito)
Tu? Sì!?...
LUISA
... Che il mio cuore si sia inorgoglito, indovinando la tua battaglia muta, per salvar queste mura sacre dal fango del secolo... Sono forse come la povera nostra Rosa, che non vede al di là delle sue ghiottonerie?!...
ROMANO
(come illuminandosi di beatitudine)
Tu... indovinavi!... Tu sapevi, è vero, Luisa?... Tu sapevi che ogni mia giornata era una battaglia vinta!
LUISA
(semplice e sincera)
Povero Romano!... E tu hai avuto proprio bisogno di sentirtelo dire dalla mia bocca... come il bimbo che domanda alla mamma se sia vero ch'ella gli vuol bene... e sa che è vero... e sa che la mamma non può rispondergli altro che «sì»!
ROMANO
(prendendole la mano e baciandogliela con indicibile affetto)
Luisa mia!
LORENZO
(contrariato da questo impreveduto idillio)
Dunque non le giunge inaspettata la cosa? Nonostante il silenzio del babbo, lei aveva intuito il suo disagio, le sue pene quotidiane. Tanto meglio. Le dovrà parer meno duro il sacrificio che le chiediamo...
LUISA
Oh! non si tratta di questo. Le mie parole erano per lui... E lui le ha capite... Forse... non ha più bisogno di noi... Forse l'ora di accasciamento in cui ti ha gridato «aiuto!» è passata, Lorenzo...
LORENZO
Non si illuda, mamma.
LUISA
Ecco. Vede già nuovi piani per la sua guerra. Risente nelle vene il suo Gran Sangue!!... Ah!!! tu non sai che cosa voglia dire!... non lo sai ancora... ma lasciami sperare, lasciami chiedere a Dio che un giorno una sola goccia se ne ridesti, anche in te, di quello che da nove secoli è sangue dei Della Lizza, e tu saprai allora, oh! tu saprai che cosa possa colui che l'ebbe in retaggio!... Vieni, Lorenzo. Non gli disturbiamo quest'ora che forse è sacra per il nostro destino!... Lasciamolo solo.
LORENZO
Ma nemmeno per sogno!... Babbo! Ma dille di restare! Ah! per Dio! Ma io non son mica venuto qui per far della poesia. Mamma, la prego di capire che qui si tratta di un affare.
LUISA
L'affare? È semplicissimo, mi sembra. Il palazzo è per metà di tuo padre per metà mio, come sai. Orbene, nè io nè lui vogliamo venderlo...
LORENZO
Ma non è vero niente...
LUISA
(alzando la voce)
Quando noi saremo morti, se così sarà la volontà di Dio, tu lo venderai, ne farai una filanda, una conceria... Tu sarai padrone.
LORENZO
Ma io non sarò padrone di un fischio... I vostri creditori saranno padroni di tutto... e dovrò farci una bella giunta di tasca mia! Questa è l'eredità dei Della Lizza!
LUISA
(fulminandolo con gli occhi)
E tu non l'accettare. Accetta soltanto quella di tuo suocero che è un buon arrosto. Questa è gloria. Nient'altro che gloria... fumo!... Rifiutala... E rifiuta anche il nome. Abbi coraggio fino in fondo... prendi il nome di tua moglie che è ricca. Chiamati il signor Levi... e il Nostro gettalo via! gettalo via! gettalo via!
LORENZO
Si calmi, mamma, si calmi. Non dica pazzie.
LUISA
Volesse il cielo che quel che son condannata a vedere fosse sogno della mia pazzia!
LORENZO
Ma è così, è così, per Dio!... Perchè nessuno dice o fa delle cose strane qua dentro all'infuori di lei. Noi le parliamo di un affare deciso tra me e mio padre, deciso perchè necessario... e necessario proprio per l'onore di quel nome al quale Lei dice che io non tengo...
LUISA
Per l'Onore Nostro?... Ebbene: io non riconosco il diritto di difendere il Nostro Onore ad altri che a mio marito. Dica lui... Romano! È vero che è necessario far fallimento volontario per salvare l'Onore dei Della Lizza?
LORENZO
Ma le ripeto...
LUISA
Taci.
LORENZO
Babbo!
Silenzio.
LUISA
(sorridendo trionfalmente)
Non mi sembra del tuo parere.
LORENZO
(in furia)
Ah! È impazzito anche lui!!!... Ma ci sono dei luoghi di cura per gli ammalati... E ci sono anche dei tribunali, per Dio!...
LUISA
Lo-ren-zo! Voglio ancora dirti di non dimenticare che se mai, valendoti del debole che tuo padre ha per te, tu riuscissi ancora una volta a imporgli la tua volontà, io son qua sempre, io non muto. Io dico no.
Mentre Lorenzo sta per rispondere entra Antonio da sinistra.
ANTONIO
(confuso)
Avevo bussato due volte...
LUISA
Dite pure, Antonio.
ANTONIO
(molto compreso dell'importanza della cosa, ma pronunziando assai alla buona il nome francese)
È arrivata la signora Duchessa d'Argenteuil.
LUISA
(ripetendo con gran tono e ricercata pronunzia)
La Duchessa d'Argenteuil? (una rapida occhiata allo specchio) Precedetemi (esce preceduta da Antonio).
FINE DEL PRIMO ATTO.
ATTO SECONDO
LA SCENA.
Lo studio di Romano in una stanza, al secondo piano. Fa parte di un resto, lasciato intatto, di costruzione anteriore, sul di dietro del palazzo. Se ne vedono quattro pareti; le due laterali hanno uguale misura; le due che formano il fondo sono: quella di sinistra più lunga, quella di destra più corta, e si incontrano tra loro ad angolo retto. Nella parete laterale di sinistra, un usciolo a battente di vecchio legno, con stemma dipinto: nella parete fondo sinistra un altro usciolo simile posto vicinissimo all'angolo retto. La parete fondo destra è tutta occupata da una bassa trifora gotico-romanica di pietra forte, da cui si scorge il cielo stellato, in mezzo a qualche rosa bianca di una pianticella che si arrampica attorno alle brevi e robuste colonnine, partendo da una piccola cassetta posta sul davanzale. Nell'angolo ottuso di sinistra, coperto da due grandi antiche librerie, un pesante banco da studio quattrocentesco è messo di traverso; e sopra vi sono accatastati libri e carte; due seggioloni di legno e cuoio, con stemma dipinto, sono uno dietro al banco, uno davanti. Nel mezzo due o tre sgabelli di legno scolpito, carichi di grossi volumi. Lungo la parete laterale di destra, una bella cassa da corredo del Rinascimento, sulla quale sono, alla rinfusa, corazze, elmi, spade, mazze e altri pezzi d'antiche armature. Nell'angolo retto del fondo una bella armatura montata. Sopra i due uscioli due ritratti di antenati. Quello appeso sull'usciolo di fondo è di guerriero. Alle pareti una grande quantità di stemmi e di alberi genealogici dipinti a oro e a colori. Una grande lucerna ad olio, a campana verde, illumina assai il banco sul quale è posata, e pochissimo il resto della stanza.
SCENA PRIMA
Romano è seduto al suo banco, coi gomiti sulle carte, il viso nascosto tra le mani. Bussano leggermente alla porticina del fondo. Romano non sente, tanto forte è preso dai suoi pensieri. Bussano più forte.
ROMANO
(riscuotendosi)
Chi è?
GAIA
(di fuori, timidamente)
Io!
ROMANO
(con rapida mossa prendendo la penna in mano, il volto come per incanto rasserenato)
Ah!... sei tu!... Vieni, Gaia!
GAIA
(entrando con una cartella da disegno e posandola sul banco)
Sei solo, babbo?
ROMANO
Sì, cara. La mamma?
GAIA
Calma! Tanto calma questa sera! Pareva quasi che volesse dormire ora...
ROMANO
L'hai persuasa a coricarsi?
GAIA
Ma vestita... sai... Oh non s'è voluta levar nulla... ripeteva come ier sera «bisogna vegliare» «bisogna vegliare»... ma lo diceva così dolce, così buona!... m'ha carezzato tanto!...
ROMANO
Povera Luisa!
GAIA
Ma che cos'ha, davvero, babbo? Perchè non chiamate il medico?
ROMANO
Non lo vuole!...
GAIA
Ha chiesto se è ritornato Lorenzo. È ritornato?
ROMANO
Ancora no, cara.
GAIA
Beato lui! Si sarà divertito! Deve averla trasformata in un regno di fate, quella villa, il signor Harlem!
ROMANO
Povera vecchia villa Serdoni!
GAIA
Come... Non è più bella adesso con tutte quelle aiole? Quando si passa davanti al cancello si sente un profumo da impazzire!... Perchè non ci sei andato anche tu, babbo?
ROMANO
L'Harlem ha invitato solamente Lorenzo, Del resto non ci sarei andato lo stesso.
GAIA
Perchè?
ROMANO
Ma!... che vuoi?... in mezzo a tutto quel museo d'anticaglie false...
GAIA
Oh! ma fa tanto bene un po' d'odore di fiori... sotto il sole!
ROMANO
Povera bambina mia!... Fiori... fiori... sole!.., tu non pensi ad altro!
GAIA
Però, non credere che invidii nessuno! Sarà tanto carina anche la villetta di Piero, quando l'avremo ricoperta di quelle rose là! (indica la finestra).
ROMANO
(con finto rimprovero)
Già! già... Però, sembra che tu non ti contenti di questo famoso rosaio... Ieri Piero mi ha detto che le tue pretese crescono ogni giorno...
GAIA
Perchè voglio due altre serre piccole?... Non ho ragione forse?... è lui che mi aveva ingannata. Ma sì!!!... Non me l'aveva detto che quella serra grande che c'è, tra due mesi si riempie coi limoni del viale!... Ma ieri mattina l'ho messo alle strette... non me l'ha potuto negare!
ROMANO
Ah! Ah! Ah!... Allora hai tutte le ragioni tu!
GAIA
Lo credo!... Di' babbo; ci verrai davvero tutte le estati da noi?
ROMANO
(coprendo con un sorriso la interna ferita)
Certo... che ci verrò...
GAIA
E mamma anche?
ROMANO
Perchè no?
GAIA
In campagna... lei...
ROMANO
Oh!... Ma per te, ci verrà! per te, ci verrà!
GAIA
Però... non gli devi voler bene nemmeno tu ai campi!... Altrimenti non li avresti venduti i tuoi!... Bel cambio! prendere del denaro, invece di terra, di verde, di luce, di fiori, di frutti, di cinguettii... Sai che hai fatto molto male, babbo?
ROMANO
(col pianto in gola)
Ho fatto molto male? Anche tu pensi così?...
GAIA
Come! Mi prendi sul serio?!... Piero ride sempre quando parlo d'affari io!... Povero babbo!... Mi perdoni eh? (abbracciandolo).
ROMANO
Io sì... Ma tu... mi perdonerai?
GAIA
(spaventata)
Che hai babbo?!...
ROMANO
(prendendole una mano, con tutta l'anima)
No, no, no!... Gaia. Non è vero! No! Non è vero niente!!
GAIA
Ma che cosa? Babbo?
ROMANO
Tu devi essere felice! Tu sei senza colpa... Tu devi essere felice!
GAIA
Sono già felice... Sono già... Ma perchè piangi?
ROMANO
Non mi guardare! Guarda le stelle là! Che meritano d'essere guardate!
GAIA
(girando gli occhi lucidi di lagrime)
Come son grandi!!
ROMANO
Vedi? vedi che fa bene piangere?... Dopo, si vedono le stelle più grandi!...
GAIA
(a un tratto con sùbita gioia)
Oh!
ROMANO
Che?
GAIA
N'è caduta una! Hai veduto?... di settembre... è raro!
ROMANO
Meglio! Segno che è caduta proprio per te!... A che pensavi?... di' la verità...
GAIA
A niente... guardavo là... le rose...
ROMANO
... e pensavi al rosaio?... Di' la verità che pensavi al tuo gran rosaio! Al tuo nido di rose?!...
GAIA
Questo che viene è mese buono per il trapianto... lo sai?
ROMANO
(con infinito strazio)
Lo so!
GAIA
Sono una gran chiacchierona eh? Non ti lascio scrivere... Ti volevo far vedere il mio lavoro... guarda! (apre la cartella e mostra a Romano due stemmi dipinti ad acquarello).
ROMANO
Ah, benissimo! Lo stemma dei Piccolomini. Ed il nostro.
GAIA
Perchè ridi? Ho messo qualche errore nel latino nel nostro?
ROMANO
No, no, cara. Va benone. (Ridendo con sarcasmo) «Semper invictus»! «Semper invictus»!... Non ti pare un po' troppo pretendere... da un povero professore di storia, come me?
GAIA
(senza dar peso alle parole di lui)
Babbino mio! (lo bacia in testa)... E questa è la settima tavola, sai?
ROMANO
Brava... brava...
GAIA
Altre quattro, poi ho finito... quindici giorni al massimo!... E tu?... (guardando le cartelle scritte da Romano).
ROMANO
(confuso)
Eh!... Io sono un po' pigro...
GAIA
(impressionata)
Più nulla?... da una settimana?... Anche tu?... Dal giorno che è partita Selvaggia!...
ROMANO
Eh?!... ma tu sbagli!!! (alzandosi e camminando) Assolutamente sbagli.
GAIA
Tutti quei telegrammi...
ROMANO
Affari!... Affari di Lorenzo!...
GAIA
M'hanno detto che il signor Ricotti non è in Siena...
ROMANO
(turbato)
Lo so!... è... a Napoli... ebbene?
GAIA
Davvero?!... Ma io ho paura, babbo!
ROMANO
Paura di che?
GAIA
Che stia male... e che non me lo vogliate dire...
ROMANO
(con sollievo)
Male? Selvaggia?... Ma nemmeno per sogno! Ma perchè?... Perchè non ti risponde?... Vuol dire che non ti vuol bene!...
GAIA
No, babbo!
ROMANO
(con grande strazio)
Sì! Perchè non vuol bene a nessuno! A nessuno!
GAIA
No, babbo! Non lo dire! Non lo posso sentir dire... Non è giusto... Perchè è partita, poverina, proprio per accontentar te!
ROMANO
(da sè, mentre cammina agitato)
Sgualdrina!
GAIA
Perchè l'hai fatta partire?... Se non potesse resistere lontano dalla persona che ama?
ROMANO
Ma non la vuoi capire che sta benone?
GAIA
Non è vero dunque, che sta male?
ROMANO
Ma no! Povera Gaia mia! Ti dico di no!
GAIA
Sareste andati a vederla? È vero?
ROMANO
Ma sicuro! Vedi? Questa è la prova migliore che non è successo nulla di quello che pensi... diamine!...
GAIA
Hai ragione.
ROMANO
Va, va a dormire, creatura mia... va a sognare!...
GAIA
Il bacio! (Romano la bacia sulla fronte) Buon lavoro!... Addio! (esce dall'usciolo di fondo).
SCENA SECONDA
Romano la guarda uscire, poi va alla finestra; prende tra le sue mani una rosa, aspira fino a empirsi i polmoni del suo profumo.
LORENZO
(entrando da sinistra)
Buone notizie!
ROMANO
(precipitandosi verso di lui)
Li hanno trovati?
LORENZO
Oh! No!... Di quelli là, ancora niente, purtroppo.
ROMANO
(con un gesto di sdegno)
E di che cosa allora, per Dio!... Che diavolo di buone notizie vuoi portare!... Che cosa ci può essere di buono per noi finchè non sappiamo dove ce l'ha portata quel mascalzone?
LORENZO
Non ti fidi delle ricerche di mio suocero?
ROMANO
Se non me ne fidassi, chi m'avrebbe tenuto qua?
LORENZO
E dunque?
ROMANO
Dunque che cosa?
LORENZO
Poichè abbiamo la certezza che tutto il possibile si fa per ritrovarli, mi pare che sia precisamente inutile di buttarsi tutti sdraiati a piangere su questo guaio, e non pensare più agli altri.
ROMANO
Qualche volta, Lorenzo, la tua praticità... ha ragione Luisa... è inumana!
LORENZO
È più umano, per lei, far finta di non capir più niente; perchè non le si mostrino più i conti, perchè non si riparli più del palazzo...
ROMANO
(con gran fuoco)
Finta!... Finta!... Ma chi ti autorizza a credere che tutto sia finto qua dentro, per Dio! È una vergogna che un figlio non creda al dolore della madre!
LORENZO
Io non ho detto che sia finto il dolore. Non ammetto che un dolore debba impedire di ragionare...
ROMANO
Dio non te lo faccia mai provare!
LORENZO
... Non posso ammettere che, per esempio, a causa di Selvaggia, non si debba poter discutere subito l'offerta che m'ha fatto l'Harlem, oggi! Un'offerta enorme.
ROMANO
Ah! Ci siamo!... Credi che non l'avessi capita la manovra di questo invito a pranzo... a te solo?... Ha già sentito odor di morto... Il corvo?
LORENZO
Il corvo... il corvo!... Ma siete buffi, per Dio! Vi riducete alla fame dentro queste gabbie di pietra, e poi, se qualcuno ve le cambia con del pane, lo chiamate corvo!
ROMANO
Perbacco! Che difesa calda! Si vede proprio che la ricchezza è cosa sacra per te!... Guai a toccartela!
LORENZO
Ma se la nobiltà non è buona ad altro che a vendere, per Dio, bisognerà pure che... la borghesia comperi!
ROMANO
Hai ragione. Infatti Serdoni non s'è vergognato di vendergli la villa dove i suoi antenati avevano accolto i Medici...
LORENZO
Sfido io! È un corvo che paga bene quello!
ROMANO
Diventa un piacere farsi spolpare!... eh? (ridendo convulso) Compra anche la vergogna!... che?... Ma Romano Della Lizza non è Pippo Serdoni!...
LORENZO
Babbo: (avvicinandoglisi) Tre-cen-to-mi-la lire!
ROMANO
Ah! Ah!
LORENZO
Assai più del valore reale... in fondo!... Io stesso son cascato dalle nuvole!
ROMANO
(ridendo c. s.)
Vorrebbe dire... una cinquantina di mila lire per la vergogna?!
LORENZO
No, babbo... non scherzare... è una cosa seria!...
ROMANO
Ma insomma gli hai sì o no detto che il palazzo non si vende?
LORENZO
Nemmeno per sogno! Ma non son mica matto io...
ROMANO
(violento)
Gli hai detto di sì?!
LORENZO
Di sì!... Di sì!... Non mi gli son mica buttato al collo!... Ma come si fa a nascondere la propria soddisfazione di fronte a un'offerta simile?... Ma babbo! Via!... Dimentica per un momento le utopie della mamma... Facciamo un po' di conto all'ingrosso. Con duecentomila lire cassi la partita passiva e ti sistemi... Ti restano la bellezza di centomila lire!... un patrimonietto perbacco!... Oggi il denaro ha degli impieghi che tu non ti sogni nemmeno!... Prendo io impegno di farteli fruttare il sette per cento nella mia industria... 7000 lire all'anno! più le 6000 del tuo stipendio!... senza la piaga di questo palazzo! senza altro pensiero che quello del tuo lavoro... Oh! Vivaddio! Non rispondi!... Segno che ci pensi: eh?... segno che rientri in te!... Vogliamo buttar giù una bozza di compromesso?... Eh?... Poche righe!.. tanto perchè le parole non se ne vadano al vento!.. Penserò poi io a farle firmare presto dall'Harlem... (guardando l'orologio) Guarda. Son le nove. Abbiamo giusto mezz'ora, chè alle nove e mezza devo veder Piero.
ROMANO
Piero? perchè?
LORENZO
Oh bella! non siamo amici da ragazzi? Ci troviamo al «Centrale» per fare due chiacchiere.
ROMANO
M'hai promesso di non parlargli della faccenda della dote!... Siamo intesi eh?
LORENZO
Intesi... intesissimi!... (ironico) Glie ne parlerai tu... quando compirà cinquant'anni!...
ROMANO
Glie ne parlerò più presto di quel che tu non creda!
LORENZO
(guarda un po' fisso Romano per penetrare il vero senso delle sue parole)
Come sarebbe a dire?
ROMANO
Ho detto che glie ne parlerò presto... (finto) Meglio... Non è vero?... (pentendosi a un tratto di fingere) Ma insomma... poi... alla fine! È o non è un debito anche questo? Ho dato o non ho dato la mia parola per quest'ottobre? Una volta che i denari ora ci sono, chi può negarmi il diritto di dotare mia figlia?
LORENZO
(contenendo un impeto di contrarietà)
Mah... Questo... del resto... si vedrà... è una questione secondaria... L'importante è non fare sfumare l'offerta... Non ti pare?
ROMANO
Ebbene, avanti per Dio!... (correndo, quasi, verso il suo banco) Gettiamo questo maledetto dado!... Che non sia più possibile tornare indietro!... Vendiamo!... Vendiamo! Vendiamo!... Succeda quello che vuol succedere! (cerca febbrilmente un foglio) Che cosa debbo scrivere?
LORENZO
(chinandoglisi vicino)
La solita formola: «Tra i signori Romano Ferruti Della Lizza, e Tommaso Harlem»...
A un tratto Romano tende l'orecchio all'usciolo del fondo, impallidendo.
Che c'è?... Qualcuno per la scaletta... vero?
ROMANO
(coprendo in fretta la carta con un grosso volume e quasi tremando)
Luisa? Sei tu? (bussano).
LORENZO
Avanti. (Entra Maddalena) Ooh!
ROMANO
Si risente male?
MADDALENA
No no, signor Marchese. Stia tranquillo. Anzi, questa sera, pare proprio che vada benino, grazie a Dio, la signora Marchesa!
LORENZO
Che c'è, insomma? Di' presto.
Maddalena fa per levar qualcosa dalla tasca del grembiule.
ROMANO
Un telegramma?
MADDALENA
No, no, signor Marchese. Un biglietto. Scusi eh? Non ho trovato il piattino... Me l'ha dato la portinaia... Dice che è un signore in automobile...
Romano leggendo ha un gran sussulto: poi resta lungamente con gli occhi fissi sulla carta da visita.
LORENZO
Chi è? (guardando) Eh?! Alla larga!!... (a Maddalena) Digli che il padrone non è in casa. Subito.
MADDALENA
(tentennando)
Devo dire che il signor Marchese non è in casa?
LORENZO
Sì, sì, sì! Va!... (Maddalena esce) Al diavolo! Ci mancherebbe questo!... Non te l'avrei voluto dire, ma... anche a Torino è venuto. Quest'aprile. Reduce dalla Russia... Albergo Europa... Amante... Automobile al portone... A fine di Maggio allontanato dal Club! Vinceva troppo, anche là!... Le solite spavalderie, le solite sfide, il solito giurì che non osa... Due duelli... e poi via!... partenza per altri lidi!...
ROMANO
(alzando finalmente gli occhi)
Maddalena! Dov'è Maddalena? Maddalena!
LORENZO
Ma l'ho mandata giù io, a dirgli che non ci sei.
ROMANO
A chi? A mio fratello? Dopo cinque anni che non lo vedo? Ma tu sei matto! (Precipitandosi fuor dell'usciolo del fondo) Maddalena!
MADDALENA
(dal fondo della scaletta)
Signor Marchese?
ROMANO
Fallo salire!!
LORENZO
Lo vuoi ricevere?... Credi che lui venga per rivederti. Ma quello viene per bussare a danaro: ci scommetterei la testa!
ROMANO
Non aver paura che io possa dargliene: non ne ho.
LORENZO
Non importa. Quella gente lì sa cavarne anche dalla sabbia! Sta in guardia!... Non ti scappi detto di questa fortuna che ci offre l'Harlem. Se quello sente odor di quattrini siamo fritti! Ci vuole un reggimento di cavalleria per metterlo fuori di qua!... Pensa a quello che fai! E spiccialo presto, chè tra un'oretta ritorno... Giudizio! (esce in fretta da sinistra).
ROMANO
(andando, agitato, incerto, poi decidendosi a sedere al suo banco)
In fondo... dopo tutto... siamo uguali!... Siamo due disgraziati!... Niente altro che due disgraziati.
MADDALENA
(entrando dal fondo)
Il signore ha voluto salire per la scaletta. È pratico della casa!... S'accomodi. (esce).
SCENA TERZA
Jacopo entra in abito da automobilista. Si scopre il volto. Dà un rapido sguardo in giro attraverso un monocolo, poi, spalancando occhi e braccia teatralmente, va verso Romano.
ROMANO
(alzandoglisi incontro con cordialità non molta, ma sincera)
Jacopo! Come mai?
JACOPO
Io?... Sempre la solita salute indecente, come vedi! (facendo le corna per scongiuro) Quest'inverno in Russia mi ero imbiancato un po' troppo... la gran neve, forse... Ma, non mi son dato per vinto. Ho preso del buon caviale!... (mostrando i pochi capelli nerissimi e pettinatissimi) Ah! io poi sono di parere che non bisogna prestarsi a questi scherzi da villana che suol fare Madre Natura. Niente, niente. Ognuno al suo posto. Madre Natura a casa sua. Noi a casa nostra. (Romano ride) Tu, per esempio, fai malissimo! «Shocking» andarsene con la testa come se ce l'avessero infarinata di carnevale!... Che cosa ne dice madonna Luisa?
ROMANO
Povera Luisa... Ha altro da pensare!
JACOPO
Che cosa c'è?
ROMANO
Oh! niente... niente... dico così... perchè è un pochino indisposta da qualche giorno.
JACOPO
Mi dispiace. Contavo di baciarle la mano in questa breve sosta... Sempre bella, eh?... Sempre regale!... E tu sempre innamorato morto... eh? Bravo, bravo. È un modo anche questo di farla in barba alla Natura; fare l'eterno sposino. O fermarsi al giorno prima delle nozze, o fermarsi al giorno dopo, è question di gusti. Purchè un bel giorno ci si fermi là, su due piedi! e si dica al Tempo: «tira pure quanto ti pare; io sto bene qui, e non mi muovo!»... Altro che paroline dolci: «Attimo fuggente, arrestati, sei bello!»... Bisogna farsi sentire per Dio!
ROMANO
Sempre allegro tu!
JACOPO
Questo credo che dipenda dall'essermi fermato al giorno prima delle nozze!... Ba!... Ba!... Ba!... Jacopino!... (parlando al ritratto di guerriero e mirandolo con il monocolo) Comment ça va, donc? Che faccia!! Ti secca un po' d'essere dipinto eh?... Capisco; costretto a star così fermo dopo averne fatte tante!... Però consolati!... Se sapessi com'è difficile oggi la vita!... La tua famosa impresa di Serravalle, sai come te la chiamerebbero: quadruplo assassinio, premeditato, a scopo di furto e di ratto di minorenne!... Galera a vita!!! Galera a vita!
ROMANO
(che ha levato dalla libreria una bottiglia di cognac e due bicchierini; riempiendoli)
Devi sapere che quei Tolomei di Serravalle erano nipoti di quelli fuorusciti e traditori che nel '232 avevano osato prendere le armi contro Siena, d'accordo col vescovo d'Arezzo!...
JACOPO
(vuota d'un fiato il suo bicchierino e lo tende a Romano perchè lo riempia)
Per Bacco!... Che belle ragioni per rubarsi le ragazze c'erano a quei tempi!! (sospira profondamente) Ba, ba, ba! Qua un altro bicchierino!... Io non so come tu faccia a studiar storia dalla mattina alla sera, senza diventar matto furioso! Io, basta che mi ci accosti un momento, è fatta!... Mi sento subito sfumare il raziocinio. Sarei capace d'uscirmene fuori vestito di ferro, con lancia in resta, come Don Chisciotte! A rimettere il mondo a posto! per Dio (beve c. s.) Poi ci bevo sopra, e mi passa!... E ritorno alle battaglie del baccarat!
ROMANO
Giuochi ancora? Giuochi sempre?
JACOPO
Che cosa vuoi che faccia?! Certo, qualche volta, sarebbe meglio che non giocassi. Ieri sera a Firenze m'hanno vuotato il portafogli!... E pur nonostante... vedi ironia del Destino!... ho dovuto noleggiare una maravigliosa Rénault 60 HP., per venir qui, a caricare un imbecille d'un mio amico, e portarmelo a Roma!... Ragione per cui... non mi sentirei la forza di rifiutare... semprechè al munifico mio maggior fratello piacesse di largirmeli (nell'orecchio)... nemmeno cinque miserabili fogli da cento.
ROMANO
Jacopo mio, dimmi tu se ti ho mai rifiutato!...
JACOPO
Mai! Mai! Verissimo... Però ti piacerebbe incominciare da stasera...
ROMANO
No!... Non è questa la verità!...
JACOPO
... Bene, bene! «Niente di fatto!» Fratelli lo stesso! Passiamo ad altro.
ROMANO
Ma no! Voglio che tu sappia la verità. Non ce n'ho. In tutto questo palazzo ci sono cento lire.
JACOPO
Capisco... capisco... Sono capitato in un contrattempo...
ROMANO
Ma che contrattempo! è la miseria, per Dio! la miseria!
JACOPO
Romano?!
ROMANO
Ho voluto fare la mia smargiassata anch'io; ho voluto dare una lezione al Monte de' Paschi che m'è costata quindicimila lire! Le ultime!... avute, Dio sa come, dal Banco Fiorentino.. Gli ultimi spiccioli! Chi vuoi che me ne dia più! Non ho più un metro di terra al sole chi mi frutti uno staio di grano! Come la vuoi chiamare, se non la chiami miseria?
JACOPO
Romano?!... Ma lascia che ti guardi bene in faccia!!... Sei tu che parli così?!... Sei tu che, finalmente, mi credi degno di sapere un po' dei fatti tuoi dalla tua bocca?... Mi elevi alla tua confidenza?... Bisognava proprio che ti venisse addosso la miseria nera, per ricordarti che siamo fratelli!...
ROMANO
Io non l'ho mai dimenticato.
JACOPO
M'hai dato dei pranzi e dei denari...
ROMANO
T'ho anche parlato da fratello..
JACOPO
No! M'hai fatto delle noiose paternali, da precettore!... Niente altro. Questo sarebbe stato parlar da fratello; dimmi: sotto la severa apparenza d'amministrare un patrimonio, io amministro una rovina...
ROMANO
È questa la verità, Jacopo!
JACOPO
E perchè non dirmela?... Che cos'era quell'aria di superiorità che hai sempre usato con me! Perchè non dirmi: «Le forze non mi bastano: Aiutami! Sacré Nom!» Perchè negarmi la dignità e la gioia d'esser buono a qualcosa, su questo mondo?...
ROMANO
Forse sarebbe stata diversa la tua vita?...
JACOPO
O diversa o uguale; non è questo che m'importa! Qualunque vita è abietta se è fatta al solo scopo di vivere!... e qualunque vita è santa se un fine l'illumina!... Passare sul mondo, inutili, come una pioggia sul mare: questo è indegno! questo è vile! questo è disonesto!... Romano! (stringendogli una mano con ambe le sue) Due minuti fa t'ho chiesto 500 lire... Ma tu sai che, per me, è come per i marinai! dopo il mal tempo viene il buono!... Io son qua, pronto a mettere tutte le mie forze a tua disposizione...
ROMANO
Eh?... Oh! No, no, no!...
JACOPO
Con tutto il cuore, bada!
ROMANO
Troppo buono, Jacopo... ma: no... no!... Non è il caso... ecco!
JACOPO
Incomincerò col renderti le quattro o cinque mila lire che ti debbo. Fra tre giorni al massimo, saranno qua; per telegrafo, se vuoi...
ROMANO
Oh! Non c'è questa fretta. Il 27 devo riscuotere due mesi di stipendio...
JACOPO
C'è da stare allegri!... Ci vuol altro per rialzare una casa che crolla!... Su via, Romano. Approfittiamo di questo sportello di sincerità che si è aperto fra i nostri due cuori. Dimmi un po' bene come stanno le tue cose.
ROMANO
No, Jacopo! No, Jacopo!... È inutile... credi... ormai...
JACOPO
Più le cose son difficili e più mi piacciono anzi!
ROMANO
È impossibile!
JACOPO
Meglio!! È quello che cerco: l'impossibile!!
ROMANO
Insomma; no! no! Io m'ammazzerei piuttosto che... imporre dei sacrifici ad altri!
JACOPO
Sacrifici? Ma non capisci che lo faccio per la superbia di essere buono a qualche cosa?... E poi, per Dio, mi chiamo Della Lizza come te!... La rovina tua è anche mia! Se io porto a spasso la mia miseria in automobile, se io son diventato un acrobata del vuoto... se meno colpi di spada a destra e a sinistra... e qualcuno ne piglio anche!... (scoprendo l'avambraccio e mostrando una lunga cicatrice) ... non lo faccio per me solo: lo faccio per il nome che portiamo!... Che credi?... Perchè t'ho venduto da ragazzaccio che ero, la mia parte di palazzo, ch'io non ci senta sempre un po' di casa mia, qua dentro? La tua rovina vuol dire la rovina di tutta questa roba che è gloria tua, come mia... e abbiamo uguale diritto di salvarla!... E tu che vai dicendo di sacrifici?
ROMANO
Parlo di sacrifizi materiali; tu non ne puoi fare per me, come io non ne posso fare per te...
JACOPO
Ma io posso... invece!
ROMANO
Ma io non voglio, insomma! Jacopo: parliamo d'altro... sii ragionevole...
JACOPO
Devo riscuotere una bella sommetta in Borsa... a fin di mese... Sarò quasi ricco!
ROMANO
Anch'io!... anch'io!...
JACOPO
Cosa, anch'io? Sarai ricco anche tu?...
ROMANO
Sì! Sì!...
JACOPO
Mi rallegro!
ROMANO
Oh Dio!... Ricco!... Rimedierò... rimedierò alla meglio...
JACOPO
E come?... Se tu stesso m'hai detto che non puoi trovare più una lira di prestito?
ROMANO
Oh! Insomma! Insomma! Insomma!... Se ti dico che rimedierò, vuol dire che rimedierò...
JACOPO
E il come non si può sapere?... Un mistero?... (Romano tace) Si riserra lo sportello delle confidenze fraterne!... Soit! Rien de fait encore!... (pausa) E... così... tolta la lieve indisposizione di madonna Luisa, che auguro definitivamente guarita domani, mentre io volerò verso Roma... tutti bene in casa?
ROMANO
Tutti... sì, sì... tutti benissimo.
JACOPO
E... sarebbe lecito... non dico vedere, il che fia troppo per uno zio cotanto indegno!... ma almeno... sapere alcunchè di quella angelica creaturina bionda che, credi Romano... m'è rimasta qui negli occhi... da cinque anni... come la più bella cosa che abbia visto nella vita?...
ROMANO
(tutto illuminandosi)
Gaia?!
JACOPO
Sì! la nostra Gaia! Il fiore del nostro sangue!... L'ultimo fiore!... Perchè dal tuo Lorenzo, tutto quel che può venire... sarà un passabile mezzo sangue... arabo!
ROMANO
Ah! La mia Gaia!...
JACOPO
Che cosa fa? Che cosa fa, quell'angelo?... Gioca?... gioca ancora?...
ROMANO
Ah sì! Altro che giocare!...
JACOPO
Non aspetta più il suo Orlando innamorato che la liberi dagli Infedeli, facendo far da tenda saracena alla portiera del salone... e da Orlando a quell'affare là! (indicando l'armatura montata).
ROMANO
È venuto, il suo Orlando!... in carne ed ossa!...
JACOPO
Ah, sì?
ROMANO
Piero Della Turrita... il figlio del povero colonnello Ugo...
JACOPO
Oh! guarda! I Turrita?... Gli antichi nemici della nostra casata!
ROMANO
Già, già!...
JACOPO
Giulietta e Romeo, dunque!
ROMANO
Già, già!... (sempre più beandosi) Ma tu sapessi che miracolo d'educazione ha saputo compiere in quell'unico figlio la sventurata marchesa Orsola!... Non si poteva incontrare in un'anima più ben fatta, la mia Gaia! E non è solamente buono; ha un ingegno raro per le discipline filosofiche. Arriverà in su!... purchè possa lavorare in pace e in solitudine!... Non è nato per le lotte corpo a corpo della vita. Un po'... come ero io...
JACOPO
Ah!!! i tuoi sogni!... I tuoi sogni arcadici!... Me li rammento bene! Andavamo tutt'altro che d'accordo, allora!... Ma com'è poetico ripensarci adesso, in questa bella sera, in quest'angolo di reggia che è nostro! vero Romano?... dove tutto odora della nostra antichità, e non ci arriva il puzzo pestifero del nuovo!... Una vera ora di porto, per me, dopo tante burrasche!... Racconta, racconta, Romano... Dimmi ancora della nostra Gaia?
ROMANO
Si amano! Si amano! è tutto detto!... Quello che sogna lui, sogna lei. Hanno un cervello solo, un cuore solo! Piero ha una villetta e qualche podere in Valdelsa, carichi di ipoteche... ma, per bellezza, un vero paradiso! Riscattare quel poco, vivere di quel poco, là, in quella verde pace!... lavorare e amarsi!... Tutto il loro sogno!
JACOPO
Ha fatto qualche eredità, Piero?
ROMANO
Ma che! Non ha un soldo. Guadagna qualche cosa scrivendo... ma... capirai...
JACOPO
La marchesa Orsola?
ROMANO
Che vuoi che abbia! vive della pensione del marito... Tu vuoi sapere, insomma, chi è che paga le ipoteche?... chi è che riscatta il nido a questa coppia di allodole?... Sono io!
JACOPO
Tu?
ROMANO
Sicuro! Bastavano cinquanta mila liracce per tingere di rosa tutta la loro vita. Avrei dovuto negargliele? Io le ho promesse per dote a Gaia. Le ho promesse per quest'ottobre; e quest'ottobre le darò.
JACOPO
Bravo!! Sacré Nom!... Qui ti riconosco il segno della razza!!
ROMANO
Mi dai ragione. Tu mi dai ragione. Tu non mi dici, come Lorenzo, che son matto...
JACOPO
Che matto!... Che vuoi che capisca Lorenzo dell'anima nostra... lui che l'ha venduta alla tribù dei Levi!... Hai fatto mille volte bene! Mille volte il tuo dovere, di padre, e di Della Lizza!!
ROMANO
Tu mi capisci, dunque?
JACOPO
Ti capisco e t'invidio!... Fabbricare la felicità d'un angelo come quello... Farla ridere! ridere in eterno!
ROMANO
(fissando lo sguardo in una visione di paradiso)
Ridere... ridere in eterno!..
JACOPO
(avvicinandoglisi)
Tuttavia... Io parlo per mia lunga esperienza... La promessa, in noi, si sa, è come l'immagine, l'ombra sopravvissuta di quello che fu il più vivo bisogno della nostra razza: Dare! Dare! Dare a piene mani!... Ma per dare... bisogna avere. Per avere, bisogna prendere. Dove prendi le cinquantamila lire, tu?
ROMANO
Lo so ben io!... Lo so ben io! A che mi sarebbe valso, dunque, conservare fino adesso, a prezzo... del mio sangue, tutta questa roba morta? queste mura fredde!... Se oggi non mi servissero a dar vita al sogno di Gaia... a darle i fiori vivi!... il sole... il gran Sole?
JACOPO
(scattando)
Eh?
ROMANO
(come tra sè)
Sì! sì! sì!... Ne vada la ragione di Luisa! ne vada la vita mia!... perchè se lei impazzisce, io m'ammazzo!... ma Gaia dev'essere felice... Vendo tutto... tutto... fino all'ultima seggiola... Ho deciso! Ho deciso!
JACOPO
Carina, carina, carina!
ROMANO
Che cosa dici?
JACOPO
Dico: carina, carina, carina. Ingegnosa!... L'uovo di Colombo! L'uovo di Colombo!... Come si fa a maritare una figlia? Si vende un palazzo. Semplicissimo. E per maritarne due?... Poichè, se non erro, ne hai due da maritare. C'è anche Selvaggia.
ROMANO
Selvaggia! (tutta la persona si accascia, come sotto un tremendo peso).
JACOPO
Che cos'è?... Romano?... Che disgrazia c'è stata in casa, senza che io l'abbia saputo?... Maledetta la mia vita randagia! Selvaggia?!... così sana, così robusta!!... Ma quando, per Dio?... Se due mesi fa me n'ha parlato il barone di Monbello a San Remo!...
ROMANO
Ma non è morta! Jacopo!... È scappata di casa!
JACOPO
(facendo un salto indietro)
Eh?... Ah!... Me lo dici così? per caso!... dopo mezz'ora che parliamo?!... Un fatto di questa gravità! Una ferita così atroce al nostro onore!!! Romano! per Dio!
ROMANO
Io so che non ne ho colpa...
JACOPO
E io so che questa sola è peggio di tutte le mie messe insieme!... So, che fino ad oggi, bene o male, il nostro nome nel fango non c'era caduto; e sei tu che ce lo butti! Tu che la pretendevi a monopolista del nostro onore!...
ROMANO
La mia coscienza è tranquilla!...
JACOPO
Ma, per carità, Romano! non ci perdiamo in chiacchiere; è tempo di agire. Spero che non metterai in dubbio il mio sacrosanto diritto di saper tutto e d'intervenire... La cosa si sa in Siena?
ROMANO
Ancora no, per fortuna. L'hanno vista partire una settimana fa per Torino col suocero di Lorenzo... Credono che sia là.
JACOPO
Ah! Col fabbricante di passamani?... E perchè?
ROMANO
Perchè volevamo levarla di qui; distrarla da un amoraccio che non ci piaceva... Credevamo che a Torino...
JACOPO
E invece?...
ROMANO
Alla stazione di Genova è sparita... il signor Levi ha messo sossopra mezzo mondo... ha fatto miracoli... credi...
JACOPO
Eh, si vede! Dopo una settimana non sa ancora dove sono!... Con chi è scappata insomma?
ROMANO
Con un calzolaio!...
JACOPO
Sangue bleu!... Quattrini almeno?
ROMANO
Il figlio di quel tal Ricotti, che ha messo negozi in tutt'Italia...
JACOPO
Quello delle «Washington Shoe»?
ROMANO
Quello, sì.
JACOPO
L'amante della moglie di Serdoni, allora?
ROMANO
Mi pare... d'aver sentito dire... infatti...
JACOPO
Be' be' be'; è lui. Puoi telegrafare al fabbricante di passamani che smetta immediatamente di occuparsi dei fatti nostri.
ROMANO
Eh?
JACOPO
Sì, sì; un pezzo di carta. (Prendendolo sul banco e dandolo a Romano che è in piedi) Telegrafargli subito! «Trovàti. Segue lettera». (Cercando con l'occhio un campanello e correndo a suonarlo) Viene qualcuno, a suonar qui? Perchè con te... i servi hanno sempre dormito... (va a sedersi al posto di studio di Romano, e leva il grosso volume che trova innanzi, prende un foglio da lettere e scrive in fretta) Permetti eh?... Siccome domani debbo in tutti i modi essere a Roma, è meglio che scriva subito a un certo ometto di San Remo che mi faccia da battitore...
ROMANO
(alzando il capo dal suo foglietto dove ha scritto, stando in piedi, qualche parola)
Ma... Jacopo... se poi...
JACOPO
(scrivendo sempre)
Niente «Ma»! niente «Se poi»! per carità! Due giorni di caccia e te li porto qui per le orecchie tutti due. Telegrafa come t'ho detto.
ANTONIO
(entrando da sinistra)
Comandi.
JACOPO
Ah! meno male! Dopo un quarto d'ora! Ma bisogna correre, quando si sente il campanello! bisogna sgranchirsi le gambe! (a Romano) Dammi qua (legge il telegramma) Quanti complimenti inutili!... Be' be': può andare (ad Antonio) Questo telegramma di corsa! Che ci sia qua la ricevuta tra dieci minuti.
(Antonio guarda attonito il vecchio e il nuovo padrone).
Ohei! Ho detto a voi.
(Antonio, impaurito, se ne va di corsa).
Ooh!
(Ripigliando il filo della sua lettera) Benissimo; i dati sono chiari (scrivendo) «Venerdì sera... sarò a San Remo. Se li hai trovati, mille lire sonanti. Se non li hai trovati un calcio nel... e me li trovo da me. Intesi bene. Tuo, Paron Jacopo»... (piegando e mettendo in busta) Vecchio contrabbandiere... Questi son gli uomini!... Domenica puoi preparare il pranzo di fidanzamento... Parola d'onore!
ROMANO
Speriamo che tu non t'illuda!
JACOPO
(a un tratto, con grande e comico scoppio di maraviglia)
Ba! Ba! Ba! Ba!!! Che vegg'io mai!!! «Tra i signori Marchese Romano Ferruti Della Lizza e Tomaso Harlem...»!
ROMANO
(accorrendo confuso)
Sssss! Per carità! (afferrando la carta eccitatissimo, e cacciandosela in tasca) Accidenti alla mia stupida testa!... L'ho lasciato lì!!
JACOPO
E... che cosa contratti, se è lecito, con quell'ex insaccatore di maiali?... Gli venderai qualcosa naturalmente!
ROMANO
Lo conosci?
JACOPO
Sacré Nom!... È lui l'amico del mio cuore, che son venuto a rapire in auto!... Eh! vecchia amicizia! Siamo stati vicini di camera per un mese, quest'estate, a Montecarlo!
ROMANO
Gioca anche lui?
JACOPO
Peggio di una foca ammaestrata!... Ma che diavolo gli puoi vendere!... E l'ho visto dieci giorni fa... non mi ha mica detto niente!... Eppure sassi etruschi non ce n'hai!... Wisky, nemmeno... (battendosi la fronte) Per Dio!... il Palazzo!!... Di' la verità che vuole il palazzo, quel cafone!
ROMANO
(al colmo della confusione, rilevando di tasca il foglio e facendolo in pezzi)
Ma no! Ma no!... Ma se è una bozza... fatta per scherzo! È stato Lorenzo!
JACOPO
Ah ecco, ecco! già! Scherzi da merciaio, infatti!... Ora capisco! C'è Lorenzo qui!... Che cosa non venderebbe quello?!... E tu? eh?... «al suon di quel metallo»...? Bravo, bravo!... Oh! Ma glie lo dò io il palazzo a quel...
ROMANO
(disperato)
Jacopo!! T'ho detto a che cosa mi servono i denari!... È una cosa sacra!! Tu non hai il diritto di buttarmi all'aria quest'affare!!...
JACOPO
Ma ne ho diecimila diritti! Se ti vedo scavalcare la finestra non ho diritto di fermarti!?... Romano! (afferrandolo e fissandolo negli occhi) C'è un Dio che guida i nostri destini!... Se non fosse stato scritto lassù io non sarei capitato qui in questa sera! Tu non mi avresti mostrato le tue piaghe...
ROMANO
Ma io non ti ho chiesto nulla!...
JACOPO
Lasciami dire. Non sei tu. Era scritto, ti dico!... M'è bastato di toccare questa pietra nera, per sentire che le radici mie son qua dentro. È ora ch'io mi ritiri nel mio angolo di rocca, come uno dei nostri vecchi capitani di ventura. Siamo gli ultimi veri Della Lizza, Romano; si deve morir qua dentro... tutti e due in piedi. Sacré Nom! Con l'ultima sfida sulla bocca!!... Che si provino a venire a comprare il palazzo, coi loro fogli da mille bisunti e puzzolenti! Si provino a toccarci. Si provino!... Li riceveremo a frustate!... Tutto quel che ho fatto mi fa ridere, in confronto a quel che mi sento di fare. Fino a ieri fu guerriglia. Da domani, incomincia la vera guerra! Guerra di grande stile, vivaddio!... E l'ho già tutta qui! (puntandosi l'indice nel mezzo della fronte) Tutta qui. Giornata per giornata. Vittoria per vittoria! Domani il porcaro Harlem. Posdomani il ciabattino Ricotti. Fidanzamento di Selvaggia! Sponsali di Gaia! I più belli che abbian visto in Siena!!... Che stoffa di generale per Dio!... Jacopino! Esulta! È nato dal tuo sangue chi offuscherà la tua gloria!!...
ROMANO
Jacopo!... Che cosa vuoi fare, insomma?
JACOPO
Ma non t'avvedi, Romano, che... per rinnegar me, dovresti rinnegare tutto il nostro passato?... Non è stato tutto: coraggio e astuzia... fermezza e tenerezza... rose per le donne, ferro per gli uomini... guerra dichiarata a chi ci si metteva fra i piedi, avesse ragione o torto... Un fine solo: tener alta l'Impresa della Casata: «Semper invictus!» «Semper invictus!»... A questo fine tutti i mezzi buoni!... È colpa nostra se eravamo una razza nata per imporre leggi, e non per obbedire a quelle degli altri?... La borghesia, Romano, s'è arricchita alle nostre spalle!... Quel poco che riusciamo a riprenderle è santamente ripreso!!...
SCENA QUARTA
Si spalanca a un tratto l'usciolo del fondo. Appare Gaia, in veste da camera, agitatissima.
GAIA
Babbo (si ritira subito alla vista di Jacopo).
ROMANO
Gaia! che cosa c'è? Vieni avanti!... La mamma sta male?
GAIA
No... no... è un'altra cosa...
ROMANO
Che cosa, Gaia? Ma entra, dunque!
JACOPO
(che è rimasto come incantato)
Gaia! Hai paura di me? Non ti ricordi più di una gran bambola bionda bionda... e le mettesti nome Elsa?
GAIA
Ah! è lo zio Jacopo... scusi... sono così stordita... come sta?...
JACOPO
Sto male... perchè ti vedo tutta in pena!
ROMANO
Ma insomma, Gaia, vuoi parlare sì o no? Che cos'è successo? Che cos'è quel biglietto che hai in mano?
JACOPO
Se fosse del tuo Piero...
ROMANO
Lui (indicando Jacopo) sa tutto... puoi dir tutto...
JACOPO
Del resto posso anche star da parte... (ritirandosi da un lato).
ROMANO
Dunque?
GAIA
(tutta vergognosa, a Romano)
È Piero... Ma che c'è, ch'io non so?... Mi par d'impazzire. L'ho lasciato alle cinque... È stato tutto come il solito. Adesso mi manda un biglietto... «Che non pianga... (piange) che il suo amore è così forte che vincerà tutto... cercherà lavoro... a Firenze... Bisogna aver la forza di aspettare un anno... forse due...»!
ROMANO
(furibondo)
È stato Lorenzo! Glie l'ha voluto dire... Ha voluto dire a Piero che io non posso far la dote a Gaia... Capisci, Jacopo!!
GAIA
Ma dunque è vero?
JACOPO
Ah! Ah! Ah! (ridendo) Povera piccola Gaia... (Gaia lo guarda dapprima spaventata).
Ha corso un bel pericolo davvero il vostro bel sogno campestre!... Ma il Diavolo aveva fatto i conti senza lo zio Jacopo!... Il quale è qui, proprio per annunziare a tuo padre... indovina un po' che cosa?... Un'eredità.
GAIA
(saltando come una bimba)
Davvero?!
ROMANO
Jacopo!
JACOPO
Bravo! Non volevi che glie lo dicessi? Bel gusto a farla patire?
GAIA
Perchè non volevi che me lo dicesse, babbo?
JACOPO
E... vediamo un po' se indovini... da chi ci viene questa eredità.
GAIA
Ma!... Come vuol che faccia?...
JACOPO
Quel nostro prozio... che aveva girato tutto il mondo... e poi s'era fermato a Giava a piantar caffè...
GAIA
Quello ch'è morto l'anno scorso?
JACOPO
Sì, sì, alla tenera età di 99 anni!...
GAIA
(mezza pazza d'allegria)
Lo zio Tom, babbo?!
JACOPO
Ecco! Ecco! precisamente lo zio Tom!... È lui che vi fa sposare!...
GAIA
Ma se non m'ha mai mandato nemmeno una cartolina illustrata!
JACOPO
Che c'entra? Lui non ha avuto altro gentile pensiero che quello di morire. Ma siccome ha lasciato un po' di denaro, quel denaro... finalmente... dopo un anno... viene a noi... Lo devo riscuotere domani a Roma.
GAIA
Oh Dio! Dio! Che bellezza! Babbo! Babbino mio! perchè non ridi? Perchè non ci mettiamo a saltare tutti e due?
JACOPO
Vedi che lo zio Jacopo non è soltanto buono a portar delle bambole?!
GAIA
Ma perchè il babbo non è contento? Perchè tremi?... Oh! Dio ti senti male! (aiutandolo a sedere) Babbo?!
ROMANO
No, no.
JACOPO
È commosso! Sfido io! La troppa felicità! Io non svengo... perchè non è mia abitudine... Ma credi che sto per far capriole dalla gran gioia! Povera, cara, Gaiuccia nostra!...
GAIA
Grazie, zio Jacopo!... Senti com'è buono lo zio Jacopo?... E tu perchè stai così, e non mi dici nulla di bello?... Perchè non sei contento?... Oh! Se ci fosse qua Piero!
JACOPO
Bisogna scrivergli subito! Una bella letterina! La manderemo dal servo.
Gaia ha uno scatto gioioso.
ROMANO
(afferrandola)
No!... (raddolcendo modi e voce) Meglio no... ancora Gaia.
JACOPO
Ma perchè?
ROMANO
(carezzandola)
Sii buona... abbi pietà... Gaia... Amore mio!
GAIA
Ma pietà di che? di che? Io impazzisco!...
JACOPO
Vaneggia!... Ma che diavolo dici, Romano? Perchè non vuoi che la nostra Gaiuccia scriva al suo Piero?
ROMANO
(con un urlo terribile)
Ma perchè non è vero!!
GAIA
(sbiancando di terrore)
Che cosa non è vero? Oh Dio! che cosa, babbo? (Romano ricade affranto) Tu mi fai paura!... Mi fai morire!... L'eredità è troppo piccola... non basta... di', è questo?
JACOPO
Ma basta e n'avanza! Vaneggia! ti dico che vaneggia!... Romano... Rientra in te... Abbi compassione di questo piccolo cuoricino che piange... e sei tu che lo fai piangere... e senza un perchè al mondo!... Ma se avevamo già perfin fissato quando vi sposeremo... figurati, Gaia!
GAIA
(alzando gli occhi pieni di lagrime)
Davvero?... Quando?...
JACOPO
Il tempo di preparare le carte: il 1º d'ottobre! (consultando un calendarietto tascabile) Cioè no, no, pardon, è venerdì... il 2, ecco!
GAIA
(pazza di gioia, stringendogli le ginocchia)
Babbo!... E tu non mi dici nulla... nulla!
Romano afferra a un tratto la testolina di Gaia, se la stringe al petto scoppiando in un pianto dirotto.
JACOPO
Oooh! Vedi? Vedi? Ecco!... Sei contenta?... Ora ti dice tutto!
GAIA
M'avevi fatto tanto paura, babbo! Quando hai gridato così forte!... Oh! che male, babbo, m'hai fatto qui... (segna il cuore) M'è parso a un tratto d'essere come sotto una scure che mi scendesse sul collo...
La mano tremante di Romano corre quasi a proteggere, carezzando la nuca minacciata.
Sì, sì, M'è parso come se tutto il mondo finisse... come se non lo dovessi mai più rivedere! mai più! mai più! mai più! (piange).
ROMANO
No! no! Gaia! (con disperata preghiera) Non piangere!
JACOPO
(asciugandosi in fretta una lagrima)
Sacré Nom de Dieu!... Vedo che bisogna fare una parte di forza qua, se non vogliamo allagare la stanza!... Signorina Gaia!!! Sarebbe lecito sapere per quale ragione non correte immantinenti a scrivere al vostro Piero la meravigliosa storia dello zio Tom, invece di obbligare le nostre venerande canizie, nere o bianche che siano, a lagrimare sulla vostra felicità?
GAIA
(un facile sorriso le riappare sul volto rosso di pianto, ma sul punto di alzarsi guarda il padre come oscurata da un'ombra di paura)
Non me lo dirai più, che non devo scrivergli?...
Romano sa soltanto guardarla con un sorriso trasognato.
JACOPO
No! no! Non aver paura. Non te lo dice più. Garantisco io!... È stata un po' di gelosia paterna... Dopo tutto come si fa a non essere un po' gelosi di Piero. Anch'io, vedi, sono geloso... Sei troppo bella... sei troppo un angelo!! (prendendole una mano e baciandogliela) Via! Via! Di corsa!... Senza più voltarsi indietro!
GAIA
(indugiandosi nell'andare)
Buona sera.
JACOPO
(pieno di commozione)
Niente «buona sera»! Niente «buona sera»! Via! Via! Ho detto! Via!
Gaia esce sorridendo. Jacopo e Romano restano ancora un poco a guardare verso l'usciolo del fondo con gli occhi lucidi e la bocca sorridente.
SCENA QUINTA
JACOPO
Grazie, Romano! Era giusto che la provassi anch'io una gioia come questa, una volta nella vita! Mi sembra d'esser ribenedetto!... Mi sembra d'esser tutto anima! tutto forza! Tutto volontà!... Ah!... Addio, Romano. Domenica: fidanzamento. Siamo intesi.
ROMANO
(dopo averlo guardato come inebetito avviarsi verso l'usciolo del fondo, a un tratto si slancia a fermarlo)
Jacopo!
JACOPO
Romano?
ROMANO
Dove vai?
JACOPO
All'albergo. Anzi alla Posta prima di tutto. Voglio imbucarla con le mie mani la lettera all'amico contrabbandiere! (levandola di tasca e mostrandola) Troppo importante!
ROMANO
No! No! Devi restare. Mi devi dire...
JACOPO
Che cosa?
ROMANO
E... domattina... partirete insieme?...
JACOPO
(sospirando comicamente)
Domattina mi caricherò quella balena... Povere gomme! Speriamo bene! Ba'. Addio, Romano!
ROMANO
(riafferrandolo)
No. No. No. No! Voglio sapere! Gli ti siederai accanto... parlerai del più e del meno... lo divertirai... come un sicario che gode accarezzando la sua vittima?...
JACOPO
Ma tu sei matto. Gli farò l'onore di trattarlo da pari mio! Voila tout!
ROMANO
No. Ancora. Voglio sapere: a Roma?...
JACOPO
Ci divertiremo... Mi sembri un ragazzo... parola d'onore!
ROMANO
Lo stordirai eh? di vino... di bagordi?...
JACOPO
Ah! Ah! Ah! Questa è buona! Gli insegno io a bere il vino!... Corruzione di minorenne! Ma davvero credete che tutti i suoi viaggetti a Roma, li faccia soltanto per comperare sassi? I sassi etruschi sono incaricati di conservare la pace coniugale, ma se vedessi che pezzo d'amante che si tiene a Frascati! Fa piangere, te lo giuro, a vederla in quelle mani!... Ba! ba! ba! Qua un bell'abbraccio!... e lasciami andare a dormire. Non ti ricordi nel decalogo del nostro Jacopino: «Inante la battaglia, dormir bene ti vaglia!»
ROMANO
(aggrappandosi e trascinandolo verso il banco)
No, per Dio! No, per Dio! Devi dir tutto, fino in fondo, fino in fondo! Giocherete?...
JACOPO
(seccatissimo, alzando gli occhi al cielo)
Giocheremo.
ROMANO
Tutto! Tutto! Mi devi sputare in faccia tutto il tuo marcio... Mi devi insegnare!
JACOPO
Eh?... Professore di baccarat!... (ride cercando di liberarsi da Romano).
ROMANO
Non ridere!! Siamo o non siamo due ladri?
JACOPO
Eh?!!!
ROMANO
Credi d'esser solo a saper rischiare tutto per Gaia... Credi che io non sia buono da niente... credi ch'io ti voglia aspettare qui?... come un vile?... Ci devo essere anch'io là!... Perchè Gaia è mia! È mia Gaia!!... Insegnami... Jacopo... Insegnami!!
FINE DEL SECONDO ATTO.
ATTO TERZO
LA SCENA.
Si vede un angolo della grande sala da pranzo, al pianterreno del palazzo. La parete di destra è leggermente per sbieco verso il mezzo; la parete del fondo è ad angolo retto con quella laterale e la si vede continuare da sinistra oltre la linea delle quinte. Le pareti sono tinte rosso bruno con alto zoccolo di legno. Il soffitto è a volta bassa ornata di antichi freschi. Da sinistra la scena è limitata da due basse colonne gotiche incassate per metà nel muro, sormontate da un arco. Di sotto quest'arco esce metà di una grandissima tavola da conviti. Nella parete di destra, in prima quinta, una bella porticina gotica ornata di colonne e frontone. Presso a questa un tavolino, al muro, ricoperto di velluto rosso, su cui sono in bell'ordine esposti, doni di nozze, tra i quali uno specchietto con cavalletto e cornice d'argento. Più oltre ad angolo, un pianoforte a coda, con sopra un doppiere acceso, due violini, e musica. Al pianoforte è appoggiato un violoncello. Nella parete del fondo una grande finestra con inferriata che pare scavata nell'enorme spessore del muro, alla quale si accede per tre piccoli gradini incassati nel mezzo di un grado altissimo. Dalla finestra si vedono sagome di case nere dietro alle quali sorge la luna. Nel tratto della parete di fondo che prosegue da sinistra oltre l'arco, si scorge una finestra uguale a quella descritta. Dall'alto dell'arco pende un lampadario di ferro battuto con candele di cera, alcune già finite e spente, altre vicine a spegnersi. La gran tavola è ingombrata di bottiglie vuote, di salviette, posate, piatti e bicchieri usati; vi sono fiori e vi è anche un grande dolce per metà rimasto. Antiche seggiole di legno e cuoio sono in disordine torno torno. Qualche sedile vicino al pianoforte. I tratti di parete sono ornati di vecchi ritratti di donne nelle più diverse acconciature d'ogni tempo. L'impiantito è quasi coperto di petali di rose tea.
SCENA PRIMA
Maddalena sola piange silenziosamente, seduta sullo scalino della finestra. Si ode nella strada un'automobile fermarsi poco lontano. Maddalena sale i gradini, guarda fuori; poi rimane lì come nascosta, nel canto più buio della gran finestra, col viso tra i ferri. Con gran rumore di risa, irrompono da sinistra Selvaggia e Roberto abbracciati a passo di danza sbrigliata. Roberto è in frak, soprabito sul braccio, cilindro sulle ventitrè. Selvaggia, anch'essa col cappello, porta un bel vestito rosso, più scollato del bisogno.
SELVAGGIA
(fermandosi di botto sulla soglia di destra)
Ho sete ancora, Roberto (ironica) Sarà la grande commozione!
ROBERTO
Aspetta.
Va dietro al pianoforte, prende una bottiglia di champagne.
SELVAGGIA
Ce n'è ancora?... (battendo le mani) Bravo!!!
ROBERTO
(sul punto di far saltare il turacciolo)
Un bicchiere?
SELVAGGIA
(afferrando la bottiglia da cui salta il tappo e cade la schiuma)
Ma che bicchiere!... (portandola alla bocca e assorbendo lo champagne che sale) Come quella sera, in barca!...
ROBERTO
(in tono di finto rimprovero)
Uh! Si rammentano le cose?!... (accennando ai ritratti) davanti a tutte queste illustri signore e signorine!
SELVAGGIA
(mettendo la bocca della bottiglia alla bocca di Roberto, e dandogli un bacio sulla guancia)
Hai ragione... poverette! Chi sa che voglia! eh? (mentre Roberto beve, corre con indiavolata allegria al pianoforte, scorre con le dita l'estremità acuta della tastiera, dà uno strappo rumoroso alle corde del violoncello; poi, subito rimirandolo con voluta volgarità di modi) To'! guarda come si somiglia al Sindaco!... Tutto lui.... Eppure sarà divertente quel giorno, no? Roberto?... Te l'immagini tu, quando saremo anche noi seduti su quelle due sedie dorate, davanti a quel Trippetta serio serio!... Ah! Ah! Ah!... Quando dirà anche a me tutte quelle cosine commoventi!... Bisognerà bene che faccia la sentimentale anch'io come Gaia.... (facendo con goffo scherno l'atto di asciugarsi gli occhi) Farò così... va bene?
ROBERTO
Però attenta a serbare un po' di lacrime anche per il quaresimale di Monsignore!... Mi raccomando!...
SELVAGGIA
O per la stazione?!... Non hai visto quanto bisogna piangere alla stazione?... Sarà un affar serio!
ROBERTO
Ah! là ci vorrà il pizzicotto!... Facciamo la prova!... (le dà un pizzico)
SELVAGGIA
(mandando un grido e appiccicando un ceffone a Roberto)
To'.
ROBERTO
(rincorrendola)
Ah!
Escono e rientrano nella scena rincorrendosi intorno alla tavola. Selvaggia, per prima, lancia un panino sulla testa di Roberto: questi risponde nel medesimo modo; ne volano quattro o cinque.
SELVAGGIA
(da sinistra, fuori, mentre Roberto è in scena)
Buono! Buono! Facciamo pace! M'è venuta un'idea (entrando) Dove andremo per il viaggio di nozze? Non ci abbiamo ancora pensato?!
ROBERTO
Sfido io! L'abbiamo bell'e fatto.
SELVAGGIA
Poverino!... Ci vuol altro per contentar me!... Non vorrai mica fare come quello spiantato di Turrita... che con la scusa della filosofia la porta a Monte Cassino!... (Roberto ride e si rimette a bere alla bottiglia) Voglio che tu mi porti a Parigi... e a Londra... e poi in Scozia!...
ROBERTO
(levando alta la bottiglia)
E poi al Polo Nord!!!
SELVAGGIA
Uh! ecco la zia!!
ROBERTO
Qua... qua... (la tira dietro il pianoforte) Nascondiamoci!
SCENA SECONDA
Rosa viene da sinistra, vestita da fuori, con una buffa cuffia alla Sinforosa. Cammina sbirciando attorno co' suoi occhi di miope, soffermandosi sospettosa; cerca sulla tavola; finalmente scopre con gioia il dolce, ne stacca un pezzo col coltello: vi s'attacca con avidità e si avvia saltellando verso destra.
ROBERTO
(appena Rosa ha fatto tre passi verso destra, imitando un cane) Brrr... bau, bau, bau!...
ROSA
(con enorme spavento, lascia cadere il dolce, fa il segno di croce, e scappa da destra gridando a bocca piena)
Ah, ahi! O Dio! Dio... Madonnina Santa Immacolata!
Roberto la insegue abbaiando.
SELVAGGIA
(correndogli dietro, e ridendo sghangheratamente)
Non morde mica, zia! È un canino tanto garbato!... Zia!
SCENA TERZA
Mentre da destra si allontanano risa, gridi, abbaiamenti, da sinistra giunge la voce di Luisa.
LUISA
Maddalena!... Maddalena!... (entra).
MADDALENA
(uscendo dal suo cantuccio e asciugandosi in fretta gli occhi)
Comandi!... signora Marchesa!
LUISA
Sono dieci minuti che vi chiamo!
MADDALENA
Mi perdoni... signora Marchesa. Non l'avevo veduta scendere dall'automobile.
LUISA
Datemi un poco d'acqua, Maddalena...
MADDALENA
(si allontana da sinistra)
LUISA
(si accomoda alcuni riccioli allo specchietto d'argento che è fra i regali di Gaia. Poi guarda con l'occhialino e tocca gli altri oggetti preziosi, mormorando)
Finissimo! Di gran gusto! Veramente degno di principi! (a Maddalena che riappare portando un bicchiere d'acqua) Ma perchè piangete, Maddalena?
MADDALENA
Non mi posso vincere... M'ha fatto così male, signora Marchesa, a vederla andar via...
LUISA
Oh! siete pur sciocca Maddalena! Vi pare conveniente piangere nel giorno che si compie un così fausto avvenimento!... per cui tutta Siena è in festa?!
MADDALENA
Ma era così bambina... quando son venuta in questo palazzo!...
LUISA
La vostra padroncina va a trovare la felicità che merita! Ella ha saputo scegliersi nel nostro ceto l'uomo degno del suo amore. Dio protegge simili unioni!... Volete sapere che cosa ha detto Monsignore nel suo magnifico discorso? «Bisogna esultare» ha detto, «bisogna osannare alla infinita bontà di Dio, che ha permesso oggi a un suo umile sacerdote di legare indistruttibilmente due delle più remote nobiltà toscane, cancellando con un benedicite ben cinque secoli di sanguinose discordie!»... Piangete ancora?
MADDALENA
Non ci badi... signora Marchesa.
LUISA
Buona Maddalena!... Forse avete ragion voi!... Forse, anzichè riprendervi, dovrei invidiarvi!... Poter molto piangere forse è il più dolce privilegio della donna... Ed io non so veramente perchè mi sia stato negato da Dio!!...
MADDALENA
Povera signora Marchesa!!... Mi faceva tanta pena questi giorni passati!... Si vedeva che pativa così tanto!... E io dicevo con Antonio: «Se potesse piangere!... Se potesse piangere, chi sa che sollievo proverebbe!...» (prende il bicchiere vuoto dalle mani di Luisa e va a posarlo, uscendo da sinistra).
LUISA
(fissando a un tratto i propri occhi sbarrati nello specchietto)
Terribili questi occhi di pietra!... che non sanno piangere! (spezza lo specchio contro lo spigolo del tavolino e lo getta in terra).
MADDALENA
(accorrendo)
Signora Marchesa!... Perchè?...
LUISA
(con uno strano sorriso)
È caduto.
MADDALENA
(osservandola impaurita e fingendo di credere)
Oh! che peccato!... Così bello!... (raccoglie i pezzi) Si potrà fare accomodare, non è vero, signora Marchesa?
Luisa s'alza di scatto.
... Vuole andare a riposare, signora Marchesa?
LUISA
Sì. Salite a svestirmi. (escono da destra).
SCENA QUARTA
Si odono passi da sinistra. Jacopo entra trionfante, elegantissimo, in frak, soprabito e cilindro ultima moda. Dietro lui Romano, curvo più del solito, vestito come Jacopo, ma tutto d'una foggia più antiquata.
JACOPO
E Antonio, s'è perduto?... Antonio!
ANTONIO
(arrivando a corsa dietro loro, mettendosi in tasca il berretto, e togliendo subito il soprabito a Jacopo)
Ho fatto tardi...
ROMANO
No... no...
ANTONIO
... perchè c'era una piccola differenza nella spedizione dei bagagli... È stato il signor ingegnere che se n'è avvisto... son dovuto tornare addietro...
ROMANO
(andando alla finestra)
Va bene, va bene... tieni per te la differenza...
ANTONIO
Grazie, signor Marchese. Ci avevano fatto pagare tre lire e mezza più del dovuto...
JACOPO
Tre lire e mezza!!! Rabbrividisco pensando a quel che poteva succedere... se non c'era lui!... (sedendosi al pianoforte e abbozzando qualche accordo).
ANTONIO
Hanno comandi?... (rivolto a Jacopo) Per la carrozza?
JACOPO
Che attacchi per le dieci, domattina... ma che non faccia come oggi!... Sia pronto alle dieci precise! Siamo intesi?
Antonio s'inchina ed esce. Jacopo continua i suoi accordi accennando con la voce un'aria malinconica.
ROMANO
(quasi tra sè)
Che odore di fieno c'è nell'aria stasera.
JACOPO
I campi offrono tutti i loro profumi al passaggio della nostra Gaia!
ROMANO
(c. s.)
Però... non m'aveva mai messo nell'anima uno spasimo così grande di libertà!... una voglia così indemoniata di torcere questi ferri... di segarli... che so io... d'aprirmi un passo... e scappare via per la campagna.
JACOPO
Mio caro Romano! Nessuno ci impedisce di andar a fare una passeggiata in campagna, uscendo per il portone! (accende un grosso avana).
ROMANO
(guardando a un tratto il soffitto, con un colpo secco di riso)
Li senti?... Li senti?... Passano qua sopra... si rincorrono, sghignazzano... Paiono i Genî di questa gran Rovina!!...
JACOPO
Chi?!... Ah! Selvaggia e Roberto?... Son fidanzati!... Tra poco li sposiamo!... Che cosa vuoi di più?... Te l'ho costretto a fare il suo dovere. Certo adesso non te lo posso mica trasformare in un principe!!... (ride).
ROMANO
(fisso nel suo pensiero)
Eppure sarebbe così facile scappare da questa prigione!... e così giusto!... al cospetto degli uomini e di Dio!
JACOPO
Romano! Sursum corda!!
ROMANO
(tra sè)
... Che cosa ci sarà più qua dentro, per me... quando anche queste rose sfogliate da Lei, saranno imputridite tutte!... e puzzeranno... come il resto!...
JACOPO
Grazie!!... Malinconie... vero?... Malinconiucce!... Zanzarette quaresimali!... (facendo l'atto di scacciarle dalla finestra) Sciò!... Sciò!... Altro che storie! Mi pare che sarebbe piuttosto il momento di pensare alla nostra Luisa seriamente!..
ROMANO
(con dispetto)
Vuoi insegnarmi anche questo?... a volerle bene?
JACOPO
Dio mi guardi dall'usurpare le tue prerogative!!... Ma qui non si tratta di volerle bene soltanto; si tratta di fare qualche cosa... perchè la china è brutta!... Ieri ho parlato a lungo col dottor Poggi...
ROMANO
(con grande apprensione)
Che cosa c'è di nuovo? Perché non me l'hai detto subito?
JACOPO
T'ho voluto lasciar godere la festa d'oggi. In sostanza m'ha detto che, forse, la cosa è ancora rimediabile. Ma bisogna occuparsene... occuparsene seriamente. Divagarla; toglierla di qua, se è possibile; tagliare tutte le fila dei suoi dolori; che non oda più una parola, che non veda più nulla di ciò che le fa male... E io naturalmente ho subito abbozzato il mio bravo piano anche per questo!... In primissimo luogo ottenere che Lorenzo se ne vada e non torni più per un anno almeno!... In secondo...
ROMANO
Oh! Sì!... Tu non conosci Lorenzo!
JACOPO
Io lo conosco benissimo. Lui forse non conosce abbastanza me. Ma, lasciamo questo. Proseguiamo. In secondo luogo, dunque: sposare questi due ragazzacci. Sposarli in quattro e quattr'otto. In questo mese, magari.
ROMANO
E la gente?
JACOPO
La gente dica quel che crede! Vogliamo o non vogliamo salvare questa povera Luisa? Bisogna sposarli subito. E appena sposati, partenza...
ROMANO
Partenza?
JACOPO
Sono già due anni che manco ad un mio debito d'onore, sai? il giorno dei morti!... C'è una povera Ninon che aspetta i miei fiori a Père Lachaise... M'è spirata proprio tra le braccia! E non m'ha chiesto altro nè da viva nè da morta: «des fleurs, des fleurs!... mais que j'en aie toujours plus que cette mauvaise Henriette!» Roba di dodici anni fa!... Non basta tingersi i capelli!... Ma quest'anno non voglio mancare... E voi due verrete a Parigi con me. Va bene?