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Il Re burlone

ATTO TERZO.

Reading edition

Nel Palazzo Reale di Caserta: l'alcova e la camera da letto di Rosalia. In fondo, a sinistra, un uscio a vetri e tendine trasparenti. A destra, un uscio e una finestra.

SCENA PRIMA.

Rosalia e Fannya sono dinanzi allo specchio della toelette; si acconciano i capelli per la notte.

Fannya appena alzato il sipario, si udrà una lunga e allegra risata di Fannya, che fa scorrere tra le mani, lisciandoli e pettinandoli, i capelli di Rosalia.

Ah! Ah! Ah!... Un capello bianco!... Sì! Sì! Guardalo!

glielo fa vedere tra due dita: sottovoce

Non si può più passare per mia sorella.

Rosalia sorridendo.

Cerca bene! Ce ne sarà più d'uno!

Fannya arrabbiandosi.

No, invece!... E anche questo non è bianco! È soltanto più chiaro!

Rosalia.

Hai paura di avermi dato un grande dolore con la tua scoperta?

Fannya.

A te no, e a me, sì!... Perchè per me tu sei la cosa più bella che ci sia al mondo!

Rosalia sorride sempre scrollando il capo.

Fannya.

Sì, bella, bella! E mamma, mamma, mamma!

stringendola e baciandola con passione.

Dio; che bisogno di dirti mamma! E come mi secca quel sorella! Sorella! è così poco in confronto di mamma!

le dà un altro bacio.

Mamma!... Mia!.,.

accarezzandola

Come mi piaci! Che bei capelli! Che begli occhi!.. Che bella bocca!.. Che bel naso!... Sì! Sì! Hai un naso che è un amore!

glielo bacia.

Rosalia.

Cara!... Ti piaccio tanto, perchè sono la tua mamma!

Fannya.

E per questo sei bella!

indicandole lo specchio con graziosa civetteria

Guarda anche me, là dentro... Ti par possibile che io possa essere la figlia... di una mamma brutta?

Rosalia ridendo si fa sedere Fannya sulle ginocchia, pettinandola lei.

Per punire la tua vanità, ti ricorderò anche domani questo che mi hai detto.

Fannya.

Ho detto?

Rosalia.

La «cosa» che al mondo ti piace di più, sono io!

Fannya.

Domani, dopo, sempre!

Rosalia ammiccando dell'occhio, e accennando col capo verso la finestra.

E... quello là?... Il capitano?

Fannya.

Il capitano?

Rosalia.

Se sono io... non è più lui; ricordati!

Fannya.

Già... se sei tu...

con un grosso e comico sospiro.

Sei famosa per far domande imbarazzanti!

Rosalia.

Pazienza questo, ma è a lui... che vuoi anche più bene!

Fannya crucciata.

No!

Rosalia.

Proprio... no?...

Fannya

Cattiva! Sei cattiva!

Rosalia.

Amalo! Amalo!... Lo amo anch'io perchè lo ami!

Fannya di nuovo sorridendo.

E perchè... mi ama!

fa per trascinare Rosalia verso la finestra.

Andiamo a vedere.

Rosalia.

No, basta! A furia di farmi ammirare la luna a quella finestra...

guarda l'orologio della caminiera.

sono quasi le due!... Cara, si va subito a letto!

Fannya c. s.

Andiamo a vedere se la sua finestra è chiusa, se è tutto bujo, se dorme e allora... pazienza!... Andremo a dormire anche noi!

vanno alla finestra.

Rosalia.

Vedi?... Tutto chiuso e tutto bujo!

Fannya con disappunto.

Tutto bujo!... Dorme, il professore!

Rosalia.

Dunque, anche noi si fa altrettanto... A letto!...

Fannya appoggiandosi alla finestra.

Che bella voce avevi, stasera!... E il Re, quanti complimenti! Vedrai... dopo le feste del Presepio, ti fa... cavaliere!

Rosalia.

A letto! A letto!... Non sei abituata a far tardi!

Fannya rassegnata, guarda sempre verso la finestra mentre Rosalia cerca di condurla verso l'alcova. — A un tratto, con un grido di gioia

C'è il lume!... La finestra è illuminata!

si scioglie vivamente da Rosalia e torna di corsa alla finestra. A questo punto, si vedranno passare dietro ai vetri dell'uscio a sinistra, alcuni soldati svizzeri col fucile.

Rosalia guardando con Fannya dalla finestra, naturalmente.

Quanti soldati nel cortile! Ad ogni uscio, un soldato di guardia!

Fannya

Si vede che nella casa dei re il sonno scappa facilmente.

Rosalia con una prima, vaga inquietudine.

E Alberto? Sarà rimasto a Caserta, o sarà ritornato a Napoli?

Fannya.

Il babbo ha detto che ritornava a Napoli.

Rosalia.

Ma... quei soldati?... Li vedi laggiù... in fondo?

Fannya.

Ci sarà il cambio della guardia! Laggiù, in fondo, c'è lo scalone della Biblioteca!

Rosalia a mano a mano più inquieta.

Sopra la Biblioteca, ci sta l'Alliana?

Fannya ridendo.

È naturale!... Il professore dorme sui libri.

Rosalia sempre c. s.

Non cambiano la guardia!... Si allontanano... con un uomo... guarda!

voltandosi dinanzi alla finestra per impedire a Fannya di avvicinarsi.

No!... Non guardare!

Fannya cominciando pure a spaventarsi.

Perchè?

Rosalia calmandosi.

Impossibile!... Così lontano!... È stata un'impressione... strana...

Fannya.

Che impressione?

Rosalia.

Mi è parso di vedere in mezzo ai soldati un ufficiale arrestato...

Fannya.

Vincenzo!

Rosalia.

Ti giuro! È stata un'impressione! Una allucinazione...

Fannya.

Voglio vedere...

Rosalia.

Guarda; non c'è più nessuno!

per tranquillarla.

E guarda la finestra del tuo Vincenzo!.. È sempre illuminata!

Fannya torna a sorridere.

Sì! È vero!... Che spavento ho avuto!

prende una mano di Rosalia: la stringe contro il petto.

Senti il mio cuore... Come batte!...

torna a spaventarsi.

Mamma!... Mamma!... Anche la nostra finestra è aperta... è illuminata!... Perchè Vincenzo non apre la sua?... Perchè non si fa vedere?... Ah mio Dio, mio Dio! E non poter gridare! E non poterlo chiamare!

risoluta, senza lacrime.

È successo qualche cosa, lo sento! È successa una disgrazia!

tremante, va cercando per la stanza, trova, prende una sciarpa, si avvolge il capo: tutto ciò mentre segue il dialogo.

Andiamo giù! Voglio andar giù!

Rosalia pure tremando, balbettando.

A che fare?...

Fannya.

Per sapere... interrogare....

Rosalia.

Interrogare... chi?...

Fannya.

I soldati... qualche ufficiale...

si appressano all'uscio a destra, lo aprono: si presenta il Tenente Holtmann: le due donne indietreggiano: Fannya sola dà un grido, avvinghiandosi stretta al collo di Rosalia.

SCENA SECONDA.

Rosalia, Fannya, il tenente Holtmann; poi il colonnello Müller.

Rosalia dopo un momento, ritrova la forza, non la voce, e fa ancora un passo verso l'uscio.

Holtmann rimane immobile, serio, impedendole l'uscita: a questo punto, si sente il rumore di vari calci di fucile che si mettono contemporaneamente al pied'arm.

Müller entra; dall'uscio a vetri con le tendine trasparenti, si scorgono alcuni soldati svizzeri.

Rosalia al Müller, con impeto.

Qui?... In camera nostra?..

Müller.

Ordine di Sua Maestà.

Fannya fa un movimento di terrore stringendosi di più al collo di Rosalia.

Rosalia con fierezza.

Non temere! Siamo ospiti del Re! Abbiamo accettato, con fiducia, l'onore di un suo invito... Tutto ciò è incomprensibile ma...

con angoscia.

Parlate!... Spiegatevi!...

di nuovo a Fannya tenendola sempre abbracciata.

Siamo ospiti del Re! Non abbiamo nulla da temere!

Il tenente Holtmann e il Müller salutano militarmente.

SCENA TERZA.

Entrano Ferdinando, monsignor Cocle e il Battifarno.

Ferdinando.

Appunto, madama Rosalia...

fa una leggera risatina.

Potete stare sicura!

Fannya.

Il Re! Il Re!

si stacca da Rosalia e fa un passo verso Ferdinando, rasserenandosi.

Ferdinando.

Pe' quatto pazze che vonno fa' fracasso... non si pò dormì, stanotte: ma co' na cura... nu poco energica, ci lasceranno in pace! Non vi avrei incomodate, madame, se non foste state alzate voi pure. Forse la fatica della prova, della serata, il trionfo?

Rosalia sempre in grande orgasmo.

La bontà vostra, Maestà, mi dà coraggio...

Fannya.

Ci dà tanto coraggio...

Rosalia.

Ditemi, Maestà, quali ordini furono dati... perchè...

le si ferma la parola in gola, vedendo entrare il Cocle e il Battifarno.

Ferdinando nobilmente cortese.

Voi, madama Rosalia, potete dare a questi signori... alcune dilucidazioni indispensabili perchè tutti i pazzi più pericolosi possano essere chiusi dinto 'a pazzaria — dinto 'u manicomio. —

risata plebea.

E nisciuno pozza scappà!

Fannya che alla vista di Cocle, che la fissa con dolcezza, si è di nuovo stretta a Rosalia impaurita.

Chi è? Chi è?...

Rosalia pallidissima, fissa in Ferdinando, senza rispondere.

Ferdinando con asprezza e ironia.

Monsignor Cocle, madama, anzi... madamigella!

scambia un'occhiata d'intelligenza con il Cocle, poi torna a ridere.

Sta piccerella nun deve avè molta pratica coi Monsignori, con gli uomini di Chiesa! Ah! Ah! Essa tene pure nu nome d'opera!

Cocle con dolcezza.

Il mio abito, signorina, non deve mettervi soggezione; è l'abito di un povero prete: non rappresenta che l'umiltà e l'indulgenza.

Fannya attratta dal sorriso, dalla soavità del Cocle, fa un passo verso di lui, poi, torna istintivamente vicino a Rosalia dicendole sottovoce, con terrore.

Che vogliono da noi? Perchè i soldati? E Vincenzo?...

Rosalia. Tiene gli occhi sempre fissi in Ferdinando e nel Cocle; per far tacere Fannya, le preme dolcemente il capo contro il petto chiudendole così anche la bocca.

Ferdinando.

Assèttate, Battifarno!

con un inchino

Accomodatevi, Monsignore!... Sedete, belle... madame!

con mezzo sbadiglio, fingendo di aver sonno, ma strizzando l'occhio al Cocle.

Facimmo subbeto e po' ce ne jammo tutte a dormì!

Il Battifarno, mentre segue il dialogo fra il Cocle a Rosalia, cerca e trova un piccolo ed elegante calamaio che pone sopra un tavolino; siede, leva di tasca alcune carte che pone pure sul tavolino: sta attentissimo alle risposte di Rosalia e di Fannya e le scrive. Ferdinando si caccia il berretto in testa, perchè sente freddo, si sdraia nell'angolo del canapè, le gambe accavallate e battendo leggermente col frustino sui cuscini. Il Müller resta sempre ritto, immobile accanto all'uscio.

Cocle spingendo una poltrona dinanzi a Rosalia.

Accomodatevi!... La bontà di Sua Maestà, ce lo permette!

Rosalia sempre tenendo Fannya abbracciata.

Che cosa si vuol sapere da noi?...

Cocle con una grande soavità di modi e di voce.

I buoni... credono facilmente alla bontà e alla sincerità degli altri, tanto più che la cattiveria e la perfidia si travestono con le più belle apparenze.

Rosalia e Fannya fissano il Cocle sempre più pallide e atterrite credendo ch'egli voglia alludere all'Alliana.

Cocle.

Tra i vostri migliori amici... uno appunto vi ha ingannate, ha carpita la vostra amicizia e la vostra buona fede...

Rosalia c. s.

Chi?...

Cocle.

Facendosi credere onesto... leale... ed essendo un perverso...

Rosalia.

Chi?... Chi?...

Cocle.

Non... riuscite a indovinare?

Rosalia vivamente.

No!

Cocle sorridendo, ma studiandola.

È il... vostro... maestro...

Rosalia con un grido di gioia perchè non si tratta dell'Alliana.

Ah! il Savoldi!

Fannya c. s.

Il maestro!

a Rosalia, sottovoce.

Si tratta del maestro!

Cocle.

Non vi fa maraviglia la scoperta?... Anzi sapevate, dunque, che questo Savoldi, è un... esaltato... un pericoloso?...

Rosalia fuori di sè.

Sì!...

subito

Cioè no... No! No! No! Io non so!... Io non so!

Battifarno scrive.

Cocle.

Buona signora... A fin di bene, s'intende, ma ingannandovi anche in questo, voi non ci dite, adesso, la verità...

rivolgendosi anche a Fannya

A Milano, il maestro Savoldi..., — non solamente voi, ma lo sappiamo tutti, ormai, — ha un altro nome e l'egregio direttore d'orchestra, esercita un'altra professione: si chiama il Marchese Rosalis, e fa...

sorridendo

niente!

Rosalia.

Il Savoldi?... Marchese Rosalis? Non l'abbiamo mai saputo! Non è vero, Fannya?

Fannya fissa la madre: non sa rispondere una bugia.

Cocle accennando col capo e ammiccando anche con gli occhi, bonariamente.

Sì... sì...

Ferdinando fa un cenno d'impazienza al Battifarno.

Battifarno aspro, risoluto.

Sì! Voi conoscete il suo vero nome; il... falso maestro Savoldi, me lo ha detto e confermato egli stesso, poco fa, nel carcere di Santa Maria Apparente, dove è stato tradotto.

Rosalia e Fannya si stringono l'una all'altra con un atto di terrore.

In carcere?

Fannya.

Il maestro?... Il povero maestro?...

Battifarno.

Devo leggere la sua deposizione?

Cocle.

Così è; e come voi foste tratta in inganno, altri furono ingannati e traviati. E fra questi...

con un sospiro

anche il capitano Alliana.

Rosalia.

Alliana?

Fannya.

Vincenzo?...

Cocle accenna dolorosamente di sì, poi scambia un'occhiata d'intelligenza con Ferdinando, mentre il Battifarno continua a interrogare.

Battifarno.

Il capitano Alliana, veniva al Giglio d'Oro col sedicente Savoldi... in grande segreto?

Rosalia.

Non è vero...

Fannya.

Mai! Col maestro mai!

sottovoce a Rosalia

Vincenzo veniva col papà! Diciamo che veniva col papà.

Battifarno duramente.

Parlate con me, non con vostra sorella e avvicinatevi!

Fannya impaurita si scosta da Rosalia.

Battifarno.

Il maestro Savoldi si recava al Giglio d'Oro, travestito, col capitano Alliana!

Fannya negando col capo.

Giuro! Giuro!

a Rosalia, c. s.

Bisogna dir tutto, diciamo tutto!

Rosalia a Fannya, sottovoce.

No! No! No! Per amor del cielo, no!

Ferdinando con ira brutale a Rosalia.

State zitta, voi! Risponda soltanto chi è interrogato.

Battifarno violento.

E non negate, non giurate e non cercate di mentire!

battendo sulle carte

Qui, è qui, scritta, la verità! Il capitano Alliana, veniva la notte, tardi, al vostro albergo, quando di nascosto, per cospirare, ci veniva anche il Savoldi.

Fannya continua a negare con i cenni del capo e con la mano.

Battifarno continuando.

Il falso Savoldi, travestito, spacciandosi per un impresario tedesco, per un impresario di Vienna!

Fannya.

Non è vero! Non è vero!

con un grido straziante.

Non è vero!

rivolgendosi al Cocle con le mani giunte.

Ah Monsignore!

supplicando Ferdinando.

E voi!... Eravate così buono!... Tornate buono! Vi hanno ingannato! Vincenzo non veniva col Savoldi, non è mai venuto col Savoldi!

Battifarno battendo ancora sulle carte con una risata sardonica.

È qui, qui, qui! È scritto qui!...

Fannya.

Veniva col mio papà! Era il mio papà, che veniva di notte, di nascosto, travestito con Vincenzo! Non veniva per cospirare! Veniva per me! Perchè a Napoli, non lo si doveva sapere!

indicando Rosalia.

Non è mia sorella! È la mia mamma!

Battifarno.

Vostro padre?

Ferdinando.

Chi?

Fannya.

L'ho detto! L'ho detto! Ho detto tutto!

Cocle.

Il conte di Verolengo?...

Ferdinando con impeto.

Verolengo?

Cocle attentissimo a Fannya e a Rosalia, lo trattiene con la mano.

Fannya.

Non ha potuto sposare la mamma.... Non può sposarla...

un nodo le spezza le parole.

per...chè...

scoppia in pianto buttandosi fra le braccia di Rosalia.

Ma è il mio papà, è il mio papà, è il mio papà!...

Rosalia nasconde il viso baciando i capelli di Fannya.

Battifarno scrive.

Cocle con intenzione a Ferdinando.

Anche lui allora... il Verolengo?...

Ferdinando.

'U seccatore della giustizia e della morale!... Tene na concubina e na bastarda 'u Bajardo Piemontese!

Cocle.

Anche lui del complotto! Tra i complici! Uno la madre e l'altro la figlia, da buoni... fratelli...

Ferdinando.

Anche il Verolengo...?

tra sè, mentre il Cocle lo scruta attentamente.

Allora... con me...

fa la solita mimica con la mano accennando alla confederazione.

Era tutta 'na finzione? Tira 'nnanze, Battifarno, e vai fino in fondo, senza riguardi. Presto!

Battifarno.

Fannya Mirabella, avvicinatevi!

Fannya, fa un passo esitando.

Avete dunque confessato che il conte di Verolengo, è vostro padre. — Sta bene. — Ora dite quali rapporti esistevano fra il conte di Verolengo e il vostro amante, il capitano barone Vincenzo Alliana.

Fannya alla parola «amante» nasconde la faccia contro il petto di Rosalia.

Rosalia con impeto.

Io sono l'amante, perchè non posso essere che l'amante, del conte Verolengo, ma mia figlia è la fidanzata del capitano Alliana!

Battifarno.

Questo poco preme. Risponda chi è interrogato.

Rosalia.

Mia figlia?... Che cosa volete che possa sapere? Che possa rispondere? Io, dirò tutto quello che so, ma prima... Voi, Maestà, ditemi, voi, Maestà, che si fa qui? Che si vuol fare qui? Che cosa si pretende da noi, da due donne sole, sorprese, spaventate?

Ferdinando con burbanza sprezzante.

Tira 'nnanze, Battifarno!

mentre segue il dialogo, leva di tasca un portasigari, sceglie un sigaro, lo spezza, lo accende a una candela e fuma.

Battifarno.

Fannya Mirabella, avvicinatevi; voi sola.

Fannya si tiene avvinghiata a Rosalia.

Battifarno fa un cenno al Müller, borbottando qualche parola in tedesco; non si capisce che: Holtmann.

Müller apre l'uscio a destra e chiama a mezza voce.

Tenente Holtmann!

Holtmann entra e saluta militarmente.

Müller gli borbotta qualche parola in tedesco, indicando Rosalia e Fannya che, atterrite si stringono l'una all'altra più strettamente.

Holtmann avvicinandosi a Rosalia, le fa un cenno, indicandole un uscio a sinistra.

Rosalia torva, fremente.

Con mia figlia!... Resto con mia figlia!

Holtmann l'afferra per un braccio.

Fannya cercando di allontanarlo.

La mamma! La mia mamma! Lasciate la mia mamma!...

Rosalia contro Ferdinando che le volta le spalle, e che si mostra indispettito contro il sigaro che non si accende.

Io sono qui, perchè invitata da voi, perchè pregata da voi, e sono una donna, in casa vostra, ospite vostra; ma se questo non tocca la lealtà, il punto d'onore del Re di Napoli, io non sono suddita vostra, sono libera e ho diritto di essere libera!

Cocle fa un sorriso impercettibile.

Battifarno prende in mano un foglio tra quelli posti sul tavolino.

Voi dovete rispondere di una contravvenzione gravissima che le nostre leggi puniscono col carcere da uno a tre mesi.

fa un cenno al Müller.

Müller afferra Fannya, mentre Holtmann spinge Rosalia nel piccolo gabinetto a sinistra, entra con lei, chiude l'uscio.

Rosalia torva, fremente, con la voce rauca:

No! No! No!

Fannya quasi senza voce, disperatamente.

Mamma... Mamma...

Müller entrata Rosalia con il tenente Holtmann, e richiuso l'uscio, lascia Fannya e ritorna al suo posto.

Fannya si precipita contro l'uscio, poi cade giù di colpo, accosciata, con un singhiozzo secco senza lacrime, un sussulto rotto di tutto il corpo.

Ferdinando mettendo il sigaro cattivo sul tavolino.

A te, Battifarno!... Chisto è nu sigario buono pe' regalà a n'amico.

risata.

Cocle a Fannya con grande soavità, insinuante.

Non disperatevi così, calmatevi; la mamma è qui vicino, accanto a noi!

più sottovoce.

Prego io, adesso, Sua Maestà, — il nostro Re è tanto buono, — perchè la faccia ritornare subito subito! Siamo tutti convinti dell'innocenza del vostro sposo e del vostro papà! Vittime, momentaneamente, dei cattivi amici, coi quali, certo senza sapere di far male, venivano insieme al vostro albergo... Il maestro della mamma, vero?... Il generale dell'Annunziata, il colonnello Caracciolo, il colonnello Colangelo, e poi?... E poi?... Salviamo lo sposo, il papà dai cattivi amici, vero? Che volevano impadronirsi del Re, vero?... Che volevano la morte del Re, vero?... Adesso chiamo subito la mamma, ma vi farete promettere dal vostro sposo e dal vostro papà... di non recarsi più tutti insieme ai Pellegrini, nel Palazzo del Marchese Dragonetti... vero?... Vero?...

Guarda Ferdinando e il Battifarno scrollando il capo.

Battifarno.

Un sistema che in simili casi mi è sempre riuscito ottimamente è quello di legare il pollice della mano al pollice del piede, poi, con secchi d'acqua gelata...

Ferdinando interrompendo.

Smettila, Battifarno! Cheste so cose che se fanno, ma io non l'aggio nè da vedè nè da sapè...

Cocle.

Non ci sarebbe nemmeno la resistenza fisica necessaria; l'importante è che parli: se parla, scopriremo sempre qualche cosa!

fa un cenno al Müller

Richiamiamo la madre, e mettiamola a confronto col capitano Alliana.

Müller batte all'uscio, chiamando sottovoce.

Tenente Holtmann!

si apre l'uscio: esce prima Rosalia, poi il tenente Holtmann. Rosalia solleva Fannya: il Müller scambia qualche parola in tedesco, mentre accompagna il tenente Holtmann fin sull'uscio di sinistra. Il Müller resta di nuovo ritto, immobile, vicino al Battifarno.

Battifarno.

Dal 1831 è la settima cospirazione, Maestà... Sette!

Ferdinando.

L'esercito! Sempre l'esercito!...

sogghignando

Sangue no! Sangue no!... E dire che aggio fatta 'a grazia al tenente Angelotti e al sergente Rosaroll.

Cocle.

Ed ora ne raccogliete il frutto.

Battifarno.

Anche quando non fosse un errore, la grazia, sarebbe sempre un'ingiustizia in confronto di coloro che non ne sono o non ne furono beneficati!

Fannya riavendosi, a Rosalia.

Via!... Via!... Mamma! Mamma! Andiamo via!

Cocle.

Non volete aspettare il capitano Alliana?

Fannya

interrogando Rosalia con gli occhi ansiosi.

Vincenzo?...

Cocle.

Eccolo, il capitano!

SCENA QUARTA.

Detti, il tenente Holtmann, Alliana.

Fannya lo guarda: poi arrossisce improvvisamente e nasconde il viso contro il petto di Rosalia.

Rosalia la bacia a lungo, dolorosamente.

Ferdinando.

Embè, professò?... Chi nasce quadro non muore tondo... Ma chi nasce pennarulo... muore... murattiano!

Fannya a Rosalia, con un filo di voce.

Era vero!... Non era un'allucinazione la tua!

Ferdinando fissando l'Alliana con odio.

Bene ricambiata la fiducia che avevamo riposta in voi!

Alliana.

Potrò apparirvi colpevole, Maestà!

a Fannya e a Rosalia.

E a voi pure! E potrò anche aver commesso un errore!... Non voglio scuse, non cerco di difendermi!... Eppure il fine nostro, il nostro sogno, Maestà, era un sogno di grandezza e di gloria, per voi!

accennando a Fannya e a Rosalia.

Ma perchè sono qui?... Che cosa volete da queste donne?... Da due donne? Con noi,

rivolto al Cocle

nella nostra cospirazione, c'erano uomini, molti uomini, più che non crediate, e tutti pronti a morire; ma donne, no! — Maestà, io dirò tutto! Voglio dirvi tutto! È l'occasione, buona o cattiva, e l'afferro con gioia! — Ma donne, qui, con noi — no! no! no! — Fatele allontanare, rimandatele a Napoli...

afferrando le mani di Fannya e baciandole con trasporto e con passione.

Perdonami, perdonami il male che ti ho fatto e pensa sempre che ti amo, ti amo, ti amo!

per spingerle fuori.

Va! Va!

a Ferdinando

Ve lo domando in grazia, Maestà! È la sola grazia che invoco!

Ferdinando violento.

Nessuna grazia! Più nessuna grazia, per i traditori!

Alliana con forza.

Traditore, no!

Fannya si abbandona sfinita fra le braccia di Rosalia.

Alliana continuando.

Abbiamo raccolto il pensiero, volevamo rinnovare il tentativo di Michelangelo Colafiore...

Ferdinando.

Un altro complotto per impadronirvi di me?

Battifarno ad Alliana continuando.

... Del professore Granchi, e di Giuseppe Rizzo...

al Cocle

Un prete, costui! — 1834 — sette di agosto! Ricordate, Maestà? Avevano divisato di fermare la vostra carrozza, in via Capodimonte, trascinarvi in una vicina casa, e lì, con le buone o con le triste, obbligarvi a firmare, spontaneamente, la costituzione... Io avevo chiesto la pena capitale per il professore e per il prete!

Ferdinando.

Sangue no!... Maria Cristina si è opposta.

Cocle.

Anche il Del Carretto! L'ha chiamata la congiura dei ragazzi!

Ferdinando.

E i ragazzi diventano uomini, Monsignore, a lasciarli crescere!

risata, poi ad Alliana duramente.

Lo scopo, la trama, i complici?

Alliana.

Noi, nessuna imposizione: persuasione, Maestà. Fra noi, giovani soldati e il nostro giovane Re, c'è una siepe folta, intricata, nera. Impossibile tagliarla, sfondarla, romperla. Ebbene, ecco il nostro scopo, la nostra trama: poter averlo solo, finalmente, il nostro Re, in mezzo a noi. Solo! E al nostro Re, dare la nostra fede e la nostra vita. Non imposizioni; la devozione, l'amore, l'entusiasmo! — Dovevate andare alla mattina di S. Stefano, prima ancora dell'alba alla chiesa dei Miracoli, per ascoltare la messa di Don Placido Bacher, il Santone, uno degli interpreti più turpi dell'ignoranza e del sortilegio... Invece vi sareste trovato in mezzo a noi, in mezzo al vostro esercito, all'entusiasmo del vostro esercito! La nostra voce, finalmente, sarebbe arrivata fino a voi, alta, libera! Maestà, — questo volevano dirvi, — gli ufficiali, i soldati napoletani, sentono l'ora, i tempi: vogliono fare, osare; vogliono battersi per il Re, per una patria! I soldati, gli ufficiali napoletani e siciliani, vogliono poter stringere una spada nelle loro mani

rivolto al Cocle

e non servire da chierici fra gli incensi delle vostre chiese e non portare la torcia, come chierici, nelle vostre processioni!

Cocle sempre muto, impassibile, guarda il Battifarno.

Battifarno subito all'Alliana.

Tutto, quasi tutto l'esercito!... Dunque il generale!...

Alliana interrompendo.

Dunque no, famigerato barone!... Bisogna accontentarsi di me!

Fannya a Rosalia.

Si perde!... Si perde!...

Battifarno c. s.

E di... vostro suocero; il Conte di Verolengo?

Rosalia con un grido.

Alberto? No!

Alliana calmo, sicuro.

Il conte Alberto, non è con me, non è dei nostri!

Fannya.

Il papà! Il papà! Il papà!

Alliana.

Anzi, è contro di noi, e sua Maestà il Re, lo sa.

Ferdinando vivamente.

Io?

Cocle fa un atto di maraviglia e non leva più gli occhi dal Re.

Alliana.

Noi, non vogliamo confederazioni...

Ferdinando battendo il pugno sul tavolino.

Basta!

Cocle.

No, Maestà!

ad Alliana

Non volete... confederazioni?

Alliana.

Vogliamo un solo re, soldato come noi, — un re, che si sente re, ma anche uomo e galantuomo e che nel giuoco della vittoria è pronto a perdere con noi, la vita e la corona!

a Fannya e Rosalia.

Diverso è il concetto di Alberto; altro il suo fine, e sua Maestà lo sa, ne ha le prove!

Cocle.

Prove?...

Ferdinando impaurito dallo sguardo del Cocle.

Che prove? Non cercate de ve salvà voi e l'altro con le menzogne!

Alliana.

Il conte Alberto di Verolengo, per distogliermi dalla mia pazzia, — egli la chiama pazzia, — mi ha messo a parte del colloquio che egli ebbe oggi con voi, Maestà, e dei termini precisi della lettera giunta per voi, da Torino.

Cocle a Ferdinando.

Oggi?... Un colloquio?... Oggi?

ad Alliana vivamente.

Una lettera del Ministro del Re di Sardegna?... O dello stesso Re di Sardegna?...

Ferdinando prorompendo.

I miei ufficiali, Monsignore, li interrogo io! Sono io, il capo dell'esercito! Il processo ai miei ufficiali non lo devono fare i preti, lo faccio io!

Cocle s'inchina con un leggero sorriso, annuendo col capo: indietreggia d'un passo e rimane ritto, muto, impassibile.

Ferdinando irritato, nervoso, al Battifarno.

Prendi le tue carte, e vattene!... Il tutto, alla Commissione militare!

Battifarno raccoglie le carte, via.

Ferdinando al tenente Holtmann.

Tenente Holtmann! Riconducete il capitano Alliana! Non deve parlare, comunicare con nessuno!

passeggia fremente di rabbia, percuotendo i mobili col frustino.

Alliana correndo vicino a Fannya e a Rosalia, sottovoce.

Non temete per me; l'esercito è pronto; domani sarò libero, e il Re sarà con noi.

bacia le mani a Rosalia e a Fannya; via col tenente Holtmann.

Ferdinando.

Colonnello Müller! Quelle femmine, ne rispondete voi!

Müller spinge Fannya e Rosalia, mute esterrefatte, nel gabinetto, entra con loro e chiude.

Ferdinando passeggia sempre più furibondo, lanciando inquieto qualche occhiata al Cocle, che rimane sempre ritto, rigido, muto.

Non è in un'alcova, non è in mezzo a 'e femmene che si può fare il processo agli ufficiali del mio esercito... ai traditori!... Non è vero, Monsignò?

Cocle rimane sempre c. s.

Ferdinando.

«Sangue no! Sangue no!» Ecco il frutto della debolezza! Avete ragione voi,

Monsignore!

per rabbonirlo.

Avete sempre ragione voi!

di nuovo con impeto.

Stavolta la punizione, l'esempio, riusciranno salutari!

umilmente al Cocle.

Avete detto, Monsignore?... Il generale dell'Annunziata?... Caracciolo?...

Cocle lentamente, levandosi di tasca alcune carte.

Eccovi, Maestà, il nome di alcuni supposti complici nella cospirazione Alliana... Eccovi alcuni indizi che renderebbero evidenti i rapporti... fra il capitano Alliana e il maestro Savoldi, cioè... e il marchese Rosalis di Milano, emissario di quell'anima scomunicata e dannata di Giuseppe Mazzini...

Ferdinando con deferenza, respingendo le carte

Tenitavelle vuie, Monsignò...

Cocle c. s.

Di queste due lettere, una vi darà notizia intorno al comitato rivoluzionario delle Calabrie... L'altra di gravissimi fatti successi a Reggio e a Messina...

Ferdinando.

Tenetevele voi, sempre tutte voi...

Cocle impaurito.

No, Maestà. Io non ho più la vostra fiducia, la vostra stima, il vostro affetto, e non ho più la vostra confidenza.

Si sentono due trombe, una dopo l'altra, in lontananza: è la sveglia dei soldati. Il Cocle si fa il segno della croce.

Ferdinando facendosi pure il segno della croce.

È l'Ave... Maria...

Cocle guardando verso la finestra.

Albeggia... vedete?... Fatemi un'ultima carità... Una carrozza. Devo tornare al mio convento.

Ferdinando.

Come?... Me vulite lassà... Monsignore?

Cocle.

Abbiamo detto così, non è vero? Le feste del santo Presepio saranno sospese... perchè sua Maestà, la Regina, si trova indisposta...

Ferdinando.

Me vulite lassà... Sulo?...

Cocle.

Solo? Vi lascio in mezzo al vostro esercito, con l'esperta, vigile polizia del ministro Del Carretto...

Ferdinando supplichevole.

Voi siete arrabbiato con me, Monsignò?... Voi siete arrabbiato con me?...

Cocle si avvia per uscire.

Ferdinando trattenendolo.

Monsignore...! Monsignore!... La vostra santa benedizione!... La benedizione!...

Cocle lo fissa un momento, poi scrollando vivamente il capo.

No!

Ferdinando gli cade a' piedi ginocchioni, tremando, picchiandosi il petto, baciandogli il mantello.

Perdonatemi... Monsignore... Perdonatemi!... Perdonatemi!...

Fine dell'atto terzo.

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