ATTO PRIMO.
Reading edition
ATTO PRIMO.
Un salotto elegante, bene illuminato da lampadine elettriche. Una porta in fondo; due porte laterali. Nel mezzo della stanza, fra le altre suppellettili graziose, una doppia poltrona dos-à-dos1. Su qualche seggiola e su qualche tavolino, il mantello magnifico e la ciarpa di merletto della contessa Clara, la pelliccia, il cappello, il binoccoletto, i guanti e il bastone del conte Silvio.
SCENA I.
CLARA e SILVIO, poi UN SERVO.
Clara
(innanzi ad uno specchio, dopo di essersi lungamente mirata) Che ne dici? Ti va?
Silvio
(seduto sopra una seggiola a sdraio, fumando una sigaretta) Il Lohengrin?
Clara
No. La mia acconciatura.
Silvio
Credevo che tu parlassi ancora del Lohengrin. Sì, mi va.... Io poi ho una competenza molto limitata.
Clara
Per il ritratto a pastello vorrei posare proprio in questa toilette.
Silvio
De Negris è un provetto ritrattista... Ti rimetterai al suo parere.
Clara
(sempre mirandosi allo specchio) Non ti pare un po' troppo scollata?
Silvio
Voltati, fammi vedere. (Clara si volta. Egli dissimula il fastidio che gli produce la eccessiva scollatura) No... Troppo scollata non mi pare....
Clara
Guardami bene in faccia.
Silvio
Ti guardo.
Clara
(ridendo) Ah! ah! ah!
Silvio
Che c'è?
Clara
I tuoi occhi non hanno la stessa opinione della tua bocca. Sai che dicono essi?
Silvio
Sentiamo.
Clara
Dicono... dicono: «che indecenza!».
Silvio
Nondimeno, io non te ne faccio una colpa! La decenza non è che una diplomazia delle donne, perchè tutto ciò che esse nascondono aumenta di valore. Non è indispensabile, quindi, che alle fanciulle... affinchè possano trovare marito.
Clara
Obbedisco alla moda, io!
Silvio
Ma la moda per le donne la fanno le donne.
Clara
Anche gli uomini, sai.
Silvio
Oh! gli uomini, al più al più, fanno la moda per le donne altrui.
Clara
Lo vedi, lo vedi che sei scontento!
Silvio
Dio mio, se mi stuzzichi, mi fai dire quel che non vorrei dire.
Clara
(rimproverandolo con affetto) E credi mi basti che certe cose tu non le dica? Credi male. Io desidero che tu non le dica e non le pensi. (Si sdraia sopra un canapè.)
Silvio
Sottilizzi sempre, tu. E sottilizzi troppo!
Clara
(col tono con cui si parla ad un bimbo) Poverino, poverino! Che pretendono da lui?... Che pretendono? (Pausa.) Qui... vicino a me... vicino a questo mostro di moglie....
Silvio
(va a sederle accanto)
Clara
(lisciandogli la barbetta) Passa?
Silvio
Tranquilla!...
Clara
Passa?
Silvio
Cosa passa?
Clara
Il malumore per la scollatura?
Silvio
(sorridendo bonariamente) Eh, sì! Il malumore passa..., ma la scollatura resta.
Clara
Via, chiudi un po' gli occhi....
Silvio
Preferirei, veramente, che li chiudessero gli altri. Ma purtroppo!... (Sospirando, si alza) Di': non è l'ora d'andare?
Clara
Sì: va pure.
Silvio
E tu?
Clara
Io aspetto Ricciardi. L'ho pregato di accompagnarmi.
Silvio
(con falsa disinvoltura) Sicchè... posso andare?
Clara
Ma sì.
Silvio
(lentissimamente, prende il cappello, la pelliccia, i guanti, il binoccoletto, il bastone. Poi, ad un tratto, rimette tutto sopra un mobile. Poi, riprende la pelliccia e adagio adagio l'indossa. Poi, riprende il bastone, il binoccoletto, i guanti, il cappello.) Dunque, vado!... (Indugiando) Buona sera, eh?
Clara
Verrai a farmi una visita, o resterai tutta la serata, come al solito, sprofondato nella tua poltrona?
Silvio
Se non ci sarà troppa gente nel tuo palco, verrò. (Si avvia per andarsene.)
Clara
(quando egli è giunto all'uscio in fondo) Silvio!...
Silvio
Clara? (Ritorna.)
Clara
Che è?
Silvio
Non mi hai chiamato?
Clara
No. Ho semplicemente pronunziato il tuo nome: «Silvio», così, per tenerezza: non t'ho mica chiamato...
Silvio
Avevo creduto....
Clara
Va, va.
Silvio
(arriva un'altra volta sino all'uscio: si sofferma).... E se Ricciardi non venisse?...
Clara
Verrà, verrà.... Oh! non dubitare, verrà.
Silvio
Però... non sarebbe meglio che aspettassi anch'io?
Clara
Sarebbe meglio, perchè?
Silvio
Perchè... se, per una circostanza qualunque, egli non venisse, t'accompagnerei io: è semplice.
Clara
Ti assicuro che verrà....
Silvio
D'altronde, si potrebbe andare tutti insieme....
Clara
(recisa) Questo, poi, no!
Silvio
In fin dei conti, non t'ho detto nulla di così strano.
Clara
Silvio! Silvio! Che hai stasera? Che significa questa recrudescenza?
Silvio
Recrudescenza di che?
Clara
Di che? Lo vuoi proprio sapere? Lo vuoi proprio sapere? Recrudescenza di... ge-lo-si-a.
Silvio
Io, geloso!
Clara
Tu geloso, sì, tu, tu! E ciò non va bene! Di tanto in tanto, caro Silvio, tu dimentichi il nostro patto.
Silvio
Io lo ricordo e lo mantengo.
Clara
Tu non lo mantieni niente affatto!
Silvio
(col pretesto della briga, ritorna di nuovo, molto felice di restare) E io ti ripeto che lo mantengo. Oh bella! Dov'è questa mia famosa gelosia? Tu vai, vieni, fai quello che ti pare e piace.... Io non sono mai vicino a te.... Il tuo salotto è sempre pieno di giovanotti.... Te li conduci a teatro, te li conduci alla passeggiata, te li metti in carrozza, a tutte le ore, coi loro grandi carciofi all'occhiello e con quell'aria sfiaccolata di conquistatori esausti.... Ti scrivono delle lettere, tu ne scrivi a loro, e io non so che diamine avete da scrivervi dopo che vi siete visti quattro volte in una giornata!... Essi ti circondano, ti sequestrano, ti assediano, ti mangiano con gli occhi, ti esaminano dalla testa ai piedi e... dai piedi alla testa, ti chiamano confidenzialmente: Clara: Clara, tout-court, così come chiamerebbero una di quelle donnine a cui..., quando non possono dare altro, si contentano di dare del tu... e io? Io, zitto: lascio fare, lascio dire, e non un lamento, non un rimprovero, non un'osservazione, e, con una santa pazienza, aspetto ch'essi ne abbiano abbastanza per ricordarmi d'essere tuo marito. Era questo il programma della nostra vita? Era questo il programma enigmatico proposto... cioè, che dico?..., imposto da te? E io mi ci sono uniformato....
Clara
Per forza....
Silvio
Ma giacchè vedo che è stato inutile, sì, te lo voglio dire: la corte di Gino Ricciardi m'impensierisce, mi secca. Egli è più vanesio, ed è forse meno imbecille degli altri. Anzi... è un giovane intelligente, esperto, simpatico, colto, infarinato d'arte e di letteratura, ed è abituato a non farsi canzonare. Sicuro! Gino Ricciardi è un pericolo:... è un pericolo anche per una donna onesta.
Clara
Anche per me?
Silvio
Un uomo non sarebbe pericoloso se non lo fosse per tutte le donne!
Clara
E una donna non sarebbe onesta se non lo fosse per tutti gli uomini! (Pausa.) Ma già, perchè discutere? (Severa, nervosa).... Forse, non ci tengo neppure a essere una donna onesta, e non so neppure se lo sono. Ti sposai solamente perchè t'amavo; ti sono fedele solamente perchè t'amo. Se questa è onestà, io sono onesta. (Sempre acre, sempre nervosa) E del resto, tu lo sai, tu lo comprendi come e quanto io t'ami. Se tu non lo comprendessi più, io non ti amerei più. Ed è questa, in fondo, la chiave del sedicente enigma. Non mi basta, no, che tu non sembri geloso; è necessario che tu non lo sii. Il nostro patto dovea consistere non soltanto nella forma, ma anche nella sostanza. «Io, fedele; tu, fiducioso....» Ma tu, a quale programma ti sei uniformato? Sciocco! Credi tu che io non m'accorga delle tue continue indagini e di tutto ciò che fai allo scopo di ricostruire minutamente la mia giornata, di controllare quel che ti racconto, di tenermi d'occhio, di spiarmi?
Silvio
Di spiarti?!...
Clara
Di spiarmi, e peggio ancora. Un mese fa hai perfino aperta una lettera diretta a me!
Silvio
Clara!
Clara
Eppure, finsi di niente, perchè... (con un moto d'orgoglio e di gentilezza pietosa) perchè mi facesti pietà. Ma, bada, Silvio. Te lo avvertii quando eravamo sposati da pochi giorni e te lo avverto ora, solennemente, per l'ultima volta: la gelosia, a lungo andare, mi renderebbe infelice, e la infelicità potrebbe rendermi colpevole. Tanto, il mio carattere non so cambiarlo. Sono nata così. Io non commetterò mai neanche un peccato di pensiero; ma non rinunzierò mai alla mia innocua libertà!... Sono civetta? Meglio! La civetteria di una moglie serve a tante cose! — Prima di tutto la civetteria è la valvola di sicurezza dell'onestà femminile, e poi è un eccellente regime per guarire la gelosia d'un marito. Ti sono e ti sarò fedele illimitatamente; ma saresti indegno di questa mia fedeltà se tu mi offendessi col dubbio, con la diffidenza, col sospetto. E, vedi, (molto energica) ti giuro che il giorno in cui tu osassi d'accusarmi davvero, io — mettitelo bene in mente, Silvio — io mi risolverei a tradirti davvero. E adesso vattene a teatro, e arrivederci.
(Un silenzio.)
Silvio
(umile) Arrivederci. (Indugiando ancora) Ora, sei in collera con me?...
Clara
Non sono in collera, no.
Silvio
Mi perdoni?
Clara
Ti ho già perdonato: e ti perdonerò anche meglio....
Silvio
(con ansia affettuosa) Quando?
Clara
Più tardi, più tardi....
Silvio
Ma quando?
Clara
... Te lo dico all'orecchio....
Silvio
Dimmelo forte: non c'è nessuno.
Clara
Come! Ci sei tu in frac e cravatta bianca, e ci sono io in gran toilette. In questi abiti, non si è mai veramente soli.
Silvio
E allora dimmelo all'orecchio.
Clara
(gli dice qualche cosa all'orecchio con graziosità intima e birichina.)
(Tutti e due ridono molto vivacemente.)
Clara
Ti conviene?
Silvio
Altro che mi conviene!... (Continuando a ridere) Che matta!...
Un servo
(annunzia) Il signor Ricciardi. (Via.)
Clara
L'uomo del pericolo!
Silvio
Io te lo lascio tutto intero... sai... e me ne fuggo... perchè non vorrei che egli s'illudesse di darmi delle preoccupazioni.... (Si avvia precipitosamente.)
SCENA II.
GINO RICCIARDI, CLARA, SILVIO.
Silvio
(incontrandosi con Gino Ricciardi ed esagerando eccessivamente la fretta) Oh! caro Gino... ti aspettavamo..., cioè, mia moglie t'aspettava.... Io corro.... Non voglio perdere neanche una nota....
Ricciardi
Ma un momento... non scappare così ...
Silvio
Ho fretta... ho fretta.
Ricciardi
È inutile d'aver fretta: il Lohengrin di stasera è andato a monte.
Silvio
(fermandosi) Davvero?
Ricciardi
(stringendo la mano a Clara) L'ho saputo un'ora fa.
Clara
E invece del Lohengrin?
Ricciardi
Invece del Lohengrin... mi hanno annunziata la solita Gioconda.
Clara
Ah, io ve la regalo! Preferisco starmene in casa. Meno male per Silvio, a cui la Gioconda piace.
Silvio
No... in verità... non ho mai detto che la Gioconda mi piace.
Ricciardi
A me lo hai detto.
Silvio
L'ho detto a te?!
Clara
(guarda Silvio significativamente, avvertendolo così di non cercare pretesti per rimanere.)
Silvio
(intende.)
Ricciardi
(celiando) Tante volte!
Silvio
(celiando anche lui, ma a malincuore) Se tu mi assicuri... che io sono entusiasta della Gioconda, me la vado subito a godere.
Clara
Divèrtiti. E ti raccomando le danze.
Silvio
Nella Gioconda non c'è che la danza... delle Ore.
Ricciardi
Bada: ore carine, ma perdute.
Silvio
Per conto mio, molto perdute!... Buona sera!
Ricciardi
Buona sera!
Silvio
(esce.)
SCENA III.
CLARA e RICCIARDI.
Clara
(sedendo) Venite qua, Gino. Avvicinatevi.
Ricciardi
(resta in piedi, lontano.)
Clara
Avvicinatevi.
Ricciardi
Non troppo, Clara. Stasera siete....
Clara
Sono?... Come sono?
Ricciardi
Stasera avete....
Clara
Cosa ho? (Guardandosi) Nulla più del solito.
Ricciardi
(accennando appena con un gesto alla scollatura) Anzi... qualche cosa di meno....
Clara
Vi turba? Rimedieremo. Prendetemi quella ciarpa.
Ricciardi
(prende la ciarpa di merletto che era sopra una sedia) Questa?
Clara
Sì, questa.
Ricciardi
(gliela porge.)
Clara
(senza prenderla) Copritemi le spalle.
Ricciardi
Solamente... le spalle?
Clara
Sbrigatevi, e finite di dire delle sciocchezze!
Ricciardi
(le avvolge la ciarpa di merletto intorno al collo con molta lentezza e con lo sguardo argutamente indiscreto.)
Clara
Mio Dio! Come siete lento!
Ricciardi
Se fossi cieco, potrei essere più svelto. Ecco... È fatto. (Sospira.)
Clara
Sedete. Parlate. Vi confesso che avrei preferito il Lohengrin a voi. Ma vi confesso pure che esclusivamente voi potete in certo modo sostituirlo. Siete mezzo poeta, e nelle vostre parole c'è sempre un po' di musica. Parlate.
Ricciardi
(siede) Ma poichè Lohengrin è costretto ad andarsene quando rivela il suo segreto, io, che non ho l'intenzione di andarmene, mi guarderò bene dal rivelare il mio.
Clara
Voglio sapere il segreto.
Ricciardi
Vi ripeto che non ho punto l'intenzione d'andarmene.
Clara
Garantisco che resterete.
Ricciardi
Promettetemi che, in ogni caso, sarete voi che mi obbligherete a restare.
Clara
Ve lo prometto! Fuori il segreto!
Ricciardi
Il segreto è che... il segreto è che io ho detto una bugia.... Stasera, al San Carlo, niente Lohengrin... e niente Gioconda.
Clara
E che spettacolo c'è?
Ricciardi
Nessuno. Raffreddore generale a porte chiuse.
Clara
(in collera) E perchè avete mentito?
Ricciardi
Perchè?... Perchè, vedendo che vostro marito era molto disposto ad andare a teatro, io, che volete?, non ho avuto il coraggio di rinunziare... alla sua assenza.
Clara
Ma io non vi permetto di trattare mio marito come un fanciullo; no, non ve lo permetto!...
Ricciardi
Ecco, vedete, ora state lì lì per mandarmene via.... Se ve l'ho detto che dovevo tacere....
Clara
Non vi mando via; ma voi sarete punito lo stesso. E sapete come?... Silvio sospetterà la ragione della vostra bugia, e tornerà subito.
Ricciardi
Non è geloso, e non sospetterà.
Clara
Tutt'i mariti sono gelosi quando non sono stati traditi.
Ricciardi
E vi dà delle noie la sua gelosia?
Clara
Non me ne dà, ma io me ne piglio.
Ricciardi
Ecco un inconveniente che voi potete eliminare con molta facilità. Se è vero che i mariti sono gelosi proprio quando non sono traditi, per ottenere che il vostro non sia geloso basterà... che prendiate un piccolo provvedimento.
Clara
Tradirlo!
Ricciardi
Appunto!
Clara
Con voi!
Ricciardi
Con me, o con un altro. Io preferirei, s'intende, e lo faceste con me.
Clara
Avete ragione, mio caro Gino; ma non c'è nulla di più incomodo che un tradimento.
Ricciardi
Non vi ci siete, finora, provata.
Clara
Chi ve l'ha detto?
Ricciardi
Ne sono convinto.
Clara
E mi fate la corte!
Ricciardi
Naturale!
Clara
Perchè me la fate?
Ricciardi
Perchè vi amo!
Clara
Senza speranze....
Ricciardi
È sempre probabile che accada precisamente quel che non è mai accaduto!
Clara
Ma, qualche volta, non è accaduto precisamente, (sottolineando) quel che non può mai accadere.
(Un silenzio.)
Ricciardi
(accostandosele di più) Vi sentite così forte, Clara?
Clara
Fortissima!
Ricciardi
Proprio?
Clara
Inespugnabile!
Ricciardi
Addirittura!? (Pausa.) Mi permettete... — per una vostra indulgente concessione di gran signora dello spirito — mi permettete di dirvi tutto quello che penso?
Clara
Ve lo permetto.
Ricciardi
(con un piccolo gesto descrittivo) Anche se io debba rasentare... l'impertinenza?
Clara
Rasentate (imitandone il gesto)... quel che volete.
Ricciardi
Voi vi sentite forte; ma — scusate — in che consiste la vostra forza?
Clara
Ho da rispondere?
Ricciardi
No. Rispondo io.
Clara
Ottimo metodo per discutere!
Ricciardi
La vostra forza, Clara, non consiste che nel sapervi debole.
Clara
Se desiderate ch'io capisca, siate più limpido.
Ricciardi
Mi spiego. Guardatemi negli occhi....
Clara
«Che sono tanto belli!»
Ricciardi
Non scherziamo!
Clara
Dunque?
Ricciardi
Voi siete inespugnabile, perchè il vostro nemico non è mai in condizione di circuirvi, di assediarvi, di assaltarvi: non è mai in condizione di... aprire la breccia.
Clara
Al contrario! Io vivo in un permanente stato d'assedio. Non faccio che circondarmi di seduttori. Mi fareste l'offesa di non accorgervi della mia civetteria?
Ricciardi
Ci tenete?
Clara
Ci tengo.
Ricciardi
Me ne dispiace tanto, perchè ho da dirvi che, vostro malgrado, voi non appartenete alla categoria delle... delle civette autentiche. Voi siete migliore di esse, cioè più donna, cioè più affine all'uomo, cioè più attratta da lui, cioè... più pericolante. Esse, vedete, osano tutto; eppure non c'è caso che caschino. Hanno il potere e lo serbano. Diamine! Una civetta che finisce con l'avere un amante è come un sovrano che abdica. Voi, invece, non lo avete per la semplice ragione... — perdonatemi se abuso del permesso di rasentare l'impertinenza — voi non lo avete per la semplice ragione che... lo evitate. Infatti, quali sono gli esperimenti della vostra resistenza? Quali sono? Il vostro boudoir è sempre pieno di troppa gente; e quando non c'è la gente, ci sono le porte aperte, il che è lo stesso; le vostre passeggiate non le fate che al cospetto del mondo; le vostre conversazioni non possono avere mai niente d'intimo e non possono esporvi agli attacchi dell'altrui sapienza e dell'altrui valore....
Clara
Non c'è che dire: parlate assai graziosamente!
Ricciardi
(continua, ascoltandosi) Vantate la vostra impassibilità? Non ne avete il diritto. Di quale seduzione avete voi trionfato? Quattro chiacchiere, una stretta di mano, uno sguardo, un mazzo di fiori, un tête-à-tête in carrozza aperta nelle ore in cui le vie rigurgitano.... Oh! queste cose non sono una seduzione. Ed io, per esempio, che vi faccio la corte e che non ho nessuna voglia di rinunziare a voi, quale ragione ho d'esser convinto della vostra inespugnabilità? Voi sfuggite tutte le occasioni in cui io sarei — lo dico con una frase da tenore — «nella pienezza dei miei mezzi»; voi sfuggite tutte le occasioni in cui io potrei essere io; — voi insomma, presentite dove e come e quando comincerebbe la vostra debolezza: ed ecco, vi ripeto, ecco qual'è la vostra forza.
Clara
Sicchè, concludiamo: io ho paura di voi.
Ricciardi
Non lo so, ma nulla m'impedisce di crederlo.
Clara
Se vi fa piacere di crederlo, accomodatevi pure.
Ricciardi
Lo vedete! Vi schermite. Se foste sicura di voi stessa, mi sfidereste.
Clara
Dio buono! Sarebbe crudele e superfluo defraudarvi d'un trionfo immaginario!
Ricciardi
Attenta! Ciò che dite è arguto, ma vi denunzia sempre più debole. Scommetto che se v'invitassi a disilludere la mia immaginazione, voi rifiutereste l'invito.
Clara
Come siete complicato stasera! Via, semplifichiamo.
Ricciardi
Semplifichiamo. Volete dimostrarmi, realmente, di sapermi respingere?
Clara
O che! Parlate sul serio?
Ricciardi
E se parlassi sul serio?
Clara
Mi divertirei un mondo.
Ricciardi
E acconsentireste a darmi una prova?
Clara
Senza dubbio.
Ricciardi
Posso farvi la mia proposta?
Clara
Fatela.
Ricciardi
Non ve ne pentirete?
Clara
Non me ne pentirò. Fatela!
Ricciardi
Ebbene, vi propongo... di venire in casa mia!
Clara
In casa vostra?
Ricciardi
In casa mia.
Clara
(scoppiando a ridere) Ah ah ah!... la gran prova non è che questa?
Ricciardi
Abito solo.
Clara
Benissimo.
Ricciardi
Vi troverete per la prima volta vicino a me, in un ambiente segreto, fra quattro mura, senza testimoni....
Clara
Benissimo.
Ricciardi
Senza porte aperte....
Clara
Benissimo.
Ricciardi
Senza difesa!
Clara
Benissimo.... E poi?
Ricciardi
E poi... e poi vedremo. Accettate?
Clara
(ridendo sempre più forte) Sicuro che accetto. Ah! ah! ah!
Ricciardi
Ma che! Voi non verrete!
Clara
Ed io vi dico che ci verrò.
Ricciardi
Su, dunque: quando verrete?
Clara
Domani.
Ricciardi
L'ora?
Clara
Alle due?
Ricciardi
Alle due.
Clara
Le armi?
Ricciardi
Le sceglieremo sul terreno!...
Clara
Sta bene!
Ricciardi
(ammonendola, diffidente) Contessa Clara!...2
Clara
Signor Gino!... Sino a domani, è vero, voi potete dubitare di tante cose, ma della mia parola... no!
Ricciardi
È giusto....
Clara
Grazie!
Ricciardi
(galantemente, alzandosi) E adesso, è necessario separarci.
Clara
Separarci?!
Ricciardi
Quando è corsa una sfida, i due avversari non hanno più nulla da dirsi, e non debbono dirsi più nulla.
Clara
Perfettamente. (Si leva e lo congeda con una profonda e lunga riverenza settecentesca.) Signore...
Ricciardi
(inchinandosi caricatamente) Contessa....
Clara
A domani?
Ricciardi
A domani. (Sta per uscire. — Silvio entra.)
SCENA IV.
SILVIO, CLARA, RICCIARDI.
Ricciardi
Oh!...
Silvio
Destinàti ad incontrarci sempre sul peggio passo: quello dell'uscio.
Ricciardi
(un po' imbarazzato) Già di ritorno?
Silvio
(ingoiando un po' di rabbia e fingendo di celiare) Sai, per istrada, mi sono accorto che decisamente la Gioconda... non mi piace.
Ricciardi
Va là, che avrai trovato il teatro chiuso.
Silvio
Eh eh!... Come hai fatto a indovinare?
Ricciardi
Anche l'altra sera dapprima si mutò cartello, e poi si tolse completamente.
Clara
Bisognerebbe protestare.
Silvio
(alquanto acre) Sì, bisognerebbe protestare...; ma per questa volta... non protesteremo.
Ricciardi
Ci vediamo al club?
Silvio
Per ora, rimango in casa: ho un po' d'emicrania.... E te ne vai così presto?
Ricciardi
Un momento fa tua moglie mi ha messo alla porta.
Clara
Non è vero. Si è messo alla porta da sè.
Silvio
(a Ricciardi, con esagerazione) Ma resta, resta ancora un poco.
Ricciardi
No, Silvio, me ne vado....
Silvio
Te ne prego. Anche Clara te ne prega.
Clara
Io, no.
Silvio
(sinceramente sorpreso) Oh!
Clara
Per una ragione che non posso dire, io stasera... non debbo più parlare con lui.
Silvio
Ah? Tu non devi? (Guarda tutti e due più acutamente che egli non voglia mostrare. Pausa. — A Ricciardi:) Lei... non deve?
Ricciardi
(mal celando l'imbarazzo).... Lei non deve.
Silvio
Be'!... allora, vattene.
(Un lunghissimo silenzio fastidioso, in cui pare che tutti e tre aspettino qualche cosa.)
Ricciardi
(a un tratto, risolutamente) Di nuovo, contessa!
Clara
Di nuovo....
Ricciardi
Arrivederci, Silvio!
Silvio
Arrivederci!
Ricciardi
(esce di corsa.)
SCENA V.
CLARA e SILVIO.
Silvio
(sforzandosi di sembrar calmo e gaio) Cos'è tutta questa faccenda?
Clara
Mistero!
Silvio
Io non sono punto curioso e non voglio punto sapere di che si tratti.
Clara
Persuasissima.
(Pausa.)
Silvio
(prende un giornale, siede sopra una delle poltroncine del dos-à-dos e finge di leggere.)
Clara
(gli si avvicina con affetto) Di': hai veramente l'emicrania?
Silvio
Un poco.
Clara
Che fai?... Leggi il giornale capovolto?
Silvio
Io?... Ah, sì!... (Addrizzandolo) Tanto, è lo stesso.
Clara
Non sei di cattivo umore?
Silvio
Che! che! Sono così allegro! (Ride falsamente, meccanicamente.) Ah ah ah! Non lo vedi?
Clara
Vogliamo andare insieme da lady Wolff?... Vogliamo starcene qui come due colombini?...
Silvio
(con eccessiva gentilezza) Ma perchè non ci vai sola da lady Wolff? C'è giù la carrozza: profittane. Va, piccina mia, va....
Clara
E se non volessi andarci sola?
Silvio
Mio Dio! Che novità, stasera!
Clara
Che novità! Che novità! Avevo stabilito di passare con te il resto della serata. Ti secca?
Silvio
Anzi!
Clara
Ebbene..., (tocca il bottone del campanello) resteremo in casa.
Silvio
Tanto meglio, cara.
Il servo
(entra.)
Clara
Avvertite giù che non ricevo. E dite al cocchiere che stasera non si esce. (A Silvio) Va bene? (Al servo) Per domani poi.... (Riflette.)
Silvio
Ricòrdati che domani verrà De Negris per cominciare il famoso ritratto.
Clara
Stordita!... A che ora verrà?
Silvio
Non so.... Dall'una alle due, disse.
Clara
All'una facciamo colezione.
Silvio
Dopo.
Clara
Impossibile dopo!
Silvio
Impossibile, perchè?
Clara
Ho da fare.
Silvio
Non sarà nulla di così urgente.
Clara
(con durezza) Ho da fare! Ho da fare!
Silvio
(notando la caparbietà di Clara) Eppure ci tenevi moltissimo a questo ritratto.... Era diventato la tua idea fissa.... Io poi dico: che ti costa di posare un'oretta dopo colazione?
Clara
(recisamente) È inutile, Silvio, non insistere!... (Pausa.) Sta tranquillo...: scriverò io due righe al pittore. (E subito licenzia il servo:) Andrea, potete andare.
Il servo
E per domani, eccellenza?
Clara
Il mio coupè all'una e mezzo.... O meglio, no...: Darò gli ordini domattina.
(Il servo via.)
Silvio
(tra sè) All'una e mezzo!... Che storia è questa?
Clara
(corre a lui con vivissima espansione) Ed ora, tutta per te!
Silvio
(tormentandosi nella finzione) Come sei buona!
Clara
(sedendogli sulle ginocchia) Non è vero: forse non sono nè buona nè cattiva.... Forse sono una buona moglie e una cattiva donna, o viceversa. Chi sa!... Ti sembra strano?
Silvio
(assorto sempre più nelle sue preoccupazioni) Piuttosto!
(Pausa.)
Clara
E non mi dici nulla di grazioso.... Sei così freddo!... Non mi abbracci, non mi carezzi,... non mi baci.... (S'alza.) Auff!
Silvio
Stavo per farlo....
Clara
(scattando) Troppa preparazione, mio caro! Diventi un pessimo marito.... Sì, sì, un pessimo marito! Il vero amore coniugale è sempre estemporaneo!
Silvio
Non mi hai tu detto che in frac e in gran toilette non si è mai veramente soli?
Clara
Teorie passeggere!
Silvio
E l'emicrania non la conti per nulla?...
Clara
Ah! La chiama emicrania, lui!
Silvio
Aspetta che passi e vedrai.
Clara
(sedendo sull'altra poltroncina del dos-à-dos, alle spalle di Silvio) Aspetterò. (Prolungatissimo silenzio. — Poi, chiama piano:) Silvio...
Silvio
(più che mai assorto) Che vuoi?
Clara
... Pronto?
Silvio
No.
Clara
Sempre l'emicrania?
Silvio
Già.
Clara
Aspetterò. (E piega le braccia, paziente.)
(Un altro lunghissimo esagerato silenzio.)
Silvio
(riconcentrato in sè stesso, rumina ed arzigogola.)
Clara
(voltando appena la testa gli guarda i capelli con la coda dell'occhio: indi si allunga sulla poltroncina, piega le braccia, stende le gambe, e dà un sospiro profondo:) Ah!!!...
(Cala la tela.)