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Il Re burlone

ATTO SECONDO.

Reading edition

A Caserta nel palazzo reale. — Grande sala terrena, arredata con mobili, non ricchi, ma di vecchio stile. Un grande uscio dal quale — quando è aperto — si vedrà il giardino e due ufficiali del 2º reggimento degli Svizzeri, che vi stanno di guardia. Tutta la sala è piena di oggetti destinati al Presepio: ricchi pupazzi rappresentanti la Madonna e S. Giuseppe; una greppia; un bue e un asinello. Sopra una tavola, il pupazzo di Re Baldassare e un bambin Gesù nudo, che deve essere messo nella greppia come in una culla. Un mucchio di fieno. Sulla tavola un orologio, grande.

SCENA PRIMA.

Ferdinando II, è in maniche di camicia, con i pantaloni da Colonnello del reggimento Re e il berretto in testa; fuma mezzo sigaro napoletano, mentre sta accomodando il pupazzo che rappresenta Re Baldassare, ancora senza manto e senza corona. Carmine e Agnese sono intenti ad adornare la greppia di fiori, a riempirla di fieno; e a suo tempo, vi mettono dentro, come in una culla, il bambin Gesù.

Ferdinando all'Agnese.

Damme 'a corona e no chiovo!

Agnese prende una corona, una scatola di chiodini e li porge a Ferdinando, senza inchinarsi.

Ao comanno vuosto, Maestà...

Ferdinando mette la corona in testa al pupazzo e la ferma con un chiodino.

Così! Mo' sta corona nun t'a levano chiù da capa, né Piemontese, né Giacobine, né chillo prevetariello framassone di Pio IX.

ad Agnese che poi Io imita, facendosi il segno della Croce.

Sarvamoce l'anema

fa le corna.

e scansammo 'a jettatura!

ad Agnese con comica prosopopea.

Dammi il manto reale... e la mia tunica!

Agnese gli dà il mantello del pupazzo e l'aiuta a vestire la tunica.

Ferdinando.

Vattene alla tua greppia.

mentre Agnese si volta per andarsene, Ferdinando le dà un pizzicotto.

Agnese fa un piccolo grido.

Ferdinando voltandosi al giardiniere.

Hai sentito Don Carmine? Stu re Baldassare, tene na voce de femmena!

sghignazzata: fa dondolare la testa al pupazzo.

Movi 'a capa!... Benissimo!

si volta verso il giardino, e con piglio di comandare la manovra e facendo con le mani tromba alla bocca, si metta a gridare:

Comando ioo! Aavanti!

Ten. Holtmann e SECONDO UFFICIALE

aprono l'uscio del giardino e fanno il saluto militare.

Ferdinando all'Agnese e a Carmine.

Che bel timbro, forte!... E sti avvocati, sti paglietti pennaruli vanno dicenno che il Re Ferdinando «ha la voce chioccia!»

più forte c. s.

Coomando io!... Avanti!

SCENA SECONDA.

Il principino Francesco entra dal giardino passando in mezzo al tenente Holtmann e al SECONDO UFFICIALE seguìto dalle tre bambine, Maria Annunziata, Maria Immacolata e Maria delle Grazie. Francesco dà la mano alla più piccola e corrono tutti fra le gambe di Ferdinando, gridando allegramente. Il Tenente Holtmann e il SECONDO UFFICIALE richiudono l'uscio.

Francesco.

Papà!

Maria Immacolata.

Papà!

Maria Annunziata.

Papà!

Maria delle Grazie.

Papà!

Ferdinando ridendo.

Papà, papà, papà, papapapà!

prende una bimba fra le braccia e la bacia teneramente.

Nicchia, Nicchietta, vuoi fare Din Don?

la fa dondolare tenendola per le braccia.

Dinn... Donn!...

Tutti i Bambini insieme.

Dinn donn! Din don! Din don!

Francesco osservando il pupazzo.

Questo è un re?

Ferdinando.

Uno dei re Magi. Sua Maestà, Baldassare!

Francesco.

E allora, gli altri due?

Ferdinando.

Re Gaspare e 'o Re Melchiorre?

Francesco.

Dove sono?

Ferdinando.

In viaggio per il Santo Presepio! Re,

Baldassare, che è più vecchio, cammina più piano!

risata.

E adesso, attento Lasà.

a Francesco: poi alle bambine.

Attenta Nicchia, Pettita, Ciolla!

con piglio militare.

Attenti!

fa dondolare la testa del pupazzo.

Una delle Bimbe.

Dice sempre di sì!

Ferdinando facendo la lezione.

E perchè dice sempre di sì? Ricordatevelo bene: dice sempre di sì, perchè è un re che ha la testa di legno!

ride rumorosamente.

Voce di Donna di dentro, dal piano superiore.

Annunziata! Maria!...

Ferdinando.

Mammà! Presto, mammà!

si avvicina all'uscio.

Mò vengono!

spinge dentro le tre bambine.

Jammo! Jammo!

ferma Francesco, siede, lo prende sulle ginocchia accarezzandolo affettuosamente.

Dunque, Ciccì, è stato buono il dejuné?

Francesco.

Sì, papà. Lasagne al pomodoro!

Ferdinando.

Ma prima, neh?... Tutte le orazioni?

Francesco.

Per te, per mammà, per il Papa...

Ferdinando correggendolo.

Per il povero Papa, che non sa quello che si fa...

Ferdinando bacia Francesco, poi si alza, e ammiccando dell'occhio gli indica il pupazzo.

E chillu llà... perchè dice sempre di sì?

Francesco.

Perchè...

guarda Ferdinando: non sa che rispondere.

Ferdinando.

Embè? Pecchè?... Pecchè a 'a capa?...

stizzito.

Perchè ha la testa di legno!

cacciandolo dentro l'uscio con una sculacciata.

Lasà, Lasagnone!

Francesco, via, scrollando il capo.

Neh! Carminiello!

Carmine voltandosi e inchinandosi.

Maestà?

Ferdinando strizzando l'occhio furbescamente.

N'à d'aspetta tiempo primma d'essere isso 'u re! Imparerà! Imparerà!

voltandosi.

Che c'è, don Taniello?

SCENA TERZA.

Gaetano poi il Castelluccio.

Gaetano inchinandosi profondamente.

Sua Eccellenza, il cavaliere Del Castelluccio domanda se Vostra Maestà...

Ferdinando interrompendolo.

Andreo? Viene 'nnanze! Buon giorno!

Gaetano, via.

Castelluccio con un profondo inchino.

Ringrazio umilmente Vostra Maestà! Posso osare di chiedere le notizie di Sua Maestà la nostra graziosa Regina?

Ferdinando

Sta... comm'una c'à da partori' da nu giorno all'altro. Nu figlio è sempe nu guaio anche pe' la Regina che ci ha fatto l'abitudine.

ridendo e battendogli sulle spalle.

Se avessi da fare nu figlio tu che nun nce hai l'abitudine, staresti molto peggio!

Agnese ride sguaiatamente.

ride anche Carmine.

Castelluccio si sente offeso.

Ferdinando.

Sei venuto in ferrovia?

Castelluccio.

Sempre! Sempre con la vostra ferrovia, Maestà!

Ferdinando.

Bravo, Don Andreo! La ferrovia l'ho fatta a spese mie, e m'è costata assai; l'utile è pure mio. Chi viene a Caserta in carrozza, mi fa torto e non vede il Presepio. Hai portato la prima donna?

Castelluccio accennando affermativamente con un inchino.

E anche sua sorella, Maestà.

Ferdinando.

Assèttate!

sedendo, si volta all'Agnese ammiccando con gli occhi.

Porta ccà na seggia!

Castelluccio fa per sedere.

Ferdinando gli leva di sotto la sedia.

Castelluccio che era già stato vittima di questo scherzo, resta sospeso, mezzo in piedi, mezzo seduto, e guarda Ferdinando con un'occhiata furba.

Ferdinando

indispettito lo raddrizza con una piccola pedata.

Tu sì troppo intelligente... ccà.

Carmine e Agnese ridono: il Castelluccio rimane imbronciato.

Ferdinando voltandosi.

Avete finito?

Carmine.

Faccio lesto lesto...

Ferdinando.

Porta 'a Madonna, 'i santi, 'u bambino, tutto 'o presepio, ca mo' vengo pur' io. Portate anche 'u bove e 'u ciucciariello

Indicando prima l'asino di legno, poi il Castelluccio.

Chillo là... No chisto ccà!

Agnese torna a ridere.

Castelluccio s'imbroncia sempre di più: Carmine e Agnese, durante la scena, portano via, a mano a mano, tutta la roba del Presepio.

Ferdinando

vedendo che il Castelluccio è accigliato, lo accarezza.

Ti sei offeso? Io ti voglio bene, e scherzo... Gnesella, viene ccà! Il cavaliere Andreo, si è preso collera!

Agnese baciando la mano al Castelluccio.

Cavaliere, Eccellenza...

Castelluccio guardandola sorridendo.

Ridi! Ridi!... Sei bella... ti perdono!

Agnese va via ammiccando a Ferdinando. Castelluccio piano a Ferdinando.

Era una bella donna anche la prima, ma questa seconda moglie del giardiniere, è ancora più...

fa il gesto come per indicare più grassa, più forte.

più bella!

Ferdinando per cambiar discorso.

La sorella della prima donna, canta essa pure?

siede e fa sedere il Castelluccio.

Assèttate.

Castelluccio.

No, Maestà. È ancora quasi una ragazzina! Non si vede mai: io non l'avevo mai veduta, e ho dovuto insistere molto per poterla condurre con noi. Ho dovuto far ben capire alla signora Mirabella che un invito di vostra Maestà, è un tale segnalato onore, che non è possibile il rifiutare.

Ferdinando.

E stata 'na penzata di Monsignore...

Castelluccio con grande ossequio.

Di monsignor Cocle?

Ferdinando accennando di sì col capo.

... Quella di fare intervenire la celebre prima donna del San Carlo alle feste del mio presepio.

si leva il berretto e lo tiene fra, le mani: parla con religiosa unzione, come se parlasse Monsignor Cocle; il Castelluccio ne segue le parole movendo devotamente il capo e le labbra.

Il fine imperscrutabile della infinita bontà di nostro Signore ci ha messi quest'anno a dura prova con i disastri del terremoto e dell'eruzione del Vesuvio. Sant'Alfonso De' Liguori, onde placare la collera del Cielo, e propiziarlo all'indulgenza ed al perdono, impone alla Maestà Vostra, valendosi della mia indegna persona, penitenze più severe nella santa ricorrenza del Natale, e feste più solenni e più grandiose, in onore del Santo Presepio!

torna a mettersi il berretto in testa e cambia tono.

Ho dato commissione al maestro Mercadante perchè scriva un'apposita cantata sacra con coro e con soli per voce di soprano.

Francesco e le tre bambine passano fuori dall'uscio del giardino, saltando e tenendosi per mano.

Jammo! Jammo! Jammo! Larà-larì-larela! Jammo! Jammo! Larì, larè, larà!

Ferdinando si alza furioso e prendendo un frustino, corre minacciando sull'uscio.

Stateve zitti, guagliù, ca mammà sta malata!

si rimette a sedere — al Castelluccio, arrabbiato.

Assèttate!

Quando il Castelluccio è seduto, gli dà una frustata nelle gambe.

Tira 'nnanze!

Castelluccio

cacciando spaventato le gambe sotto la sedia.

Io?... Maestà!

Ferdinando.

Non mi stave dicenno che sta celebre Mirabella è la tua innamorata?

Castelluccio

schernendosi e spaventato dal frustino.

Oh!... Maestà!

Ferdinando frustandogli le gambe.

E che ci vai di giorno?... E che ci vai di notte?...

Castelluccio

si alza, si ritira, salta, supplica, piange, si contorce.

Ferdinando continuando ad inseguirlo e a frustargli le gambe.

E donna Sofia te va cercanno 'ncappa e sotto, disperata, arrangiata, gelosa!

scoppiando in una grande sghignazzata.

Piezzo de stupido, è uno scherzo! Sei troppo brutto e troppo vecchio p' avè 'a 'nnamurata!

Di nuovo con collera, pestando il piede per terra.

E non piangere! Diventi ancora più brutto!

Cambia tono; diventa nobile e dignitoso.

Cavaliere del Castelluccio: recatevi subito, a mio nome, da quelle due dame; annunziate che Sua Maestà il Re, si compiacerà di esprimere loro il suo sovrano gradimento. Aie capito?

Castelluccio sprofondandosi in un inchino.

È un nuovo onore, di cui sarò sempre grato a Vostra Maestà...

Francesco entra spalancando l'uscio del giardino e corre a rifugiarsi fra le gambe di Ferdinando.

Ferdinando maravigliato.

Embè! Pecchè sto fuje-fuje?

sull'uscio rimasto aperto, si presenta un po' indietro — più avanti stanno, sempre di guardia, i due soliti ufficiali svizzeri — il capitano Alliana. — Ferdinando, al Castelluccio.

Aspetta!

SCENA QUARTA.

Alliana e Detti.

Ferdinando vedendo Alliana non può frenare un atto di stizza e di antipatia; ma poi subito con la mano gli fa cenno assai benevolmente di entrare e di avvicinarsi. — Entrato Alliana, i due ufficiali richiudono l'uscio.

Venite in cerca di Sua Altezza, capitano-professore?

Accarezzando i capelli a Francesco.

Eccolo qui, il mio Lasà... il mio Lasagnone, che ha paura della scienza!

sorridendo con arguta ironia nell'espressione bonaria.

Tutto a suo tempo: bisogna prendere quello che piace e quello che non piace! Hai avuto le lasagne, il soffritto, la caponata, e adesso... bisogna ingoiare la scienza. Nella lezione d'oggi, quale materia verrà trattata, professore-capitano?

Alliana.

Stamattina, la geografia. Oggi, piacendo a Vostra Maestà, sua Altezza avrà una lezione di geometria.

Ferdinando

sempre accarezzando i capelli a Francesco.

Consolati, la lezione sarà più corta!

Guarda l'orologio, poi rivolgendosi ad Alliana.

Tra una mezz'ora, venite ccà, ho bisogno di voi.

Alliana.

Agli ordini di Vostra Maestà.

Ferdinando.

La geometria?... Zeppole!

picchiando col dito sulla fronte di Francesco.

Tienti ben fisso chesto — come dite? — questo Teo...rema: Chi nasce quadro non more tondo! — Buona anche la geografia!... Che cosa ti ho insegnato io? Sentimmo: come si chiamano i Francesi?

Francesco.

Parrucchieri.

Ferdinando.

Gl'Inglesi?

Francesco.

Baccalaiuoli.

Ferdinando.

I Russi?

Francesco.

Mangia...

pensa, poi

Mangia sego!

Ferdinando.

E l'Italia, che cosa è?

Francesco.

Uno stivale nell'acqua salata!

Ferdinando.

Bravo! Lasà!

Ride e bacia Francesco affettuosamente. ad Alliana

Vi darò una notizia, professore.... che vi farà piacere.

Alliana.

Il mio piacere più grande, la mia soddisfazione, il mio orgoglio è di poter essere un soldato e un servitore fedele di Vostra Maestà.

Ferdinando

amabilmente, ma con una punta d'ironia.

In voi... professore Alliana, nell'egregio cultore delle scienze severe non va disgiunto l'appassionato amatore delle arti geniali... Me lo ha detto vostro cugino!

Castelluccio assai stupito.

Io?... Maestà?...

Ferdinando spingendo Francesco verso l'Alliana.

Va! Studia di assai buona voglia. Puoi vantarti di avere a tua disposizione i professori più illustri del mio regno, per sapere, per dottrina e per talento.

ammiccando degli occhi al Castelluccio, poi con grande serietà e sussiego.

Cerca di approfittarne... soprattutto per imparare... a star bene a cavallo. Questa, ricordati, è la scienza più importante, per un re. E le lingue! Anche le lingue. Bisogna che un re sappia ben tacere in tedesco, in inglese, in francese... e soprattutto in italiano.

grassa risata. Ride da adulatore anche il Castelluccio: Alliana rimane serio, rigido, in posizione militare.

La celebre Linda del San Carlo, è ospite nostra, con sua sorella... Stasera, prima prova della cantata sacra; domani, prova generale.

fissando Alliana.

Voi siete amico di queste due... dame. Me l'ha ditto pure vostro cugino...

Castelluccio vivamente.

Io?... No, Maestà!

subito inchinandosi.

Io?... Sì... Maestà...

fa cenno all'Alliana di no.

Alliana.

Ho avuto l'onore di conoscere la signora Mirabella lo scorso Aprile a Firenze.

Ferdinando.

Appunto. Incarico voi di condurre quelle due... signore a visitare il palazzo reale, la galleria, la biblioteca.

al Castelluccio.

Tu no. Donna Sofia...

un'altra sghignazzata.

Tu le porterai ccà e basta.

congeda con un gesto Francesco e l'Alliana.

Francesco va innanzi.

Castelluccio corre sprofondandosi a baciargli la mano. Francesco entra il primo a destra, poi l'Alliana.

SCENA QUINTA.

Ferdinando e il Castelluccio.

Ferdinando appena uscito l'Alliana, ha un impeto di collera contro di lui.

Sai come lo chiamo? Lo scocciatore pedantone! E deve essere anche jettatore.

gli fa contro le corna, dispettosamente. Al Castelluccio.

Guardateli, o anche tu avrai nu gruosso guaio!

Castelluccio.

Io?... Oh... Maestà! È cugino soltanto di mia moglie!

Ferdinando.

Tutti pennaruli, sti uffiziali napolitani! E tutti Murattiani! Manco male che io tengo i miei svizzeri!

guarda l'orologio sulla tavola e sospira.

E mo st'auto; 'u seccantone... capa tosta.

al Castelluccio.

Don Taniello faccia entrà!

alludendo al Verolengo.

Vuoi n'udienza proprio ogge? Cinque minute e staie frisco!

congeda il Castelluccio con un cenno.

La prima donna e sua sorella...

guarda ancora l'orologio.

fra nu quarto d'ora tu le fai veni ccà.

Castelluccio via.

SCENA SESTA.

Ferdinando solo, poi Gaetano che introduce il Verolengo.

Ferdinando sceglie da una cassetta un sigaro napoletano, lo spezza, ne getta una metà nella cassetta, e l'altra metà Faccende sulla fiamma della candela. Cantarella a mezza voce l'aria della Linda.

«A consolarmi affrettati... Momento fortunato...»

Gaetano annunziando.

Il conte Solaris di Verolengo!

Ferdinando.

Linda è n'opera bella assaie!

introdotto il Verolengo, Gaetano via.

Verolengo inchinandosi.

Maestà...

Ferdinando voltandogli le spalle continua a cantarellare.

«In faccia al cielo e agli uomini Tuo sposo diverrò!»

Verolengo.

Vi ringrazio, Maestà, di avermi accordato l'onore...

Ferdinando.

Sto sigaro è fetente!

lo spezza con rabbia, ne prende un altro, lo rompe, ne accende una metà e l'altra metà l'offre al Verolengo.

È il mio avana preferito. Costa niente, odora forte e fuma assai!... Prendi la candela!

torna a cantarellare, passeggiando su e giù senza guardare il Verolengo.

Verolengo depone il sigaro sopra un mobile, fa un altro passo e un altro inchino: poi, con voce più forte, risoluto.

Maestà... Vostra Maestà...

Ferdinando

si ferma: gli si pianta in faccia duramente.

La Regina sta a letto, come porta il suo stato, ma sta bene; io, ringraziando la Madonna del Carmine e S. Alfonso, sto bene; tu, vedo con tanto piacere che stai bene. Torna n'altra volta. Oggi ho da dare udienza a tre re nel Presepio: Baldassare, Gaspare e Melchiorre! Bon giorno e statte bono!

Si avvia verso l'uscio che mette al Presepio, zufolando la solita aria della Linda.

Verolengo con impeto.

Chiedo alla Maestà Vostra di volermi ascoltare!

Ferdinando si volta indispettito.

Verolengo.

Ho ricevuto notizie da... Torino.

Ferdinando si avvicina con un atto d'inquietudine, poi si calma subito.

Da... Torino?.. E a me che importa? Anche mio cugino Carlo Alberto è troppo debole! La debolezza è oggi il figurino di moda per tutti i sovrani! — Ricordati: il mio regno è mio, e me lo governo io; io, che ho più talento di te, di tutti i ministri, io che sono più... Metternich di Metternich!

fissando minaccioso il Verolengo.

No! Piuttosto che mostrare debolezza... vivaddiana, vado a fare il colonnello in Russia in Austria! E poi sei tu, sono questi nobili, questi ufficiali napoletani e siciliani sempre in guerra fra di loro e sempre pronti a far la pace per mettersi contro di me, che sognano mutamenti, che minacciano pronunciamenti!

Verolengo sottovoce.

È il popolo. Maestà...

Ferdinando.

Il popolo ha sempre voluto molto bene a me, a mio padre, a mio nonno...

Verolengo.

Il popolo, il grande popolo, il cuore e la mente di una nazione, Maestà, non il popolaccio di Mercatello o di Santa Lucia!

Ferdinando beffardo.

I pennaruli... I paglietta?... Chisto è 'u popolo? Ah! ah! ah!

serio

Embè?... Io non ho paura di nessuno: non ho paura degli uomini, e l'ho provato.

Verolengo ironico a sua volta.

Avete provato, Maestà, di non avere paura anche... di monsignor Cocle?

Ferdinando alza le mani in atto di terrore.

Monsignore?.. Rispetta Monsignore!... Isso è più assai di un uomo, è la mia coscienza!

Verolengo.

E la vostra paura...

Ferdinando.

Sia! A me l'inferno fa paura, e a te, no?

Verolengo.

Se ascoltate Monsignore per l'inferno, allora, ascoltate anche me, perchè voi, Maestà... avete un'altra paura...

Ferdinando.

Parla comm'aje da parla, parla chiaro.

Verolengo fissa Ferdinando, che lo fissa a sua volta.

Tutti concedono, per non cedere; guai se resterete il solo a voler resistere!.. Mi sono messo in diretti rapporti con... Torino.

Ferdinando finge di non capire.

E col vostro pieno consentimento. E vero? Rispondete, Maestà: col vostro pieno consentimento?

Ferdinando.

Domande ne posso fare soltanto io; tu, questo, non lo dimenticare!

Verolengo.

Ebbene, a Torino, le mie speranze, i miei voti, le mie proposte, furono accolte con simpatia... A Torino, dove tra le feste e le dimostrazioni si acclama a Carlo Alberto re Costituzionale mentre a Roma, il nuovo, e veramente Santo Pontefice riconforta alla fede la patria e tutto il mondo con parole di pace, di libertà, di perdono!... Se non volete pensare a Voi, al vostro regno, pensate a vostro figlio, al Principe ereditario che sarà re Italiano di nascita e tutto italiano di sangue. Sangue piemontese, sangue napoletano...

Ferdinando stizzito.

Neh! Neh! Con tutto chisto sangue!... Prima che il Principe ereditario abbia da... eredità... parla del regno mio, che è soltanto mio, e nun fare, mo 'o jettatore!

Verolengo.

Stringetevi coi vostri alleati naturali, in una confederazione, in un solo stato italiano, di tre monarchie, con tre principi italiani, nati in Italia: voi, Maestà, il nuovo Re di Sardegna... il nuovo Papa. Voi l'iniziatore...

Ferdinando rimane scosso.

Voi il reggitore supremo. Formate un solo popolo di queste cento folle disordinate e avrete un grande potere, avrete la più bella pagina nella storia, e sarete amato, adorato come un Dio!.... Oggi la sicurezza del trono, la tranquillità, la forza... e il principio di grandi cose per il domani...

Ferdinando resta muto, pensieroso.

Verolengo.

Che volete fare? Che pensate? Che aspettate, Maestà?

Ferdinando.

Sappiamo, intanto, che vuol fare e che aspetta 'u re carbonaro?...

Verolengo mostrando una lettera.

Stamattina stessa, con un inviato particolare... E autografa...

Ferdinando non capisce,

di sua mano.

Ferdinando fa per afferrarla.

Verolengo pronto la ritira e la ripone in tasca.

No!

inchinandosi profondamente.

Perdonate! Voi Maestà, ed io, leggere insieme, soli... e insieme, soli, rispondere...

Ferdinando sempre muto e pensieroso, con la mimica delle tre dita della mano, esprime l'idea che gli gira in mente dei tre stati in confederazione, e lui che li domina tutti.

Ma sti pazzi di siciliani e di napoletani... è proprio vero che mi odiano?

Verolengo.

Non voi, ma il vostro governo! Abolite gli arbitrii, le ladrerie, le prepotenze, e prima cosa... strappate la polizia dalle mani del gendarme...

Ferdinando

Del Carretto?

Verolengo continuando.

E il potere dalle mani del Monsignore! Scacciate da voi, dal regno monsignor Cocle e tutto l'Ordine!

Ferdinando spaventato.

Zitto! Vattene! Diventi matto?... Sti discorsi oggi, all'antivigilia di Natale!... Ogge che aspetto ccà Monsignore! Ogge, che m'aggio da confessà? Pe chesto nun te volevo manco vedè!

Verolengo.

Ma...

Ferdinando.

Che ma! Si deve dir tutto in confessione! Nun c'è segreto nemmeno di Stato, per la confessione!

calmandosi.

Torna stasera o domani con la lettera

ammiccando l'occhio.

dell'... autografo! Per otto giorno nun me confesso cchiù. Potremo parlà co' tutto comodo dei fatti nuosti.

congedandolo.

Bongiorno, e statte buono!

Verolengo supplicando.

Maestà... Maestà!...

Ferdinando.

Mo' vattenne!

Verolengo.

Ogni ora, Maestà... ogni momento è prezioso!

Ferdinando suona.

Gaetano si presenta sull'uscio.

Ferdinando.

'Na carrozza!

Gaetano via.

Ferdinando.

Stasera si prova la cantata sacra.... aspetto 'a prima donna!

Verolengo per insistere.

Ma...

Ferdinando chiamando.

Tenente Holtmann!

al Verolengo.

c'è chillo stupido del cavalier Andreo e 'u professore pedantone!

Tenente Holtmann si presenta all'uscio del giardino.

Ferdinando continuando al Verolengo.

Nun t'hanno da vedè!

al tenente Holtmann.

Favorite, per suo onore, di accompagnare voi stesso il conte Verolengo.

dà la mano al Verolengo senza guardarlo in faccia.

Bongiorno e statte bono!

il Verolengo e il tenente Holtmann via.

Ferdinando rimane pensieroso.

Carl'Alberto è 'nu trasognato... Sto prevetariello vanitoso di Pio IX è nu giocatore d'azzardo...

picchiandosi col dito in mezzo alla fronte.

Io ce tengo dint' 'a capa tanta robicella!...

risata, poi suona.

Gaetano si presenta sull'uscio.

Ferdinando a Gaetano.

A prima donna, ccà.

Gaetano via.

Ferdinando torna serio, poi, come risolvendosi.

Embè? Il mondo vuol essere canzonato, e nu re, deve sapere meglio degli altri l'arte di canzonarlo!

scrollando il capo, con un sorriso arguto.

Constitution, rivolution.

SCENA SETTIMA.

Gaetano che introduce Rosalia, Fannya e il Castelluccio, Ferdinando, poi di nuovo Gaetano e Alliana.

Ferdinando con molta nobiltà si leva il berretto, che butta sopra una seggiola, e dà la mano alla sola Rosalia, senza inchinarsi.

La Regina oggi è leggermente indisposta. Sarete ricevuta domani.

Rosalia, s'inchina con la reverenza.

Vi ringrazio, Signora, di aver ben accolto il nostro invito, e di avere così ottemperato ad un nostro desiderio!

la guarda con l'occhialetto.

Rosalia inchinandosi di nuovo c. s.

Nel mentre mi sento profondamente commossa e grata per il grande onore ricevuto, sono ben lieta e fiera che la Maestà Vostra si sia degnata di abbassare lo sguardo sopra di me, per rendermene degna, e potere così prendere parte ad una festa che alla Maestà Vostra è particolarmente cara!

Castelluccio che ha seguito il discorsetto con le approvazioni del capo: sottovoce.

Benissimo!

Ferdinando.

Neh! Neh! Non stai 'nteatro p'applaudì!

risata, poi cortesissimo.

Cioè, in questo teatro, che è il mio, voglio avere il piacere, finalmente, di applaudirvi da solo; già troppe volte sono stato costretto a confondere il mio plauso con quello di tutto il pubblico. Andreo! Adesso, batti le mani!

risata.

Questa bella signorina... vostra sorella?... Si chiama?

la guarda con l'occhialetto.

Rosalia inchinandosi c. s.

Fannya...

Ferdinando maravigliato.

Fannyà?

al Castelluccio.

Sto nomme è nu nomme d'opera! Nun ce sta dinto 'u calannario de santi!

Fannya pronta, sorridendo.

Invece sì! Ci sta benissimo!

Castelluccio suggerisce, piano.

Maestà! Maestà!

Fannya facendo un inchino.

Maestà! Mi chiamo Francesca, da Francesca, Fanny, da Fanny, Fannya!... Ci sta benissimo!

Ferdinando.

Ci sta benissimo, facenno nu piccolo viaggetto per arrivarci!

al Castelluccio, sottovoce.

Carina 'a piccerella! Don Gaetano, faccia avvertito il capitano Alliana.

Fannya fa un atto di maraviglia e di gioia.

Ferdinando.

Il capitano Alliana è un amico vostro?

Rosalia.

Lo abbiamo conosciuto, Maestà, in villa, dalla Duchessa di Empoli.

Ferdinando.

Per ciò, ho scelto il capitano Alliana, come vostro cavaliere e vostra guida.

battendo sulle spalle al Castelluccio.

Tu se' troppo nu 'gnorantone. C'è molto da ammirare, oltre il palazzo e il giardino, la galleria, la biblioteca. Il capitano è dottissimo...

a Fannya e a Rosalia, guardandole con l'occhialetto.

ed ama le arti belle... quando sono belle! Vedrete il salone magnifico dei grandi ricevimenti ufficiali: l'ho fatto fare a mie spese...

Gaetano annunziando.

Il capitano Alliana.

introduce Alliana e via.

Alliana fatto il saluto resta fermo, su due piedi.

Ferdinando senza voltarsi continua c. s.

Vi piace la cantata sacra che ho fatto scrivere per voi? È bella assai! Mercadante e Donizetti sono i nostri più grandi maestri!

Siede con un salto sulla tavola e continua a parlare, dondolando le gambe.

Verdi, dopo che ha fatto coll'Alzira... come dite in teatro?

Fannya pronta.

Fiasco.

Castelluccio suggerendo, piano.

Maestà!

Fannya.

Maestà, fiasco!

Ferdinando.

Fias...co. Verdi ha scritto troppa musica; troppa roba! E troppo in fretta! L'organetto non cammina più.

risata.

Voi siete una grande artista, e noi amiamo gli artisti! Tutti i Borboni sono artisti! Mio fratello Leopoldo è scultore; ha fatto persino — la Madonna glielo perdoni — la statua ad un eretico: a Gian Battista Vico! Se avesse fatta 'a vostra, sarebbe stata più bella e di nostro gusto. Invece di farle, io le statue le faccio fa e pe' chesto che sono il re, i miei sudditi me le fanno paga 'n nocchio e anche tutt'e duie!

risata.

Statue... e quadri... Avete sentito parlare di un certo Domenico Morelli?

ad Alliana, senza voltarsi.

Farete vedere i miei quadri del Morelli, capitano professore.

Fannya sorride, ripetendo sottovoce

Professore...

Ferdinando continuando.

Questo Morelli,

picchiandosi col dito in mezzo alla fronte

ha molta roba ccà!

correggendosi.

qui! Io gli raccomando sempre: Don Domì, fa dell'arte e non fa della politica! Ma oltre alle arti, bisogna proteggere le scienze. Il primo Congresso degli scienziati a Napoli, l'ho voluto io, e l'ho inaugurato io, con un discorso mio! E che voce! Fui detto il benigno Giove Tonante. Per altro la passiona ca io tengo più grande è per la musica!

con fine ironia.

Anzi, io vorrei ottenere con una legge che nel mio regno, non si scrivesse e non si leggesse più... altro che musica! Conoscete il buffo Casaccia?... Casaciello? Io ce vado pazzo! E voi pure, mi piacete assai!

saltando giù dalla tavola, e facendo cenno al Castelluccio di seguirlo.

Vi ringrazio, Signora, di avere bene accolto il nostro invito!

a Fannya.

Voi, signorina...

Fannya.

Fannya, Maestà!...

Ferdinando continuando.

Allora diremo: Francesca, Franceschella... Checchina! Tutti i più bei fiori del mio giardino, sono vostri, prendeteli; la luce li ha coloriti e il sole li ha profumati per la vostra giovinezza.

con un cenno del capo al Castelluccio, sottovoce.

Jammo, Andreo!

via seguito dal Castelluccio, senza salutare, senza dare la mano a nessuno.

SCENA OTTAVA.

Rosalia, Fannya, Alliana, poi il tenente Holtmann e Secondo Ufficiale degli Svizzeri, Gaetano, Carmine, Agnese, Servitori, Contadini, il maggiore Müller e monsignor Cocle. In fine Ferdinando.

Fannya con gioia.

Com'è simpatico il Re, e com'è buono! Io ero così inquieta...

a Rosalia.

E anche tu! Invece... Non sembra nemmeno un Re!

a Rosalia, guardandola:

Ma perchè continui anche adesso a non essere allegra, mamm... Sorella, sorellissima mia?...

Rosalia.

Lo sono, cara. Sono contenta, vedendo te, così contenta e allegra!

Fannya.

Sì, sì!! Più che contenta! Più che allegra, mi sento felice, felicissima!... Perchè, poi, eravamo rimasti tutti così male impressionati! Un invito a corte, lo abbiamo accolto come una disgrazia! E anch'io!... Ma di riverbero, vedendo le vostre brutte facce!... Non volevate nemmeno condurmi a Caserta! Invece... come mi piace il Re... E la corte! Quel bel giardino, questo bel palazzo e tanto sole da godere con te...

ad Alliana, e a Rosalia

e con te. Pensare che siamo a Natale ed è un giorno splendido di primavera!... Ah come si respira bene a corte!

Rosalia.

Bambina cara!

Alliana.

Sì, tanto cara e tanto bambina!

Fannya prende prima una mano di Rosalia, poi una mano dell'Alliana, tirandoli verso l'uscio dei giardino.

Andiamo! Andiamo! Andiamo! Andiamo fuori! Andiamo a passeggiare! Andiamo a cogliere tanti bei fiori col signor... professore!

scoppia in una risata.

Professore! E dire che io non ho mai pensato di amare e di essere amata da un pro...fes...sore!... Dio mio, che soggezione!

tocca le labbra con un dito, poi con lo stesso dito indica Alliana, accennando a un bacio.

Più!... Un professore... non ne ho più il coraggio! Più! Più! Più! Soltanto alla Mam...

corre a stringere Rosalia fra le braccia, baciandola forte.

Tutti a mia sorella!

Alliana ride.

Fannya gli va vicino.

O se pure... prima... faremo un patto: non sarò mai chiamata la moglie del signor professore! La moglie del capitano, mi piace molto di più! — Sei in collera?

Alliana ridendo stupito.

No! Perchè?

Fannya

Sii in collera!... Sii in collera!

battendo i piedi per terra.

Lo voglio!

Alliana.

Sono in collera!

Fannya affettuosamente.

Mi fa tanto piacere se sei in collera, così possiamo fare la pace!

gli dà una mano da baciare.

Questa al capitano...

Alliana la bacia.

Fannya gli dà l'altra mano.

E questa al professore!

Alliana la bacia ripetutamente.

Fannya.

Basta! Basta! Basta!

Rosalia ride, poi ritorna inquieta.

Ma... Alberto?... Dove sarà? Come potremo vederlo?

Alliana.

Era qui prima di noi.

Rosalia.

Dal Re?

Alliana.

Sì.

Fannya.

Andiamo a cercarlo!

Alliana.

Non facciamo imprudenze! Lo incontreremo certamente perchè lui stesso cercherà di noi.

Rosalia.

Dunque, credete proprio... che ci siamo tanto spaventati inutilmente?

Alliana.

Certissimo!... Ci siamo un po' montati la testa tutti quanti! Il Re è troppo fiero e superbo. Non vorrebbe mai fingere in questo modo... Voi, non dovete l'invito a corte, altro che alla vostra celebrità!...

Rosalia.

E al maestro Mercadante!... Ah!.. Che gioia riavere la tranquillità... Vi giuro! Il Mercadante, sarà molto contento di me!

ridendo.

E anche il Castelluccio! Mi lascierò baciar le mani in gran mistero e segreto!

sottovoce ad Alliana.

Molte volte è la nostra coscienza turbata, che dà corpo alle ombre. Non è vero, Vincenzo?

Alliana.

La coscienza non c'entra; è l'immaginazione, che vuol far vedere ciò che assolutamente non esiste!

Fannya.

Vi devo dir io, senza tanta profondità di ragionamento ciò che... penso io?... Se questo Re, così allegro e buono, venisse anche a scoprire che il papà... è il mio papà... non ci mangia nessuno dei tre!... Andiamo, dunque, andiamo! Ma intendiamoci, signora guida, niente gallerie, niente quadri! Tutto il giardino e tutti i fiori! I quadri sono belli, quando piove!

si sente il segnale di una tromba da lontano: poi un altro dalla parte opposta; poi il rullo dei tamburi.

Ten. Holtm. e il 2º Ufficiale spalancano la porta del giardino e restano in posizione.

Gaetano dall'uscio a destra, attraversando la scena e fermandosi vicino all'uscio del giardino.

Monsignor Cocle!...

Agnese c. s. dall'uscio del Presepio.

Monsignore!

Carmine c. s.

Monsignore!

nel giardino si vedranno altri servitori e contadini.

Rosalia turbandosi.

Il Cocle?

Alliana.

È naturale; per le feste del Presepio... Per le messe... di Natale!... Andiamo!

indicando l'uscio a destra.

Gli svizzeri di guardia, hanno l'ordine di lasciarmi passare!...

Fannya.

No! Un momento! Lasciatemelo vedere!...

Alliana.

Perchè?... Perchè?...

Rosalia.

Lo vedrai stasera, domani... anche troppo!

Rosalia, Fannya, Alliana, via.

Voce forte dal giardino.

Presentat'... Arm!

tutti s'inginocchiano nel giardino e dentro sulla scena; anche il Tenente Holtmann e il 2º Ufficiale.

Voce forte c. s. più vicino.

Presentat'... Arm!

Si avanzano nel giardino monsignor Cocle, impartendo la benedizione, e il colonnello Müller. Monsignor Cocle è vestito da prete, con una croce d'oro sul petto e con la stella dell'Ordine Costantiniano. Il colonnello Müller a capo scoperto tiene il keppy, con una mano, appoggiato sul fianco. Il Cocle e il Müller si presentano sull'uscio dì mezzo.

Ferdinando entra: ha le spalline e la sciabola: giunto dinanzi al Cocle, s'inginocchia con un ginocchio solo a terra. Il Müller fa altrettanto. Il Cocle, benedice.

SCENA NONA.

Ferdinando, Cocle, Müller, Holtmann, 2º Ufficiale, Gaetano, Carmine, Agnese. Nel giardino Servi, Contadini, e Soldati.

Ferdinando al Cocle.

Monsignore, vi bacio le mani, e umilmente mi prostro, implorando indulgenza e perdono.

Cocle.

Non a me, ma al Signore, che rappresento, per suo volere, sebbene indegno!

sollevandolo.

Io sono. Maestà, il più devoto e sottomesso dei vostri sudditi!

impartisce in giro un'altra benedizione.

Tutti si alzano e si allontanano, meno il Müller, il tenente Holtmann e il 2º ufficiale.

Cocle a Ferdinando.

La buona e savia Regina?

Ferdinando.

Teresa sta à letto, e se raccomanda a vuie, Monsignò, perchè possa ottenere 'a grazia dalla Madonna del Parto, la venerata Schiavotella di Pozzuoli, tanto miracolosa!

Cocle.

Per sua Maestà, rifulgente delle più belle virtù e veramente Pia Regina, noi abbiamo sempre ottenuto specialissime grazie dalla infinita bontà del Signore. Egli ha voluto manifestare il suo pieno aggradimento, per questa vostra seconda unione santificandola con la fecondità, che dà tanta gioia e sicurezza alla vostra casa.

Ferdinando.

Volete, Monsignore?... Su... nelle vostre camere?...

Cocle.

No, no, mai! Non vi deve recare il benché minimo disagio la mia povera persona. Ovunque si trova il Re e la reggia, ovunque si trova un ministro del Signore, è la chiesa...

Ferdinando a Müller.

Come gli altri giorni, nessuno può avvicinarsi: nemmeno Sua Altezza il principe Francesco!

Müller saluta militarmente; parla con i due ufficiali, che manda uno a destra e l'altro a sinistra, poi richiude i battenti.

SCENA DECIMA.

Ferdinando, Monsignor Cocle, Müller.

Ferdinando si leva la spada che depone col berretto sopra la tavola, si apre la tunica sul petto e mostra al Cocle un medaglioncino che ha appeso al collo con una catenella d'oro.

Io tengo ccà i due capelli della Madonna che voi mi avete ottenuto da S. Alfonso. Sempre! Sempe ccà! Non è vero, Monsignore? Con questa reliquia, sto sicuro contro il terremoto, contro 'a jettatura e contro i Fratelli, i Giacobini?

Cocle alza gli occhi al cielo.

Ferdinando inquieto.

Pure co' sta santa reliquia me poterrià capità quacche gruosso guaio?

Cocle.

Quella reliquia, Maestà, tiene rivolti sopra di voi gli occhi della Beata Vergine; voi non dovete mostrarvene indegno, trascurando i suoi ammonimenti.

Ferdinando indicando una poltrona.

Vulite?... Mi sono già preparato, Monsignore.

Cocle.

Prima...

diventa serissimo, come compreso da un pensiero mistico, e recitando sottovoce un'orazione si alza una falda del lungo mantello e la offre al bacio di Ferdinando.

Ferdinando impallidendo.

Il mantello di Sant'Alfonso?

Cocle accennando di sì col capo.

Devo ottenerne nuova forza, per recare a voi la salvezza...

Ferdinando.

Salvezza... dell'anima?

Cocle.

Salvezza dell'anima, salvezza del regno e della vita! Come vostro cugino, Luigi XVI.

Ferdinando indietreggiando con un grido.

Eh?

Cocle.

Il pericolo che correte voi, è ancora più grande!... Il Re martire, il cui capo mozzato dalla mannaia, rotolò dal palco, fra le risate oscene della plebaglia briaca, aveva la rivoluzione alle porte della reggia... Voi...

Ferdinando.

Io? Io?

Cocle.

È già entrata qui col tradimento; è vicina, accanto a voi e già tiene alzata sopra di voi la sua mano lorda di sangue.

Ferdinando tremando, con la voce rotta.

Confessatemi! Confessatemi! Confessatemi!

Cocle.

Ascoltate...

Ferdinando.

Confessatemi! Confessatemi! Prima la grazia! Sono pieno di peccati! No... no, no, non... Non voglio morire in peccato... l'inferno...

Cocle.

Calmatevi... ascoltate.

Ferdinando fuori di sè.

Confessatemi, per Dio!

spaventato dalla bestemmia, segnandosi.

Perdonatemi! Pietà! L'inferno! L'inferno!... L'inferno!

Cocle stende le mani e alza gli occhi al cielo in atto d'invocazione.

Sant'Alfonso...

Ferdinando.

Sant'Alfonso, ma anche la Madonna del Carmine, anche quella ancora più miracolosa di Campiglione...

Cocle avvolge Ferdinando, sempre tremante, nel suo mantello, lo conduce con sè vicino alla poltrona, siede, fa inginocchiare Ferdinando dinanzi a lui, recita una breve preghiera e lo benedice.

Calmatevi, raccoglietevi, da bravo, e incominciate.

Ferdinando sempre tremante e convulso; in fretta.

Ancora... molte volte con la Gnesella... La Regina sta malata!... È peccato, ma non è adulterio, vero? È adulterio soltanto quando si è colti sul fatto e con persone della nostra condizione, vero?

Cocle.

Procurate di non aggravare il peccato con lo scandalo!

Ferdinando.

No, no, no! Scandalo mai! Ho fatto velare la nudità delle statue... Coprire le nudità dei quadri...

Cocle.

E poi? Avanti!

Ferdinando.

Ho peccato ancora gravemente di avarizia contro gli interessi dello Stato...

Cocle.

Offrite in espiazione alla nostra santa Mendica, alla chiesa, non le promesse, ma le prove del vostro ravvedimento.

Ferdinando.

Per l'offerta mi farò consigliare da voi stesso, Monsignò...

Cocle.

E poi?

Ferdinando china il capo con un gemito.

Cocle più forte.

E poi?

Ferdinando precipitosamente.

Dico bugie, ogni giorno, sempre.

Cocle.

Per scherzo? A fin di bene o dettate da mal animo?

Ferdinando.

Nu poco... d'ogne qualità!

Cocle.

Ricordate: il peccato della bugia è tanto più grave, quanto meno, la bugia che dite, può esservi utile. E poi?

Ferdinando fa un sospiro.

Cocle.

E poi?

Ferdinando.

Ah, Monsignore!... Monsignò!... Io non so se è nu peccato... spesso spesso mi pare che... Quando sono calmo, tranquillo... no, ma... certi giorni, ho paura...

balbettando

Ho paura! Ho paura! L'avevo giurato... poi... ho mancato! L'avevo giurato alla povera Maria Cristina, al letto di morte... «Sangue no! Sangue no!» Li vedo, li vedo, Monsignò... Li vedo... i petti squarciati dalle palle... gli occhi vitrei... le bocche contorte... giovani... vecchi... donne... adolescenti... Monsignore... Monsignò! Oh, tutti quei morti! Tutti uniti! Tutti insieme, tutti addosso! È orribile. Mi soffocano!... E poi lei!... Mia moglie... Maria Cristina... «Sangue no!» Lo avevo giurato! Sangue no! Mi pento! Mi pento!

Mi sono pentito! Ho posto un limite alle condanne! Sì, sì! Spenta la ribellione della Sicilia, quando si trattò di domare i moti degli Abruzzi, delle Calabrie, ho imposto io, ho telegrafato io ai giudici delle Commissioni militari, di non fucilarne impiccarne mai più di dieci...

Cocle.

E non mai meno di sei!

Ferdinando singhiozzando, abbandona il capo sulle ginocchia di Cocle.

Cocle dopo aver guardato con occhio freddo e sarcastico Ferdinando.

Maria Cristina di Savoia, era un'anima troppo mite, troppo debole; era nata per il monastero, non per il trono, e le erano ignoti gli obblighi impellenti, i gravi doveri dei sovrani.

Ferdinando.

Infatti... È volata subito in paradiso!... È una santa! Ma una santa, che ho contro di me!

Cocle scrollando il capo.

Santo non potrà mai essere chi non è stato forte contro i nemici della religione! Dio, il Re dei Cieli, non ha pur dato agli stessi suoi angeli, i più eccelsi custodi della sua gloria, le spade lunghe e fiammeggianti? Maria Cristina di Savoia, è stata santificata da quegli stessi preti, perversi e bestemmiatori, che hanno fatto Papa e ingannano Pio IX! Pregate, Maestà, per l'anima di Maria Cristina, pregate perchè un miracolo dello Spirito Santo apra gli occhi al nuovo Pontefice!

Ferdinando afferrando una mano al Cocle e baciandola con grande trasporto.

Potete assolvermi? Potrete assolvermi, Monsignò?

Cocle gravemente.

Nell'atto di firmare una condanna di morte, sentite in voi l'uomo che si vendica, oppure il re costretto a punire?

Ferdinando vivamente.

Il re! Il re!

Cocle.

Allora, non c'è peccato!

Ferdinando.

alzandosi di un balzo, con un grido di gioia.

Sono innocente, Monsignore, so' innocente?

Cocle restando sempre seduto, e prendendolo per una mano, lo fa di nuovo inginocchiare.

Raccoglietevi... e poi?...

Ferdinando.

Ditemi voi, subito, chi mi tradisce?

Cocle.

E poi? E poi?

Ferdinando in fretta.

La collera... L'ira... peccati veniali!...

Cocle severo.

L'ira? È ciò che offende di più l'Agnello Divino.

Ferdinando.

Qualche piccolo mancamento di gola...

Cocle.

Ma la gola, disgraziato, è tra i peccati più bestiali! Vi fa perdere insieme la salute dell'anima e la salute del corpo e vi affretta la morte con i tormenti e lo stridore dell'inferno!

Ferdinando fa un atto di terrore.

Cocle.

Per otto giorni, eviterete qualunque cibo e bevanda che possa solleticare il vostro gusto.

Ferdinando umilmente.

Sì, Monsignore...

Cocle.

Recitate con me un atto di contrizione

si raccoglie, recitando la preghiera a voce sommessa, poi benedice Ferdinando a mezza voce.

Ego te absolvo...

Le altre parole si perdono fra le sue labbra. Si alzano tutti e due insieme: il Cocle, subito, leva il mantello a Ferdinando e lo depone sulla poltrona, dopo di averlo baciato e averlo fatto baciare al Re.

Ferdinando prorompendo.

Parlate! Parlate! Tutto! Parlate voi adesso, senza esitanze! Ve lo comando, sono il vostro re!

cambiando, abbracciandolo.

Siete il mio conforto, il mio amico, l'amico mio più caro!

Cocle con ironia.

Prego per voi, e veglio su di voi, ma non sono io! È il conte Verolengo il vostro amico!

Ferdinando.

Chillo è 'u seccatore mio!

Cocle fissa, scruta Ferdinando.

Oggi stesso?... E stato qui?

Ferdinando.

Io non l'ho ricevuto! Non gli ho dato udienza! Non l'ho visto!... Dunque? Dunque? Il tradimento? Che tradimento? Chi mi tradisce?

Cocle.

Proprio quelli stessi che mi vogliono allontanare da voi! Bandire, scacciare dal regno! I miei... i nostri nemici, sempre più temerari!

Ferdinando.

più sicuro di sè e a sua volta ironico.

Ah! ah! per questo, allora, mi avete onorato delle vostre tanto gradite premure, Monsignore; pecchè nu pericolo o state pè passa vuie, non io!

Cocle gli ferma il riso con un'occhiata.

Una vasta congiura militare... Vogliono impadronirsi di voi, domani notte, mentre vi recate in espiazione alla Chiesa dei Miracoli...

Ferdinando di nuovo impaurito.

Come avete saputo? Scoperto?...

Cocle.

L'ho saputo in tempo. Basta, Maestà!

mettendosi una mano prima sulla bocca, poi sul petto.

Segreto di confessione.

Ferdinando.

Chi? Chi? I complici? I complici?

Cocle.

Molti ufficiali superiori, tra cui un generale.

Ferdinando violento.

L'esercito! Tutti Murattiani!

Cocle.

E il marchese Rosalis di Milano, sotto il falso nome di maestro Savoldi!

Ferdinando.

Il maestro della prima donna?

Cocle.

Ma la mente che dirige, il braccio che deve colpire, è l'istitutore del Principe ereditario, la creatura del Verolengo!

Ferdinando.

L'Alliana?

Cocle.

Il capitano Alliana!

Ferdinando chiamando.

Colonnello Müller! Colon...

Cocle fermandogli le parole.

Che cosa volete fare?

Ferdinando.

Arrestarlo! Subito!

Cocle.

L'Alliana non ci sfugge più; ma un'imprudenza potrebbe salvare gli altri, i lontani...

Ferdinando.

Del Carretto? Il Marchese Del Carretto!

Cocle.

Del Carretto, no! Non potete più fidarvene! Ve lo prova questa cospirazione: o non sa, ed è un inetto, o sa, e allora tradisce...

Ferdinando.

Il mio ministro?

Cocle.

L'antico carbonaro, fornica coi liberali! Se ci sono fratelli, i più... venerabili saranno salvati in tempo.

Ferdinando.

Ma è il mio ministro! La Polizia è nelle sue mani!

Cocle.

Appunto per ciò! Non arresti che facciano chiasso. Il processo vero, che deve svelare tutto, si farà qui, questa notte stessa, sorprendendo i colpevoli nel sonno. Voi, Maestà, io, il colonnello Müller, il barone di Battifarno, che vi ha già dato prova di tanta devozione! Dopo, per il processo, pro forma, e la condanna, la Commissione di guerra.

Ferdinando.

Qui? Sono qui?... L'Alliana... e poi? Chi altro?

Cocle.

Il Giglio d'Oro, il nido degli amori di quelle donne...

Ferdinando.

'A cantante e 'a sorella?

Cocle.

Era il covo della cospirazione. Quelle donne devono saper molto. Tutto!

alzando gli occhi al cielo.

Sono stato illuminato nel mio consiglio! Le abbiamo qui... sotto mano... Il marchese Rosalis, si recava anche di notte, segretamente, al Giglio d'Oro... col capitano Alliana.

Ferdinando.

L'Alliana? Col Rosalis?...

Cocle.

Il Rosalis, non più il Savoldi maestro di musica! Il Rosalis travestito, con gli occhiali, spacciandosi per un tedesco, per un impresario di Vienna. Delle due donne, una, è l'amante del Savoldi, l'altra, la più giovine, del capitano Alliana. Ed ora scacciatemi pure, Maestà, con gli altri religiosi del mio Ordine, e chiamate il Del Carretto!

Ferdinando implorando.

Nun me lasciate, Monsignò! Nun me lasciate!

Cocle.

Largite, voi pure, un'ampia amnistia pei delitti politici, come quella di Pio IX; — tutti l'hanno encomiata, persino il Gran Sultano! — Fate concessioni, date costituzioni, come Carlo Alberto...

non più ironico, minaccioso.

e come Luigi XVI aprite le porte della Reggia alle nuove idee e ai nuovi ideali di libertà... e vi entrerà scamiciata, feroce, la violenza della piazza! È recente la storia, ed è storia della vostra famiglia! Se non sapete essere re, e Dio ve ne punirà con l'inferno, siate uomo! Avete... una moglie... delle figlie... Guardate dinanzi a voi, quel cadavere ignudo informe di donna... Guardate come... quale scempio ne hanno fatto!... È il cadavere di una vostra parente...

piano all'orecchio.

Non era una vostra parente, la principessa di Lamballe?

Ferdinando si precipita sulla tavola, cadendo con le due mani sulla spada. Ha i capelli irti; è pazzo di terrore.

Colonnello Müller! Colonnello Müller!

Si apre la porta del giardino; si presenta sull'uscio il colonnello Müller. Gli altri due ufficiali, restano di guardia, più in fondo.

Ferdinando si calma a poco a poco, e fa cenno al Müller di avvicinarsi.

Avvicinatevi, colonnello... Viene ccà.

Müller si avanza: fa il saluto militare.

Ferdinando ride, ma le gambe gli tremano: sottovoce.

Stanotte, ma bada,

indica silenzio.

guai! Tutto il reggimento sotto le armi... pronto. Io e Monsignore avremo bisogno di te, questa notte... e dei tuoi bravi soldati!

sorridendo.

Prepariamo nu scherzo grazioso ai nostri, cari amici!

sghignazzata.

Aje capito? Và!...

Fine dell'atto secondo.

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