ATTO SECONDO.
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ATTO SECONDO.
Salotto elegantissimo e bizzarro. Un carattere artistico predomina. La stanza è ottagonale. Nella parete di fondo, si apre, a due battenti, una grande porta, da cui, discendendo pochi scalini, si va in un grazioso giardino. Nella parete a sinistra, collaterale alla gran porta, un'altra porta. Nella parete a destra, un'ampia finestra attraverso la quale si vede, ancora, il verde del giardinetto. Qua e là, mensole con sopra gingilli squisiti, statuine in marmo e in bronzo, vasi di fine maiolica. Sparsi dovunque, ritratti di donne di tutte le dimensioni e in grandissimo numero. Un'ampia scrivania sovraccarica di carte, di libri e di giornali. Un pianoforte. Librerie, tappeti, stoffe antiche.
La camera è inondata di sole.
SCENA I.
RICCIARDI, solo, poi, il servo LORENZO.
Ricciardi
(va aggiustando i mobili capricciosamente. Apre il pianoforte, cerca fra le carte di musica) Ah!... Il mio Chopin!... Questo ci vuole! (Colloca l'album di Chopin sul leggìo. Riflette. Apre l'album.) Suggestivo!... (Mette più in mostra qualche bel ritratto di donna) Bene.... Così.... (Va alla scrivania, prende un foglio scritto e, in piedi, legge a bassa voce:)
«O voi, madonna, che vivete dove
giammai non giunge alcuna umana cosa,
dite: la vostra immagine che move
dall'alto e scende a me più luminosa
del sole...»
(Pensa per comporre il resto.) «... del sole... del sole...»
Lorenzo
(entra portando in mano molti fiori sciolti.)
Ricciardi
Hai aperto il cancello?
Lorenzo
Eccellenza sì.
Ricciardi
Distribuisci questi fiori nei vasi,... dappertutto. (Continua a pensare.) «... Più luminosa, del sole....» Vediamo un po'... (Siede e scrive. Poi legge con compiacenza e a poco a poco alza la voce nel volo lirico:)
«... e più gentile e pura e bianca
d'una bianca colomba immacolata....
Lorenzo
(credendo che il padrone abbia parlato a lui) Vostra eccellenza comanda?
Ricciardi
Niente. (Legge:)
... darà a la vita mia giovane e stanca
la morte che, sognandovi, ho sognata?»
(Tra sè:) Questo basta per.... (Lascia il foglio sulla scrivania) Qui.... (Indi, al servo:) Più sparpagliati, più diffusi.... E qualche fiore lascialo cadere tra quelle statuine, tra quei ritratti. No!... No!... Non nascondere quel ritratto lì dietro i fiori. Diamine! Non vedi che è una donna magnifica? Le belle donne sono come le ciliege. Con una ne pigli dieci.... E che dedica! Un effetto sicuro! (Pausa.) La Venere di bronzo mettila un po' più in fuori. (Il servo muove una statuina rappresentante una donna vestita.) Che fai? La Venere è quella nuda.... Non si sono mai viste delle Veneri vestite, scioccone! In fuori, in fuori.... Lascia che si veda.... Bravo! E adesso, vecchio mio, sentirai bene. (Gli si avvicina.) Al giardiniere dirai di allontanarsi per un paio d'ore. Se ne vada a fare una passeggiata... una lunga passeggiata. (Lorenzo si avvia.) Aspetta. (Il servo si ferma. Ricciardi guarda il suo orologio: e, gioiosamente concitato, si frega le mani.) Quanto a te, poi, fra una quindicina di minuti ti metterai in un cantuccio del giardino, dal quale tu possa vedere chi entra. Mi spiego? Verso le due, entrerà una signora. Tu non ti avvicinerai a lei e non ti mostrerai a lei. Mi spiego? Sinchè ella sarà qui, tu non ti muoverai dal tuo cantuccio, ma terrai d'occhio il cancello, il quale dovrà restare sempre aperto perchè non so s'ella vorrà uscire di là o, più prudentemente, per la mia porticina particolare.... Se vedi venir qualcuno — chiunque sia —, tu sbuca dal cantuccio, avverti ch'io non sono in casa, e torna al tuo posto. Mi spiego, sì o no?
Lorenzo
Eccellenza sì.
Ricciardi
(tendendo l'orecchio) Ohè... zitto!... Non senti un rumore di passi?... (Emozionato) Che sia già lei?... Così presto! (Al servo:) Via, Lorenzo, nasconditi. (Spingendo il servo nella stanza a sinistra) Non voglio ch'ella, entrando, si adombri! Poverina! (Appena cacciato il servo dentro, raggiante di gioia, s'avvia verso il giardino.)
(Entra Silvio)
SCENA II.
SILVIO e RICCIARDI, e ancora il Servo.
Ricciardi
(vivamente sorpreso e turbato) Oh! Tu!
Silvio
Che è? T'ho fatto paura?
Ricciardi
Ma che! Tutt'altro!... Mi hai fatto un piacere, un vero piacere. Come va da queste parti?
Silvio
Ti dirò.... Facevo una passeggiata al sole.... Trovandomi dinanzi al tuo giardino, mi son lasciato tentare dal cancello aperto e mi son detto: bah! andiamo a vedere cosa fa quel caro Gino.
Ricciardi
Bellissima idea!
Silvio
T'incomodo forse a quest'ora?
Ricciardi
Incomodarmi a quest'ora? Tu incomodare me?... Oibò! Sei pazzo?
Silvio
(tra sè:) Scandagliamo il terreno. (A Ricciardi, cavando di tasca l'orologio:) Sono le due meno venticinque.
Ricciardi
(cavando fuori anche lui l'orologio) Già... le due meno... venticinque.
Silvio
Anzi... vedi... le due meno venti.
Ricciardi
Sei sicuro che il tuo orologio non avanzi?
Silvio
Sicurissimo.
Ricciardi
(aggiustando il suo) Perbacco!
Silvio
Scusa, perchè poi perbacco?
Ricciardi
«Perbacco»? Ho detto: «perbacco»? Ah... perbacco, siedi... che diavolo! Fuma una sigaretta.... Non fare complimenti. Piglia, piglia una di queste egiziane. (Gli porge una scatola di sigarette.)
Silvio
Egiziane? (Ne prende una.)
Ricciardi
Egiziane.
Silvio
E... non devi uscire?
Ricciardi
(dandogli da accendere) Sì... sì... infatti, devo uscire.
Silvio
Oh! allora non seggo. Usciremo insieme.
Ricciardi
Bravo! Usciremo insieme. (Chiama nervosamente:) Lorenzo!... Lorenzo! (Lorenzo comparisce.) Il cappello, i guanti, il bastone. Presto!
Lorenzo
Come! Vostra eccellenza esce?
Ricciardi
Esco, esco.... Meno osservazioni!
(Lorenzo, via.)
Silvio
Grazioso il tuo nuovo quartierino!
Ricciardi
Non ci eri mai stato?... Non c'è male.... Per un garçon, capirai....
Silvio
(andando attorno e cacciando lo sguardo indagatore nelle stanze attigue) È un ambiente che mi piace molto!
Ricciardi
(pianissimo a Lorenzo, che è tornato, e prendendo dalle mani di lui il cappello, i guanti, il bastone:) Mettiti dinanzi al cancello... e se arriva la signora che aspetto, dille... dille.... Ma che cosa bisogna dirle?!...
Silvio
(proseguendo l'ispezione) Libri, oggetti d'arte, un arem... in fotografie! Mi piace, mi piace.... Verrò a trovarti spesso....
Ricciardi
Me lo prometti?
Silvio
Certo! Te lo prometto.
Ricciardi
(a Lorenzo, alzando la voce, irritato:) E tu, che fai lì impalato?
Lorenzo
Aspettavo....
Ricciardi
D'andare all'inferno?
Lorenzo
Eccellenza sì.
Ricciardi
E bada che non sono in casa per nessuno! Hai capito bene tutto?
(Lorenzo se ne va per l'uscio del giardino.)
Silvio
Dunque, non esci?
Ricciardi
Oh bella!... Se ho detto al servo che non sono in casa per nessuno significa che esco.
Silvio
Il più delle volte quando non si è in casa per nessuno, si è in casa per sè stessi. Ma giacchè esci davvero, andiamo.
Ricciardi
Andiamo.... (Indugia, cava di tasca l'orologio e lo guarda, mostrando, suo malgrado, d'essere inquieto.)
Silvio
(osservando ogni moto di lui, simultaneamente cava fuori anche lui di nuovo l'orologio)... meno quindici.
Ricciardi
(risoluto) Tutto sommato, io non esco.
Silvio
Se te l'avevo detto!
Ricciardi
Gli è che ero in dubbio, ecco.
Silvio
Gino, io mi accorgo d'essere capitato in un cattivo momento.
Ricciardi
Cosa ti salta in mente, adesso?
Silvio
È così! È così! O hai da uscir solo, o aspetti qualcuno.
Ricciardi
Ma ti pare! E poi con te non farei cerimonie....
Silvio
Non ci mancherebbe altro! E giacchè tu mi garantisci ch'io non sono di troppo,... facciamo quattro chiacchiere. (Si stende sopra un canapè.) Dammi un'altra egiziana.
Ricciardi
Prendi. (Passando di dietro a Silvio, con la scatola di sigarette in mano, ha un moto di rabbia, e, non visto, accenna di battergli la scatola sulla testa.)
Silvio
Buone le egiziane, ma si smorzano facilmente. (Piglia un'altra sigaretta.)
Ricciardi
(gli dà da accendere) Facilissimamente!
(Un silenzio.)
Silvio
Oh, benone!... (Pausa.) Povero Ridolfi! Sai quel che gli è capitato?
Ricciardi
Lo so.
Silvio
Che te ne pare?
Ricciardi
Cioè... non lo so. Perdona.... Ero distratto: non so nulla.
Silvio
Te lo racconto io. È tutto un romanzo.
Ricciardi
(irrequieto, agitato, andando su e giù) Ah?
Silvio
Un lungo romanzo.
Ricciardi
Lungo? Meglio!
Silvio
Avrai sentito parlare qualche volta d'una certa viscontessa d'Aribert...: quella che stette a Napoli una ventina d'anni fa e che all'improvviso se n'andò... non si è mai saputo dove.... La sua casa era una specie di lanterna magica.... Già, le case delle viscontesse sono sempre così! Allora io ero un ragazzetto, come te. Pure, ricordo tutti gli aneddoti piccanti che venivano fuori sul conto di lei....
Ricciardi
(nervosissimo, alla chetichella, guarda il suo orologio.)
Silvio
(se ne avvede e guarda il suo)... meno dieci. Mio nonno faceva una gran collezione di quegli aneddoti.... E li smaltiva poi con quel suo accento insinuante, bonario.... Ah, che delizioso raccontatore! Che raccontatore efficace!... Per esempio....
Ricciardi
Ma, dico, non mi parlavi di Ridolfi?
Silvio
Ci vengo, ci vengo. Ridolfi frequentava appunto il salone della viscontessa... e non soltanto il salone.... Te ne meravigli?.... Perchè?... Era troppo giovane? Ma ti prego di considerare che oramai Ridolfi ha cinquant'anni suonati.... Dici di no? (Pausa.) Dici di no?
Ricciardi
(che non lo ha ascoltato) Cosa?
Silvio
Secondo te, non ha cinquant'anni?
Ricciardi
(prendendo un'improvvisa risoluzione, tra sè:) Coraggio! (A Silvio) Sì, ce ne ha cinquanta, ce ne ha settanta, ce ne ha cento, ma io, Silvio, ti confesso che aspetto qualcuno, e tu... te ne devi andare!
Silvio
(colpito, contenendosi, si alza) Ah, perdio! Avevo indovinato!
Ricciardi
Ed ora ti dico anche la causa del mio imbarazzo.... Io avevo un appuntamento alle due... con... la tua signora... allo skating..., e non mi ci posso recare.
Silvio
(battendosi la fronte con subitanea contentezza) Ah! Ora capisco! Alle due?!
Ricciardi
Sì.... Che capisci?
Silvio
Niente.... Lei mi aveva accennato.... Ma perchè non dirmelo prima?
Ricciardi
Mi sembrava strano di rivelare proprio a te la scortesia che io stavo per commettere a tua moglie.... Le avevo promesso di darle oggi la prima lezione di pattinaggio, con la speranza....
Silvio
(ridendo)... di farla cadere....
Ricciardi
Forse; e invece....
Silvio
Non preoccuparti....
Ricciardi
Senti, senti, Silvio mio: aiutami un po': corri allo skating: la troverai già lì, e, che so!, inventa tu, col tuo spirito, qualche cosa per farmi perdonare. Ma subito, perchè già sono le due....
(Insieme, guardano l'orologio.)
Silvio
... meno cinque. Non darti pena.... Vado io, vado io....
Ricciardi
Ti raccomando.... Ed ora che esci, prendi la via a destra... scendi per la scalinata che fiancheggia il West-End-Hôtel.... (Accompagnandolo alla porta) È una scorciatoia.... Arriverai in un lampo....
Silvio
Non dubitare.... Corro.... Volo.... Lascia fare a me.... Buona fortuna, cattivo soggetto! (Esce correndo.)3
Ricciardi
(sulla soglia) Mi affido alla tua fantasia.... E grazie, sai! (Tra sè, trepidando:) Dio voglia che non s'incontrino dinanzi al cancello!... (Presso la finestra, ansiosamente, segue Silvio con lo sguardo.) Se ne va.... Se ne va.... (Pausa. Indi, parla dalla finestra:) Lorenzo,... vieni qui:... accòstati. Il conte Sangiorgi è uscito dal giardino?
Lorenzo
(da fuori) Eccellenza sì.
Ricciardi
Da che parte è andato?
Lorenzo
Ha voltato a destra ed è sceso a rotta di collo per lo scalone.
Ricciardi
È venuto qualcuno, intanto?
Lorenzo
Eccellenza, no.
Ricciardi
Ah! Respiro!... (A Lorenzo, sempre dalla finestra:) Adesso, a te. Ricòrdati tutte le mie disposizioni. Attento, eh? (Tra sè:) Non mi par vero! (Passeggia per la stanza, fantasticando e febbrilmente aspettando. Siede. Si alza. Va alla porta. Va alla finestra. Guarda. Torna a sedere, inquietissimo. Torna ad alzarsi. Ad un tratto, scorge Clara, e, al colmo dell'emozione, esclama:) Ah, ci siamo! (Corre in giardino.)
SCENA III.
RICCIARDI e CLARA. Poi, il servo LORENZO.
Clara
(ha una graziosa e semplice toilette da mattino. Indossa un piccolo paltò. Entra, con le mani nel manicotto, con un'aria di persona molto affaccendata e frettolosamente va difilata a sedere sopra una delle seggiole che sono nel centro della stanza.)
Ah! Eccomi qui....
Ricciardi
(seguendola con pari velocità, chiude subito la porta d'ingresso, e, con evidente sodisfazione, s'inchina a lei in un atteggiamento galante e sentimentale.) Prima di tutto, lasciate che io vi ringrazi della cortese puntualità con la quale....
Clara
(interrompendolo, sempre con la stessa aria frettolosa) Basta, basta! Eccomi qui: — Seducetemi!
Ricciardi
(tentando di sottrarsi alla burletta) Ma io, contessa....
Clara
Non ci sono ma e non ci sono contesse. Io, mio buon Gino, non ho tempo da perdere. Sono in casa vostra, sono nelle vostre mani, le porte sono chiuse... almeno lo spero; nessuno ci vede e nessuno ci sente. Poche chiacchiere, e procedete subito alla seduzione.
Ricciardi
E voi credete ch'io abbia avuta davvero l'ingenuità di vagheggiare una seduzione?! Come v'ingannate! Il sedotto, purtroppo, senza che voi ne abbiate colpa, veh!, il sedotto sono io. Clara, voi lo avete capito che io vi amo. Voi lo avete capito che la mia sfida e la mia baldanza non erano che l'artifizio del mio amore. Io ho desiderato che voi veniste in casa mia, questo sì, ma perchè? Per avere agio di vedervi e di parlarvi liberamente, fuori dell'ambiente in cui voi ed io abbiamo il dovere d'essere delle persone di spirito. L'ho desiderato per potermi confessare a voi, l'ho desiderato per dirvi ch'io sono null'altro che un povero innamorato, (scaldandosi di proposito) l'ho desiderato per....
Clara
Per... per... per.... Tutto questo è completamente inutile!
Ricciardi
Inutile!?
Clara
Sì, inutile!, inutile!
Ricciardi
(con slancio) Eppure....
Clara
Sentite, caro Gino: io sono venuta da voi per essere sedotta: se voi non avete voglia di sedurmi, io me ne vado.
Ricciardi
Ah! Clara! Clara! Voi siete venuta da me per umiliarmi, ecco, e ci riuscite perfettamente. Ma se l'insistenza del vostro sarcasmo potrà almeno esaurire la vostra crudeltà, io lo accetto come un beneficio.
Clara
(guardandolo e ascoltandolo con curiosità birichina) E poi? Avanti!... E poi?
Ricciardi
Sì, sì, voi avete l'aria di non credere alle mie parole!... E avete torto. Ridete, ridete anche, se vi piace: ridete della mia pochezza e di questo mio pazzo innamoramento: tormentatemi se il tormentarmi vi diverte: ma non mi attribuite la volgare puerilità di una finzione.... No! Voi non potete attribuirmela. La vostra intelligenza non può non intendere (esagerando la propria eccitazione sincera) che in questo momento io sono schietto! Clara, scusatemi, siete voi, siete voi che fingete! Fingete di non intendermi, fingete di non credermi, fingete....
Clara
Ma no: rassicuratevi! Io vi dichiaro formalmente d'intendervi, di credervi e di non mettere in dubbio il vostro amore. Voi siete innamorato di me; e ciò mi fa molto piacere. Parola d'onore, vedete, ne sono contenta. E appunto perciò sono venuta. Io ho fiducia nelle vostre forze, ho fiducia nelle vostre seduzioni, ho fiducia nel vostro fascino. Sono qui, sola, solissima, nel vostro incantevole salotto, e son piena di buona volontà. Ora spetta a voi di fare il resto. Su, via, caro Gino, ve ne prego, innamoratemi, e non ci pensiamo più.
Ricciardi
(scoraggiato, si lascia cadere sopra una seggiola, sospirando:) Siete inesorabile!
Clara
(crucciandosi ostentatamente) No! no! no!... Così non ne faremo niente! Quell'aria di martire non vi si addice.... E poi, che so?, io mi aspettavo tutt'altra cosa! Troppa prudenza!... Troppa mitezza!... Troppa umiltà!... (Impaziente, si alza.) Non ne faremo niente, vi dico, non ne faremo niente!... (Pausa.) Che bel sole!... Che aria tiepida!... (Lo guarda con civetteria lievemente beffeggiatrice.) Sembra primavera! (Butta via il manicotto, e comincia a togliersi il paltoncino, accostandosi molto a lui.) Ho perfino caldo. Tiratemi queste maniche. (Allunga un braccio per farsi aiutare.)
Ricciardi
(le toglie del tutto il paltoncino, lo mette in un angolo, e siede un'altra volta, accasciato.)
Clara
Come vedete, non ho ancora perduta ogni speranza!... Non me ne vado. Resto, e mi metto à mon aise.... Lo permettete? (Un silenzio. — Va in giro per la stanza, osservando, curiosando. Presso il pianoforte, si ferma, guarda l'album aperto sul leggìo, con caricata sentimentalità.) Chopin!... Secondo notturno. Ah! quello in cui è un delizioso effetto d'organo, così pieno di misticismo.... Che soavità! (Con una mano accenna sul pianoforte le prime note d'una volgare canzone napolitana: «La ritirata».) Che dolcezza!... (Continua la rassegna.) Questa stanza è il simbolo del vostro cervello: c'è tutto!... (Si ferma presso la scrivania) Laboratorio letterario. Officina epistole e annessi. (Prende il foglio scritto.) Si può?
Ricciardi
Scarabocchi.... Robuccia appena abbozzata.... (Con la speranza ch'ella legga) Non voglio che leggiate.
Clara
Ci scommetto che l'avete lasciata quassù apposta per farmela leggere.... Vediamo.
Ricciardi
Io vi prego, invece, di non leggere.
Clara
(senza dargli ascolto, legge:) «O voi, madonna.... (A Ricciardi, con curiosità:) Dice... madonna?
Ricciardi
Forse.
Clara
(ricomincia con enfasi e gesticola seguendo il senso di ogni parola:)
«O voi, madonna, che vivete dove
giammai non giunge alcuna umana cosa,
dite: la vostra immagine che move
dall'alto e scende a me più luminosa
del sole, e più gentile e pura e bianca
d'una bianca colomba immacolata,
darà a la vita mia giovane e stanca
la morte che, sognandovi, ho sognata?»
Punto interrogativo! (A Ricciardi:) Versi?
Ricciardi
Pare.
Clara
Sì, me ne sono accorta. Volevo dire: versi che scrivete per me?
Ricciardi
Probabilmente.
Clara
«La morte che, sognandovi, ho sognata?...» Brrr.... Questa faccenda della morte si riferisce proprio a me? Vi faccio un bello effetto!... Meno male che ve lo faccio in sogno. Non siete un poeta decadente. Io adoro i decadenti. (Con declamatoria intonazione laudativa) Quelli lì dicono tutto ciò che vogliono, ma almeno nessuno li capisce! (E continua a gironzolare, osservando.) Quanti bei ritratti di donne! Tutte vostre amanti... beninteso!... Tutte più fortunate di me.... Questo, per esempio, di chi è? (Prende un grandissimo ritratto di vecchio con una immensa barba bianca e lo mostra a Ricciardi.)
Ricciardi
(alzando le spalle) È il ritratto d'un uomo.
Clara
Marito d'una vostra amante?
Ricciardi
Ma che!
Clara
Padre d'una vostra amante? (Pausa.) Fratello?
Ricciardi
Mio Dio, contessa, non siate così ingenerosa! Basta, ora!
Clara
Basta che cosa? Fra tante donne trovo un uomo: è naturale che io me ne interessi. Chi è?
Ricciardi
Non lo so.
Clara
Come non lo sapete?
Ricciardi
È un russo.... Lasciatelo in pace.
Clara
Il nome?
Ricciardi
(paziente) Paikowsky.
Clara
Paikowsky? Ho capito: musicista. Che ha composto?
Ricciardi
(trattenendo l'irritazione) Non è musicista!
Clara
Poeta?
Ricciardi
(rabbioso) Nemmeno!
Clara
Pittore?
Ricciardi
(quasi tra sè:) C'è da morirne!
Clara
(accalorandosi) Ma si può almeno sapere che diamine fa il vostro russo?
Ricciardi
(scattando) E da voi si può sapere quando finirete di torturarmi così atrocemente?
Clara
In fede mia, voi siete un bel tipo! Io vi dico tutto ciò che mi riesce dirvi di più lusinghiero, io rinunzio ad ogni resistenza, io mi metto a disposizione del vostro valore e del vostro amore, io, come meglio so e posso, v'incoraggio a tutto; e voi ve ne state lì, timido e vergognoso, peggio d'uno scolaretto che, non avendo imparato bene a mente la lezione, tema d'essere interrogato; e per giunta?... Per giunta poi ve la pigliate con me. Ah, questo è incredibile! E che vorreste? Vorreste ch'io vi saltassi al collo? o che mi gettassi ai vostri piedi? o che cascassi in convulsioni e, contorcendomi e dibattendomi, pronunziassi il vostro nome adorato?... Che vorreste?... Queste cose dovrei farle, al più al più, con un collegiale, con un novizio; ma con voi! con voi! Io vi domando: siete o non siete quello che mi avete detto di essere?
Ricciardi
Contessa,... voi scherzate male!... È vero, io fui uno sciocco sfidando, apparentemente, il vostro spirito e la vostra virtù. Benchè io non sia stato consigliato, in fondo, che dalla speranza di potervi commuovere e non da quella di potervi conquistare, pure... riconosco il mio errore, riconosco la mia goffaggine. Sì, voi mi avete fatto riconoscere l'uno e l'altra. Dell'errore, quasi offensivo, vi chiedo perdono; ma, quanto alla goffaggine, dovrei chiedere perdono a me stesso, e non lo faccio. Notate. L'uomo che conviene d'essere goffo e che ci si rassegna, ha un gran vantaggio: — Non teme più di diventarlo. Ed è perciò che scherzate male!
Clara
(fredda) Se non mi sbaglio, lo sfidante cambia le armi, ma resta sul terreno.
Ricciardi
(eccitandosi sinceramente) A chi è innamorato come lo sono io, come lo sono oggi più che mai, come lo sono divenuto sotto la sferza del vostro scherno, come lo sarei diventato anche se fino a ieri non vi avessi conosciuta, non bisogna chiedere audacia neanche scherzando!
Clara
Armi da fuoco!
Ricciardi
E sia! Armi da fuoco, che potrei usare, mio malgrado, involontariamente. L'idea di essere ridicolo non mi trattiene più. Il mio sangue, i miei nervi, Clara, non mi consentono più la riflessione dell'uomo galante, nè la preoccupazione di parervi uno scienziato dell'amore. Voi sogghignate? E non me ne importa. Io vi sembro grottesco? E non me ne importa. Io vi sembro un cattivo commediante? E non me ne importa. Io vi sembro uno stolto, un imbecille, un fanciullo, un uomo volgare? E non me ne importa! Non m'importa più di niente, non capisco più niente, e, vedendovi vicino a me, bella, sorridente, sprezzante, disdegnosa, vi giuro Clara, vi giuro ch'io perdo la ragione! (Si slancia verso di lei.)
Clara
(ferma, piega le braccia in un atteggiamento ad un tempo altero e burlesco.)
Ricciardi
(soggiogato, si trattiene e indietreggia.)
Clara
Lo vedete che non sapete usare neanche le armi da fuoco? Molto rumore, e in conclusione?... Nulla!... Nulla!
Ricciardi
(abbassando la fronte e un po' mordendosi le labbra) Nulla!
(Si sente picchiare alla gran porta in fondo.)
Ricciardi
Chi è, chi è che si permette di picchiare così?
Lorenzo
(di fuori) Sono io: Lorenzo.
Ricciardi
E che vuoi, noioso? Vattene!
Lorenzo
Debbo dire qualche cosa a vostra eccellenza.
Ricciardi
No! Vattene.
Lorenzo
Vostra eccellenza mi perdonerà, ma io debbo dirle qualche cosa.
Ricciardi
Insomma, che c'è?
Lorenzo
Posso parlare?
Ricciardi
Parla.
Lorenzo
È ritornato il signore di poco fa. Io gli ho detto che vostra eccellenza era uscita e che in casa non c'era più nessuno.
Clara
(va sollecitamente a spiare dalla finestra.)
Ricciardi
(a Lorenzo:) Hai fatto bene.
Lorenzo
Ma egli ha risposto che aspetterà. E s'è messo di piantone dinanzi al cancello chiuso.
Clara
(allontanandosi dalla finestra, dispiacevolmente sorpresa) È mio marito!
Ricciardi
(allarmato) Sì, vostro marito. È venuto qui prima di voi, evidentemente sospettoso.
Clara
(con irritazione) E non me l'avete detto?!
Ricciardi
Era inutile d'impensierirvi. Ho deviato la sua attenzione dicendogli che mi aspettavate allo skating.
Clara
Impostore!
Ricciardi
Dovevo piuttosto fargli capire la verità per rovinarvi?!
Lorenzo
(di fuori) Vostra eccellenza ha ordini da darmi?
Ricciardi
Non so.... Lasciami riflettere....
Clara
(costringendosi a parere spensierata e birichina come dianzi e rivelando invece di stare sulle spine) Ma non c'è da riflettere.... Ripigliamo piuttosto il discorso dove lo avevamo interrotto.... Voi non ve ne siete accorto, ma io cominciavo, finalmente, ad essere commossa dalle vostre parole. Credo che le armi da fuoco avevano toccate le mie corde sensibili. (Ride) Ah! ah! ah!
Ricciardi
Ridete ancora?
Clara
Non rido che adesso....
Ricciardi
(con delicata malignità) Ma non ne avete punto voglia.
Clara
V'ingannate! L'intervento di mio marito, il vostro smarrimento, questa faccia da cospiratore: tutto ciò mi diverte un mondo. (Impallidisce, lasciandosi un po' vincere dalla paura.)
Ricciardi
No, no! Tutto ciò non vi diverte!... Contessa, il vostro spirito è finito. Voi non vi riafferrate più!
Lorenzo
(di fuori) Vostra eccellenza ha ordini da darmi?
Ricciardi
Aspetta, Lorenzo! (Abbassando la voce, con un'aria di uomo sagace) Quel che sentite, lo so; quel che temete, lo so; quel che vi addolora, lo so.... E io... desidero salvarvi.
Clara
(in un istantaneo lampo di gioia) Che?!
Ricciardi
Ah, vi siete tradita!... Ebbene sì, voglio salvarvi. (Cava di tasca una piccola chiave tersa.) Questa chiave apre un piccolo uscio alle spalle della mia palazzina.... Voi potete uscire di qui non vista da vostro marito.... Vi troverete in un viottolo che sta costruendosi.... Camminerete diritto; e in pochi passi giungerete al Corso Vittorio.... Così, egli vi aspetterà invano due, tre, quattro ore, quanto vorrà, e dovrà finire col convincersi d'avere sospettato ingiustamente.... (Le porge la chiave con galanteria.)
Clara
(stendendo subito la mano per prenderla) Ah! Grazie!
Ricciardi
(ritirando un po' il braccio per impedirglielo pur tenendo sempre la chiave sotto gli occhi di lei come per tentarla) Un momento. Avete ben compreso che vi salvo?
Clara
Sì... l'ho compreso.... E vi confesso che sono pentita della grave imprudenza.... Abbiatevi la mia gratitudine, e datemi la chiave. (Stende di nuovo la mano per prenderla.)
Ricciardi
(di nuovo glielo impedisce) Un momento.... La gratitudine è una bellissima ricompensa. Senonchè, io esigo qualche cosa di più concreto. Disposto a salvarvi; ma (con molta grazia) non dimenticate che io vi amo, contessa, e il mio amore non saprebbe perdonarmi questa eccessiva generosità.
Clara
(contraendo le linee del viso, e, aggrottando, severa, le sopracciglia) Che intendete dire?
Ricciardi
(con dolcezza incalzante e con fine intenzione vendicativa) È il mio amore che mi costringe a patteggiare. Io non vi offro, bensì io vi vendo questa chiave.... Vi vendo la salvezza.... Siete voi pronta a comperarla?
Clara
(indietreggiando con ribrezzo) Io!
Ricciardi
Non gridate.... C'è di là il servo che attende... Pensateci, contessa. Pensateci bene.... La chiave è qui. La salvezza è qui. Se non volete comperarla, siete... compromessa!
Clara
(prorompendo) Ah! vi....
Ricciardi
(immediatamente) Vigliacco!!!
Clara
Sì, sì, vigliacco!
Ricciardi
(scherzoso) Se lo sapevo!... È la parola adeguata. In simili situazioni, specialmente a teatro, è la parola tradizionale. E difatti, in questo momento, voi siete un po'... Tosca, ed io sono un poco... assai poco... il barone Scarpia. Non è vero? Eh!... Sicuro!... «Vigliacco!» (Sogghigna. — Pausa. — Indi, assai gentilmente) Meno vigliacco, però, di quanto voi mi fate l'onore di credermi.... Il mio amore, v'ho detto, mi costringe a patteggiare, e non ci è scampo! La salvezza ve la vendo, e a caro prezzo!... Ve la vendo, contessa... ve la vendo... ve la vendo... (con ostentata umiltà) per un bacio. Come uomo, chiedo troppo, è vero; ma, come vigliacco, via, convenitene, chiedo pochino. Volete pagare?
Clara
(con uno scoppio di sdegno feroce) No!
Ricciardi
Possibile?!.... Preferite di compromettervi?
Clara
Sì!
Ricciardi
Preferite uno scandalo?
Clara
Sì!
Ricciardi
(pazzo di meraviglia e di rabbia) È tanto, dunque, il disgusto che provereste concedendomi o prendendo da me il più semplice e il più lieve dei baci... che vi decidete piuttosto a compromettervi, a perdervi! Ah! vivaddio, nessun proposito cavalleresco può resistere a tale prova. Via questa chiave! (Sta per gettarla dalla finestra.)
Clara
(corre alla porta e chiama:) Ehi! Cameriere.... Servitore....
Ricciardi
No! Clara.... Perdonatemi... prendete... salvatevi....
Clara
Nessun beneficio da voi. Non voglio! (Con la bocca all'uscio) Dite al conte Sangiorgi che ci è qui sua moglie, e che lo aspetta. Andate.
Ricciardi
E che avverrà adesso?!
Clara
(calma) O una catastrofe, o niente: è semplice.
Ricciardi
(pentito, esasperandosi) Dio! Dio! Che avete fatto!... Ma siete ancora in tempo.... Fuggite... prima ch'egli arrivi!
Clara
Se gli ho mandato a dire che sono qui....
Ricciardi
Maledizione! Allora, che risolvere? (.... Aprendo la porta in fondo) Sì, gli vado incontro....
Clara
È peggio! State tranquillo. (Con accento tragicomico) Non vi sorride il pensiero ch'egli ci uccida insieme?
SCENA IV.
RICCIARDI, CLARA, SILVIO.
Silvio
(entra dal fondo, pallidissimo, contenendosi, padroneggiandosi. — A Clara:) Mi hai fatto chiamare?
Ricciardi
(dopo un istante di trepidazione) La contessa ti ha visto dalla finestra, e... e.... Veramente non capisco perchè passeggiavi in istrada invece di raggiungere qui tua moglie.... Cioè, lo capisco perfettamente.... Il mio servo t'avrà detto che in casa non c'era nessuno.... Ma è stato uno strano equivoco.... Io sono uscito, e poi sono rientrato in casa per un'altra porta.... E la contessa ci è entrata....
Clara
(con comica pacatezza) Per la finestra.
Ricciardi
Gli è che la contessa è giunta allo skating troppo presto e, impaziente com'è, ha voluto... sì dico.... Ed io stesso, intendi, l'ho accompagnata. Anzi, no: non l'ho proprio accompagnata io stesso; ma l'ho incontrata.... Sai dove? L'ho incontrata precisamente....
Silvio
Ma va bene, va bene.... Hai l'aria di voler giustificare te e la contessa.... E non è il caso.... Lo hai già detto: è stato un equivoco.... Nè più, nè meno.... Lo abbiamo chiarito....
Clara
... completamente....
Silvio
... e adesso non c'è bisogno d'altro. Sapevo benissimo che Clara era qui, e perciò ci sono venuto....
Ricciardi
Ah! Lo sapevi?!
Silvio
È naturale!
Clara
Gino, il mio paltò, il mio manicotto....
Ricciardi
Sùbito! (Cerca paltò e manicotto.)
Silvio
(avvicinandosi a Clara, con voce minacciosa e soffocata) Io ti ammazzerò!
Clara
(pianissimo e flemmatica) A casa. Qui, no. Però bada che da questo momento io non sono più tua moglie!
Silvio
Lo spero!
Ricciardi
(perdendo tempo apposta) Il paltò l'ho trovato, ma dov'è quel benedetto manicotto?!
Clara
(sempre pianissimo a Silvio) Intanto, per non farti sembrar ridicolo... fingerò d'essere d'accordo con te.... Comprendimi..., secondami....
Silvio
(con accento iroso e sommesso) Ma che dici?!
Clara
Ora ti parlerò in modo ch'egli senta....
Ricciardi
(con in mano il paltò e il manicotto) Ah, finalmente! Ecco!
Clara
(alzando un po' la voce per farsi udire da Ricciardi pur mostrando di voler parlare piano a Silvio) Non ridere!... Sii più tragico.
Ricciardi
(trasalendo, tra sè:) Che!
(Lunghissima pausa.)
Clara
Dunque, Gino?
Ricciardi
(guardandola attonito) Ai vostri comandi, contessa....
Clara
(infilando il paltò) Aiutatemi bene....
Ricciardi
(aiutandola, le dice tra i denti:) Ho buone orecchie, sapete.... Voi e vostro marito vi siete presi giuoco di me....
Clara
(senza scomporsi, a fior di labbra) Può darsi....
Silvio
(nota ch'essi si scambiano delle parole, e freme.)
Ricciardi
(ancora tra i denti e ancora aiutandola) Ma questo è troppo!
Clara
Può darsi.... (A voce alta) Silvio, andiamo, eh?
Silvio
Andiamo....
Clara
(si mette al braccio di Silvio.)
(Tutti e due si avviano verso il giardino.)
Ricciardi
Grazie, contessa, dell'onore.... (A Silvio, con asprezza) E grazie anche a te....
Silvio
A me!?
Ricciardi
(nervoso, accompagnandoli) Sì, sì, anche a te....
Silvio
(scattando) Ricciardi!...
Clara
(tutta sorridente, interrompendo) Non v'incomodate, Gino, non v'incomodate....
Ricciardi
(seguendoli fino alla porta) Oh! prego... prego... prego... prego... prego....
(Silvio e Clara escono.)
Ricciardi
(esausto, si appoggia con le spalle allo stipite della porta.)
Cala la tela.