ATTO PRIMO
Reading edition
ATTO PRIMO
SCENA I.
Il dottor SALVETTI, il conte DIONIGI, GIULIANO D'ALMA, RENATO ALBENGA, GUSTAVO RIVOLI, poi ANTONIO.
(Tutti sono seduti, con aria di persone di casa. Giuliano D'Alma ha un libro in mano, e legge estasiato. Renato Albenga ha in mano un taccuino ed un lapis con cui scrive. Il più appartato è Gustavo Rivoli.)
Salvetti
(ad Albenga) Non perde tempo il nostro drammaturgo!...
Albenga
Eh!
Salvetti
Scrivete sempre?
Albenga
Butto giù degli appunti. Noialtri artisti psicologici siamo gli apparecchi sismografici dell'umanità.
Salvetti
Scusate se è poco!
Dionigi
(Si alza, si avvicina a uno specchio e comincia a tormentare la sua cravatta.)
Albenga
Noi osserviamo tutto. Valutiamo tutto. In ogni più piccolo movimento, l'uomo ha per noi una rivelazione.
Salvetti
Attento! Attento!
Albenga
Che è?
Salvetti
Occhio al conte Dionigi! Egli è dinanzi a uno specchio. Chi sa quante cose può rivelare!...
Albenga
(disdegnosamente, continua a scrivere.)
Dionigi
(sincero) Io rivelo che questa cravatta non va con questo colletto.
Salvetti
Che disgrazia!
Dionigi
Sì, sì, mi sento infelice! Ed è una cravatta di Boivais!
D'Alma
(entusiasticamente, sempre con gli occhi sul libro) Oh, bella! Molto bella!
Dionigi
(mirandosi) Bellissima, ma ci vorrebbe un altro colletto! (Torna a sedere.)
D'Alma
(a Dionigi) Ma che colletto?!... Parlavo di questa pagina, che è stupenda. Sentite voi, dottor Salvetti.
Salvetti
Son tutto orecchi.
D'Alma
(legge ritmicamente) «La caducità della materia implica l'imperfezione dell'amore carnale. Ciò che è costituito da una combinazione chimica e che è destinato a dissolversi non può essere la sede dell'amore. (Con enfasi) Due esistenze che si amano male sono due linee convergenti, ma quando la donna...
Antonio
(venendo dalla porta a sinistra) Si sta vestendo... e viene subito. (Attraversa la stanza ed esce dalla porta comune.)
D'Alma
(leggendo)... e l'uomo si amano bene, le loro esistenze sono due linee parallele, le quali non s'incontrano che all'infinito. Ed ecco l'amore spirituale ed eterno, ecco la perfezione!».
Albenga
Ho già messo io qualcosa di simile in bocca al protagonista del mio dramma psicologico «la Vittoria».
Dionigi
(un po' distratto) Io, una volta, avevo un yacht che si chiamava così. Filava sedici nodi all'ora con vento fresco.1
Albenga
(alzando le spalle) Oh! (Scrive di nuovo.)
Salvetti
(a Dionigi) Voi invece, con la marchesa, filate anche senza vento...
D'Alma
Dunque, dottore, non vi va questa specie d'amore?
Salvetti
Grazie, no. Non ne prendo. Ma lo consiglio spesso agli altri: «soluzione di amore spirituale». È una delle mie ricette.
Rivoli
(pigramente) Per quali malattie?
Salvetti
Per la vostra, ad esempio.
Rivoli
Ma io sto benone. (Si alza con lentezza da una poltrona e si sdraia in un'altra più bassa e più comoda: la sua schiena è alquanto curva e le sue gambe sono visibilmente fiacche nelle giunture.)
Salvetti
Si vede!
Rivoli
Che si vede?
Salvetti
Una schiena e due gambe che sembrano di pasta frolla.
Rivoli
Dovreste vederle alla prova!
Salvetti
Non ci tengo.
Rivoli
Per invidia?
Salvetti
Forse.
Rivoli
Difatti, la marchesa vi ha già qualificato: «astemio».
Salvetti
Meglio.
Dionigi
Non vi fidate, Rivoli. Il dottore è come un buon cavallo da corsa montato dal più astuto dei fantini. Lungo la pista, ha l'abitudine di lasciarsi distanziare, ma «tiene la corda», come diciamo noi, e all'ultimo giro, in vista del palo d'arrivo, guadagna terreno. Voi lo quotate dieci contro uno; ma io, se faccio da book-maker, nella peggiore previsione, lo do alla pari.
Salvetti
Risparmiatevi questa pena, perchè io non corro.
Dionigi
Play or pay, dottore!
Salvetti
Questo non so che significa, ma non importa! Il certo è, giovanotto mio, che sulle piste femminili, il palo d'arrivo muta di posto a seconda delle condizioni fisiologiche d'una donna. Non si tratta di correre; si tratta di aspettare. Nella vita di lei c'è sempre un quarto d'ora in cui non si ha che a stendere la mano per afferrarla... come un frutto maturo.
Dionigi
Oh, oh, dottore! Poco elegante tutto questo, poco di buon gusto! Poco comme il faut!
Salvetti
Ma molto vero.
D'Alma
Io sostengo che è assurdo!
Albenga
(con importanza) Nè assolutamente vero, nè assolutamente assurdo. Sono fenomeni che io ho approfonditi. Il quarto d'ora della vulnerabilità arriva ma esso è determinato da una influenza, da un fluido, da una forza fascinatrice...
Rivoli
(si alza lentamente e si sdraia meglio in un'altra poltrona anche più bassa e più soffice, stendendo le gambe sopra uno sgabello e respirando:) Ah!
Albenga
(continua) E questa forza, signori miei, può essere la bellezza, può essere la bontà, può essere l'astuzia, può essere... non spetterebbe a me il dirlo... ma può essere, ed è, spesse volte, l'arte...
Rivoli
Dio buono! Meno teorie e più fatti!
Salvetti
E dire che sono i fatti quelli che vi hanno liquidato!
Rivoli
Uhm! Non ancora.
SCENA II.
ANNA, SALVETTI, DIONIGI, D'ALMA, ALBENGA, RIVOLI.
Anna
(sporgendo la testa dalla porta a sinistra e nascondendo il capo dietro la portiera, chiama:) Conte Dionigi!
Dionigi
(alzandosi subito) Marchesa? (Tutti s'alzano e s'inchinano.)
Anna
Per un vestito d'amazzone, in campagna, che colore mi consigliereste?
Dionigi
(cercando di vedere) Se potessi indovinare...
Anna
Ah, no! Dovete essere... indipendente.
Dionigi
Ebbene, il grigio.
Anna
E voialtri?
Albenga
Io direi il bleu. C'è una mia protagonista che si veste così.
D'Alma
Il color Valkiria, marchesa!
Anna
Non c'è! E voi, dottor Salvetti?
Salvetti
Le donne a cavallo mi sono odiose in tutti i colori.
Anna
Orso!
Salvetti
(paziente) Orso.
Anna
Uno!... Due!... E tre!... (Viene fuori d'un salto e si ferma.) — (Risatina.) Eccomi qua! (Indossa un vestito d'amazzone grigio. Porta in mano guanti, frusta e cappellino.) Conte, non siete voi che avete indovinato il mio colore, sono io che ho indovinato il vostro.
Dionigi
Molto inglese! (Analizzando seriamente il vestito di lei) Molto chic! molto chic!
Anna
A voi! (Stendendo il braccio) Si procede al baciamano.
(Tutti si dispongono in fila come dinanzi allo sportello d'un bigliettinaio, aspettando il loro turno.
La Marchesa resterà ferma col braccio teso, ed essi le si accosteranno l'uno dopo l'altro, ordinatamente.)
Dionigi
(le prende la mano e gliela bacia con estrema eleganza.)
Albenga
(gliela bacia guardando lei con occhi pieni di pensieri importanti.)
D'Alma
(le solleva le dita con le dita e timidamente indugia accostandovi la bocca.)
Anna
Coraggio, signor Giuliano, coraggio!
D'Alma
Non ne ho mai quando so di profanare quello che tocco. (Le sfiora le dita con le labbra.)
Rivoli
(che era già dietro a Giuliano D'Alma, aspettando il suo turno) Io ne ho sempre quando so di toccare quello che profano. (Le bacia la mano avidamente e vorrebbe continuare.)
Anna
(ritirando il braccio) Ho sentito, ho sentito!
Salvetti
(con subitanea risoluzione) Per conto mio, rinunzio.
Anna
(con lieve moto di dispetto) Lo so che siete astemio!
Rivoli
(a Salvetti) Non ve l'ho detto, io?
Dionigi
Sicchè, il programma di oggi, marchesa, è indicato dalla vostra toilette?...
Anna
Come? Non s'era già stabilito d'andare a cavallo sino al laghetto e di fare colazione alla Capannella d'oro?
Dionigi
No, marchesa...
Anna
Oh, che testa! che testa che ho io! Ma è spaventevole! (Ride) Ah ah ah! Intendo. L'avrò sognato... Da che sono in campagna non faccio che sognare!
D'Alma
(con dolcezza poetica) Come me.
Rivoli
(con un rimpianto di cupidigia lasciva) Come me.
Anna
E sapete, per esempio, l'altra notte che sognai? Sognai... d'averlo finalmente trovato.
Rivoli
Chi?!
Anna
Non so bene chi, ma era lui! Era lui, era proprio lui, era proprio quello che viceversa cerco da due anni (declamando per celia) e che forse non troverò giammai. (Risatina.)
Albenga
(con aria di competenza) Marchesa, dalle mie osservazioni mi risulta che le mogli, che hanno il vostro temperamento, sono avide di libertà, ma non possono vivere che di tirannia. Esse fuggono il marito, sì, come faceste voi, ma cercano un altro tiranno.
Anna
(seria) Aimè! Mio marito non è stato neppure un tiranno.
Dionigi
E poi non sarebbe mica di buon gusto. Voi, marchesa, ça va sans dire, avete il diritto di cercare uno schiavo...
Rivoli
Un amante, che diamine!
Salvetti
Un «reagente»!
D'Alma
Un'anima... parallela!
Anna
(con umorismo) L'anima parallela non mi dispiacerebbe. Ma tutte queste distinzioni sono di ordine secondario. Io cerco, purtroppo, quel che è più raro e più irreperibile, al giorno d'oggi, sulla faccia del mondo. Io cerco... un uomo!!
Tutti
Eh?!!
Rivoli
(non si regge più sulle gambe si ritrae indietro e siede sul bracciuolo di una poltrona.)
Anna
A voi pare una cosa facile?... V'ingannate. Per gli uomini, si sa, tutti gli uomini sono uomini. Ma per noi donne, è diverso! (Risatina) Ognuna di noi non ammette che un uomo solo: quello che sa conquistarla. Orbene, amici miei, non potete disconoscere che, ai tempi nostri, la galanteria è divenuta molto diffusa, ma punto tentatrice. Ricordate, eh?, tutta quella numerosa schiera di giovanotti che in città ingombravano il mio salotto? Io vi domando: quale poteva essere per me un vero conquistatore? Dieci di essi mi facevano la corte per vendicarsi dei fiaschi ottenuti con le mie nemiche; altri dieci me la facevano per farla... alle mie amiche, ed era un po' come quel grazioso giuoco, quello che voi, conte, conoscete così bene...
Dionigi
(stupidamente) Il bézigue?
Anna
Ma no!... Un giuoco di bigliardo...
Dionigi
Ah! La carambole...
Anna
Benissimo!... la carambola: urtarne due per non fermarsi, possibilmente, a nessuna... E quelli, poi, che mi facevano la corte per non farla che a me, avevano un'aria così indolente, così pigra, così stanca — peggio di Rivoli, veh!...
Rivoli
(si dirizza d'un subito in piedi, a guisa d'una molla.)
Anna
(continuando)... che non avrei osato di sceglierne uno senza sentire il dovere di dirgli: «Scusi l'incomodo». (Ride) Ah ah ah! Almeno, qui, in questo eremitaggio, non ci sono che io. Marchesa di Fontanarosa a tutto pasto! Voi potete giocare a... carambola sul mio bigliardo; ma nel mio salotto non più; ed io (scherzosa) posso contare sulle vostre intenzioni, perchè..., mettiamo le cose a posto,... se siete riuniti in questo recondito angolo del mondo, significa che mi ci avete seguìta!
Tutti, meno Salvetti
— Naturale!...
— Senza dubbio!...
— È vero!...
— È evidente!
Salvetti
Domando scusa, marchesa: io non vi ci ho seguita: io vi ci ho incontrata.
Anna
Ma ci rimanete.
Salvetti
Ci rimango...
Anna
E non ci rimanete forse per me?...
Salvetti
In qualità di medico.
Anna
Ma io non sono malata.
Salvetti
La vita di una donna senza marito è sempre una malattia!...
Anna
Che voi non sapete curare...
Salvetti
Mi ci provo.
Anna
(pungente) Ma non ci riuscite!
Dionigi
(mettendo la mano sul petto all'uso schermistico.) «Toccato», dottore!
Salvetti
(condiscendente) «Toccato».
Anna
(con solennità gioconda, salendo sopra uno sgabbelletto) Si mette ai voti il programma della gita a cavallo!
Dionigi
Accettato all'unanimità!
Albenga, D'Alma, Rivoli
(insieme) All'unanimità!
Salvetti
Meno uno!
Anna
Peggio per quell'uno.
Salvetti
(a Rivoli, guardandogli le gambe) Come!! Ci andate anche voi a cavallo?
Rivoli
E perchè non dovrei andarci?
Salvetti
Avete un bel fegato!
Anna
Conte, mi cedete il vostro Black boy?
Dionigi
Mi permetterei piuttosto di offrirvi la mia cavallina. Black boy è troppo duro di bocca e devo lavorarmelo io. Se mi date licenza, vado io stesso a insellare Lady Florence.
Anna
E gli altri?
Dionigi
Noleggeremo i bucefali del Santoro.
Albenga
Ma sin là c'è una tappa di un chilometro.
Anna
Ci andrete voi, Rivoli.
Rivoli
... Con piacere.
Anna
E presto, eh?
Rivoli
Volo, marchesa. (Si allontana, sforzandosi, invano, di affrettare il passo, ed esce.)
Anna
Abbiate pazienza, Albenga: andateci voi pure, perchè Rivoli non mi sembra molto disposto a volare.
Albenga
Vi servo, marchesa. (Esce.)
Dionigi
Io corro alla scuderia.
Anna
Grazie.
Dionigi
Prego... (Esce.)
Salvetti
(accomiatandosi) Ed io, giacchè ho da restar solo, vado a fare un po' di onesta colazione.
Anna
Superfluo il dirvi, dottore, che durante la mia assenza voi siete padrone della mia casa come di solito. Qui, troverete seggiole a sdraio, libri, giornali illustrati: tutte cose di cui difetta il vostro alberghino, esageratamente campestre.
Salvetti
Troppo buona, marchesa. Profitterò. (Via.)
SCENA III.
ANNA e D'ALMA.
D'Alma
(è lontanissimo da lei, in un canto della stanza, nel suo atteggiamento di sognatore.)
Anna
(siede.) (Un silenzio.) E voi?
D'Alma
Io... deploro!
Anna
(schiettamente curiosa) Che deplorate?
D'Alma
Quello che qui accade.
Anna
È strano! A me pare che non accada proprio niente.
D'Alma
(serafico) Non siete voi, Anna, la farfalla intorno a cui scherzano dei bambini più o meno insidiosi?
Anna
(un po' imitandolo) E non siete voi, Giuliano, uno dei bambini più o meno insidiosi che scherzano intorno a questa farfalla?
D'Alma
Oh, no!... Io la guardo! Io l'ammiro!... Ma la mia mano non oserebbe mai di ghermire quelle ali agitate vertiginosamente da una così gentile inconscienza.
Anna
Mai?!
D'Alma
Mai! (Siede.)
Anna
(risatina) Converrete che c'è del metodo in tutto questo.
D'Alma
Attribuireste voi a me, come agli altri, un volgare calcolo... maschile?!
Anna
Volgare, non so; ma, via, maschile... credo di sì.
D'Alma
(con accento drammatico) Quale inganno è il vostro!!
Anna
(di scatto) Cosa?!
D'Alma
Anch'io, è vero, sono vissuto nella corruzione. Anch'io sono stato vittima dell'abbrutimento che col pretesto degli istinti... coinvolge l'umanità!... Ma quando ho conosciuto voi, creatura eletta, minacciata dalla corrente malefica, io ho avuta nausea di me stesso. La mente mia ha concepito la salvezza di un affetto inestinguibile; e ha visto, luminosa, la possibilità di eliminare l'errore, di sollevarsi dal fango e di correggere perfino i così detti istinti...
Anna
(spalancando tanto d'occhi) Ah?!
D'Alma
E d'allora in poi, Anna, il miraggio della mia vita si è elevato; e, vagheggiando le estasi purissime delle anime che s'incontrano all'infinito, io non ho desiderato che il godimento di un amore perfetto, casto, immateriale!...
Anna
(lo guarda, sorpresa, attonita. Indi, dissimulando nell'ammirazione uno strano dubbio) E... ditemi: sono certamente io... la sola donna che vi abbia ispirato un amore... di questa specie?
D'Alma
La sola!!!
Anna
(con orgoglio entusiastico foderato d'ironia) È una grande sodisfazione! (Pausa. Poi, con burlesca volubilità, alzandosi) E se per caso fossi stata vostra moglie?
D'Alma
(imbarazzatissimo) Non mi sono mai permesso di rivolgermi una simile domanda.
Anna
Ah, già! Dimenticavo che, dati i vostri ideali, non ci sono più mogli... e, soprattutto, poi, non ci sono più mariti. (Sospirando) Io, invece, sono molto maritata! (Risatina) Perchè le mogli separate dai loro mariti possono sentirsi più maritate delle altre?
D'Alma
(confuso) Marchesa... come volete che lo sappia io!?
Anna
Avete ragione! Nondimeno, il perchè è così semplice! Un marito, anche se intrinsecamente abbominevole, stando lontano, vale sempre più di quanto varrebbe se stesse vicino. Sono due anni che mio marito.... è separato da me. Da questo punto di vista, io comincio a sentirmi maritatissima!
D'Alma
(dopo una reticenza) Lo amate?
Anna
(contraffacendolo) Lo amavo! (Un silenzio. Poi, ride un po') Ah ah! (Mutando di nuovo e sedendo) Vi compiacereste di darmi dei chiarimenti?
D'Alma
Su che?
Anna
Sulla... «correzione degli istinti»?
D'Alma
Volentieri. (Pausa) Avete voi letto Tolstoi della prima maniera?
Anna
Io ho letto... per esempio, Nanà, di Zola...
D'Alma
Ma non è precisamente lo stesso!
Anna
Be', che dice il vostro Tolstoi della prima maniera?
D'Alma
Ecco... (Fruga nelle saccocce e ne cava parecchi libri.)
Anna
Lo avete sempre in tasca?
D'Alma
Sempre! È uno dei miei compagni prediletti. (Sceglie uno dei libri, lo apre e lo dà ad Anna, mostrandole una pagina) Leggete qui. (Soavemente) È modernissimo!
Anna
(dopo aver letto un po') Uh! Guarda guarda guarda!... Voi, per amarmi così sublimemente, non mangiate che erba?!
D'Alma
Non vi fermate a certi particolari, vi prego.
Anna
E con questa igiene voi siete sicuro... delle estasi purissime?!
D'Alma
(sorridendo con tristezza) Comprendo! A voi sembra che la facilità con cui io mi lascio andare a queste conversazioni intime (con disgusto) sia, per lo meno, un avanzo del materialismo comune. Ebbene, io vi mostrerò che so e posso trionfarne. (Con energia) Da solo a sola con voi, Anna, io non mi troverò... mai più!
Anna
(con latente stupefazione) Me lo promettete?...
D'Alma
(con gravità) Ve lo prometto!
Anna
(con lieve trasparenza comica) Siete immenso!...
D'Alma
Grazie!
Anna
Non c'è di che.
(Un silenzio.)
D'Alma
Ed ora, (alzandosi) se non m'inganno, ci siamo detto tutto!
Anna
E sfido io! Che altro ci potremmo dire?!
D'Alma
Arrivederci...
Anna
Arrivederci...
D'Alma
Ma... (fa un gesto complicatissimo e solenne ricordante la risoluzione presa.)
Anna
(imitando caricatamente il gesto di lui) Oh,... siamo intesi!...
D'Alma
(assorto, si allontana. Presso la porta, si trova a faccia a faccia con Salvetti: ne ha un soprassalto di fastidio, ed esce fuggendo.)
SCENA IV.
ANNA, SALVETTI.
Salvetti
Sono di troppo?
Anna
Ma che «di troppo»! Non vedete che se ne va?
Salvetti
(restando sulla soglia) Io ritengo di essere di troppo appunto quando non c'è nessun altro.
Anna
Quando non c'è nessun altro dovreste piuttosto ritenere di non essere... sufficiente. Avanti, avanti! (Mettendosi con cura il cappellino) Io aspetto ansiosamente questi cavalli e questi cavalieri. Ben presto vi lascerò. Non abbiate soggezione di me. Sdraiatevi in una seggiola a bracciuoli, leggete i vostri giornali, fate il vostro chilo comodamente...
Salvetti
Per obbedirvi.... (Siede in una poltrona presso il tavolino e sceglie qualche giornale.)
Anna
Del resto, la vostra colazione, è durata pochino. (Dopo aver messo il cappellino incomincerà ad infilare i guanti.)
Salvetti
Come il vostro colloquio con Giuliano.
Anna
Preciso.
Salvetti
(con gli occhi sul giornale) Una bistecca e un po' di frutta: ecco la mia colazione.
Anna
Un po' di frutta, senza la bistecca: ecco il mio colloquio. Mi do anch'io all'erba!...
Salvetti
Lo avete... bocciato?
Anna
Chi?
Salvetti
Giuliano.
Anna
Non l'ho neppure esaminato.
Salvetti
Sicchè, è soppresso.
Anna
Perchè sopprimerlo? È un gentile giovane.
Salvetti
Certo.
Anna
Alquanto... vaporoso. (Fa lo stesso gesto complicato che ha fatto dianzi.)
Salvetti
Spiritualista e vegetariano.
Anna
(sincera) Quel che c'è di più moderno, sapete.
Salvetti
E chi lo nega? Molto moderno, e quindi niente affatto... esigente.
Anna
Ah, questo sì!
Salvetti
Compiango lui e compiango anche voi.
Anna
Credete che per una donna sia così penoso l'essere saggia?
Salvetti
Credo solamente che sia meno penoso il non esserlo.
Anna
(dopo una pausa) Dottore...
Salvetti
(leggendo) Marchesa?
Anna
Disturbo?
Salvetti
Anzi.
Anna
(avvicinandosi con amichevole dimestichezza) In confidenza,... secondo voi, chi è che potrebbe farmi oltrepassare i confini della saggezza?
Salvetti
(subito) Chiunque.
Anna
(offesa) Come?!
Salvetti
Lasciatemi finire. Chiunque... sapesse chiedere... nel momento propizio.
Anna
(allontanandosi stizzita) Eccoci alle solite insolenze!
Salvetti
«Pulsate, et aperietur vobis» scrisse uno che se ne intendeva.
Anna
Non capisco di latino!
Salvetti
Sono io qui apposta per tradurvelo. «Picchiate e vi sarà aperto». La condizione del «momento propizio» non c'è nel testo; ma... oh Dio!... si legge tra le linee. (Alzandosi) E io vi dimostrerò che...
Anna
(interrompendolo esasperata) Basta! Basta! Basta! Non mi irritate di più. Coi vostri quarant'anni suonati, dovreste giudicarmi meno superficialmente. Le condizioni speciali della mia vita non possono escludere, è vero, la probabilità, vicina o lontana, d'una dedizione; ma da questo a quello che dite voi, ci corre! ci corre!
Salvetti
Io dico lo stesso in sostanza, perchè tutte le donne, quando stanno per cadere, credono in buonissima fede di trovarsi nelle condizioni speciali che non solo giustificano ma esigono la caduta. E penso io forse che esse abbiano torto? Oibò! Io non faccio che applicare a voi una legge naturale, comune a tutta la femminilità militante: — «non sono veramente sagge che le donne a cui non si chiede niente».
Anna
(scattando) Badate, però, che possono essere sagge, malgrado loro, anche quelle a cui si chiede troppo!
Salvetti
Io vi auguro che s'indovini sempre la misura giusta della richiesta.
Anna
Ed io auguro a voi che s'indovini sempre la misura giusta del rifiuto! (Presa dalla rabbia) Siete un impertinente!... Siete disgustevole!... Siete insopportabile! Siete mostruoso! (Batte a terra i piedi d'una seggiola, e poi vi siede. — Una lagrimuccia spunta nei suoi occhi.)
Salvetti
(sorridendo sotto i baffi) Calmatevi, via, ve ne prego, calmatevi...: tanto più che (guardando alla finestra) sta per arrivare il conte... in un magnifico costume di occasione.
Anna
Io ho bisogno di graffiare qualcuno!
Salvetti
Profittate di me, marchesa, perchè, col conte, non c'è da cavarsi di questi capricci. Quello lì è troppo ben fatto: si guarda e non si tocca!
SCENA V.
DIONIGI, ANNA, e SALVETTI.
Dionigi
(in un pretto costume di sportsman, entrando elegante e brioso) Marchesa, le cavalcature sono pronte.
Anna
(bisbetica) Finalmente! Di chi vi siete occupato, sinora? Della vostra toilette? Credevo che non veniste più. Non mi direte, spero, che il fare aspettare una signora sia «molto chic!»
Dionigi
(confuso) Marchesa...
Anna
Il vostro braccio, subito!
Anna
(senza badare a Dionigi e senza metterglisi al braccio, si rivolge al dottore, seccamente:) È deciso dunque che non ci venite?
Salvetti
Ne sono dolente, ma è proprio deciso.
Anna
È permesso di saperne almeno la ragione?
Salvetti
È una ragione... pedestre: non so andare a cavallo.
Anna
Imparerete.
Salvetti
Troppo tardi!
Anna
Cascherete.
Salvetti
Ah!... Troppo presto!
Anna
(a Dionigi) Conte, il vostro braccio...
Dionigi
Sono qui a offrirvelo, marchesa...
Anna
(mettendoglisi a braccetto con violenza e quasi trascinandolo via) Diventate scortese anche voi!
Dionigi
Io?!
Anna
Mi dareste una smentita?!
Dionigi
No!
Anna
Una smentita a me? A me?!
Dionigi
Ho detto di no, ho detto di no.
(Escono.)
SCENA VI.
SALVETTI solo, poi ANNA, DIONIGI, ALBENGA, D'ALMA, RIVOLI.
Salvetti
(segue con lo sguardo, sempre un po' sorridendo, Anna e Dionigi. Siede di nuovo presso il tavolino, borbottando:) Alla vedetta, dottore, alla vedetta!.. (Riflette un poco. Riprende il giornale.)
(Giunge di lontano un brusio. Sono le voci confuse di Rivoli, Albenga, D'Alma, Dionigi. Poi si distinguono alcune parole loro e i lamenti di Anna.)
(Di dentro:)
Dionigi
Incredibile! Incredibile!
D'Alma
Ma non così, vi prego, non così!
Rivoli
Andiamo adagio, santi numi!
Albenga
Voi, Rivoli, non potete!... Lasciatela tutta a noi...
Anna
(dolorosamente) Ahi ahi ahi ahi ahi!
Salvetti
(tra sè) Ma che cos'è? Questi sono lamenti della marchesa! (Corre verso la porta comune e si ferma spaventato) Oh, diavolo!
(Entrano Rivoli, Albenga, Dionigi, D'Alma, trasportando Annna, che ha gli occhi socchiusi e agita un po' le braccia stringendo in una mano la frusta.)
Salvetti
Qui, qui, su questa poltrona....
Rivoli
(che sostiene il maggior peso) Io non ne posso più!
Dionigi
Assolutamente incredibile!
(Adagiano Anna sopra una poltrona. — Agitazione generale.)
Rivoli
(mettendosi una mano sulla schiena e lasciandosi cadere su una sedia) Sono morto!
D'Alma
Un po' d'acqua!... Ella sviene!
Albenga
Meglio un po' d'aceto!...
Dionigi
(cavando di tasca una boccettina) Questa è una bottiglia di smelling salts. Eccellente!
Anna
(lamentandosi) No... non voglio nulla... non voglio nulla... Ahi ahi ahi ahi ahi!
Salvetti
(con urgenza) Ma si può sapere sì o no che è accaduto?
Albenga
Pare che Lady Florence le abbia tirato un calcio degno di un mulo.
Salvetti
È orribile!
Dionigi
Ed è stranissimo!...
Anna
(tenendo sollevato un piedino) Ahi ahi ahi ahi!
Salvetti
Marchesa... marchesa... Dove siete stata colpita?
Anna
(lamentosamente) Giù... giù...
Salvetti
Al piede, eh?... Dite, marchesa: al piede?
Anna
(con un fil di voce) No... non precisamente al piede...
Salvetti
(sconcertatissimo) Non precisamente al piede?!
Gli altri
(sconcertatissimi) Non precisamente al piede?!!
Salvetti
E come si fa?!
Anna
Ahi ahi ahi ahi! Che spasimo!
Salvetti
Del resto, ella soffre, e io debbo compiere il mio dovere!
D'Alma
Mi meraviglio di voi!
Dionigi
Non sarebbe di buon gusto, dottore!
Albenga
Sarebbe una mancanza di riguardo!
Salvetti
Ma voi siete matti! I medici non hanno occhi!
Rivoli
Questo è vero!
Anna
Dottore, pregateli voi di allontanarsi...
Salvetti
Avete udito? A ogni minuto che passa il suo stato si aggrava!... Via! Via tutti! Ve lo chiedo in grazia! Ve lo comando!
Gli altri
(mormorando, si allontanano mal volentieri e vanno nella stanza attigua, in fondo.)
SCENA VII.
SALVETTI, ANNA.
Salvetti
(vivamente preoccupato, chiude la porta e torna ad Anna, premuroso.)
Anna
(a un tratto, salta in piedi graziosamente.)
Salvetti
(trasecolato) Eh?!
Anna
Sss.... Silenzio.
(Parleranno tutt'e due a voce molto bassa.)
Salvetti
E lo spasimo?
Anna
Niente spasimo! Ho voluto mandare a monte la gita senza far capire che non ne avevo più voglia.
Salvetti
E il calcio di Lady Florence?
Anna
L'ho inventato io nel momento in cui nessuno mi guardava.
Salvetti
Eppure, questa gita l'avevate proposta voi. Vi ci sareste divertita!
Anna
Mi annoiavo di divertirmi, ecco. E tutto per colpa vostra. Solamente voi avete l'abilità di mettere i miei nervi in agitazione.
Salvetti
(dissimulando la compiacenza) Me ne dispiace molto, e se potessi rimediare...
Anna
Parlate piano, e aiutatemi, almeno, ad accreditare la menzogna.
Salvetti
Va bene, ma io sospetto che quei curiosi stiano a spiare dietro l'uscio....
Anna
Andate un po' a guardare dal buco della serratura...
Salvetti
(sulla punta dei piedi, va in fondo, esclamando a voce alta:) Oh, povera marchesa! Povera marchesa! (E guarda dal buco della serratura.)
Anna
(frattanto, si lamenta) Ahi ahi ahi ahi!
Salvetti
Il nemico è lontano. Ma per maggiore precauzione... (Tira le tendine sull'uscio.)
Anna
No, no: che fate?
Salvetti
I buchi... sono i traditori della scienza! (Ritornando a lei) Ora potete essere sicura che il segreto professionale non escirà da questa camera.
Anna
Di quanto tempo avreste bisogno per compiere il vostro dovere, se veramente io avessi ricevuto il calcio?
Salvetti
Di due o tre ore.
Anna
Che esagerazione!
Salvetti
Facciamo... un'ora e mezzo.
Anna
Ma che dite! Voglio sbrigarmi, io.
Salvetti
Non posso mostrare di essere così frettoloso nell'esercizio delle mie funzioni.
Anna
Dieci minuti, e non più! Per un dottore di vaglia come voi, dovrebbero bastare.
Salvetti
(rassegnato, con intenzione significativa) E basteranno!
Anna
(disinvolta, senza sottintesi e senza preoccupazioni) Come impiegheremo noi questi dieci minuti?
Salvetti
(si guarda attorno per un moto istintivo, e poi le si avvicina, tormentandosi i baffi nervosamente) Come li impiegheremo?... Non sarebbe il caso di cominciare... il tentativo di quella famosa cura, di cui voi, sinora, non mi avete creduto capace?
Anna
(sorpresa, costernata e severa, indietreggiando un po') Che cosa vi salta in mente, dottore?
Salvetti
(con voce stranamente commossa) Marchesa, perchè turbarvi così?... Di che temete? (Le si accosta di più, guardandola tutta) Di che temete?
Anna
Io non temo di nulla... Ma desidero di chiamare i vostri amici...
Salvetti
Voi non lo farete... Sarebbe un'imprudenza grave. Sarebbe la denunzia della vostra finzione; e questa finzione sarebbe poi per me una réclame, che non è certamente ciò che vi sta più a cuore.
Anna
(presa dal panico) Sì, ma il vostro contegno... la vostra voce... i vostri sguardi... le vostre parole... Insomma, dottore, o la smettete... o io li chiamo!
Salvetti
È una minaccia legittima, lo so. Ma se io da questa minaccia mi lasciassi disarmare, (accalorandosi) voi, mia bella ammalata, di qui a poco mi dareste forse del collegiale, e a chi si è dato del collegiale non c'è più niente da dare... nè di peggio, nè di meglio!...
Anna
(quasi tremante) Dottore, non fate lo sciocco, e non insistete...
Salvetti
Io insisto, marchesa, perchè questa è la crisi. È la crisi! I dieci minuti volano... (Accalorandosi maggiormente) Voi siete incantevole... Voi siete irresistibile... E io, per non avere scrupoli di coscienza (si slancia come per afferrarla), voglio giuocare tutto per tutto!
Anna
(furibonda, colpendolo con la frusta) E avete tutto perduto anche prima di giuocare!
Salvetti
Ahi! (Si tocca il braccio colpito.)
Anna
(chiamando vivissimamente) Rivoli, Albenga, Dionigi, Giuliano! Venite, venite subito!... Venite tutti!
Salvetti
(tra sè, mordendosi le dita) Mi sono sbagliato!
SCENA VIII.
ANNA, SALVETTI, RIVOLI, ALBENGA, DIONIGI, D'ALMA.
(Essi in fretta irrompono e restano lì, trepidanti allibiti.)
D'Alma
Anna....
Albenga
Marchesa.
Dionigi
Marchesa....
Rivoli
Un altro guaio!?...
Anna
(appena essi compariscono, nasconde nella comicità la propria concitazione) Cos'è?! Che avete con quelle facce così bianche?...
Rivoli
Eh!... Abbiamo sentito chiamarci in un certo modo.... Capirete.... Ci siamo allarmati....
Anna
Allarmati? (Ride) Ah ah ah!... Questa è carina! E di che? Perchè? Tenevo a farvi partecipare alla mia lieta meraviglia, alla mia gioia, al mio entusiasmo.... Non mi vedete? (Mostrandosi ben diritta in piedi) Cinque minuti fa soffrivo — ... soffrivo abbastanza, credetemi — e, adesso, vi garantisco che sono... completamente guarita. Oh, l'energia del nostro dottore è stata come l'acqua sul fuoco! Miracolosa!!
Salvetti
(rodendosi dentro e ostentando modestia) No, non mi elogiate troppo, marchesa... In fondo poi non si trattava... non si trattava che di una... piccolezza; e sono io... sono io che debbo alla... docilità vostra la fortuna di potere annunziare che tutto... mi è riuscito estremamente facile.
Anna
(agli altri) Come è modesto!
Rivoli
(piano ad Albenga) Che diamine sarà accaduto qui dentro?!
Anna
E, intanto, amici miei, se me lo permettete, io mi ritiro un poco nelle mie stanze. Ma s'intende che voi non vi moverete di qui. Più tardi, vi offrirò da colazione... Tutta erba!... So io quello che dico! Anche a voi, dottore... Ah no, scusate, mi pare che voi... avete già preso qualche cosa....
Salvetti
Sì, veramente... io ho preso qualche cosa... (Si tocca il braccio.)
Anna
Comunque sia, non vi sottrarrete, spero, alle congratulazioni e ai festeggiamenti che vi spettano. Vorrei essere espansiva io pure, ma non trovo le parole... Gli è che sono un po' stanca d'emozioni.... Considerate: non capitano ogni giorno il calcio d'un cavallo... e il prodigio di un dottore. Per ora, festeggiatelo voi, amici miei, festeggiatelo bene. Egli se lo merita!... (Una pausa.) (Si avvia verso le sue stanze.)
Rivoli
(vedendola camminare) Difatti... c'è da portarlo in trionfo! Io stento a credere ai miei occhi... Voi non zoppicate nemmeno, marchesa!
Albenga
Ma bravo, bravo, dottore!... Un vero prodigio!
Dionigi
Decisamente, siete molto forte!
Anna
Fortissimo!
Salvetti
(sorride verde.)
Anna
(passando davanti a D'Alma, che sta a contemplarla poco discosto dalla porta, e imitando con grazia burlesca la solita intonazione serafica di lui, lo interroga:) E voi, Giuliano, non vi congratulate col dottore?
D'Alma
(malinconicamente sospirando) Penso con dolore, Anna, che non avrei saputo fare... quello che ha fatto lui!
Anna
Lo credo, io! (Pausa. Indi, salutando tutti e indugiando in una profonda riverenza esagerata) A fra poco, signori.
D'Alma, Dionigi, Albenga, Rivoli, Salvetti
(si trovano in fila, a eguale distanza fra loro, e s'inchinano simultaneamente, dicendo insieme:)
Marchesa!
Rivoli
(nell'inchinarsi, ha una puntura alla schiena e vi porta su la mano, facendo una smorfia di dolore.)
Tableau!
Sipario.
Disposizione dei personaggi:
ANNA D'ALMA DIONIGI RIVOLI ALBENGA SALVETTI