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La prigione; Acqua sul fuoco

LA PRIGIONE (continued 2)

Reading edition

ROMANO

Noi?!...

JACOPO

Ma vuoi capire sì o no che Luisa va distratta... va curata insomma, se non vogliamo perderla!... Dunque? Meglio di un bel mesetto a Parigi, che cosa vuoi trovare?... E al ritorno vi fermerete in Valdelsa. Gaia sarà ancora occupata a mettere in ordine la sua villetta, ma un posticino per voialtri lo troverà subito... E io verrò qui, a dare un po' di sesto ai tuoi affari... E tutto si accomoderà!... Non vedo già l'ora, figurati, di battermi qua con i tuoi creditori... «Orazio sol contro l'Etruria tutta!» (ridendo e battendo sulla spalla di Romano) Va là! che, in fondo in fondo, il mondo è bello!... e tutto da ridere!... Hai osservato quel bestione dell'Harlem a tavola? Sacré nom!... Sembrava una draga messa a tutto vapore! S'era perfino levato gli occhiali, per limitare l'orizzonte al suo piatto e al suo bicchiere!... Scommetto che pensava: (imitando il fare e la voce) «A buon conto procuriamo di rimangiarcene più che possiamo di quelle maledette sessantamila lire! (ride, ma non riesce a far ridere Romano) E quanto ha bevuto!!! Hai visto come s'è abbracciato Lorenzo, dopo pranzo? Chi sa per chi l'aveva preso!

ROMANO

(atterrito)

Hanno parlato? Soli? lui e Lorenzo?

JACOPO

Non aver paura, sciocco! Gli preme troppo di mantenere il segreto sulle sue scappatelle romane! La moglie è bruttoccia, ma gli ha portato sette milioni! Non basterebbe un caratello di bordeaux a farglielo dimenticare!...

ROMANO

(in preda allo spavento)

Antonio! (batte sopra un bicchiere).

JACOPO

Ma che cosa vuoi? Ma non fare stupidaggini, per Dio! Calmati! (cambiando tono, come vedendo Antonio) Niente! Niente! Andate pure (a Romano) Ma non ti vergogni a tremare di paura così? Ma chi è, il Giudice dei vivi e dei morti, questo Lorenzo?... Ma poi: se dopo dieci minuti che parlavano, lui s'è addormentato sul divano, come se fosse all'osteria, e dorme ancora! su... To'! Ecco qua il nostro ingegnere stimatissimo!

SCENA QUINTA

Lorenzo appare da destra

ROMANO

(voltandosi spaventato)

Eh?

LORENZO

(a Romano, ridendo)

T'ho messo paura?

JACOPO

Tutt'altro!... In abito da viaggio a quanto pare?

LORENZO

(secco a Jacopo)

Già; vado a Torino (al padre) Te l'avevo detto che avresti dovuto accontentarti di avermi al pranzo, è un periodo di gran lavoro questo, fortunatamente per me! Proprio domani ho un convegno importantissimo.

ROMANO

(un po' sollevato)

Bravo!... Bravo!... Augùri per i tuoi affari.

Jacopo passeggia con aria spavalda; chiude la finestra.

LORENZO

Grazie. Ma ritornerò fra tre giorni (mettendogli una mano sulla spalla e guardandosi dietro) Spero... di ritrovarti solo.

ROMANO

(con un gesto del viso che lo prega di non farsi udire da Jacopo)

Oh!

LORENZO

(abbassando la voce)

Bada. Mi par di vedere che fa già il padron di casa... come se l'eredità fosse un regalo suo!

ROMANO

È il suo fare, così...

LORENZO

Sì. Sì. Ma se fra tre giorni lo trovo ancora qua, ci penso io a metterlo fuori!

ROMANO

Oh, Dio!... Dopo tutto.. Selvaggia ce l'ha riportata lui!...

LORENZO

Ma son venti giorni che scrocca per Dio! Basterà!... Avremo diritto di parlare una buona volta dei nostri affari con l'Harlem senza che ci si ficchi di mezzo lui!

ROMANO

Oh... con l'Harlem... mi pare... meno fretta si dimostra... e meglio è...

LORENZO

(fissandolo)

Non ti immaginerai di esser diventato ricco, spero... Qualcosa di buono, forse, si sarebbe potuto fare con quelle sessanta mila lire, piovute così come la manna!... Ma tu hai voluto far lo splendido con Turrita, e così siamo ritornati al punto di venti giorni fa. Fìssatelo bene in testa! Non c'è scampo. La via è sempre una sola. Non ti ricominciare a cullare in qualche dorata illusione.

Jacopo si avvicina.

M'hai chiesto d'aspettare che Gaia fosse a posto. Ora è fatto. Non ci devono essere più scuse.

ROMANO

Tua madre, Lorenzo! Tua madre!

LORENZO

Oho! Mia madre!... Mia madre si piegherà per Dio!

JACOPO

(con ironia tagliente)

E se non si vorrà piegare... la impiccheremo là fuori!!! (indica la finestra).

Lorenzo gli si rivolge rosso d'ira.

Va bene così? Les aristocrates à la lanterne!!

ROMANO

(atterrito)

Jacopo... sai... è sempre pronto... a scherzare...

LORENZO

Il male è che crede di poter scherzare anche con me... che non ho niente a che fare con lui!

Jacopo fa una mossa da spadaccino offeso dalla quale desiste come dicendo: «Non ne vale la pena».

ROMANO

(quasi fuor di sè dalla paura, con intonazione sforzata)

Lorenzo! Non ti posso permettere di mancargli di rispetto... (appena finita la frase ne par già pentito).

LORENZO

A me?... Ah!... Sono io che... non posso nemmeno rispondere se lui mi insulta?

JACOPO

Non pigliamo le cose in tragico... ragazzo mio!.. per carità!...

LORENZO

(a Jacopo)

Ma non parlo con voi! (a Romano) Dico a te. Questa casa è più mia che sua, mi sembra... e io debbo lasciarmi insultare qua dentro da uno che trascina nel fango il nostro nome!...

Jacopo guarda a destra e a sinistra se nessuno possa udire.

ROMANO

(prima che Lorenzo finisca la frase urlando per superare la sua voce, con intonazione che è disperata e vuol essere imperiosa)

Lorenzo!!!

LORENZO

Ah! Sì? Ah! Sono io che devo tacere!... sono io l'intruso qua dentro?... Proprio io?!... Allora resto. Vedremo.

JACOPO

(a Lorenzo, compitissimo)

Se quella mia facezia ha sortito l'effetto di prolungare il piacere di averti tra noi, io non mi posso pentire di averla detta. Però...

LORENZO

(passeggiando e mostrando di volersi contenere)

Sì... sì... Sfogatevi pure a dir facezie questa sera, perchè domani uno di noi due deve andar fuori di qui... e vi garantisco che non sarò io...

JACOPO

... però, dicevo, il nostro Romano... attraversa un momento criticissimo della sua vita... Se io vedessi che tu gli potessi... o gli volessi essere più utile di me, cederei, io per primo, il posto.

LORENZO

(a Jacopo)

Utile? Perdio!! Dunque la cosa è ancora più grave di quel che credevo. Non siete qui per scroccare? Siete qui PER AIUTARE!!... Allora è doppiamente necessario che ve ne andiate. E subito.

JACOPO

Indovinatissimo: come gioco di parole?... Ma non mi sembra il caso... dinanzi a un uomo accasciato da una fortuna avversa, stretto di debiti...

LORENZO

È naturale, è piuttosto il caso di dargli l'ultimo spintone... è poco esser rovinati soltanto, bisogna diventare... come voi!!... Fortuna che i vostri semi cascan sulla pietra, perchè mio padre sa i doveri che gli incombono... verso sè stesso... e verso me!

Il volto di Romano sembra la maschera del terrore.

JACOPO

Parole offensive sì: ma sempre parole: niente altro che parole! Alle corte: per accomodare le cose di tuo padre ci vogliono dei denari...

LORENZO

C'è il palazzo.

JACOPO

Non si può vendere. E la ragione è tale che dovrebbe prima commuovere te, che noi!

LORENZO

(al colmo dell'ira)

Insomma; se non sapessimo che cosa farci dei vostri consigli, dei vostri apprezzamenti, dei vostri aiuti materiali e... morali!...

JACOPO

È precisamente questa la cosa da dimostrarsi.

LORENZO

Da dimostrarsi? È semplicissimo: andatevene subito!... Vedrete che nessuno vi richiama... Prima che accettare aiuti da un pari vostro, della gente onesta...

JACOPO

(lasciando il suo contegno)

Ah! sì?!... Ah! Sì?! Se bastassero le chiacchiere, ragazzo! Ma con le chiacchiere non si salva chi va in rovina... nè si quietano i creditori...

LORENZO

Basta! basta!... V'ho detto, andatevene! per Dio! parlo chiaro!

JACOPO

(accendendosi)

... ma con le vostre chiacchiere, vostra sorella Selvaggia sarebbe finita cocotte... signorino bello, e Gaia non si sarebbe ancora sposata...

ROMANO

(come se un peso a lungo minacciato, a un tratto piombasse a schiacciarlo)

Jacopo!! Taci!!... Abbi pietà!...

JACOPO

(passeggiando irritatissimo)

Oh! Parlo chiaro anch'io! È pur necessario abbassare quest'alterigia!

LORENZO

Eh?... (come colpito da un'idea che lo atterrisca e lo illumini) Babbo?!

ROMANO

(fissa gli occhi atterriti di Lorenzo, tremando, balbettando)

Che... ho... detto... io?...

JACOPO

(mettendosi davanti a Lorenzo che non leva gli occhi da Romano)

Avete capito ora che la storia dell'eredità è una frottola?!...

LORENZO

(stringendo i pugni in un primo impeto d'ira)

Eh?!

JACOPO

È così! Me ne dispiace tanto per voi... ma è così! Per ora chi ha fatto un po' di bene qua dentro, sono io! Io. Io in persona! Io solo.... E senza secondi fini... perchè non chiedo nulla... non rivoglio nulla... Non aspetto eredità... io!

LORENZO

(a Romano)

E... tu?...

JACOPO

E lui ha creduto bene di accettare la mia offerta; sicuro! perchè era fatta da un fratello, con cuore fraterno!... Oh! Ecco che sapete tutto! Ebbene! Che cosa dite? Sentiamo! (minaccioso) Che cosa fate? Ora che sapete tutto?

LORENZO

(fissando il viso di Romano che è freddo e immobile e bianco come la maschera di un morto)

Dunque... è così?... Hai potuto toccare il danaro... uscito da quelle mani. Tu... Non n'hai sentito ribrezzo! Schifo! Rispondi per Dio! Voglio sentir dire «sì» dalla tua bocca!...

JACOPO

Ma lascialo in pace!

LORENZO

Zitto là!!! (dopo aver atteso invano la risposta di Romano) Vergogna!!! Vergogna!!... (fra sè) Povero nome mio!... E chi sa dove comincia e dove finisce quest'inganno... questa sudiceria!!... Io non lo so!... Avete deciso d'impiantare una bisca qua dentro? Oppure il covo di una banda internazionale?... Che cosa? Che cosa avete deciso, fra voi due? Parla, per Dio!... Ti sei fatto già anche tu la tua brava maschera... come lui!

JACOPO

Eh! eh! eh!... è più comodo indignarsi che cavar soldi per aiutare! vero?

LORENZO

(violentissimo)

Io, il mio denaro, lo sudo!...

JACOPO

Sì! guardando sudare le operaie!

LORENZO

Il vanto d'essere prodighi lo lasciamo ai ladri, noi!

JACOPO

(provocantissimo)

Parli al plurale!... In nome della tua tribù?...

SCENA SESTA

LA VOCE DI ROSA

(con batter di mani, da sinistra)

Sono qua! Son tutti qua, vieni, Luisetta bella!

JACOPO

(frenandosi, secco)

Lorenzo. C'è tua madre...

ROSA

(entrando)

E i fidanzati? Che cosa vuol dire che si nascondono sempre quei due?

JACOPO

(riprendendo d'un sol colpo tutta la sua consueta compitezza)

Benvenute!... (movendo incontro a Luisa) Benvenute!... È una lieta sorpresa, questa che ci fate!

Rosa sbircia sulla tavola se c'è più il dolce.

LUISA

(apparendo)

È consuetudine che ha ormai valore di legge dare una chiusa strettamente familiare a queste solennità.

JACOPO

Voi fate testo, in fatto di consuetudini!

Mentre Jacopo e Luisa hanno parlato presso il capotavola, Lorenzo è andato alla finestra alzando violentemente le spalle, poi ha consultato il proprio orologio; infine scivola via dietro il gruppo che avanza. Romano resta immobile sulla sua sedia, gli occhi fissi in terra.

ROSA

Tanto più che, con tutti quei brindisi così belli, dico io, il dolce e il gelato non si son potuti gustare! Dico bene?

JACOPO

Allora, una bella fetta di dolce, per ricompensarvi del mio brindisi! (taglia).

ROSA

(a Jacopo)

Bravo cognatino bello!... (a Romano) Uh! mamma mia! che broncio! Che cos'hai? sonno? (di nuovo a Jacopo) Grazie! Quanto! (di nuovo a Romano, a bocca piena) Non t'addormentare sai! Che si deve ribere! Eh! Eh! Eh! (ride).

LUISA

(a Jacopo)

Il vostro brindisi è stato forse troppo ricco di ardimenti moderni, questo sì; ma in molti luoghi avete raggiunto mirabili effetti ditirambici! Dovreste coltivare questo genere...

JACOPO

Infatti lo coltivo più che posso!... Del resto, la qualità dei miei versi dipende sempre dalla qualità dei vini che sono a tavola. Merito vostro, dunque (facendo l'atto di tagliare un'altra fetta di dolce) Volete permettermi, amabile cognata?

LUISA

Grazie, cognato: il dolce no.... Preferisco un sorbetto.

ROSA

(mangiando più in fretta il dolce)

Anch'io, anch'io! Ho tanto caldo.

JACOPO

(avviandosi verso sinistra)

La gelatiera è laggiù... Che cosa dice il vostro cuore di questa meravigliosa festa?

LUISA

Nessun'altra famiglia in Siena avrebbe saputo fare di più nè di meglio! (escono dalla scena).

ROSA

Solamente quei fagiani ripieni!... Madonnina immacolata! Che saporino!

Si ride, poi si fa silenzio. Soltanto si ode il rumore di cucchiaini mossi dentro bicchieri, nell'altro lato della sala.

SCENA SETTIMA

Questo silenzio è rotto da un sordo rumore di gran portone cigolante chiuso con forza. Romano sussulta, si leva, sale, con le gambe che a mala pena lo reggono, fino all'inferriata. In un momento di grande silenzio, si ode un passo sul selciato risuonante della strada deserta e illuminata dalla luna. Romano aggrappato all'inferriata guarda intensamente.

ROMANO

(le parole gli escono come un rantolo)

Sei tu?... Lorenzo?! No!... No!... (sforzandosi quasi a urlare) Lorenzo!... Non lasciarmi, Lor...

JACOPO

(accorrendo)

Che cosa c'è Romano? Eh? (guardando nella strada) Lorenzo è quello?... Se ne va?... Così mi piace!... Vedi se ci son riuscito a farlo scappare?

SCENA OTTAVA

ROSA

(correndo da sinistra col suo sorbetto, seguita lentamente da Luisa)

Che cosa c'è nella strada?! Fate vedere anche a me?

JACOPO

(venendole incontro)

Niente, niente! Cara Rosa.... Un uomo!... che se ne va per i fatti suoi!...

SELVAGGIA

(da fuori)

Zia Rosina? zia Rosuccia?

ROBERTO

(da fuori)

Zia Rosetta? Rosabella?

SELVAGGIA

(entrando da destra)

Oooh!! Finalmente! T'abbiamo scovata!

ROBERTO

(dietro a Selvaggia)

Finalmente!

ROSA

Cosa? Cosa «finalmente»?... Sono io che v'ho cercato e ricercato in tutti i buchi e non v'ho trovato. Che cosa avete fatto?

ROBERTO e SELVAGGIA

(a una voce)

Abbiamo cercato lei! — Abbiamo cercato te!

(si gettano contemporaneamente al suo collo).

JACOPO

E adesso che, dopo tante peripezie, finalmente ci siam tutti trovati, qui, si beva, dunque, l'ultima coppa alla felicità di Gaia.

Va a prendere una bottiglia dietro il pianoforte.

SELVAGGIA

(saltando indiavolata)

Champagne!!... Via il gelato zia.

ROSA

(trattenendolo)

Aspetta!

SELVAGGIA

(levandoglielo)

Via! Via! Prepariamo le coppe! (la trascina via da sinistra).

ROBERTO

Evviva il nostro zio Jacopo!... (avvicinandoglisi, e levandosi di tasca un portafogli rosso) A proposito... Mille e tre, vero? ieri sera?...

Luisa si avvicina a Romano e gli accarezza il capo. Romano rimane muto, fisso, come non se ne avvedesse.

JACOPO

(occupandosi di slegare la bottiglia)

Ma va là... ci penseremo dopo.... Dorme ancora l'Harlem?...

ROBERTO

Sì, sì... ma i debiti d'onore prima di tutto! Tieni, tieni!

JACOPO

Accontentiamoti! (si ficca, con grande disinteresse, in una tasca dei pantaloni, il denaro che gli dà Roberto).

SELVAGGIA

(ritornando)

Pronte le coppe! Stappa, zio!

JACOPO

(a Luisa e a Romano)

Immortali innamorati! Venite qua! Beviamo alla felicità di Gaia!!!

Luisa accoglie l'invito, ma Romano non si muove.

ROSA

(saltando al tempo stesso del turacciolo)

Uh!

JACOPO

(riempie le coppe, poi, alzando la sua)

Su! Su! In alto!! Stringiamole tutte!... Così!... Che sembrino un mazzo di quelle rose tea che Le piacciono tanto! E offriamolo alla nostra reginotta che fugge!... Ma insomma, Romano! Vuoi che manchi proprio la tua coppa a questa offerta augurale?... Be'! mi deciderò io a farti da Ebe... posto che non vuoi lasciare il tuo Olimpo! (gli porta una coppa piena).

Romano prende la coppa e la tiene nella destra senza quasi avvedersene.

SELVAGGIA

Altri due versetti da ridere, zio! come quelli del pranzo!

ROBERTO

Sì! sì!

LUISA

Non vedo Lorenzo....

JACOPO

Oh! Chiedo scusa per lui... è stata proprio una necessità: perdeva il treno...

LUISA

È partito!! Senza neppure...

JACOPO

Aveva un affare urgentissimo a Torino...

LUISA

Non vi affaticate a scusarlo! (alzando gli occhi al cielo) Conosco la sua nuova educazione!

SELVAGGIA

Basta che mi mandi quella cassetta di vermouth che gli ho chiesto.... Me l'ha promessa; ma così a denti stretti!

JACOPO

Beviamo dunque!! (bevono).

ANTONIO

(venendo da sinistra)

Permette, signor Ricotti (parla nell'orecchio di Roberto).

ROBERTO

Ah! S'è svegliato? Vengo subito! (appena bevuto, esce dietro Antonio non osservato).

SELVAGGIA

Zio! Dunque? Questi due versetti da ridere? ce li fai sì o no?

JACOPO

(improvvisando)

A me li chiedi?... Ma non li vedi Di già sbocciare, Di già suonare Sull'armoniosa Bocca di Rosa?

SELVAGGIA

(ridendo sgangheratamente)

Ah! Ah! Roberto senti? «Bocca di Rosa!» Anche la sua! Non ci avevamo mai pensato!... Ma dov'è Roberto?

ROSA

«Bocca di rosa», sicuro! Dico io! Perchè no? (ispirandosi).

JACOPO

Ecco i versi! Attenti! L'avevo detto io!

SELVAGGIA

Forza, zia Rosa!

ROSA

Eccoli, davvero, per bacchina!

Sì: bocca di rosa nomarsi le tocca, se canta la sposa, se parla di lei, la misera bocca di Rosa Taddei!

JACOPO

Ma bene!!

SELVAGGIA

Ma brava la zia!... Roberto!... Roberto!... Ma dove s'è cacciato quello stupido? (va via da sinistra).

JACOPO

Un vero madrigale! deliziosissimo!

ROSA

Piaciuto?... E allora, con questo, dò la buonissima notte a lor signori! (con goffo inchino settecentesco) Madonna sorella arcibella!... (a Romano) Cognatino... arcibrutto voi! Sempre con quel musaccio lungo un palmo. Niente riverenza... Imparerete... Una volta volevate bene alla povera Rosa, ma adesso più. Adesso siete diventato cattivo cattivo!... Ma a me non me ne importa niente! Perchè ce l'ho il mio cognatino carino, il mio difensore, il mio cavaliere errante!... Eccolo qui. Questo sì che se la merita la riverenza! (s'inchina a Jacopo, poi fugge a passetti verso destra) E gli butto anche un bacino! (fa, esce).

JACOPO

Povera Rosa! (ride).

LUISA

La sua semplicità di mente non le impedisce di veder talora la verità, meglio di noi... che ragioniamo troppo.

JACOPO

Sarà; ma quella di eleggermi suo Lohengrin, non mi pare...

LUISA

Se fu espresso in modo ridicolo, non per questo il complimento è meno meritato!

JACOPO

Siete maestra di amabilità...

LUISA

No: non è amabilità; è soltanto giusto che vi si dica. Voi siete rientrato veramente come un liberatore nelle mura di questo nostro palazzo! Qui si respira un'altra aria dacchè ci siete voi. L'impossibile è ridiventato facile! perchè l'impossibile dei deboli è il facile dei forti! dei veri uomini della nostra razza, vicino ai quali noi donne crescemmo sicure! Ecco la verità intuita anche da mia sorella. In questo senso voi ci difendete.

JACOPO

Sì, sì!... Ma non contro questo nostro povero, buon Romano... Infinitamente buono!... come la Provvidenza Divina!... (fa per abbracciarlo).

ROMANO

Lasciami stare.

JACOPO

Par bleu!

ROMANO

Io non ho bisogno di cavalieri.

JACOPO

Madonna Luisa? Sia gelosia? Che ne dite?... Il caso sarebbe un po' grave, data l'età... Eh!... Eh!... (ride).

Rumore di un bicchiere che cade da sinistra.

LUISA

Che c'è?

SELVAGGIA

(venendo di corsa)

Zio! Qui è un affare serio: tu me l'hai rovinato quel ragazzo con questo porco gioco!

LUISA

Selvaggia!

JACOPO

Eh? Eh? Cosa c'è!... Io?... Veramente mi pareva... di avervi acciuffato proprio...

SELVAGGIA

A Montecarlo... Sì, lo so!... e ho avuto anche buon naso a portarcelo... perchè così mi sposa. Ma adesso è un altro paio di maniche! non capisce più altro! non vede più altro che giuocare!... e perde a rotta di collo!...

JACOPO

Con chi gioca? Col cocchiere, come ieri?

SELVAGGIA

Ma che cocchiere! Gioca con l'Harlem!

JACOPO

S'è già svegliato? Con quella sbornia!...

SELVAGGIA

E vince ch'è un'ira di Dio!... Vieni su tu; sii buono zio, fagli rifare un po' di quello che ha perduto...

JACOPO

Ah! Questa mi piace. Sentite Luisa? Adesso devo anche far vincere chi perde e perdere chi vince! Dopo Lohengrin, Mefistofele!

SELVAGGIA

(tirandolo per il frak)

No! No! via!... vieni!

JACOPO

Ma io ho paura che tu abbia bevuto veramente troppo!

SELVAGGIA

(dandogli uno strattone)

Non scherzare, insomma! Dico sul serio!... Tu non sei mica stupido, devi capire! Finchè perde qualche centinaio di lire con te, non dico niente: so che servono a mandare avanti la casa...

LUISA

Selvaggia!!... Romano?!...

JACOPO

La casa? Tu sei ubriaca del tutto!! (a Luisa) Perdonatela!...

SELVAGGIA

Sì, sì! Ma se son contenta!! ti dico che son contenta!... Ma tante migliaia così, per far piacere a quel grugno, no! no! e poi no!... Glie le devi far rivincere! Se no bada... comincio a dirle grosse... ma grosse! a tutti!... gli salto a gli occhi!... Faccio una mattata... Faccio correre tutta Siena!... (piange di rabbia).

JACOPO

(cercando, via via, di calmarla con carezze)

No! no!... Su! su!... Ma via!... una donnina di spirito come te!... Perdere la testa per così poco!...

SELVAGGIA

(piangendo)

Ti dico che son migliaia!... Andiamo in miseria!...

JACOPO

Eeeeh? miseria!!... Vuoi che venga su?... Be', verrò su un momento: sei contenta? Ma, santo Dio! Si sa!... Il gioco è gioco... non si può vincere sempre!...

SELVAGGIA

Ma lui perde sempre, quell'imbecille!... Fa schifo! (s'attacca felice al braccio di Jacopo e lo porta via da sinistra).

JACOPO

Permettete?... Il dovere di zio mi chiama!

SCENA NONA

LUISA

(alzando gli occhi al cielo e con grande accento di sincerità)

Dio! proteggi ancora questa povera nostra Casa!!

Romano alza finalmente il capo, la guarda lungamente come se volesse vederle nel profondo del cuore. Sta quasi per parlarle.

ANTONIO

(entrando da destra con uno spegnitoio in mano)

Oh! scusino. Mi credevo che non ci fosse più nessuno.

LUISA

Potete spegnere ugualmente... (pausa) E domattina raccogliete con cura tutta la cera da tutte le sale... Per tempo... Fatevi aiutare da Maddalena.... Sapete che dev'essere portata in Duomo prima delle otto... e che Don Elmigio sia presente alla consegna.

ANTONIO

Non dubiti. Ho già avvisato il ragazzo del carrettino (avendo terminato di spegnere il lampadario) Il doppiere?

LUISA

Lasciatelo acceso. Lo porteremo su noi. Andate pure a dormire, povero Antonio, sarete stanco!

ANTONIO

Lei è buona, signora Marchesa. Mi butterò un poco sul letto vestito... perchè, su, hanno incominciato adesso a giocare!... Si figuri!... E il signor Marchese Jacopo... vuol essere servito di corsa...

LUISA

Sa anche, credo, esser largo di ricompense.

ANTONIO

È vero, signora Marchesa. Ma io son vecchio...

LUISA

Avete ragione. Gliene parlerò io. Vi prenderemo un aiuto.

ANTONIO

Grazie, signora Marchesa! Hanno comandi?

LUISA

Andate pure.

ANTONIO

Felicissima notte, signora Marchesa. Felice notte! signor Marchese (va da sinistra).

ROMANO

Addio, Antonio! (il suo viso è ora come illuminato da una improvvisa gioia) Luisa!

LUISA

Romano? Vogliamo salire?

ROMANO

No, Luisa! Ho una gran cosa da dirti! Un'idea. Ma piena di luce... M'è balenata ora ora proprio.... Lascia che te la dica qui... dove c'è ancora un po' di profumo di lei!... del più caro frutto del nostro amore!... dell'ultimo!... Posso ancora parlarti del nostro amore, senza darti noia?

LUISA

Perchè una simile domanda? Tu sai che le pietre di questo palazzo non son così salde come i principî del mio cuore.

ROMANO

Eppure tu m'hai amato di più un tempo!... Tanto di più!!! Quegli anni benedetti di «Villa Speranza»!... Ah! là davanti a quella rocca nera di Barberino... quando la guardavamo infuocarsi al tramonto... ti ricordi?... tutte le sere... seduti su quel marmo... e per il giardino correvano Lorenzo e... questa sciagurata Selvaggia... che non ci aveva ancora fatto piangere!... E Gaia c'era sì... ma era tutta ancora chiusa nel mistero del tuo seno, Luisa!... Le parlavamo... eh? E tu la sentivi rispondere di dentro, a sgambetti e a capriole... le parlavamo e non sapevamo se chiamarla Anselmo o Gaia! Ti ricordi?

LUISA

Mi ricordo.

ROMANO

... Tu, veramente avresti preferito un Anselmo. Ma io preferivo una Gaia, e tu alla fine m'hai accontentato... eh! eh!...

LUISA

Così piacque al Signore.

ROMANO

Sì; ma tu finivi sempre con accontentarmi, allora... In tutto. In tutto!... Oh mi dovevi volere davvero un gran bene!... t'avevo fatto amare tutto quel che amavo io, a poco a poco!... il grano, le viti, i buoi, le api! E i contadini!... Io credo che ancora ti benedicano! Tutte quelle nottate alla povera Maria!... E non ne potevi più... alla fine eri incinta anche tu come lei... Ma che! Non la volevi lasciare, a nessun costo! E mi toccò raccomandarmi a quel buon prete Tardani... che te l'ordinasse in confessione!... Ah! Luisa mia! Non l'avessimo mai abbandonato, quel nido santo!... Tu non credi ancora che tutto quel che ci era di bello, di buono, di utile, tutta la ricchezza delle nostre anime... tutta la felicità possibile su questa terra, l'abbiamo lasciata là, tra quel verde?

LUISA

Rinunziammo ad una gran felicità!... Ma, un'ora dopo la triste nuova della fine del povero Andrea, la nostra decisione era presa. Il Palazzo era salvo! Quel nostro sacrificio sarà una gran pagina nella storia della Famiglia! Dio, nel giudicarci, non lo dimenticherà!

ROMANO

Oh... mia Luisa!... Chi può prevedere il giudizio di Dio?... E se quello che tu chiami il nostro grande sacrificio... agli occhi di Lui che vedono... fosse solo una grande vanità?...

LUISA

Eresia....

ROMANO

... E se, in tutta la nostra vita, non trovasse di buono se non quelle tue nottate alla povera Maria... e quel po' di bene che potei fare io alla famiglia Tardani?...

LUISA

Eresia!... La verità è una, Romano! Non muta. Dio ha fondato le nostre schiatte a immagine della Sua eterna forza, della Sua eterna nobiltà e non vuole che periscano. Non vuole che periscano a nessun costo!

ROMANO

... finchè possano essere esempio di virtù... scuola di grandezza d'animo. Lo credo anch'io!... Ma quale Dio... quale Dio può volere che noi vendiamo le nostre figlie a dei calzolai, Luisa! che noi taglieggiamo americani, per vivere disonoratamente dentro queste case onorate...

LUISA

Strali nell'ombra!... Che non trovano bersaglio! Che ci fanno ancora più piccoli!...

ROMANO

(con sarcasmo)

Dinanzi alla sua grandezza! eh?...

LUISA

(con gran voce)

Non credere ch'io parli senza strazio. È terribile: ma è vero. E tu lo senti quanto me! Se i nostri occhi han sete di grandezza viva, che cosa posson guardare, qua dentro, se non lui?!... Chi è capace qua dentro di rischiar la vita ridendo, come fa lui?!

ROMANO

Rischia l'onore nostro che gli costa meno, per Dio!

LUISA

La vita e l'onore sono la stessa cosa, per un Della Lizza! Egli sa che, scoperto, dovrebbe lavare nel suo proprio sangue l'onta del nome!

ROMANO

Ma intanto egli è uguale a un ladro non ancora acciuffato!...

LUISA

Ciò riguarda l'anima sua. Più grande, più grande ancora se sa di rischiar tutto! questa vita, e l'altra! e s'immola in un silenzio da eroe! Non chiede complici lui, nè consigli, nè compassione. Sa che si deve battere in tempi avversi contro fortuna avversa, e si batte.

ROMANO

E io?... per vent'anni... allora?...

LUISA

E tu perchè gli hai ceduto le armi? Perchè ti sei lasciato vincere... schiacciare dinanzi ai miei occhi!... T'aggiri come un'ombra qua dentro... io non son più la sposa di un uomo! Sei una cosa sua! sei un povero re legato al suo carro di trionfo!...

ROMANO

Ma...

LUISA

Va va! Romano, tu non sai che cosa costi a una donna dover concedere la sua pietà a un vinto!... Se lo sapessi n'avresti terrore!... (fa per andarsene da destra).

ROMANO

Ma... Luisa mia...

LUISA

(soffermandosi)

Voglio... voglio!... che le mie parole ti faccian male! che siano una sferza!!!... Ah!! Se tu potessi ancora rialzarti!... e VINCERE!!

ROMANO

E questo voglio io: Vincere. Ma io conosco una sola Vittoria: Ritornare onesti. Ma ci so mettere anch'io la mia vita per posta!... Luisa; ascoltami bene! È un dilemma!... E sei tu che devi decidere!... O io posso rendere all'Harlem il denaro che gli abbiamo rubato, o io mi uccido.

LUISA

(con un colpo secco di riso)

Tu scherzi, evidentemente!

ROMANO

Ah!... Perchè tu credi che ne debba nascere uno scandalo? Ma invece no! Rendergli il suo denaro, possiamo; e senza che gli baleni ombra di sospetto, senza torcere un capello nè al vizio, nè alla virtù di nessuno. Possiamo renderglielo, e ritrovare la nostra coscienza pura di un tempo, le nostre gioie sante, Luisa!... Questa è l'idea! Questo è il miracolo che ti volevo dire!... Vuoi sentirlo, Luisa?

LUISA

Perchè no?

ROMANO

Ma c'è rimasto, sul tuo volto, un po' di quella risata di prima... Gettalo via, Luisa...

LUISA

Ti ascolto.

ROMANO

Ascolta tutto. Non t'agitare alle prime parole. Pensa che questa è l'ora più seria di tutta la nostra vita.

LUISA

Ascolterò tutto.

ROMANO

Brava. Ecco, Luisa. C'è una tenuta fuor di Porta Romana, mezz'ora di carrozza; tutta una collinetta, scoperta: quattro ettari di bandita, otto poderi, due casette coloniche e una padronale. L'avvocato Tondi... quello lo sai, si ostina a credermi milionario... mi ci ha voluto portare, per forza!... Ma che bellezza, Luisa mia! Vedessi la terra! Meglio che a Barberino!... Cert'uva!... certi bei chicconi neri, sani! Pareva che dicessero: «prendici»! E che frutteto!... tenuto come un giardino!... Certi gelsi!... già, per i bozzoli è rinomato quel luogo!... Ma tutto! tutto bello!... E io un po' ridevo, un po' piangevo... «Ma perchè dovrò vedere tutta questa provvidenza?» pensavo, «Che ci son venuto a fare? Che maligno diavolo?...» Ma invece no: non era il diavolo... Era Dio che mi aveva chiamato lassù, per illuminarmi al suo bel sole!... Per mostrarmi che bastava ormai di combattere una battaglia disperata e inutile, che bastava di soffrire; che c'era ancora un po' di paradiso per noi sulla terra, se lo volevamo! Ah! ci fossi stata anche tu Luisa, lo avresti sentito, dirci, come un padre: «Salvatevi figliuoli! Salvatevi!»... Ma in che modo? E l'infamia d'un furto? come portarla con noi in quel paradiso?... Per quante notti mi ci son torturato!... Quanto pianto c'è voluto perchè mi sbocciasse a un tratto quest'idea così semplice, così bella! come il consiglio d'un angelo!... Luisa! tra poco resteremo senza figli... soli soli... come venticinque anni or sono!... Fa che i nostri cuori ribattano all'unisono, come quando la nostra pariglia galoppava per la strada di Valdelsa, verso «Villa Speranza»!... Il Palazzo è cosa sacra, non si vende per denaro. Inutile che l'Harlem tenti di farci gola con le sue trecentomila lire! Nemmeno per un milione, è vero, Luisa?... Ma in cambio dell'onore perduto, sì!... Sacro per sacro!... Per riavere l'onore, un palazzo si può dare!... Ebbene, Luisa. Quel po' di terra, a poco più di duecentomila lire, si vende. Diciamo all'Harlem che, se vuole il Palazzo, c'è un mezzo solo: comprar quella terra là e darcela in cambio senz'altro! Così!... Come due bimbi in riva al mare, si cambiano le conchiglie trovate!... Accetterà di volo!... Ci prenderà per pazzi. Meglio così! Ci piglino per pazzi, tutti! Che ce ne importa? purchè la nostra coscienza si plachi nel nostro segreto... nel segreto di noi due... di noi due soli!... Purchè ci possiamo risentire liberi... finalmente! fuori del fango che vuol affogarci!?... Luisa? Ti vedo balzare il cuore nel petto... Fissi gli occhi giù in terra, come un'altra volta!... Così, così mi dicesti il tuo primo «sì»! Io l'aspetto, come allora... in ginocchio... guarda... Anche adesso con una sillaba, puoi farmi vivere o morire!!...

LUISA

(dominando con visibile fatica un terribile combattimento interiore)

E ancora Iddio vuol mettere nelle mie mani la sorte di questa grande Casata? (parlando al cielo con gran fede) Perchè chiedere tanto a una povera donna?... Perchè chiederle un cuore di ferro, Dio!... quando le desti soltanto... un povero... tenero cuore?!

ROMANO

(si getta sulle mani di lei e le copre di baci)

Luisa... sii benedetta!

LUISA

(si leva con uno scatto folle)

No! No! No! Io non sono Luisa... Io non so chi sono. Io dico No!

ROMANO

(arrossendo di rabbia, senza osservare la stranezza di Luisa)

Ah!

LUISA

Non sono io. Te lo giuro, Romano! È qualche cosa!... Qualche cosa che m'agghiaccia tutta...

ROMANO

Ah! qualche cosa?... già... qualche cosa che desidera ch'io m'ammazzi. Che io tolga l'incomodo!...

LUISA

(con grande, straziante accento di sincerità)

Romano! Non m'ingiuriare!... (dolcemente) Io dico no, ma non son io. Credi che non son io, Romano?... Io non so dire altro... perchè il cervello mi diventa... di pietra!... (al cielo) Oh Dio! Diglielo tu che non son io.

ROMANO

(sempre più violento)

Ma io non voglio finir croupier della bisca Della Lizza! Ah! non glieli regalo, per Dio! i miei cinquant'anni di vita onesta per ricoprire le sue sozzure! Io me la svigno... Io scappo da questa prigione!...

LUISA

Scappare! scappare!... Parole da vinto!... Nient'altro dalla bocca di Romano Della Lizza?... Sei migliore di lui? Lo disprezzi? L'odii?... E tu scaccialo dal tuo palazzo!... Sei puro? Sei la Purezza della Casa?... E allora non si fugge il fango!... Si ributta nella strada, di dove è salito. A che vale essere puri se non si sa spezzare il Male, a colpi di spada fiammeggiante, come l'Angelo di Dio?... Vincere, vincere, vincere!... Poi morire di fame!... Che importa?... Fuori tutti!... Soli... noi due!... Serrato ogni spiraglio! Niente più giorno!... Tutta una notte!... Tutta una tomba!...

ROMANO

(fissandola finalmente e impallidendo)

Luisa? (fa per prenderle un braccio).

LUISA

(come sfuggisse a un colpo mortale)

Aaaa!... (si attacca con tutta la sua forza ad una delle colonne della porta, e par chiedere rifugio alla pietra stessa dell'enorme muro maestro).

ROMANO

Luisa!!!

LUISA

Son qua! Prendimi! Ora mi lascio uccidere!... È giusto!... la pietra deve bere il sangue!...

ROMANO

Luisa!!! No!!! Sono il tuo Romano!

LUISA

... È fredda... Ha fame!... Vuole sangue!... È giusto!... È giusto!...

ROMANO

(gettandosi ai suoi piedi e afferrandole la veste e baciandogliela, come gridasse l'ultimo grido d'un naufrago)

Luisa!! Luisa!! Luisa!! Non mi vedi più, Luisa!!... Non senti che ti bacio i piedi, Luisa!!... Ritorna, Luisa!!... Dammi il coraggio almeno di morire... (aspetta un attimo agitando febbrilmente qualche cosa nella tasca del soprabito) Ah!!! (estrae rapidamente una rivoltella, se la nasconde sul cuore e spara, cadendo col capo sui piedi di Luisa).

Luisa séguita a fissare il vuoto, stretta allo stipite, immobile come la statua della Follia.

FINE.

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