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La messa di nozze; Un sogno; La bella morte

LA MESSA DI NOZZE. (continued 2)

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— Ferma!... Chi è?...

Non rispose, non si fermò, spronato dalla vista del riverbero diffuso lontanamente dai lumi della stazione. Quando vi giunse, trafelato, ansante, il campanello annunziante che il disco era aperto cominciava a squillare; i viaggiatori rimasti a terra riprendevano i loro posti sull'accelerato, si udivano voci di richiamo, gli sportelli sbattere con colpi secchi:

— In vettura!... In vettura!...

Non c'erano più facchini; egli si rivolse al cameriere del Caffè perchè gli portasse le valigie. E finalmente i fanali del treno, i grossi occhi roventi apparvero nella distanza, s'ingrossarono sulla metallica fronte della locomotiva spinta a tutta forza, vomitante dense volute di nero fumo squarciate dal candido vapore del fischio lungo, insistente, interminabile. Figure di uomini e di donne in piedi si profilarono nei vani luminosi delle finestre, nessuno nella carrozza coi letti, tutta chiusa, come deserta. Un dubbio attraversò il pensiero di Bertini: se Rosanna non c'era? Se non era partita, per un contrattempo, per un caso imprevedibile?

— Il signore ha la cabina 7 e 8? — gli domandò il conduttore aiutandolo a montare sul terrazzino.

— Sì. Da che parte?

— Favorisca....

— Avete saputo dell'accidente?

— E come!... Siamo rimasti più di tre ore fermi in aperta campagna!... Ecco la sua cabina. Desidera che le prepari il letto?

Gli rispose di sì dopo un istante di esitazione, pensando che il breve indugio lo avrebbe liberato per sempre da quell'uomo. Cercò di sporgersi da un finestrino per vedere l'ora all'orologio della stazione e regolare il suo: tutti i vetri erano rialzati e fermati.

— L'ora, per piacere?

— È la una meno un quarto.

Già la macchina, dopo la rapida sosta, lanciava un nuovo fischio: la carrozza si scosse, cominciò la corsa. E non appena il conduttore lo lasciò solo, egli aprì l'uscio del gabinetto di toletta. Vedendo apparire una figura maschile, trasalì indietreggiando per istinto; poi riconobbe sè stesso nel giuoco degli specchi. Portò la mano ancora tremante alla maniglia dell'altro uscio, lo aperse. Vide gli occhi di Rosanna cercare i suoi. Era seduta sul lettuccio, col velo rialzato sulla fronte, le mani nude congiunte in grembo. Le cadde in ginocchio dinanzi, le prese le mani, se le strinse al petto. Soffocato dal tempestoso pulsare delle arterie, non potè nel primo istante articolare una parola; poi balbettò:

— Sei tu?... Sei tu?...

— Che è stato? Siamo in ritardo?

— Come?... Non sai?... Quattro ore, quattro ore che aspetto, tremando, fremendo al pensiero del tuo pericolo.... Non ti sei accorta di nulla?... Dormivi?...

— Ho dormito, sì: ero tanto stanca. Ma tra veglia e sonno m'accorgevo che il treno era immobile, udivo rumore di passi, voci di sconosciuti.... Che è stato?

— La linea ingombra, ostruita da un treno merci.... Ma che importa? Tanto meglio, se non hai saputo.... Sei tu? Sei tu? Sei tu?... Lasciati guardare.... Lo sai da quanto tempo non ti vedo?... Che luce fioca mandano queste lampade!... Lo sai da quanto tempo ti aspetto? Lo sai che ti credevo perduta? Lo sai che non ti vo' perdere?

Anch'ella alzò lo sguardo luminoso al grappolo delle lampadine elettriche.

La cabina, con la levigatezza del suo mogano, con la lucentezza dei suoi ottoni, aveva l'aspetto di un mobile, di un grande armadio rotolante. Quantunque nel fracasso della corsa vertiginosa nessuno potesse udire dal prossimo scompartimento, egli abbassò ancora la voce, le domandò quasi all'orecchio:

— Sei tu? E sei mia? Sei mia, di'?...

Rivoltatasi verso di lui, passandogli una mano sulla fronte, ella rispose:

— Non vedi che cosa faccio per te?

Allora tutta la sua passione soffocata, umiliata, disconosciuta, traboccò. Scotendo la testa, con voce amara, egli protestò:

— Che fai? Sei rimasta sola, non so quanto, mentre quell'uomo era a Londra, e mi chiami ora soltanto, ora che vai ad incontrarlo un'altra volta!

Ella non rispose.

— Mentre una sola cosa confortava il mio dolore, l'idea che non fossi libera, che ti torturassi come me per non potermi vedere, per non potermi dir nulla, tu eri padrona di te stessa, e non mi chiamavi, non mi scrivevi!... E ora ti stupisci dei miei dubbî!... Non sai dunque, non capisci, non intuisci quel che ho sofferto, quel che soffro, dal giorno che ti lasciai dinanzi al «Senegal», da quando ti vidi al fianco di quell'uomo, ricongiunta a lui, baciata da lui?

All'evocazione del ricordo, la gioia di averla ritrovata, di sentirsela vicina, cadde repentinamente; il dolore, la gelosia, il corruccio, tutte le immagini esasperanti e tutti i pensieri maligni tornarono a invaderlo.

— Che hai fatto? Dove sei stato? — domandò ella, dolcemente, prendendogli una mano, come per placarlo.

— Non lo so, che cosa ho fatto; non lo so ridire, come ho vissuto. Sono stato a Promonte, ma prima a Firenze, per tentar di vederti.... Rimproverami, anche! — esclamò con più forza, vedendola accigliarsi. — I torti sono miei, anche! Io dovevo starmene tranquillo, dovevo sentirmi sicuro e felice, dopo averti vista laggiù, sulla banchina, tutta occupata di quell'uomo e dei vostri figli, senza un saluto, un cenno, uno sguardo per me; dopo essermi nascosto da voi, da te, come una spia, come un ladro! Non so, non so; senza l'amico che mi stava accanto, non so come, non so dove avrei trovato la forza di padroneggiarmi.

— Era Perez?

Non le rispose a voce, assentì con un breve moto del capo, incalzando:

— Mi passasti accanto, dinanzi al cancello, e non mi guardasti neppure; non t'accorgesti neppure allora di me che fremevo e spasimavo, tutta infervorata non so da che, non so perchè!

— Ti vidi.

— Che gli dicevi?

— Non mi rammento.

— Non ti rammenti! Ma mi rammento io, io che ti vidi sparire in quel carrozzone d'albergo, io che mi sentii a un tratto divenuto estraneo a te, solo, abbandonato, perduto, senza saper che fare della mia vita, con la folle tentazione di seguirti ancora, di raggiungerti per afferrarti e portarti via, sotto i suoi occhi, sotto gli occhi dei tuoi figli, dinanzi a tutti; poi col bisogno di fuggire, di non restare più un solo istante in quei luoghi, quella sera, quella notte, la notte della contaminazione....

Con voce grave, guardandolo negli occhi, ella disse:

— Fosti tu che volesti seguirmi. Non ti pregai di rinunziare a quest'idea? Che vi hai guadagnato?

Egli rispose duramente:

— Avrei sofferto peggio se non vi avessi visti. E mi pento di non aver preso una stanza in quell'albergo! Avrei meglio misurato tutta la tua capacità di fingere!

E lasciò la sua mano, la respinse, si ritrasse.

— Perchè?

Ella era calma, serena, sicura di sè stessa; il tono della sua voce nel muovere la domanda rivelava una curiosità che non teneva molto ad essere appagata.

Egli la guardò un tratto senza dir nulla.

Il convoglio precipitava la sua corsa, si sprofondava nelle tenebre, rombando e strepitando, come quello che lo aveva portato via la notte della contaminazione. Egli non fuggiva questa volta, come allora; si vedeva anzi al fianco la donna che aveva allora lasciata ad un altro; ma il ricordo dell'incubo risorse nella sua memoria. Si rivide con la fronte ardente al gelido vetro, con gli occhi sbarrati nelle tenebre fuggenti, o fisi all'orologio, per calcolare il momento nel quale la coppia sarebbe rimasta sola: «Alle dieci.... o forse alle undici.... fra un'ora.... fra mezz'ora.... Ora!...» Una pesantezza plumbea lo aveva abbattuto sul sedile, moti di nausea gli erano saliti dalle viscere alla gola nei tempestosi scotimenti di quella corsa pazza, traendolo dallo stuporoso assopimento. Poche altre notti erano tanto durate nella sua vita; nessuna luce egli aveva tanto spiata come quella del nuovo giorno, con la quale ella sarebbe finalmente uscita dalle braccia di quell'uomo; ma nè il nuovo giorno, nè i tanti altri che erano seguiti, nè tutti quelli che seguirebbero potevano dissipare interamente l'incubo e ridargli la fede perduta. Ecco: Rosanna era lì, accanto a lui, sola con lui nella carrozza lanciata attraverso lo spazio, ma egli sentiva di non averla per sè.

Ella diceva, tranquillamente:

— Che cosa pretendevi? Volevi che non mi occupassi di mio marito per badare a te? Volevi che mi sottraessi al suo abbraccio, ai suoi baci, che non li ricambiassi? Per qual motivo? Con quale pretesto?

Egli stese le braccia, alzò il viso, proruppe con voce tremante di tenerezza amara, di timido rimprovero, di passione umiliata:

— Perchè sei mia, perchè sei l'amor mio, la donna mia....

— Non è vero.

— Non è vero?

Ella fece per replicare con altrettanta vivacità; poi parve farsi forza, stringendosi una mano nell'altra. Dopo una pausa, tranquillamente, lentamente, spiegò:

— Lo sai, qual'è la verità, e non dovrei aver bisogno di ripeterla, ora. Per il mondo, per la legge, per i miei figli, io sono di mio marito. La fatalità mi ti sospinse dinanzi un giorno, quando ero sola, quando cercavo un amico. Cercavo un amico, ed ho preso un amante.... Ma no, non credere che io vada mendicando attenuanti. Ti avrei preso anche se non fossi stata sola. Mi turbasti troppo, mi piacesti troppo: anche questa è verità. Forse altre avrebbero resistito alla tentazione; io provai, ma non vi riuscii. Pago la mia debolezza, sai! O credi d'essere il solo a soffrire, con la tua gelosia? Io soffro della falsità in cui vivo, delle menzogne che dico, degli inganni che ordisco. Tu ti senti ingannato, ed hai ragione, sì; perchè se ti amassi come nei romanzi o sul teatro, avvelenerei mio marito, piuttosto che sottopormi alle sue carezze! Ti senti ingannato, ne soffri, e nel tuo dolore non pensi all'altro inganno che io infliggo, al tradimento che commetto, infinitamente più grave.

— No, perchè egli non sa. Chi non sa non soffre.

— Hai ragione, perchè io non conto. Che importa se soffro io?

Vi era tanto rimprovero nella calma apparente della sua risposta, che Lodovico chinò la fronte, con l'atteggiamento di chi sente il proprio torto senza potere o volere confessarlo. Dopo un breve silenzio le riprese la mano, appoggiò la fronte sulla sua spalla, mormorando:

— Mi perdoni, Rosanna?

— Di che? — fece ella, scotendo il capo, con un sorriso ironico e indulgente insieme.

— Di che? Di volermi bene?

— Lo capisci, lo sai, lo senti che se dico queste cose, se soffro questi tormenti, è perchè ti voglio bene? — A voce più bassa, ma più fervida, più appassionata, soggiunse: — Te ne voglio più che non credessi, sai! Non te ne ho voluto mai tanto. Ora, ora soltanto conosco e misuro quanto te ne voglio.

Appressatosi a lei, spinto addosso a lei dagli sbattimenti del treno serpeggiante precipitosamente per vie curve, si sentì tutto aderire al suo fianco soave. La cinse con le braccia, le ricercò con la bocca la bocca.

Ella si ritrasse, sciolse il nodo delle mani intrecciatesi alla sua vita:

— No, lasciami.

La sua voce era sommessa e dolce, ma ferma e risoluta. Egli obbedì, tacitamente.

— Tu misuri ora soltanto — riprese ella — il bene che mi vuoi, io misuro ora soltanto la colpa che ho commessa. Quando mi vincesti, quando mi diedi a te, la prima volta, non provai nulla del rimorso che avrebbe dovuto invadermi. Ti rammenti che te lo dissi, ti rammenti, di'?

— Sì.

— Guardai dentro di me, dissi a me stessa: «Ho tradito la fede giurata, sono adultera, adultera». Ma queste parole non ebbero nulla del loro senso. E non già perchè mi fossi assuefatta all'idea della caduta. Mi conosci. Te lo direi. Mi ero anzi creduta padrona di me stessa, mi pareva moralmente e materialmente impossibile tradire mio marito. Perchè lo avrei tradito? Perchè era lontano? Per appagare un appetito, allora?... Ma quando ti conobbi, quando ti amai, mi parve altrettanto impossibile resistere a questo amore. Tu dubitasti dell'esistenza di mio marito perchè era assente; io me ne dimenticai. Come tu non t'inquietasti al pensiero che un giorno sarebbe tornato, così non vi pensai neanch'io. Noi abbiamo sempre coraggio per affrontare i pericoli lontani. Ora egli è qui. Io sono caduta nelle sue braccia uscendo dalle tue....

Egli domandò furiosamente:

— Di', che ti ha fatto?

Ma senza lasciarle il tempo di rispondere una sillaba, ingiunse con mal contenuta violenza, chiudendole la bocca:

— No! Taci!

Ella rise d'un riso sottile ed ambiguo. Voleva dire che non avrebbe parlato, anche senza il divieto? O che egli stesso, fra poco, avrebbe ripetuta la domanda? O che parlare e tacere era tutt'uno?

— Ora, vedi, — riprese pacatamente, — io so che cosa è il tradimento. Lo so ora, che v'inganno entrambi.

— No! — scattò egli ancora. — Tu non lo inganni, lui!

— No?

— O non lo inganni più, perchè sei tornata a lui e ti sottrai a me, e sei pentita d'esserti data a me; perchè lo ami, o ricominci ad amarlo, mentre non mi ami più, se pure mi amasti mai!

Dapprima ella scosse il capo, poi fece un gesto d'assenso, poi ripetè:

— Non ti amo; non t'ho mai amato. Naturalmente.

— Mi ami? Mi ami ancora? D'amore, ami me solo?

— No.

— Ci ami entrambi? Come puoi amare due uomini a una volta? Ami in lui il tuo protettore, il padre dei tuoi figli? Di quali sofistiche distinzioni sei capace? Parla, rispondi! Che cosa ti sentiresti di fare per provarmi l'amore che dici di portarmi?

— Che cosa vorresti che facessi?

— Lascialo, seguimi, dammi tutta la tua vita!

L'espressione del sentimento pervenuto al parossismo, della necessità intuita negli interminabili giorni vissuti insopportabilmente lontano da lei, riconosciuta un'ora innanzi, al sorgere del mortale pericolo sulla via ignota, in mezzo alle tenebre, gli era salita alle labbra impetuosa, irrefrenabile, irrevocabile. Stretto alle braccia di lei, con gli occhi perduti negli occhi di lei, aspettava ora la parola che avrebbe segnato il suo destino. Con l'animo sospeso, sentì che il treno rallentava, in prossimità di una stazione: attenuandosi il frastuono, arrestandosi la corsa, gli parve che anche quel formidabile ed incosciente congegno partecipasse all'ansiosa sua aspettazione.

Ella indugiava a rispondere. Lo guardava fiso, negli occhi, nell'anima. Mentre le voci dei conduttori annunziavano un nome incomprensibile, disse finalmente, pianissimo, passandosi una mano sulla fronte:

— Vuoi che lo lasci?... Lo vuoi proprio?... Sarebbe molto più facile che tu non creda.

Sulle prime egli non comprese. Poi, come un lampo, un dubbio gli attraversò la mente, il dubbio antico, dei primi giorni: ella non doveva essere unita legalmente a quell'uomo. Tutti i sospetti concepiti due anni innanzi, nell'incontrarla sola, in un albergo di montagna, lo invasero, confusamente; rivide in lei l'avventuriera sospettata, riprovò il moto di diffidenza che lo aveva fatto indietreggiare.

— Come sarebbe a dire? — proferì, dopo una lunga pausa, mentre il suono soffocato della cornetta e il fischio della locomotiva annunziavano la ripresa della corsa.

— Dico che la nostra unione non è indissolubile.

— Non siete maritati?

L'ambiguo sorriso tornò ad incresparle l'angolo della bocca.

— Siamo maritati.

— Allora?

Ella si prese la sinistra nella destra, considerando il cerchietto d'oro dell'anello nuziale lucente nella penombra. Lo fece girare un poco nel dito eburneo, poi lo trasse, lo guardò contro la luce.

— Allora, possiamo divorziare. Quando ti domandai se, libera, mi avresti sposata, ti spiegai che la mia domanda non t'impegnava a nulla, perchè la legge della Stanlesia non ammette il divorzio. Ti nascosi la verità.... quella volta sola!... Nella Stanlesia il divorzio è ammesso; come negli Stati più liberali dell'America del Nord, si può pronunziare per dodici motivi diversi.... Questo anello si può spezzare, io posso tornar libera, sposare chi voglio....

E lo guardò.

Considerando anch'egli il cerchietto d'oro, sentì lo sguardo di lei pesargli addosso. Comprendeva di dover dire, con impeto: «Sì, è ciò che sognavo, è ciò che volevo, è ciò che voglio; la soluzione insperata, la felicità assicurata. Perchè non me lo hai detto prima? Perchè non mi hai risparmiato tante pene?...» Ma una specie di afasia gli impediva di proferir verbo. Sentiva di doverle strappare quell'anello, di dover fare il gesto di buttarlo via; ma una specie di paralisi gli saliva dalla mano al braccio, come un gelo. Il suo lungo dolore degli ultimi mesi, il suo spasimo di un'ora addietro per la campagna oscura e taciturna, la sua decisione d'un istante prima, cadevano, si disperdevano, nel crescere e nell'aggravarsi di un senso di diffidenza ostile. Un dubbio gli balenava nella mente: non aveva ella taciuto finora per calcolo, per esasperarlo, per portarlo al grado della follia...? Lo aveva, ingelosito per ridurlo docile, inerte, pronto ai suoi voleri. Voleva esser sposata. Non gli aveva chiesto una prima volta, come per misurare l'amor suo, se, libera, l'avrebbe sposata? Questo era, evidentemente, il suo scopo! Ed egli che un momento prima si sarebbe legate le mani e i piedi pur di averla tutta e per sempre sua, ora, a un tratto, poichè la proposta veniva da lei, ma non francamente pronunziata, insinuata piuttosto, come una semplice possibilità; ora che ella gli poneva dinanzi, quasi per adescarlo, il cerchietto d'oro lucente, il simbolo della catena, ora egli si ribellava, sentendosi preso come in un tranello. Di no, di no, doveva rispondere di no, spiegando tutto il suo pensiero, poichè si era proposto di dir sempre la verità, poichè l'aveva detta e l'aveva pretesa da lei; ma quando alzò gli occhi, quando si vide guardato negli occhi, gli mancò il coraggio di significare una verità della quale comprendeva la bruttezza.

— Egli consentirebbe? — domandò, per indugiare ancora un poco prima di dire la menzogna.

— Se saprà che ho un amante, domanderà egli stesso il divorzio.

— Perchè non m'hai detto prima che avevamo questa via d'uscita?

Con la fronte e le sopracciglia un poco corrugate nello sforzo di fissare gli occhi negli occhi di lui, ella rispose domandando a sua volta:

— Perchè te lo avrei detto, mentre egli era lontano e tu tranquillo?

— Hai ragione!

— Perchè te lo avrei detto, quando mi dichiaravi che la libertà ti era troppo cara?

— Hai ragione! Ed io sono stato punito di quella risposta! Ma benedico le mie sofferenze perchè mi hanno preparato quest'ora di gioia. Tu spezzerai questo anello, ne porterai un altro, il mio, fino alla morte.

Senza lasciarlo con gli occhi, stringendosi ancora più a lui, ella insistè:

— Vuoi?... Proprio, vuoi?

— Ne dubiti?

— Non lo dici per condiscendenza? Ti senti di legarti per sempre? Sei sincero come le altre volte? Non mi nascondi nulla, in fondo all'anima?

Dopo un istante di lotta interiore, egli confessò:

— Sì, ti ho nascosto qualche cosa.... Non sono stato sincero. Mi è parso.... ho creduto.... non so.... Ti giuro che mi sarebbe sembrato un sogno, se m'avessero detto che potevi ancora liberarti da quell'uomo.... Ma ora.... quando l'hai annunziato tu stessa.... Non so.... il nostro cuore è così complicato....

— È vero. Hai temuto ch'io ti sforzassi?

— No, non questo precisamente. Perchè mi sforzeresti? Tu hai tutto da perdere lasciando tuo marito.... Egli ti ama ragionevolmente, ti lascia sola per anni, ha cieca fiducia in te. Della mia gelosia, delle mie esigenze, sai già qualche cosa.... Egli lavora per te, ti assicura una vita molto più larga che io non potrei.... Ma sì, lasciami dire: bisogna metter nel conto anche questo, se bisogna dir tutto.... Se mi proponi di sciogliere il tuo matrimonio per unirti a me, null'altro può guidarti fuorchè l'amore che mi porti. Ti chiedevo una prova dell'amor tuo: me la dài. Grazie, Rosanna!

Una gran tenerezza gli faceva tremare un poco la voce. Tutti quegli argomenti egli non li aveva cercati, non li aveva accattati come pretesti: erano vere ragioni emerse spontaneamente dal fondo del suo pensiero, come espressioni di verità lampanti. I cattivi sospetti erano stolti. Dopo averlo riconosciuto, dopo aver confessato il moto di diffidenza, si sentiva migliore, degno del suo perdono.

— Rosanna, tu m'hai compreso e perdonato. È vero che mi credi senza che io aggiunga altre parole?

— Sì, ti credo, — proferì ella, gravemente.

Egli si abbandonò. Passata una mano alla sua vita, stringendosi al suo fianco, aderendo a lei, guancia contro guancia, mormorò:

— Rosanna, è detto. Da due mesi, dal giorno che mi annunziasti il suo ritorno, questo è il primo momento che traggo liberamente il respiro. Se mi avessi annunziato prima la possibilità di questa soluzione.... No: non ti rimprovero! Forse avrei tentato di resistere, come ho resistito ora.... Ma non te ne dolere: è una prova; vuol dire che il bisogno di averti tutta per me è tanto forte da trionfare delle mie inveterate consuetudini di vita e di pensiero. Io non volli mai legarmi ad una donna, neanche a te: lo sai, te lo dissi. Ma in questi due mesi di spasimi insopportabili, una rivoluzione è avvenuta nella mia vita; a poco a poco, ogni giorno, ogni ora che passavo lontano da te, sentivo sorgere, ingigantire ed urlare la necessità di farti mia, di farmi tuo, per sempre. Stanotte, qualche ora addietro, quando ti ho aspettata struggendomi di desiderio doloroso, quando ho udito che un pericolo terribile era sorto sulla tua via, compresi che questa vita non è più possibile. Rosanna, la legge sociale e morale vuole che ogni uomo abbia una sua propria donna: io l'ho trasgredita, ma perchè non avevo ancora trovato chi prendermi. È venuta la mia ora, l'ora della crisi, della rinnovazione. Grazie a Dio non è troppo tardi, ma non è neanche presto, e non ho più tempo da perdere. Affretta il giorno della tua liberazione, e di qui ad allora ti giuro che non farò più nulla che ti dispiaccia. Se vuoi che non ti veda più, che non ti scriva più, che sparisca, non mi costerà nulla obbedirti, sorretto dalla divina speranza, dalla certezza beata. Andrò ad aspettarti in capo al mondo, o a Promonte. Ci sposeremo lassù, vedrai finalmente il mio paese, entrerai da padrona nella mia casa; ci sposeremo nella chiesa dove si sposò la mamma mia....

Sentì che ella scoteva la testa. Si volse a guardarla. Ella diceva di no, con una mossa del capo, tacitamente.

— Non a Promonte? In un altro sito?... Dove tu vorrai!

— No.

— Come?... Non vuoi?... Non mi credi?...

— Ti credo, te l'ho già detto. Ma perchè questo matrimonio si sciolga, perchè io torni libera di contrarne un altro con te, c'è ancora una difficoltà.

— Quale?

Ella sorse in piedi. Lungo le strette curve sulle quali il treno volava, la carrozza era scossa, urtata, sbattuta così violentemente, che riusciva molto difficile mantenersi ritti. Afferrata con la sinistra all'orlo della cuccetta superiore, ella distese la destra a cercare qualche cosa in mezzo alle borse ed alle scatole che vi erano sparpagliate.

— Che ti occorre? — domandò egli, sorgendo a sua volta.

— La borsetta a mano.

— Quella di cuoio?

— No, quella di maglia.

— Eccola.

Frugatovi dentro, tra il fazzolettino di pizzo, i guanti, le fialette, il portamonete, ne trasse una lettera, gliela porse senza dir nulla e si lasciò ricadere sul lettuccio.

Egli rimase in piedi, addossato alla parete, per leggere sotto la lampada. La lettera portava un francobollo inglese, con la stampiglia dell'ufficio di Londra; sulla busta, il nome e l'indirizzo di Rosanna, scritti con caratteri grandi, larghi, forti: la scrittura del marito, che egli riconobbe per averla vista sopra un'altra lettera odiosa: quella annunziante il suo ritorno. Il testo, in inglese, diceva:

«Cara Rosanna, mia cara moglie, ti avverto che ripartirò per l'Italia lunedì prossimo e che arriverò a Milano martedì, col treno delle 7 e 55 del mattino. Come mi promettesti, ti aspetto laggiù per tornare insieme con te a casa nostra, dove passeremo gli ultimi giorni prima della cerimonia. Io sono pronto, e non dubito che anche tu abbia tutto preparato. Ho molto piacere che tu abbia scelto un paesetto del lago dove nessun indiscreto ci disturberà; approvo pienamente che i ragazzi siano affidati alla famiglia di tua cugina. Cara moglie mia, a ben presto e per sempre».

Dopo aver letto, egli rilesse ancora, per comprendere, ascrivendo alla sua imperfetta conoscenza della lingua l'oscurità di quelle espressioni.

— Che cosa vuol dire? — le domandò poi, abbassando il foglio, senza tornarle a fianco.

— Non hai capito?

— Io no.... Tranne....

— Tranne?

— Che tu non m'abbia ingannato, assicurandomi che siete legalmente uniti.

— Non ti ho ingannato. Ma ti ho spiegato che ci maritammo con una legge che consente il divorzio, che lo pronunzia molto facilmente, per molti motivi, compreso il consenso reciproco.

— Allora?

— Allora, quella cerimonia i cui effetti si possono annullare con un semplice atto di volontà, quel matrimonio contratto fuori del mondo civile, dinanzi ad un giudice di pace mezzo selvaggio, non ci sembrò la cosa solenne che dovrebbe essere, che è per tutti gli altri. Allora, siccome mio marito è cattolico, e più che cattolico, credente, fu stabilito che avremmo celebrato un giorno il rito religioso in Europa, per santificare la nostra unione, per renderla veramente indissolubile.

— E non ci avete pensato ancora?

— Non ancora.

— E lo celebrerete ora?

— Sì.

— Egli è venuto apposta?

— No. Io stessa gli ho chiesto di effettuare il nostro antico proponimento.

— Tu? Quando? Ora? — pronunziò egli con impeto.

— Ora.

La guardò, poi si guardò intorno, come non sapendo dove fosse, come cercando qualche cosa intorno a sè. Nella corsa sempre più turbinosa, pareva che da un momento all'altro le lucide e fragili pareti della cabina dovessero sfasciarsi, che il pesante carrozzone dovesse forviare e frantumarsi. Ora, sotto una lunga successione di interminabili gallerie, il fracasso era talmente assordante come se intere montagne franassero.

— Tu?... — ripetè l'esterrefatto, pianissimo, quasi in un soffio, chinandosi verso di lei, afferrandola agli omeri, figgendole gli occhi nell'anima, trapassandola con lo sguardo infiammato.

— Sì, io.

— Tu, ora? Dopo aver visto la mia pena al solo pensiero del ritorno di quell'uomo? Quando c'era una via d'uscita da quest'inferno, tu stessa l'hai chiusa? Mi dirai almeno perchè?

E le strinse così forte le mani, che ella disse, con un ritorno dell'ambiguo sorriso:

— Mi fai male, sai!

— Ti spezzo! — scattò egli, esasperato dal suo sorriso, improvvisamente e confusamente sovvenendosi dei suoi lunghi dinieghi, delle sue resistenze, delle sue ostilità, con l'impeto folle di trarne vendetta, d'infrangere le morbide forme di quell'anima dura ed avversa. — Se tu persisti in questo proposito, se non dichiari a quell'uomo che hai mutato idea, ti spezzo, ti uccido piuttosto.

Ella rise più sottilmente ancora, dicendo:

— Via, non esagerare.... Noi non ci amiamo fino al delitto.

Improvvisamente egli la lasciò, le voltò le spalle, mosse un passo, afferrò la maniglia dell'uscio per ripassare nella propria cabina. La voce di lei lo trattenne: la voce non più fredda e incisiva, ma tenera e dolce come nei momenti migliori.

— Sei capace di riconoscere la verità?

— Che cosa vuoi dirmi? — proruppe egli ancora. — Che recito? Che recitiamo entrambi? Che recitano tutti? Che l'amor nostro, che tutto l'amore è una finzione, che tutta la vita è un inganno? Grazie. Lo so.

Ella gli stese le due mani, prese le sue, se lo trasse a fianco.

— Stammi a sentire.... Vienimi qui vicino, così.... Stammi a sentire senza interrompermi.... La vita è quella che è. Così com'è, una logica rigorosa la governa.... Un giorno tu mi dicesti che non mi avresti sposata, e fosti sincero. Zitto, lasciami parlare: non voglio essere interrotta, ti dico!... Fosti sincero, fosti nella logica della situazione d'allora. Io ero sola; nessuno ti dava ombra; perchè avresti menomata la tua libertà?... Sai perchè ti feci quella domanda? Per vedere se avresti mentito. Mentii io stessa, ti nascosi la possibilità di sciogliere il mio matrimonio, per proporti il caso astratto, per leggere nel fondo del tuo pensiero. Una promessa bugiarda mi avrebbe fatto dubitare di tutte le altre tue parole. Fosti sincero, e mi piacesti, e te ne fui grata. Ora dici che mi sposeresti, ora ti duoli perchè voglio escluderne la possibilità, e sei sincero ancora. Con la tua gelosia contro l'uomo che viene a riprendermi, non trovi, non puoi trovare altra uscita fuorchè nel rompere questo legame e nell'accettare di unirti con me. Anche questa è logica, anche ora dici quel che senti, quel che devi sentire: io non dubito delle tue parole. Ma se ciò che ora ti seduce si avverasse, se io fossi tua moglie, sai quale sarebbe la logica della situazione nuova? Quando mio marito non fosse più mio marito, quando non avesse più nessun diritto su me, quando non si frapponesse più fra noi, tu non saresti più geloso di lui, ma probabilmente di altri; e allora ti pentiresti di avere rinunziato alla possibilità di lasciarmi se io ti tradissi, o più semplicemente il giorno in cui l'amor nostro fosse finito; perchè lo sai, è vero? che l'amore, come ogni altra cosa, finisce? Un uomo giunto all'età tua senza avere provato il bisogno di prender moglie, può ridursi a portar via quella d'un altro, ma per pentirsene poi, per accusare di sciocchezza sè stesso e di calcolo quell'altra....

— Che dici? — tentò di interrompere egli, in un impeto di protesta.

— Non io; lo hai già sospettato tu stesso, or ora....

— Non m'hai compreso! Non m'hai perdonato!

— Ma sì, ma sì: ho compreso benissimo. Nulla di più naturale ed umano....

— Ma non sai che un'altra donna, nella tua condizione....

— Lo so: altre donne, nella mia condizione, darebbero qualche anno di vita per la possibilità di unirsi indissolubilmente all'amante. Lo so: vi sono mogli che per raggiungere questo scopo fanno l'impossibile, affrontano lunghi processi, adducono le più tristi e penose menzogne, rinnegano la patria.... E stammi a sentire: finchè non ti avevo incontrato, io mi rallegravo del mio privilegio. Non ammettevo di dover tradire mio marito; ma pensavo pure talvolta, leggendo un romanzo, udendo una musica, ricordando i sogni della prima gioventù, che un giorno avrei potuto essere esposta ad una tentazione irresistibile.... Quel giorno avrei potuto mettere d'accordo il mio cuore e la mia coscienza, con la facilità di ottenere il divorzio dalla legge africana. E se alla nostra unione manca ancora la consacrazione religiosa, dopo tanti anni, ciò non è stato già per la lontananza di mio marito, per i troppo brevi suoi ritorni; ma perchè io stessa ho indugiato pensando che fosse stolto rinunziare alla via d'uscita, nel caso che avessi amato un altro uomo.

— E vi rinunzi ora che mi ami? — disse egli, interrompendola violentemente, torcendole una mano.

Ella rispose, guardandolo in faccia:

— Sì, perchè ti amo.

Per un momento egli rimase attonito, senza fiato, come sospeso in un dubbio oscuro. Ella gli prese la testa fra le mani, gli accostò la bocca alla bocca.

— Perchè t'amo, capisci? mio malgrado, contro ragione, non so come, non so quanto; e perchè questo è il solo modo d'amarti ancora e d'essere amata da te. Tu m'amerai finchè sarò d'un altro: che m'importa del tuo tormento? Finchè sarai geloso, mi amerai, da morirne; il giorno che fossi tua moglie l'amor tuo finirebbe nella sicurezza, nella sazietà. Io sono orgogliosa anche, sai, e non voglio doverti nulla. Anche se fossi povero e mi dessi il solo tuo nome, ti resterei obbligata, e non voglio! Voglio obbligarti io, invece; voglio che tu stesso debba a me qualche cosa, poco o molto, non importa, non foss'altro ciò che l'amor mio è stato finora nella tua vita d'uomo e d'artista.

Allora egli tremò, abbagliato dalla nuova bellezza diffusa nel viso di Rosanna, dalla luce sfolgorante nel suo sguardo, oppresso e come impaurito dall'ebbrezza prodotta dalle parole di lei, dal ritrovare in lei finalmente, dopo i lunghi dubbî e gli sconforti e le disperazioni, la donna amante che gli si era concessa dopo una lunga resistenza, ma senza falsi pudori, senza ipocrisie, senza calcoli, per impeto di simpatia, per forza di desiderio, per slancio di passione; allora, col cuore stretto dalla vergogna per i sospetti concepiti un momento prima, con l'anima chiusa dal dolore nel veder dileguarsi per volere di lei l'insperata possibilità, egli pianse. Non una parola gli uscì dalla gola stretta nello spasmo, dalle labbra bagnate dalle grosse lacrime che gli rigavano il volto.

— Non voglio che tu pianga! — disse ella, accigliandosi, ritraendosi. — Non mi piace il pianto d'un uomo. E poi, di che ti lagni? Hai dimenticato ciò che mi dicesti una volta?

Egli la guardò senza rispondere, senza comprendere. Tante cose le aveva dette! A quale alludeva?

— Non ti rammenti che prevedendo la fine dell'amor nostro, io previdi anche che dopo di te avrei preso necessariamente un altro amante, e poi un terzo, e poi un quarto, e che mi sarei a poco a poco ridotta come le donne che hanno perduto ogni diritto al rispetto?

Il ricordo atroce irruppe nella sua mente. Infatti!... Senza una parola nè un accento di rimprovero, accertando semplicemente una verità patente ed una legge ineluttabile, ella aveva affermato l'impossibilità di fermarsi nella via degli errori; gli aveva riferito il giudizio letto in un libro: «Si trovano donne che non hanno avuto mai amanti, non se ne trovano che ne abbiano avuto uno solo». Atroce, atroce la pena allora sofferta. Ella non gli aveva rimproverato di averla sospinta per la lubrica china, ma egli stesso ne aveva provato un rimorso acutissimo. Una gelosia inaudita, la gelosia contro gli ignoti, ignoti ancora a lei stessa, in braccio ai quali ella sarebbe caduta, lo aveva morso. Per evitare l'estremo avvilimento di quella creatura, per evitare a sè stesso il rimorso intollerabile, per salvare le anime loro, egli le aveva proposto di lasciarsi, piuttosto, in piena passione, di amarsi da lontano, dolorosamente ma puramente, di non amarsi piuttosto in nessun modo, se a questo patto ella si sarebbe sentita sicura da nuove cadute.

— Non ti rammenti che mi offristi di rinunziare a me, per salvarmi?... Te ne rammenti, è vero?... E allora, non ti lagnare! Lasciami stringere a mio marito: è il mezzo di garentirmi contro nuovi pericoli e di vivere solo, eternamente, nella mia memoria.

Egli chinò il capo, chiudendosi la bocca col fazzoletto, per reprimere il nuovo impeto di pianto.

— Non piangere! — ingiunse ella ancora.

— Tu che comprendi tante cose, — le rispose, amaramente, con voce rotta, — non comprendi il mio dolore?... Non comprendi che io darei la vita per averti conosciuta prima, quando nessun'ombra aveva sfiorato questa tua anima, quando nulla avrebbe potuto impedirti di accettare il mio nome?

Ella tacque un poco, a capo chino, con lo sguardo fiso; poi disse, piano:

— Sì, prima.... forse....

— Ed anche ora! — insistè egli, stendendo le braccia, cercando di stringerla a sè, di vincerla con la forza dei muscoli e l'impeto delle parole. — Ed anche ora, Rosanna; se tu vuoi, se credi all'amor mio, se sei capace di leggermi nel cuore, di vedervi la fiamma che lo investe e lo brucia. Se non vuoi che il rimorso avveleni tutta la mia vita, dimmi di sì, dimmi di sì; altrimenti dovrò credere che tu intenda punirmi, giustamente, perchè quando mi proponesti la prima volta l'ipotesi della nostra unione, ricusai di accoglierla. Sii generosa, non mi serbare rancore....

— Non te ne serbo.

— Allora non t'impegnare, Rosanna! Sei ancora in tempo! Non ti chiedo altro che d'aspettare ancora un poco, per rassicurarti, per provarti che non posso mutare, qualunque cosa avvenga; che abbandonarmi a te, riposare in te, darti quanto mi resta di sentimento, di ingegno e di vita, è l'unico mio desiderio, l'ultimo mio bisogno....

Ella scosse il capo, senza rialzarlo.

— No. Mai.

Egli si premè tra le mani la fronte scottante; poi, levatosi, si appressò al finestrino, col petto oppresso, il respiro mozzato dall'aria ormai greve della cabina, avido di ristorarsi al soffio della notte. Restò invaso dallo stupore alzando la tenda: albeggiava, il cielo impallidiva sulla terra ancora avvolta nell'ombra, le masse vegetali si profilavano dense e nere sul lividore dell'orizzonte. Oltre la linea della siepe fuggente e stormente al soffio impetuoso prodotto dalla corsa del treno, i campi rigati dai solchi delle piantagioni, pezzati dalle culture, divisi dai fossi; i casolari vigilati dagli alberi d'alto fusto, nel mezzo dei chiusi, dormivano ancora, parevano abbandonati, deserti, senza forme viventi, senza chiarori alle finestre, senza fumi ai comignoli: solo nelle profondità dello spazio ricominciava la vita col dramma eterno della notte e del giorno, con la tacita pugna della luce e delle tenebre personificata nei miti antichissimi, perpetuantesi nel tempo interminabile. Il convoglio fuggiva verso la notte in fuga, come nella folle intenzione di raggiungerla, e gli occhi del dolente tentavano di rifugiarvisi, gonfî di nuove lacrime dinanzi all'agonia di quella notte d'amore e di dolore.

— È giorno?

La voce di lei, la mano di lei appoggiatasi alla sua spalla lo fecero trasalire.

— Di già!

Poi, scorgendo gli occhi lacrimanti:

— Ancora? — soggiunse, crucciata.

Egli disse, in tono di amara preghiera, scrollando il capo:

— Che ti fa?... Lasciami piangere!

Il suo pianto era queto e dolce, senza singhiozzi. Piangendo le passò un braccio attorno al collo, posò la fronte sulla sua spalla. Sempre tentando d'infrenare l'impeto della commozione, disse:

— Capisco.... capisco.... Forse hai ragione.... forse l'amore finirebbe se ti avessi tutta per me.... Tristo cuore, il nostro.... Tristo amore, che ha bisogno di sentirsi insidiato, di lottare per vivere....

— Tutta la vita è lotta.

— È vero. È vero.

Di momento in momento la luce si diffondeva vittoriosa; il cielo dell'orizzonte già splendeva come un'immensa lastra d'argento tagliata da un fuso di nubi che s'indorava dalla parte del sole imminente. Egli volse lo sguardo da quello spettacolo agli occhi della donna. Anche in lei, anche nell'anima sua, un contrasto di luci e d'ombre, fulgori di bellezze e oscurità profonde. Come giudicarla, se anch'egli aveva il sentimento della propria miseria, se temeva di spingere lo sguardo nelle oscure profondità della propria coscienza?...

— Che ore saranno?... — domandò la sua voce.

Egli trasse l'orologio.

— Sono le sei e dieci.

— Milano è vicina!... Rientra nella tua cabina. Ho bisogno di restar sola.

— Vado. Mi richiamerai?

— Sì.

Le sfiorò la fronte con un bacio lieve, e la lasciò. Ancora il giuoco degli specchi, nel passaggio, lo fece sussultare; poi, aperto il finestrino della sua cabina, si abbandonò sul lettuccio. Con gli occhi alla luce trionfante, abbacinato, cullato dal moto del treno dopo la notte insonne, sentì il suo pensiero annebbiarsi. Era partito la sera precedente? Non era passato un tempo lunghissimo, dal momento che aveva ricevuto la lettera di Rosanna? Quante cose, nel giro di poche ore! L'attesa alla stazione, il pericolo sulla linea ingombra, la corsa lungo il binario.... Ma quanti maggiori mutamenti nelle disposizioni del suo cuore, quanti più gravi avvenimenti nella sua intima vita! Dalla gioia al pensiero di rivederla dopo tanta separazione, al proposito di rimproverarla acremente per il lungo abbandono; dalla paura di perderla spaventosamente in uno scontro di treni, all'ebbrezza di stringersela viva sul vivo cuore; dalla rivelazione della possibilità del divorzio, alla inesorabile deliberazione del ribadimento della catena.... Di un altro! Di un altro! Era d'un altro, restava d'un altro, sarebbe sempre stata d'un altro. Il treno la trasportava con la velocità del vento incontro a quell'uomo, traversava senza fermarsi le stazioni minori, sostava un istante nelle più importanti, riprendeva la sua corsa fatale verso la mèta. Ora non più ostacoli lungo la via ferrata, libera fino all'estremo orizzonte sui pingui campi ridestati dal sole. Così fossero sorti altri ostacoli! Se almeno quel convoglio si fosse infranto contro un altro, se si fosse precipitato in un abisso, se si fosse bruciato tra le fiamme d'un incendio inestinguibile! Null'altro avrebbe potuto impedire che Rosanna raggiungesse suo marito, che rendesse più stretto il nodo coniugale. Meglio la morte, meglio morire schiacciato, arso, annientato con lei, dopo avere intravvisto la possibilità di farla sua!... Ecco, roteanti nella corsa del treno, le case del suburbio milanese; ecco il conduttore apparire sull'uscio: «Siamo a Londra, signore». A Londra? Come mai tanto lontano? Ma via, giù dal letto per entrare nella cabina di lei, a darle l'ultimo bacio. Vuota, la cabina; ella stava fuori, nel corridoio, in piedi dinanzi ad una finestra, fra gli altri viaggiatori pronti a discendere; e non uno sguardo per lui, quasi fosse divenuto un estraneo, quasi non lo avesse mai conosciuto. Non si conoscevano più, come sotto il «Senegal»: ella era d'un altro. Ecco: quell'altro aspettava sotto la tettoia, faceva cenni di saluto alla donna sua; ma allora ella si rivoltava, rientrava un istante nella cabina e traendolo a sè lo baciava sulla bocca....

Il bacio lo destò. Il sogno non era stato tutto ingannatore; ella era china su lui, sorridente, odorante, fresca dopo il lavacro mattutino.

— Lévati, dormiglione: siamo a Milano. Distese le braccia per stringerla a sè, ma ad un tratto udì picchiare. Rialzatasi rapidamente, ella sparì dietro l'uscio del gabinetto.

— Avanti, chi è?

Il conduttore entrò annunziando:

— Siamo arrivati, signore.

— Grazie. Va bene. Pensate alle mie valigie.

Si alzò, si ricompose, uscì nel corridoio. Ella vi era già, gli sorrise, gli stese la mano, come riconoscendolo in quel punto.

— Avete dormito bene, Bertini?... — A voce più bassa soggiunse: — Ti permetto di accompagnarmi.

Egli dubitò di avere udito male. Non gli aveva scritto che alla stazione di Milano doveva lasciarla, che dovevano fingere di non conoscersi? Ma poichè ella si rivoltava, quasi a richiamarlo, ad attirarlo presso di sè, la raggiunse e l'aiutò a discendere.

Un altro treno sopraggiungeva in quel momento, empiva la tettoia di frastuono e di fumo.

— Chiasso? — domandò ella al facchino,

— Chiasso, sissignora.

Ella cercò tra la folla dei viaggiatori attraversanti i binarî, avviantisi alle scale d'uscita.

— Eccolo!... — disse, riconoscendo l'alta figura del marito, intento anch'egli a guardarsi intorno; poi ingiunse: — Seguimi.

Lodovico la seguì macchinalmente. Prima che potesse riflettere, che potesse considerare quale fosse la nuova volontà di lei, la vide scambiare un bacio col consorte e poi rivolgersi verso di lui:

— Francesco, ho il piacere di presentarti il signor Bertini.... un grande scultore italiano.... un mio buon amico, col quale ho fatto insieme il viaggio....

III. Sul lago.

Acque grigie, cielo grigio, veli di nebbie erranti sulle coste dei monti, solitudine e silenzio sulle rive fuggenti dinanzi al battello vibrante e pulsante. Ai rintocchi della campana del timoniere, Perez, ritto a poppa con gli sguardi verso le lontananze vaporose del bacino di Morganella, si rivolse, vide il pontile sporgente dalla sponda sinistra, lesse col cannocchiale il nome scritto sull'arco dell'approdo: «Promonte-Fraida», e andò a cercare la sua valigia, deposta sotto coperta per timore che venisse a piovere. Il «Ticino» era mezzo vuoto, in quella uggiosa mattinata d'autunno; nessun forestiero tra gli scarsi viaggiatori della prima classe; popolata solo la seconda, di paesani: fattori di campagna con sacchi e fagotti, operai con gli strumenti del mestiere, qualche contadina col capo avvolto nel fazzoletto vistoso, due preti che si preparavano a scendere mentre il moto delle ruote si arrestava, per riprendere subito dopo in senso inverso. Sul pontile non c'erano nè viaggiatori nè curiosi: solo due marinai della «Lacustre» pronti ad afferrare le gomene lanciate dai loro compagni di bordo.

Sbarcato con la sua valigia in mano, Perez si guardò intorno, un poco imbarazzato: Lodovico gli aveva scritto che lo avrebbe rilevato all'approdo, e non si vedeva nessuno.

— Non c'è una carrozza? Un omnibus d'albergo? — domandò a uno dei marinai.

— Nossignore. A questa stagione c'è aperto il solo «Grand-Hôtel», alla Fraida; ma l'omnibus scende soltanto alla stazione della ferrovia, a Gozzana.

— Si troverà almeno qualcuno che mi porti la valigia e mi insegni la via?

— Dove va?

— Dal signor Bertini, il cognato del dottor Salfi....

— Ah, bene! — rispose quell'uomo, con espressione di rispetto, udendo pronunziare i due nomi. — Aspetti un momento che il battello sia ripartito: proveremo all'osteria del Morello; e se mai, sono qua io.

Ma quando il «Ticino», liberato dalle gomene, fischiò sul punto di riprendere la corsa, Perez udì il fischio prolungarsi in un tintinnìo di sonagliere. Rivoltatosi, vide un calessino avanzarsi a tutta carriera, arrestarsi di botto dinanzi al pontile: Lodovico lo guidava.

— Manca di funicolari, questa tua Promonte! — gli disse allegramente, caricando la valigia sullo svelto veicolo. — Quando si sta fra le nubi, si fa trovare almeno un ippogrifo!

— Scusami, — rispose l'altro. — Ho calcolato male il tempo. Ti prego di scusarmi.

— Non ti scuso niente affatto: ti ringrazio. Almeno una volta in vita mia avrò potuto pronunziare una parola regale: «Poco mancò non mi toccasse aspettare!...»

Rise della propria facezia; poi, osservando il cavallino fremente per la corsa vertiginosa e carezzandolo sulla groppa in sudore, esclamò:

— Ma guarda questa povera bestiola, come me l'hanno conciata!... Ma che maniera di guidare!... Denunzieremo il signor padrone alla Società zoofila del capoluogo!

Quando ebbe preso posto accanto all'ospite, quando il legnetto s'avviò per la salita, gli mancò il cuore di scherzare. Se non avesse visto l'amico suo da tre anni invece che da tre soli mesi, l'opera del tempo avrebbe spiegato la trasformazione operatasi in lui; il solo dolore dell'anima non poteva averla prodotta. I capelli delle tempie erano quasi tutti incanutiti; sul viso scarnito e soffuso d'un lividore malsano le occhiaie si erano gonfiate d'umore, come negl'infermi di nefrite; i solchi delle rughe erano più profondi, le vene temporali più turgide e serpiginose. Bisognava domandargli: «Soffri? Perchè non ti curi?...» ma le parole gli morivano sulle labbra, per paura di toccare la piaga secreta di quell'anima in pena.

Egli stesso ruppe il silenzio per domandargli:

— Sei partito iersera?

— Iersera.

— Hai fatto colazione?

— Sì, male, a bordo.

— Prenderai qualche cosa arrivando.

— No, grazie; aspetterò il pranzo, oramai.

Il cavallino scodinzolava, dondolava la testa, annitriva, quasi scacciandosi di dosso la stanchezza per vincere l'erta della via tagliata sul vivo e nudo fianco della montagna.

— Che vista!... — esclamò Perez, volgendo lo sguardo al lago, che dall'altezza gradatamente crescente si slargava, svelando tutte le sinuosità delle sue coste, tutte le macchie dei paeselli adagiati sulle rive o inerpicati su per le frastagliate pendici. — Una lastra d'acciaio, — riprese lo spettatore ammirato ed estatico, — in fondo a una conca di lavagna: guarda che stupenda intonazione!... È questo il punto da cui prendesti il bozzetto che mi mandasti dopo la prima rappresentazione del «Fascino»?... Ma nel tuo quadretto c'è il sole, c'è l'azzurro, c'è il verde....

Tacque, per la rinnovata paura di toccare un tasto falso. Dopo un'altra lunga pausa domandò:

— A casa tua stanno tutti bene?

— Bene, grazie.

Come affrontare l'argomento scottante? Come riprendere la conversazione interrotta da tre mesi, all'arrivo del «Senegal», dopo quanto aveva saputo?... Accompagnato l'amico alla stazione, quella sera, con vane parole di esortazione alla calma, con la viva raccomandazione di non lasciarlo almeno senza notizie, non aveva più ricevuto da lui se non qualche cartolina illustrata da diverse città e stazioni climatiche svizzere. Gli aveva scritto egli stesso; ma la sua lettera, diretta alla posta di Lucerna, non doveva, essergli pervenuta, perchè era rimasta senza risposta. Aveva chiesto di lui a sua sorella, a Promonte, ed ella gli aveva fatto sapere che era tornato lassù, con lei, ma in condizioni di salute e di spirito che la impensierivano. Si era proposto di chiedere qualche giorno di licenza per andarlo a trovare, quando una strana lettera gli aveva preannunziato l'imminente scioglimento del dramma. Sulla busta, con l'intestazione del «Grand-Hôtel» di Fraida — una frazione di Promonte, dall'altra parte del lago — la scrittura dell'indirizzo gli era riuscita ignota. Cercata, prima di leggere, la sottoscrizione, il nome di Rosanna Lariani lo aveva stupito. Che mai poteva volere da lui?... Ella gli si rammentava, evocando rapidamente i ricordi di Valsorrisa; poi gli chiedeva senz'altro un favore. Al suo matrimonio, contratto civilmente nella Stanlesia, era mancata — narrava — la benedizione religiosa; un po' tardi, ma in tempo, aveva deciso, d'accordo col marito, di accostarsi all'altare; per evitare l'indiscreta curiosità dei conoscenti, sarebbero andati a sposarsi in un paesetto fuori mano, a Promonte sul Lago, la terra natale del comune amico Bertini; e poichè questi aveva accettato di essere suo testimonio, ella chiedeva a lui stesso se voleva servire da testimonio al marito; in caso affermativo, lo pregava di trovarsi lassù per la mattina del 27 ottobre, alle 7; la cerimonia si sarebbe celebrata, beninteso, con estrema semplicità, senza la minima concessione alle consuetudini mondane, senza nessun altro spettatore fuorchè i due amici testimonî, ai quali era data viva preghiera di astenersi da ogni formalità, di non darsi altro disturbo fuorchè quello di assistere al compimento del rito.... Naturalmente egli aveva risposto accettando, annunziando anche a Lodovico che sarebbe arrivato con la seconda corsa del 26. Nulla gli aveva chiesto di spiegargli, come se avesse compreso ogni cosa; e in verità, quantunque ignorasse quanto era sopravvenuto, aveva intuito la gravità della crisi. Per ribadire l'anello che la legava al marito, bisognava che quella donna volesse sottrarsi all'amante; ma perchè mai, allora, proprio l'amante doveva assistere a quelle nozze? Un secreto accordo era intervenuto fra loro? Ma allora che cosa crucciava, quale pena rodeva l'amico suo?

— Volendo ripartire domani, — gli domandò, per dire qualche cosa, per interrompere il silenzio penoso, — quale corsa mi conviene prendere?

— Quella del pomeriggio. La mattina il battello in discesa passa alle 5; bisognerebbe levarsi alle 3 per giungere in tempo.

— No, non ho furia; preferisco aspettare.

Tacque ancora; poi ridomandò:

— E tu, ti tratterrai un pezzo quassù?... Tornerai a Firenze?... Che cosa ti proponi di fare?

L'interrogato si voltò a guardarlo con espressione di meraviglia.

— Mi tratterrò?... Dove andrò?... Che cosa farò?...

Pareva in preda a un grande stupore, come se le domande fossero troppo bizzarre e stravaganti.

— E tu, lo sai che cosa farai?... Lo sa nessuno, quel che farà?... Conosci qualcuno che faccia ciò che vuole?... Ah, sì!...

Un carro in discesa era apparso da una svoltata e s'avanzava incrociandosi col calessino. L'uomo che lo guidava, un contadino di dubbia età, con le labbra sottili interamente sbarbate, gli occhietti lucenti, il collo avvolto in un fazzoletto, salutò profondamente, cavandosi il berretto.

— Riverisco, signoria!

— Ciao, Pin!... — gli gridò lo scultore, improvvisamente animato, con un sorriso ed un gesto vivace. — Tien duro, Pin!... Non mollare!... Vendiamolo caro, quel seme....

— Stia pur sicuro!... — gridò a sua volta il passante, con un riso sonoro. — A Pinella Scórcola non la fanno mica!...

— Bravo Pinella!...

Ma gettata quella voce d'approvazione all'uomo già lontano, lo sguardo del dolente si spense.

— Quel bruto, sì, fa ciò che vuole; sa quanto deve vendere il suo raccolto, come può frodare il compratore. — Dando un colpo di frusta al cavallo che trasalì e quasi s'impennò all'inusato maltrattamento, soggiunse: — Tu lo sai ciò che vuoi: arrivare presto alla stalla, mangiare il tuo sacco di biada.... Ma io, ma noi....

— È vero! — mormorò Perez, chinando il capo, pensando alla stranezza del caso che lo faceva salire su quell'alpe per assistere alle rinnovate nozze d'un uomo che non conosceva e della donna per cui l'amico suo spasimava.

Ma Lodovico, con voce rauca, strozzata da un colpo di tosse, ribattè:

— È vero, che cosa?... C'è qualche cosa di vero?... C'è qualche cosa di reale?... Io ti domando se questa scena che ci sta dinanzi esiste, se noi che parliamo esistiamo, se l'universo e la vita hanno nulla di consistente.... Divago? Hai paura che mi giri?

— Vedo che soffri.

— Ora? In questo momento? No. Ora non soffro.

Perez tentò di prendergli la mano guantata che stringeva le redini, esclamando:

— Lodovico, lasciami dire....

Ma egli continuò, come se non avesse udito l'interruzione:

— Ora mi par di sognare.... Ti giuro che il solo sentimento ancora vivo in me è lo stupore.... Non mi riconosco, non riconosco niente intorno a me.... Tutto ha un senso nuovo, insolito, impenetrabile.... La memoria m'inganna.... Ho tardato a ordinare che attaccassero perchè non pensavo più che tu dovessi arrivare a quest'ora.... quantunque il motivo del tuo viaggio.... quello, no, non mi fosse uscito di mente!...

Rise d'un riso così doloroso, che Perez ripetè con nuova effusione il gesto, gli strinse con più forza la mano ed espresse finalmente tutta la sua inquieta curiosità domandando, a frasi rotte, per accenni:

— Ma perchè?... Che cosa significa?... Siete d'accordo?... Con quale intenzione?

Abbandonate le redini per rispondere alla stretta della mano amica, Lodovico mormorò, battendo le ciglia sugli occhi stanchi:

— Perchè!... Perchè questa è la logica, dice, della nostra situazione.... Perchè il nodo che la stringe a suo marito è troppo saldo, perchè quell'uomo soffrirebbe troppo nel perderla, perchè i figli non possono essere abbandonati....

— Va bene; ma quale necessità di compiere la nuova cerimonia?...

— Non potendo disfare questo nodo, bisogna, dice, rinsaldarlo. Si sono sentiti, dice, poco maritati dalla legge africana, che consente il divorzio con estrema facilità; vogliono, vuole, una conferma irrevocabile.

— E tu, proprio tu, devi servirle da testimonio?

— Io. E la cerimonia deve celebrarsi proprio qui, nella chiesa del mio paese; e tu, il mio migliore amico, il mio confidente, anche tu devi esser presente.

— Lo so, ma non capisco. Perchè?

— Perchè! Forse perchè io non possa dubitare che il suo proponimento è stato attuato; perchè neanche in sogno io creda più alla possibilità che torni libera.

— Ma dunque.... volevi che divorziasse?

Il dolente strinse anche più forte la mano fraterna.

— Non posso vivere senza di lei.

— Volevi sposarla?... — insistè Perez, stupito.

— Ti pare incredibile? Non te ne sai dare ragione?... Ma capisci ora la parte che questa donna ha presa nella mia vita?... Sì, ho voluto unirla a me, per sempre.... E la perdo, invece, per volontà sua, unicamente. E non posso maledirla.... Tu che studii il cuore umano, studia questo caso: ella mi sfugge perchè mi ama. Questa è, dice, la più gran prova d'amore che m'abbia data. Ascolta, tu che passi come me la vita a cercare immagini di bellezza: io le dissi un giorno, ai primi tempi dell'amor nostro, che bisognava fare una cosa bella di questo nostro amore, che bisognava salvarlo dalla corruzione, dalle volgarità.... Quando mi è parso che la dissoluzione del suo matrimonio e la nostra unione fossero ciò che di meglio potessimo fare per la bellezza dell'esempio che avremmo dato al mondo, ella ha sdegnosamente sorriso, mi ha dimostrato che ci saremmo odiati il domani delle nostre nozze; mentre, dal momento che ci saremo uniformati alla necessità, che avremo sacrificato il nostro piacere al dovere, che avrò assistito alla benedizione del suo anello nuziale, la nostra fiamma purificata arderà più alta, la stessa memoria dell'amor nostro sarà benedetta....

La sua voce si spense in un brivido. Lasciata la mano del compagno, riafferrò le redini, le trasse forte a sè, fece arrestare la bestia e balzò a terra.

— Lodovico! Che fai?

— Nulla: mi muovo.

Perez scese anche lui, gli si pose a fianco, incapace di proferir parola. Sentiva l'inutilità di qualunque commento, l'intimo accordo dei loro giudizî nel riconoscere che quella soluzione era veramente la più degna, la sola degna. Soltanto, mentre egli la considerava teoricamente, da spettatore disinteressato, il cuore dell'amico suo sanguinava. Come confortarlo? Che dirgli?

Il cavallo, nonostante la minor gravezza della soma e la minore pendenza della strada già presso al termine, non aveva modificato l'andatura. Ora il lago era scomparso dietro le spalle dei viandanti; in una insenatura della montagna si scorgeva il paesetto con le sue casette bianche sparse come un gregge intorno ad una massa alta e scura: la chiesa. Fra poche ore, lassù, si sarebbe compiuto il rito. Come avrebbe Lodovico sostenuto la commozione ineffabile, se il solo pensiero di ciò che si preparava lo turbava così? E che cosa sarebbe poi avvenuto dei due amanti? L'intenzione di attingere nella benedizione nuziale nuova forza per resistere alla tentazione e tornare al suo ufficio di moglie e di madre, chiudendo nel cuore la fiamma del sentimento vietato, deponeva senza dubbio in favore di quella donna; ma i migliori proponimenti sarebbero poi valsi contro l'abito contratto, contro la forza dei ricordi? Che ostacolo avrebbe ella potuto trovare nel compimento della cerimonia religiosa al proseguimento dei loro secreti rapporti? Vedendo l'angoscia dell'amico, Perez pensava di confortarlo con questo argomento: «Non ti disperare: costei che ti dà una prova d'amore rifiutando di unirsi a te, ma per restar tua con la memoria, col cuore, tornerà a te, nell'altro modo, quando vorrai....» ma uno scrupolo lo tratteneva, un senso come di pudore all'idea di negare una cosa bella, la saldezza dei buoni propositi di lei, la possibilità che entrambi perseverassero nel sacrifizio.

— Partiranno subito? — domandò tuttavia, per dedurne quando e dove avrebbero potuto rivedersi.

— Subito.... Scenderanno a Gozzana per prendere il treno delle undici e cinque.

— Tornano a Firenze?

— Per prendere i figli. Ripartono per l'Inghilterra.

— Suo marito non torna in Africa?

Lodovico rispose di no con una mossa del capo.

— No? Non vi torna più?

Con uno sforzo su sè stesso, l'interrogato proferì:

— No.... Si è dimesso.... Si stabiliscono a Londra....

A quell'annunzio, improvvisamente, Perez ebbe la piena coscienza del proprio torto. Il sacrifizio era totale, per volontà di lei, evidentemente; ella aveva sentito che non bastava unirsi spiritualmente al marito, ma che doveva restare al suo fianco, materialmente, vigilata dal suo affetto, lontana dalla tentazione. Nulla restava da dire per consolare l'afflitto; nulla, fuorchè lodare la bellezza di quell'anima; ma ogni parola di lode non avrebbe aperto una nuova ferita nell'anima dell'amante?

Procedettero ancora un pezzo in silenzio; poi, alla Croce del Calvario, scoprendosi il panorama della Valsilvana, simile ad uno squarcio enorme nel fianco della terra, con le vene denudate del Borchio e della Marsaglia, Perez sostò un momento, volgendo lo sguardo per il paesaggio.

— E questo «Grand-Hôtel» di Fraida? — domandò all'amico. — Io non me ne rammento.

— Dall'altra parte della montagna, oltre il bosco dei larici.

— La conosco, Fraida; dico che questo albergo due anni addietro non c'era.

— È nuovo, dell'altro anno.

Superato l'ultimo tratto dell'erta, il cavallo s'arrestò al principio d'un viale piano e diritto. Pareva che l'intelligente animale volesse significare: «È ora di risalire». Lodovico, infatti, riprese il proprio posto, seguito dall'amico. Appena sentì le redini in mano al padrone, la bestia ripartì al piccolo trotto, con la testa alta, scodinzolando. In pochi minuti percorse il viale, sino in fondo alla piazza.

La chiesa la dominava, da una specie di alta terrazza alla quale si saliva per una larga gradinata: una chiesa severa come un castello, munita di due campanili che parevano torri, coi muri disadorni anneriti dall'età, umidi e rivestiti di musco alla base. Un poco più in alto della chiesa, di fianco, tra una folta macchia di alberi, un vasto e basso casamento, con una specie di rustico, portico, formato da colonne di mattoni: la vecchia casa dei Bertini. Il cavallo s'avviò lentamente per la ripidissima viottola che portava lassù. Sotto il portico i parenti dell'ospite aspettavano: la sorella, il cognato, i nipoti.

— Benvenuto!... Bentornato fra noi!... — esclamò il dottore, con un sorriso cordiale sulla faccia barbuta, stendendo le braccia nerborute a prendere la valigia, a stringere le due mani dell'ospite. — Da quanto tempo ci aveva promesso questa desideratissima visita!...

— Si vede — soggiunse la sorella, scrollando il capo precocemente bianco di chiome, ma roseo e fresco di carnagione — che il nostro paese non gli piace, e forse neanche la nostra casa!

Perez protestò vivacemente:

— Signora Laura, non mi mortifichi, adesso!... Sarei di difficile contentatura se non giudicassi il paese semplicemente meraviglioso; e quanto alla loro casa, è proprio sicura che sia tutta loro, dopo che io vi sono venuto?

— Questo è anche vero! Ma se non esercitate la vostra parte di proprietà, c'è il caso d'incappare nella prescrizione!

— Eccomi qui ad interromperla!... Come cresce questa gioventù!... — esclamò poi, rivolgendosi ai due adolescenti, posando la mano sulle loro spalle, e fermandosi estatico dinanzi alla piccola Rita. — Ma guardate un poco come ci siamo fatte grandi e belle, zitte zitte, senza dirne nulla allo zio del cuore!... Non te ne rammenti più, dello zio del cuore?... Abbiamo perduto un poco di memoria, intanto che ci siamo fatte signorine?...

La bimba avvampò. Bruna con gli occhi azzurri, il viso magro e allungato dei Bertini, la personcina slanciata, l'espressione dolce e patetica, pareva una figura spiccata da un quadro.

— Se lo zio del cuore vuol vedere la stanza che gli abbiamo preparata....

— Sicuro che voglio vederla! E bada bene che se non è bella come quella dell'altra volta, mi prenderò la tua!

Era ancora la stessa, all'angolo di mezzogiorno e di levante, con le due finestre aperte sulle vedute della valle e del lago: un grosso mazzo di violette, in un vaso di cristallo sulla scrivania, la profumava. Egli vi si trattenne il tempo di disfare la valigia, di mettere in ordine le sue cose e cambiarsi; subito dopo uscì nel salotto in cerca di Lodovico.

— Mio fratello è andato un momento fuori, — gli disse la signora Laura. — Se avete bisogno di qualche cosa....

— Grazie! Di nulla!... Non sarà nello studio?...

— Oh, nello studio!... — esclamò l'interrogata, con espressione di profondo rammarico. — Non vi ha posto piede da che è qui; non ne ha neppure cercato la chiave!

— Non se ne dolga. Lo lasci riposare.

— È quel che ho detto per iscusarlo, a chi si lagna della sua inerzia. Vi ha parlato almeno del monumento sull'Antalba?

— No.

— Vedete?... Il suo nome fu concordemente suggerito da tutti, quando sorse l'idea d'innalzare una grande immagine sacra su quella vetta. Si sono raccolte più di trentamila lire: somma ragguardevole, se pensate che il nostro paese non è ricco, e che, naturalmente, questo denaro dovrà servire alle sole spese vive. Per la scelta del tema si sono interamente affidati alla sua fantasia d'artista; monsignor Garbarini, il nostro vescovo, gli ha fatto sapere che se i fondi disponibili non basteranno allo svolgimento di un'idea grandiosa, supplirà del suo. Ma dopo molte promesse, dopo le calde sollecitazioni rivoltegli da Don Pietro Castelli, il nostro vecchio e buon curato orgoglioso di lui più che un padre del figlio, egli non parla neppure di mettersi al lavoro. Aveva detto che doveva risalire su quel monte, per ispirarsi: dacchè è qui, è uscito oggi la prima volta, per venirvi incontro.

— Ha lavorato tanto, a Firenze....

— Non è il lavoro quello che lo abbatte così; io so di quali sforzi è capace quando ha sereno lo spirito.... Sentite, Perez, giacchè siamo su questo doloroso argomento.... Noi abbiamo aspettato con tanta impazienza questa vostra visita perchè speriamo molto in voi.... Non vedete com'è ridotto il mio povero Lodovico?

— Mi pare un poco sofferente, infatti. Che ha?

— Lo sappiamo, forse?... Mio marito non è riuscito ad osservarlo, non gli ha potuto strappare una sola parola. Dichiara che sta benissimo! E non digerisce, passa le notti insonni....

— Neurastenia, dispepsia nervosa, probabilmente.

— Poterlo credere!... Noi facciamo assegnamento su voi, Perez, che gli siete tanto amico, che avete la sua confidenza.... Con noi è chiuso, irritabile a un grado che non posso dirvi.... Interrogatelo, diteci che ha, che cosa possiamo fare per lui; fate voi stesso qualche cosa per guarirlo, per divagarlo....

— Proverò, signora Laura; ma bisognerebbe aver tempo, e disgraziatamente i giorni della mia licenza sono contati.

— Già, dimenticavo che siete venuto per la cerimonia di domani, non per noi.... Siete molto più amico di quei signori che nostro!

L'espressione di fiduciosa preghiera, di cordiale abbandono che aveva animato il suo viso e la sua voce diede luogo, mentre ella proferiva queste ultime parole, a un senso di riserva, quasi di diffidenza.

— Amico no, davvero!... — protestò Perez.

— No?

— Conobbi la signora a Valsorrisa, due anni addietro, quando passammo la stagione lassù con Lodovico.

— Giovane? Bella? — domandò l'altra, a denti stretti.

— Ma come? Non la conosce?

— Io no.

— Non sono qui col marito, alla Fraida?

— Sì, ho sentito che vi sono tornati da qualche giorno, dopo esservi stati un mese fa, per la richiesta delle pubblicazioni; ma io non li ho visti, nè allora nè ora....

Perez tacque un poco; poi, come spiegando la cosa a sè stesso, riprese:

— Senza dubbio, nella loro condizione particolarissima, hanno bisogno di solitudine, di raccoglimento....

— Senza dubbio! — ripetè la signora Laura. — Nessun indiscreto — soggiunse, sottolineando la parola con l'intonazione della voce e un gesto della mano — li disturberà.

— Però, con loro.... coi parenti di Lodovico....

— Ma già: è quel che si potrebbe pensare, se gli sono tanto amici da scegliere proprio il suo paese per compiervi questa.... — Non pronunziò la parola; dopo una breve reticenza riprese: — Non mancavano certamente siti fuori mano, in Toscana.... se stanno a Firenze....

— Vi sta la signora. Il marito è rimasto finora in Africa, nella Stanlesia.... Suo fratello non le ha narrato?

— Lodovico non è stato mai molto loquace; ora, poi....

Parve che ella volesse aggiungere qualche cosa, ma si rivoltò a un tratto udendo rumore di passi: lo scultore apparve sull'uscio.

— Laura, — disse alla sorella, — non mi riesce di trovar la chiave dello studio. Dove l'avranno cacciata?

— L'ho serbata io. Ti serve?

— Bisognerebbe aprirlo per mettervi un po' d'ordine.

— Subito. Faccio da me, o vieni anche tu?

— No, io resto con Perez.

I due amici uscirono sulla terrazza. Il velo della nebbia si era sollevato un poco; un sole pallido, senza raggi, pendeva sulla cima Antalba.

— Ho sentito del monumento sacro che vogliono innalzare lassù, — disse Perez. — Ti disponi a lavorare?

— Io?... Se mi dài un'idea, se mi spieghi che cosa debbo fare!...

Si appoggiò a una delle colonne, strappò alcune foglie gialle dalla vite che vi si attorcigliava, e soggiunse, pianissimo, come parlando tra sè:

— Domattina verrà qui.

— Ho sentito che tua sorella non la conosce ancora.

— No. Non ha voluto conoscere nessuno dei miei, non ha voluto entrare in questa casa, prima della funzione sacra....

Perez chinò il capo in atto d'approvazione, senza pronunziare le parole di lode che gli venivano alle labbra.

— A proposito!... — esclamò poi, — vorrei dirti una cosa.... La signora Lariani mi scrisse di astenermi dalle solite formalità; ma fiori vorrei pure mandarne.... anche come annunzio che sono arrivato.

Lodovico rispose, con lo stesso tono raccolto:

— Fiori, sì. Li mando anch'io....

— Ne avete sempre tanti, in giardino? Tuo cognato li coltiva con la stessa passione?

— Sempre....

La piccola Rita attraversava in quel momento la terrazza correndo. Visti i due amici, si fermò di botto.

— Rita, — le domandò lo zio, — dov'è tuo padre?

— L'hanno mandato a chiamare da Cecco della Gervasa.... Dice che sta molto male.

— E tu dove vai?

— In giardino, a coglier fiori per la cappella del Redentore.

— Lasciane, dei belli.... Ne ho bisogno.

— Eh!... — rispose la bimba, facendo col braccino un gesto largo. — Prima che li colga tutti!... Ma se vuoi scegliere, perchè non vieni con me?

— Mi pare che la mia nipotina del cuore abbia proprio ragione, — approvò Perez. — Andiamo anche noi.

Si avviarono. Dietro l'edificio principale, oltre la corte interna, dirimpetto ai corpi rustici, il vecchio granaio che lo scultore aveva trasformato e adattato a studio già mostrava il grande uscio e le finestre spalancate. La signora Laura, vedendo passare la piccola brigata, venne innanzi sulla soglia.

— Dove andate?

— In giardino, — rispose Rita.

— Laura, — soggiunse lo scultore, — io e Perez abbiamo bisogno di fiori, per stasera.

— Ma.... — fece ella, esitante, e quasi con un moto di contrarietà. — Domani, veramente, bisognerebbe ornare la cappella, alla Guardiola.

Un lampo passò nello sguardo di Lodovico. Egli rispose, con voce dura:

— Se bisogna ornare la cappella, cercheremo altrove....

— Ma no, ma no.... fa' pure.... ce ne sarà per tutti.... — soggiunse tosto la signora Laura, riguardosa a un tratto, e come pentita delle prime parole; mentre suo fratello, voltatosi verso la bambina, le ingiungeva brevemente:

— Rita, andiamo!

La bimba, quasi comprendendo il secreto dissenso dei parenti, si voltò a guardare la madre coi grandi occhi inquieti, poi si mosse dietro allo zio.

Allora, con voce concitata e dolente, la signora Laura trattenne un istante l'amico.

— Vedete, Perez?... Ha preso fuoco.... Che gli ho detto?

— Sst!... Stia zitta!... Venga, venga con noi.... — E procedendo a brevi passi, in modo da far crescere la distanza dai due che li precedevano, l'ospite riprese: — Scusi, mia buona amica, ma neanche a me sembra che la nostra richiesta le abbia fatto molto piacere....

Vivacemente, schiettamente, ella confessò:

— È vero, sì.... e ve ne chiedo scusa!... Ma che volete!... Se dovessi dirvi che vediamo con molta simpatia questa donna, non sarei punto sincera.

— Mi permette di dirle che ha torto?

— Perchè è venuta qui? Perchè si nasconde da noi? Che cosa significa questo tardivo matrimonio religioso? Che cosa vuole da mio fratello?... No, Perez: bisogna che vi dica tutto, una buona volta.... Io sento che il male di Lodovico viene da lei.

Egli rispose, con voce grave:

— Il male, ma forse anche il bene.

— Come sarebbe a dire?

Erano sulla soglia del giardino, dove lo scultore e la sua nipotina cominciavano ad aggirarsi, chinati sulle aiuole, sui vasi, sulle piccole tettoie che riparavano le piante più delicate dalle intemperie.

— Signora Laura, a una donna d'alti sentimenti come lei si può, si deve anzi dir tutto, affinchè giudichi serenamente.... La signora Lariani è stata una grande passione di Lodovico; non è mancato per lui se, invece di rendere indissolubile il nodo coniugale, ella non lo ha sciolto, chiedendo ed ottenendo il divorzio in Africa per sposare suo fratello. Lei stessa si è opposta a questo disegno; lei stessa, stringendosi al padre dei proprî figli, rende impossibile la pazzia che Lodovico avrebbe commessa a cuor leggero. Non ha voluto lei stessa conoscere nessuno di loro, finchè la benedizione nuziale non avrà cancellato il ricordo del legame colpevole e riscattato l'errore.

— Ah!... — fece la signora Laura, fermandosi e guardando l'ospite con un senso d'immenso stupore.

— Domani, dopo la cerimonia, prima di partire per l'Inghilterra, dove vanno a stabilirsi, verrà qui. Veda lei, nella sua bontà, nella sua giustizia, se merita di essere accolta ostilmente....

IV. Il rito.

Il domani, all'alba, mentre ancora tutta la casa era immersa nel sonno, Perez fu destato dalla cameriera che venne a portargli il caffè. Si levò, si vestì rapidamente, e andò a picchiare all'uscio di Lodovico. Lo trovò seduto alla scrivania, con la testa fra le mani: vedendo il letto non ancora disfatto e le molte carte strappate nel cestino, comprese che aveva passata la notte a scrivere ed a stracciare i suoi scritti.

— Se la cerimonia è per le sette, — gli disse, senza dare a divedere d'essersi accorto di nulla, — non abbiamo molto tempo da perdere.

— Sono pronto.

Uscirono insieme nella corte, montarono sul calessino già attaccato, guidato questa volta dal fattore, che prese la via della Fraida. Non scambiarono una parola durante il breve percorso, sotto il bosco dei larici. La nebbia si era riaddensata, nella notte, ma un vento fresco che cominciava a levarsi la discacciava ora lungo le coste dei monti, la faceva svaporare dalla valle come da una immensa caldaia. Una carrozza a quattro posti stava ferma dinanzi al cancello del «Grand-Hôtel»; gli sposi aspettavano nel salottino del pian terreno rialzato. In un semplicissimo abito da viaggio, di color grigio, senza trine, senza nastri, con una sola spilla al colletto, formata da tre serpentelli annodati in un triplice simbolo di eternità, la signora Lariani, in piedi accanto alla finestra, leggeva un libro che posò sul davanzale per volgersi ai sopravvenuti.

— Grazie dei fiori! — disse, mostrando i mazzi disposti in due grandi vasi sul pianoforte. — Grazie a voi, Perez, d'avere accettato.... — Rivolta al marito, presentò: — Domenico Perez, Francesco; il dotto e l'artista di cui ti ho tanto parlato, che ci fa il piacere di esser tuo testimonio.

Il colonnello Harrington gli strinse la mano, dicendo in un italiano alquanto dentale:

— Le sono molto grato dell'onore che mi fate.

— Lieto e fortunato io stesso....

— Sono le sette precise, — riprese ella, dopo aver guardato l'orologio, e rivolgendosi allo scultore, a cui il colonnello si era avvicinato, salutandolo con molta cordialità. — Non si potrebbe essere più puntuali! Il tempo di prendere una tazza di tè: volete?

— Grazie, no.... — si scusò egli, inchinandosi.

— Allora voi, Perez?

— Volentieri, signora.

— Poco latte o molto?

— Moltissimo.

— Quante altre volte siete venuto quassù? — gli domandò ancora, servendolo.

— Tre o quattro; ma non mi sono bastate. Bisognerebbe viverci tutta la vita.

— Tutta è forse troppo; ma pochi luoghi, veramente, ho visto di una bellezza così perfetta. È vero, Francesco?

— Sicuramente, — confermò l'interrogato, cominciando ad infilarsi i guanti. — Vi sono paesaggi di più maestà, ma nessuno così.... così «graceful».

— Ben detto, — approvò Perez. — La grazia è propriamente la qualità di queste linee.

— «Do you speak english»?

— «Yes, Sir».

— «I am very glad»....

Mentre essi parlavano in inglese, ella s'avvicinò a Bertini, che sfogliava il libretto da lei lasciato sul davanzale della finestra. Era un opuscolo di poche diecine di pagine, legato di tela verde con fregi d'oro; sul frontespizio miniato si leggeva: «Il Matrimonio cristiano, con l'aggiunta della Messa per gli sposi». Ogni pagina, inquadrata di rosso, era divisa in due colonne: una per il testo, l'altra per la traduzione della «Benedictio anuli» e della «Missa pro sponso et sponsa».

— Io non sono dotta come voi, — spiegò ella, con un sorriso di scusa. — Ho bisogno di aiuto per comprendere le formole del rituale.

Egli rispose, senza alzare lo sguardo, continuando a sfogliare macchinalmente le pagine:

— È un latino molto facile.

— Sì, quello della messa comune lo conosco anch'io; ma vi sono parti nuove, in quella che andiamo ad ascoltare.... A questo proposito....

S'interruppe, sollevò le mani, si trasse dal dito l'anello nuziale, e glielo porse.

Egli depose il libro, senza stendere la mano. Il suo sguardo pareva cieco; il viso era livido e inespressivo come una maschera.

— Prendete, custoditelo; tocca a voi consegnarlo al sacerdote.

La mano che egli sollevò lentamente tremava; quando ella vi ebbe deposto il cerchietto d'oro, si abbassò come gravata d'un peso insostenibile.

— «Stanlesia has been founded twenty years ago», — spiegava il colonnello a Perez; — «it is a free State of english speaking people»....

— Se non vi dispiace, — diss'ella, volgendosi dalla loro parte, — continuerete la vostra conversazione in carrozza; ora è tempo d'andare....

Raccolse da una poltrona i guanti e il mantello, che Perez corse a reggerle; poi, preso il libretto della messa nuziale, disse a Bertini che chiudeva con un gesto automatico l'anello nel portamonete:

— Datemi il braccio.

Si avviarono così, a fianco l'uno dell'altra. Ella era, come sempre, perfettamente padrona di sè, sciolta nelle mosse, serena nel viso. Il braccio di lui tremava tanto, il suo passo era così malfermo, che ella sostò un momento, nel giardino.

— La mattinata è fresca. Vi levate mai così presto?

— Talvolta....

Tremava anche la sua voce, pareva che egli non potesse più dominarsi.

Ella si volse a guardare dietro di sè. Perez, rimasto solo mentre il colonnello dava ordini al portinaio ed al cameriere, si avanzava a raggiungerli.

— Quanto tempo è, Perez, — gli domandò, — che assisteste in duello il vostro amico?

— Molti anni, signora; troppi anni!... — Sottolineando con l'espressione della voce e dello sguardo l'esortazione al coraggio che era nell'allusione di lei, soggiunse: — Ti rammenti, Lodovico?

Sopraggiunto il marito, salirono in carrozza: ella prima, additando a Bertini il posto accanto al suo; Perez e il colonnello poi, sedendo sui posti dirimpetto.

Il vento, ringagliardito, aveva squarciato il velo della nebbia; candidi lembi ne rimanevano ancora attaccati alle asperità delle montagne, simili a brandelli d'una gran veste lacerata; fiocchi di vapori s'insinuavano fra i solchi della terra in modo da porne in evidenza tutta la plastica.

— La cima Antalba è quella? — domandò ella, rivolta a Bertini, e additando la vetta più alta della Gobba del Cammello.

— Sì.

— Lassù dovrebbe sorgere il vostro monumento?

Egli rispose con una impercettibile scossa delle spalle. Riprendendo l'animato discorso in inglese col marito, Perez non lasciava con gli occhi l'amico, e il ricordo evocato dalla signora Lariani si precisava ora nella sua memoria. Nella prima gioventù, forse più di venti anni addietro, in seguito a una discussione artistica invelenitasi e degenerata in diverbio, egli aveva assistito Lodovico sul terreno, a Roma. In una simile mattinata autunnale, lungo la via Appia, si era trovato seduto come ora dinanzi al compagno in procinto di battersi; ma il pericolo a cui il giovane andava allora incontro lo aveva reso loquace, ilare, quasi felice, mentre l'uomo maturo pareva ora smarrito all'appressarsi dell'ultimo atto della sua ultima passione.

Salita e girata dalla parte del monte, la carrozza venne ad arrestarsi dinanzi alla porticina destra della chiesa: la sola aperta, delle tre. Le poche persone che stavano giù nella piazza volsero appena il capo: certamente la curiosità di assistere ad una cerimonia nuziale le avrebbe spinte a raggiungere la comitiva; ma nessuno sospettò che a quell'ora, senza apparato, si stesse per celebrare un matrimonio: evidentemente i forestieri accompagnati dal signor Bertini andavano visitando le cose notevoli di Promonte. Dall'interno, il tendone di pelle imbottita che difendeva l'entrata della porticina si sollevò: il vecchio custode apparve, inchinandosi a tutti, salutando con rispettosa cordialità lo scultore.

— Signor Lodovico, suo servo.

Ella domandò entrando:

— Non vi è qui un'opera del signor Bertini?

— Eccola! — rispose il vecchio, additando l'acquasantaio.

Un grande angelo, con le ali raccolte, lo sguardo al cielo, le braccia protese ed arcuate, reggeva con ambe le mani un'anfora antica. Le forme disegnate sotto il peplo leggero erano quelle d'un adolescente, senza sesso, o piuttosto ambiguamente partecipe dei caratteri dei due sessi: un divino ermafrodito, agile e forte come un efebo, coi fianchi e il seno soavi d'una giovinetta canefora, il viso d'una bellezza ideale e propriamente oltreumana.

— Pare un Donatello, — disse il colonnello, rompendo il silenzio.

— Infatti! — rispose Perez, molto stupito d'udire un così sagace giudizio artistico in bocca ad un uomo d'arme piovuto dall'estrema Africa orrenda.

Il vecchio, con voce tremante di orgoglio e di tenerezza insieme, soggiunse:

— Il signor Lodovico aveva appena vent'anni quando la lavorò per la sua chiesa.... Questa è la chiesa del signor Bertini.... Qui son sepolti i suoi nonni, qui si sposarono i suoi genitori, qui fu tenuto a battesimo.... Me ne rammento come fosse ieri, e se ne rammenta Don Pietro.... Lì, dinanzi al fonte.... la sua sorellina e gli altri bambini che reggevano i ceri.... ed era buono anche nelle fasce, il nostro signor Lodovico....

Lo scultore pareva non udisse, considerando il marmo; ma non pareva neanche che vi riconoscesse l'opera propria, tanto il suo sguardo era attonito.

— Ora si aspetta la statua che lavorerà per la cima Antalba.... L'ha promessa a Monsignore!... Chi sa che bellezza....

Perez tagliò corto, osservando:

— Non facciamo aspettare il signor curato.

Per la navata di destra, nella cui penombra splendevano le luci delle lampade votive, la comitiva si avviò alla sacristia. Don Pietro, già vestito del camice e della pianeta, finiva di cingere la stola ed il manipolo: vecchissimo, con una tenue aureola di capelli bianchi intorno alla fronte ed alla nuca che parevano scolpite nell'avorio antico, egli manteneva ancora diritta l'alta persona, e solo le sue mani tremavano un poco. Le distese ai sopravvenuti, chinando la bella testa in atto di saluto, e disse:

— Se gli sposi vogliono udire la lettura del «Contrahant», non resterà poi che apporre la loro firma, con quella dei testimonî, dopo la cerimonia.

Assentendo tutti, prese dalle mani del chierico il foglio e lesse la formula di consentimento dell'autorità ecclesiastica. Poi chiese:

— L'anello?

Ella si volse a Bertini: ma poichè pareva che questi non comprendesse, spiegò:

— Bertini, volete dare l'anello al Reverendo?

Allora soltanto egli trasse il cerchietto d'oro e lo consegnò al sacerdote.

Tutti tornarono in chiesa. Non vi erano se non due donne, due contadine, inginocchiate sotto il pergamo. Gli ori dell'altare rifulgevano alla luce dei ceri che il sacrista veniva accendendo. Due inginocchiatoi stavano disposti sopra un breve tappeto, poco discosti dal primo gradino, per gli sposi; più indietro, due sedie per i testimonî.

Il celebrante salì sull'altare, lentamente, sostando ad ogni gradino. Fece l'atto di genuflettersi, distese le braccia, chinò la fronte e baciò la tovaglia. Poi, ridisceso, si appressò agli sposi. Nel silenzio augusto domandò con voce solenne:

— Voi, Francesco Patrizio Harrington, volete prendere per vostra legittima moglie, secondo il rito di Santa Romana Chiesa, Rosanna Lariani?

Rigidamente composto, come dinanzi ad un capo, come sulla fronte del suo reggimento, l'interrogato si sciolse dall'atteggiamento marziale, s'inchinò e disse con voce vibrante di commozione contenuta:

— Sì.

— E voi, Rosanna Lariani, volete prendere per vostro legittimo marito, secondo il rito di Santa Romana Chiesa, Francesco Patrizio Harrington?

Ella che reggeva con le due mani intrecciate il libretto, a testa china, prosciolse le braccia, rialzò la fronte e rispose fermamente:

— Sì.

Un senso d'indefinibile inquietudine guadagnò l'animo di Perez. Senza volgere il capo egli guardò con la coda dell'occhio alla sua destra. Lodovico, ritto dietro la seggiola, ne aveva strettamente afferrata la spalliera con una mano; l'altra, con la quale reggeva il cappello, era scossa da un tremito violento. Col viso cadaverico, le mascelle contratte, lo sguardo fiso e ardente, era evidente che faceva uno sforzo straordinario per non tradirsi.

Ma già, alzate le braccia paterne, distese le venerabili mani tremolanti, socchiusi i miti occhi, il sacerdote pronunziava con voce ispirata le parole irrevocabili:

— «Ego coniungo vos in matrimonium, in nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti».

L'inquietudine, la commozione, il turbamento di Perez, al pensiero della tempesta che imperversava in quel punto nel cuore dell'amico, divennero insostenibili; col bisogno di reagire, di scuotersi, di fare qualche cosa, depose il cappello sulla seggiola e cominciò a cavarsi i guanti.

Ora, risalito sull'altare, il sacerdote iniziava la cerimonia della Benedizione, proferiva le formule alle quali l'accolito dava le dovute risposte.

— «Adiutorum nostrum in nomine Domini».

— «Qui fecit coelum et terram».

— «Domine, exaudi orationem meam».

— «Et clamor meus ad te veniat»....

Quale secreta virtù possedevano le parole antiche, le formule che per secoli e secoli erano state ripetute dalle anime pie, che per secoli e secoli avrebbero echeggiato sotto le vôlte sacre al raccoglimento ed alla penitenza, sopra le culle e sopra le bare? Appartenevano ad una lingua non più parlata dagli uomini, ma eternamente viva, come la più propria espressione della preghiera. E il significato ne era così chiaro, si traduceva così facilmente anche agli ignari:

— «Benedici, Signore, questo anello che noi nel tuo nome benediciamo, affinchè colei che lo porterà, tenendo integra fede al suo sposo, rimanga in pace e nella volontà tua, ed in carità scambievole sempre viva. Per Cristo Signore nostro, Figlio tuo, che teco vive e regna nei secoli dei secoli».

— «Così sia».

Il cerchietto d'oro era stato deposto in un vassoio d'argento. Curvata l'alta persona a prendere l'aspersorio che l'accolito gli porgeva, il sacerdote tracciò con mano non più tremante un segno di croce sul simbolo; poi lo consegnò allo sposo, che lo passò all'anulare sinistro della donna sua.

— «In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

— «Così sia».

— «Conferma, Signore, ciò che noi operammo».

— «Dal tempio santo tuo che è in Gerusalemme».

— «Kyrie Eleison»....

Allora accadde una cosa terribile. Come un brivido sonoro, come l'anelito e il gemito d'un'anima ferita e penante echeggiò sotto le vôlte della vecchia chiesa; poi la voce potente dell'organo si affermò, si modulò, si svolse nelle note lunghe e gravi d'un canto solenne. Perez si sentì opprimere il petto e mozzare il fiato e velare lo sguardo da una commozione veemente, che un repentino moto di collera soffocò e poi disperse. Chi aveva ordinata quella musica? Alla cerimonia da celebrare con estrema semplicità, chi aveva aggiunto l'irresistibile prestigio di quel canto d'implorazione, di fede e di speranza? Non bastava il tormento inflitto allo spettatore di quelle nozze; bisognava anche, per colmo di raffinatezza, esasperarlo con la sottile e profonda malìa dei suoni e dei ritmi?... E col cuore tremante di carità impotente, sapendo di non poter far altro che appagare il secreto senso di curiosità sempre vigile nel suo spirito indagatore, egli si volse a guardare l'amico.

Lodovico Bertini era rimasto nello stesso atteggiamento, con la destra alla spalliera, con l'altro braccio pendente lungo il fianco; ma non tremava più, non si stringeva con la forza di prima al sostegno. Pareva che tutte le sue membra rilassate si fossero rapprese in quella positura; soltanto la fronte si era abbassata, e dalle palpebre gonfie le lacrime sgorgavano, solcavano le guancie emaciate, stillavano a terra.

I coniugi gli voltavano le spalle; l'officiante, sull'altare, era intento alla celebrazione del rito: nessuno poteva scorgere il suo pianto. Se anche lo avessero scorto, egli non sarebbe riuscito a frenarlo. Non piangeva da tanto tempo, dalla notte passata in viaggio, sul treno, con lei. Non aveva più pianto, alla stazione di Milano, vedendola andar via con quell'uomo a cui aveva dovuto stringere la mano e rivolgere parole senza nesso nè significato. Non aveva pianto neanche dopo averli riveduti entrambi, alla Fraida, invitato da lei, quando vi erano venuti per le pubblicazioni; dopo averla udita annunziare che, insieme con Perez, egli, egli stesso, sarebbe stato testimonio alle nozze, e che, compiuta la cerimonia e ripresi i figli a Firenze, sarebbero andati a stabilirsi in Inghilterra. Tutte queste cose lo avevano troppo stordito, come colpi di mazza sulla nuca. Le poche parole scambiate da solo a sola con lei, in un momento di libertà, gli avevano dimostrato che nulla gli restava da fare se non obbedirla, fino all'ultimo, covando il suo corruccio, nutrendosi del suo dolore. Durante l'ultima notte aveva vegliato, tentando di significarlo, per lei; cercando parole che non sarebbero più uscite dalla memoria di lei, che le avrebbero eternamente attestato la forza della sua passione, che l'avrebbero implacabilmente accompagnata, come la voce del rimorso, come il rantolo dell'agonia; ma aveva lacerato tutte le sue scritture, non trovando neppur una espressione capace di rendere tutto il suo pensiero, giudicando vana la ricerca, artificioso lo studio, riconoscendo l'inutilità d'ogni tentativo di influire in qualunque modo su quell'anima risoluta ed inflessibile. Era rimasto inchiodato sulla poltrona, innanzi alla scrivania, con le membra di piombo, con gli occhi aridi e bruciati. Aveva trasalito all'arrivo dell'amico, rabbrividito al freddo dell'alba autunnale, tremato entrando nell'albergo, ritrovandosi dinanzi a lei ed all'uomo che gliela portava via senza speranza più di ritorno. Quando ella si era tolto dal dito l'anello nuziale, affidandoglielo, per poco non lo aveva lasciato cadere, ma non già in un impeto di ribellione, bensì dalla violenza dello stordimento. Egli, egli stesso, che aveva voluto spezzare quell'anello e dargliene uno suo, per la vita e per la morte, egli stesso doveva ora custodirlo affinchè un altro lo ripassasse, benedetto, al suo dito, per la vita e per la morte?... Nulla aveva più avuto senso, durante il ritorno a Promonte, in carrozza, in chiesa, dinanzi all'opera giovanile, alla statua scolpita da qualcuno di cui si era rammentato confusamente, come di una conoscenza perduta, come di un morto. Delle parole del custode non aveva compreso altro che l'evocazione dei suoi morti, rivedendo le salme deposte su quel livido marmo, in un tempo lontano, o forse ieri. Nello spirito ottenebrato, nell'anima smarrita, i preparativi della cerimonia, le figure e i gesti e le voci avevano assunto un carattere irreale, come nei sogni. Sì, ella aveva risposto di sì, inevitabilmente, come negli incubi, quando nulla si può fare per impedire che le fatalità si compiano, quando non si può accorrere, quando non si può gridare. E l'anello nuziale che era stato in suo potere era tornato al dito di lei, per mano d'un altro! A un tratto, udendo gli accordi dell'organo, riconoscendo la voce delle vecchie canne armoniose come gole umane, la voce che aveva impetrato requie eterna ai suoi morti, che cantava requie alla sua speranza, il suo pianto troppo a lungo contenuto traboccò.

La voce diceva: «La speranza è morta, la gioia è finita, la stessa tua vita finisce: esala gli ultimi sospiri qui dove traesti i primi vagiti; aspetta di raggiungere colei che lungamente invano sognò di vederti un giorno dinanzi a questo altare, accanto alla tua sposa, di udirti pronunziare la sillaba del consenso, la sillaba che ella stessa disse all'uomo col quale ti generò; paga ora i tuoi errori, sconta la tua gioia effimera e peccaminosa; nascondi lo strazio dell'anima tua all'uomo che offendesti e che riprende i suoi diritti; piangi tutte le tue lacrime perchè il tuo sogno è svanito senza ritorno mai più, china la fronte superba dinanzi alla divina maestà d'una legge che disconoscesti e calpestasti, ai giorni del folle orgoglio, della baldanza cieca....»

Poi il canto solenne e potente del Kyrie si abbassò di tono, si spezzò nelle frasi d'un mottetto accompagnante la recitazione del Pater:

— «Padre nostro che stai nei cieli, santificato il nome tuo, venga a noi il tuo regno, sia la tua volontà»....

Una volontà fatale si compiva, infatti. Contesa da due affetti, quella donna tornava necessariamente al primo. Egli non assisteva semplicemente alla consacrazione di quelle nozze, ma vi contribuiva per una necessità evidente. Ogni atto ed ogni gesto, dinanzi a quell'altare, avevano un significato recondito che egli ora discopriva; rendendo l'anello, egli rendeva al possessore legittimo la donna già stata sua. Colui che l'aveva impalmata e poi perduta, la riotteneva ora da lui. Non era soltanto necessario, ma giusto. Nella vita di quella donna egli era stato un episodio, un'illusione, un errore: errore anch'esso fatale, ma emendabile....

— «Dànne il nostro pane.... non indurne in tentazione»....

La preghiera aveva anch'essa un senso profondo: chiedendo di non esser tentate, le creature umane confessavano tutta la debolezza loro. Ella era caduta, come tante altre; ma per rialzarsi, come poche altre. Ed il Pater noster di quella Benedizione nuziale non si chiudeva come l'ordinario: la voce dell'accolito si sposava a quella del prete, implorando ancora:

— «Liberane dal male».

— «Salva i tuoi servi».

— «In te, mio Dio, speranti».

— «Manda loro. Signore, un santo aiuto».

— «E da Sionne custodiscili».

— «Sii ad essi, Signore, torre di fortezza».

— «Contro la faccia del nemico».

— «Signore, esaudisci la mia prece».

— «E salga a te la voce mia».

— «Il Signore sia con voi».

— «E con lo Spirito tuo».

Il canto tacque, e le labbra del dolente cessarono di tremare e gli occhi di piangere. Tutta la sua attenzione era diretta a comprendere le formule sacre, a non perderne una sillaba sola. Rivolto ancora ai coniugi, il sacerdote ora supplicava:

— «Volgiti in grazia, Signore, sopra questi tuoi servi, ed agli istituti tuoi, coi quali ordinasti la propagazione dell'umano genere, benignamente assisti, affinchè coloro che dall'autorità tua sono congiunti, col tuo ausilio ti servano».

Era giusto che sull'amore fecondo di quegli sposi, di quei genitori, si stendesse la benedizione divina. L'amor suo era stato invece condannato alla sterilità; tutti i suoi amori fuori legge erano stati senza frutto, spasimi vani, adulterazioni dell'ufficio di natura. I suoi occhi inariditi si fermarono sul corpo della donna genuflessa ora dinanzi all'altare, con lo sguardo sulle pagine del libro sacro. Nella positura abbattuta, dietro l'ampio giro della veste cadente, le sue forme parevano scomparse; nè la memoria gliele rappresentava ormai più. Aveva egli premuto quel corpo con le mani tremanti di desiderio, con le labbra ardenti di febbre? A quell'ora lo stesso ricordo del possesso un tempo esercitato era svanito; come non vedeva il corpo di lei, egli non sentiva più il proprio, assiderato, congelato nella rigidità del dolore.

— «Per Cristo Signor nostro. Figlio tuo, che teco vive e regna nei secoli dei secoli».

— «Così sia».

Finita la Benedizione, cominciava ora la Messa.

— «In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Mi accosterò all'altare di Dio».

— «A Dio che è letizia della giovinezza mia».

La voce dell'organo accompagnò la recitazione del Salmo; un supplice ardore, uno slancio di tutta l'anima sulle ali della speranza; poi queruli gridi soffocati di dolore e di rimorso, la prostrazione, l'abbattimento; e poi ancora il richiamo potente della fede sicura, squilli di gloria trionfale. «Giudicami, Signore, e scerni la causa mia da quella della gente non santa.... Poichè tu sei, Dio, mia fortezza, come mai m'allontani da te?... Canterò al suono della cetra le vostre lodi, mio Dio; perchè sei triste, anima mia, e perchè mi conturbi? Confida nel Signore, poichè lo loderò ancora come mia salute e mio Dio.... Mi confesso a Dio onnipotente.... Abbia misericordia di voi l'onnipotente Iddio, e perdonàti i vostri peccati vi conduca alla vita eterna.... Dimostrane, Signore, la tua misericordia e concedine la grazia tua salutare»....

Baciato l'altare, il sacerdote recitò una preghiera sommessa; poi, con voce ispirata, disse agli sposi il passo di Tobia:

— «Il Dio d'Israello vi unisca ed egli stesso sia con voi. Fa', o Signore, che da oggi questi due più che prima ti benedicano. Beati coloro che temono il Signore e procedono per le sue vie. Sia gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo».

— «Kyrie eleison».

— «Kyrie eleison».

— «Christe eleison».

— «Christe eleison».

Una gran voce, un coro di voci clamanti percosse l'aria, fece tremare i vetri delle alte finestre. Al più rapido ritmo il penitente sentì slargarsi il petto oppresso, riaffrettarsi il debole polso, un'onda di sangue salirgli al viso ed alla fronte.

— «Esaudiscine, onnipotente e misericordioso Iddio, affinchè ciò che per nostro ufficio è amministrato, dalla tua benedizione sia meglio adempiuto. Per Cristo Signore nostro, Figlio tuo, che teco vive e regna nei secoli dei secoli».

La muta voce dell'anima vinta assentì: «Così sia». La ribellione era vana, la rassegnazione inevitabile. Egli non ne era più avvilito, come una volta. Nelle frasi dell'Epistola agli Efesii, che il sacerdote ora leggeva, lo spirito stanco riconosceva verità necessarie, attuali ed eterne. «Siano le donne soggette ai loro sposi come a Dio, poichè l'uomo è capo della donna....» ed era bastato che quell'uomo si fosse presentato perchè tosto riprendesse la donna sua.... «Uomini, amate le vostre spose....» e colui amava la consorte d'un amore sincero, sicuro, costante, senza convulsioni, senza follie. «Chi ama la sua sposa ama sè stesso.... Perciò l'uomo abbandonerà il padre suo e la madre sua, e si stringerà alla sua sposa, e saranno due in una carne....». L'immagine di quelle due carni aderenti, la visione di quei due corpi accoppiati, la gelosia fisica delle voluttà procurate a quella donna da un altro, ora non lo torturavano più, egli non presumeva più che ella ne fosse stata contaminata.

Il salmo del Graduale e del Tratto risonarono in mezzo a una melodia dolce e lene, ad un fremito d'ale che finì in un clangore di trombe e di tube.

— «La tua sposa sia come una vite abbondante tra le mura della tua casa. Siano i tuoi figli come novelle piante d'olivo nel cerchio della tua mensa. Alleluja! Alleluja! Mandi a voi il Signore aiuto dal suo santuario, e da Sionne vi custodisca. Alleluja! Ecco così sarà benedetto l'uomo che teme il Signore. Ti benedica il Signore da Sionne, e vedrai i beni di Gerusalemme per tutti i giorni della vita tua, e vedrai i figli dei figli tuoi. Pace sopra Israello»....

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