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Reading edition
CANTI E PROSE
DI
G. REGALDI
VOL. II.
TORINO TIPOGRAFIA SCOLASTICA DI SEBASTIANO FRANCO E FIGLI 1861
LA DORA
ALLA MEMORIA
DI
TERESA GEORGE CIBRARIO[i]
Anima bella, che dal buio uscita Della mortal vallea, drizzasti il volo Agli splendor della seconda vita;
O Teresa gentil, vedovo e solo Quaggiù l'Eletto che ti fu consorte, Si lagna a te per insanabil duolo.
Ed io compunto dell'acerba sorte, Fa cor, gli dissi, e contra i mille strali Della fortuna opponi anima forte.
Tu che del tempo l'ira invitto assali, Erodoto novel, ne' dotti studi Ti riconforta de' sofferti mali.
A te conviensi disfidar de' crudi Eventi le procelle, a te fia gloria Sdegnar del mondo i miseri tripudi.
Tu che dell'egra patria alla memoria Porgesti, quasi farmaco sicuro, L'augusto onor della sabauda istoria,
Torna a svegliar de' secoli che furo I magnanimi gesti, e nuova lena N'avrà d'Italia il fato alfin maturo.
Vieni meco a spirar l'aura serena Fra i pioppi della Dora, e fanne aperti I patrii fasti onde la mente hai piena;
E i campi, dove più sembran deserti, Di tua scïenza popolati al lume, Mi narreran del secol prisco i merti;
Sì che levato oltre il volgar costume Ad ardua meta, di te degno io sia, Mentre a te vo sacrando il mio volume.
«Dolce amico, ei sclamò, l'opera pia Del tuo volume, deh! sacrar ti piaccia Alla memoria della donna mia.
Ella che fida alla paterna traccia, Amò gli eroi Sabaudi, e disdegnosa Fremea dello straniero alla minaccia,
Ed ora innanzi a Dio canta festosa Questo bel regno ausonico nel verso Che a noi pingeva ogni diletta cosa;
Ella di nostre lagrime cosperso Avrà in grado il tuo libro, ed io n'avrei Per te conforto, io che fra cure immerso,
Sempre ho l'imagin sua negli occhi miei». E sì dicendo per la man mi prese, E mi addusse alla stanza, ove tu sei
Effigïata sì che fai palese[ii] La nobil'alma nel gentil sembiante, In che l'amico mio tanto s'accese.
A te, come a risorta, io trassi innante Preso di meraviglia, e dai coralli Del tuo labbro attendea parole sante.
Le rose e i gigli delle nostre valli Ti fiorivano in volto, e fuor ti usciva Dagli occhi il lampo de' siderei balli.
Irradïato di tua luce diva, Vid'io converso in mistica Sionne Il sacro ostello che d'intorno oliva.
O benedetta fra le itale donne, Prendean vita per te le pinte mura, I cherubi arpeggianti e le madonne[iii];
E parlavan del Ben che sempre dura, E delle rose ch'ei lassuso eterna Per chi si leva dalla terra impura
All'empireo giardin che mai non verna: E tu nell'ineffabile sorriso Significasti la tua pace interna.
Ahi! m'afflisse il mirar nel tuo bel viso, Quando alla dolce illusïon fui tolto Da lagrimosi guai che m'han conquiso.
Era lo sposo tuo che ruppe il molto Dolorar ne' singulti a me d'accanto, E presso al caro effigïato volto
Mostrando sovra eburnea croce il santo Martire del Calvario, ah! ne' sospiri, Amore e morte, dir parea col pianto.
Cittadina del ciel, tu che i martìri Puoi consolargli col benigno raggio Che accende l'aurea sfera in cui t'aggiri,
Deh! tu l'aiuta sì che possa il saggio Colla virtù della civil parola Far nuovo al Sire ed all'Italia omaggio.
O grazïoso spirto, a lui deh! vola Nel mormorio de' zeffiri söavi Onde il Chiuson le afflitte alme consola;
E di un sorriso rallegrando i gravi Lutti nell'odorifera pineta, Torna al poggio ospital che tanto amavi[iv].
Se incontrerai me pellegrin pöeta Col tuo fedele che mi fu sì pio, Deh! mi piovi nell'anima inquïeta
Il bello e il ver che tu vagheggi in Dio, Mentre t'invoco ne' miei versi, e come Dettami patrio amor, ti sacro il mio
Libro, che fausto ha dalla Dora il nome.
NOTE
[i] Teresa George, consorte di S. E. il ministro Conte Luigi Cibrario; nata a Stradella il 15 di marzo 1815, morta a Torino il 6 di novembre 1860.
[ii] Effigïata sì che fai palese Ritratto in tela della rimpianta donna: egregio lavoro del cav. Angelo Capisani.
[iii] I cherubi arpeggianti e le madonne; Nella stanza ove si ammira l'accennata effigie sono accolte opere d'arte molto pregevoli, fra le quali un Crocifisso d'avorio del Lacroix, due Angeli sonanti l'arpa, dipinti su tavole da Gaudenzio Ferrari, e una Madonna del Murillo.
[iv] . . . . . al poggio ospital che tanto amavi. Villa dei pini di S. E. il ministro Cibrario, su d'un colle presso Pinerolo.