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I primi due secoli della storia di Firenze, v. 2

CRONICA FIORENTINA COMPILATA NEL SECOLO XIII (continued 2)

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In questo tenpo Guido conte di Montefeltro,[428] esendo riconciliato colla Chiesa e andato a' confini in Piamente, e dati ij suoi filgluoli per istadichi al Papa, sanza parola si partio da' confini e venne in Pisa; e fatto fue del tucto singnore. Allora il Papa iscomunicò lui e 'l Comune di Pisa, e per sentenzia il piuvichò filgluolo di perdizione e nimico della Kiesa. Allora tantosto Guido conte di Montefeltro comandò ke mai al conte Ugolino ed a' suoi filgluoli e nepoti fosse dato mangiare; e cosí morirono d'inopia fame[429] tutti e cinque, ciò fue il conte Ugolino, Uguiccione, Brigata, Anselmuccio e Guelfo; e quivi si trovò che ll'uno mangiò de le carni all'altro; e finalmente fu loro dinegato il sacerdoto[430] per confessare i loro peccati, e tutti e v in una mattina fuero tratti morti di prigione. Questo conte Ugolino fue huomo di cosí fatta maniera ch'elli facea morire il popolo di Pisa di fame; ed al suo tenpo avendo grande abondanza di formento, fu sí crudele che vij libre facea conperare lo staio del grano in Pisa: poi finalmente per fame morio con tutta sua familgla.

In questo anno i' Firenze si fece la loggia d'Orto Sa' Michele ornatamente in x[431] pilastri, tutta dipinta.

Mcclxxxviijº anni, del mese di maggio, alla singnoria di messer Antonio[432] da Forceracha, i Fiorentini colla loro amistade di Tosschana andarono ad osste sopra la città d'Arezzo, arso per fuoco il borgo di Leona; e poi si puose ad asedio al castello di Laterino ed ebberlo a patti. Poi andarono e puosero il canpo al Vescovado vecchio lungo le mura d'Arezzo, e tutto il suo contado guastaro intorno intorno. I Sanesi esendo in questa osste in conpangnia di Fiorentini, quando l'osste tornava, partirsi da' Fiorentini per guasstare il castello di Lucingnano delli Aretini. E ll'Aretini,[433] sentendo ch'e' Fiorentini erano partiti, andarono adosso a' Sanesi e fecero battalgla alla Pieve al Toppo.

Mcclxxxviiij.

Del mese di magio, Tebaldo soldano di Banbillonia con grandissimo exercito di gente puose assedio alla città di Tripuli, e per forza la prese con tutta la gente cristiana, k'erano tra grandi e piccioli piú xxxm., tutta a fferro fuoro morti.

Nel decto tenpo il principe Carlo secondo venne a corte, ed innorevolemente dall'Apostolico e da' suoi frati cardinali fu receputo; e llo giorno della Pentacosta proxima venente il decto papa Niccolao il coronò re di Pulgla e di Cecilia, salvo ke 'n Cicilia no' salío elli.

Mcclxxxviiij anni.

In questo anno, Guido conte di Conti Guidi, esendo podesstà della città d'Arezo, e regevasi per li Ghibellini, e in Firenze era podesstade messer Ugolino Rosso di Parma, i Fiorentini ke reggea in Parte guelfa, con Lucchesi, Pistolesi, Pratesi e Saminiatesi,[434] e altra gente assai di loro amistade, andaro ad osste sopra la città d'Arezzo, a dí xv di magio, con xvm. pedoni e ijm. chavalieri; e passaro Monte al Pruno, e fuorono a Bibiena nel piano di Certomondo, loco decto Canpaldino. Usciro fuori gli Aretini per difendere lo guassto, e quivi fecero battalgla, lo die di sancto Barnaba, xj di giungno; e gli Aretini, popolo e chavalieri, da' Fiorentini fuorono sconfitti e morti assai, e presi ne fuoro viiijc.. Nella parte di Fiorentini fuorono morti ij nobili chavalieri, ciò fue messer Guilglelmo Bernardi, balio di messer Amerigo di Nerbona, ch'era capitano generale dell'oste di Fiorentini; e 'l decto messer Amerigo fue nel volto fedito, e messer Bindo Baschiera de la Tosa fue morto. Dalla parte delli Aretini fuorono morti molti nobilissimi e gentili valenti huomini, e quasi il fiore di tutta la milglore gente di Toscana d'arme; ciò fue messer Guilglelmino delli Ubertini vescovo d'Arezzo, e messer Guilglelmino Pazzo di Pazzi di Valdarno, Neri Piccolino e Federigo di messer Farinata e Lapo di messer Marito, tutti e tre delli Uberti, e Ciante de' Fifanti, Loccio da Toscanella e Guiderello d'Allexandro,[435] il conte Buatto da Montedolglo e 'l conte Bonconte da Montefeltro, Francessco da Sinigalgla e Lancialotto Pulglese, messer Uffredi Uffredi di Siena e Armaleo da Montenero, Dante delli Abati e Corbizzo da Pelago, con altri assai gentili huomini, i quali per c. anni inanzi in Toscana non s'arebono a uno tenpo trovati. Elli erano viijc. chavalieri e xijm. pedoni, e fecero xij paladini tra lloro, e piú galglardamente conbattero che giamai facesse' paladini in Francia: xxvc. e piú fuoro li morti. E Guido conte Novello, esendo in s'uno poggio con uno drappello di ccc. chavalieri, tantosto che lla battalgla fosse coninciata, dovea fedire sopra i Fiorentini: elli sicome vile e codardo tantosto si partio e andò sua via. Incontanente i Fiorentini disfecero[436] Bibiena e tutte le castella dintorno e cavalcaro inverso Arezzo, e puosero il canpo al Vescovado vecchio, ed asediaro la terra e conbatterla co molti difici, gittandovi asini e pietre. E' Pistoiesi vi battero la moneta, e ben si sarebbe auta la terra, se non fosse che si partiro dall'asedio; e lij die vi stette l'osste. Ed allora era in Toscanella papa Niccolao d'Asscholi: sentio la novella per contrario, credendo ch'e' Fiorentini fossero sconfitti; chiuse le mani al cielo, con allegra faccia dicendo al Collegio di cardinali: — Dingnum e giusstum est. — E però faciendo manofessto che lli Aretini, inanzi a questa sconfitta, del mese di marzo, per forza presero il borgo di Fighini, e gonbattero l'Ancisa, e arsero le porte, e poi vennero infino a San Donato in Collina, ardendo e guastando il contado[437] di Fiorentini, e quando fuoro al decto San Donato talglarono uno ramo dell'olmo della chiesa, avengna che caro costasse loro. Sconfitti, morti e presi gli Aretini, frate Guittone, chavaliere dell'Ordine di Bengodenti, al Comune di Firenze iscrisse una lettera, la quale disse in questo modo....[438]

Anni Mcclxxxx.

Alla singnoria di messer Rosso Gabriello d'Agobbio, del mese di giungno, i Fiorentini andaro ad osste sopra la città d'Arezzo, e puosero il canpo allato alle mura al Vescovado vecchio, e intorno intorno tutta la città guasstaro; poi si puosero ad asedio al castello d'Anghiari, e iij mesi e xviij die vi stette l'asedio,[439] e poi l'ebbero a patti, e disfecerlo del mese di settenbre.

In questo anno, del mese di maggio, nel sexto d'Oltrarno s'aprese il fuoco in casa Pegolotti, ed arsevi messer Neri Pegolotti e uno suo filgluolo e xj persone.

Poi del mese di settenbre die xij, esendo podestà di Firenze messer Guido da Ponente[440] di Ravenna, i Fiorentini andare ad osste sopra la città di Pisa e guastarla insino alle mura; e poi andarono colla forza del Genovese a Porto Pisano, e disfecero il porto e lle torri e tutta la contrada di Levornia, e tutto il fornimento del porto ne recaro, ke fue pregiato piú xxxm. di fiorini d'auri; e per lo grande[441] di Guido conte di Montefeltro ch'era podestà di Pisa, si tenne la terra che non fue presa da' Fiorentini.

Nel Mcclxxxxj anno, del mese di maggio, i Fiorentini co lloro isforzo andaro ad osste sopra la città di Pisa, e guasstarla tutta intorno dalle tre latora, ad una saettata a piè delle mura; ed abattero San Sevino e 'l Ponte ad Era e tutte le loro castella. Poi la notte della Natività di nostro Singnore, Nerino Tezzoni, castellano del Ponte ad Era per li Fiorentini, perdeo il castello, e la persona con tutta la sua gente dentro da' Pisani fuorono presi e morti.[442]

In questo anno, del mese d'aprile die xx, Tebaldo soldano di Banbillonia con oste di cento cinquanta milia chavalieri venne sopra la città d'Acri, ispeziale camera e magione di Cristiani e della sancta Kiesa di Roma, e per forza di fuoco e di ferro la detta cittade prese e distrusse; e piú di lxxm. cristiani vi fuorono morti. E xliiij giorni continuamente si lla notte come 'l die fue conbattuta, isperando tuttafiata porto di salute, infino a tanto che non videro morto il famosissimo e nobile huomo messer Guilglelmo di Belgiuoco, maestro del Tenpio, nato della gentil casa di Brabant, il quale fu morto d'una saetta avelenata da un turchio. Tanto che fu morto, la gente fue tutta isbigottita; e allora il santisimo huomo messer lo patriarca di Gerusalem, con una parte delli scanpati fediti, si ricolse in sulla nave sua, ch'erano da xxij a xxiijc. di persone; e navicando fugendo, pocho dimorò che lla nave profondò, ed elli e tutta[443] afochò. Un'altra partita di genti, dove[444] pulzelle e fanciulli in quantitade di xm. persone, si richiuso' nel cerchiovito del tenpio;[445] finalmente da' Saracini fuoro messi a fuoco ed a ferro. Un'altra partita[446] di giovani huomini fuorono presi e menati in servaggio, e tutto giorno fatto loro arare la terra come buoi. In questa perdita d'Acri la conpangnia di Peruzzi di Firenze guadangnaro grandissimo tesoro, che fue loro acomandato, e giamai non richessto.

In questo anno Redolfo re della Mangna, non pervenendo alla benedizione inperiale, ch'era eletto re di Romani, morio.

E in questo ano, del mese di marzo, morí il conte Guido Novello e messer Rinieri della Fagiuola e messer Ubaldino dalla Pila delli Ubaldini.

Mcclxxxxij anni.

In questo anno papa Niccolao d'Asscoli morio a Rroma, e 'n Vaticano nella chiesa di sancto Pietro fu sepulto.

In questo anno si fece la pace tra' Fiorentini e li Aretini coll'Intarlati, e' Fiorentini rendero loro i prigioni ch'erano presi. Poi i Fiorentini rendero pace a' Volterrani, e dentro in Volterra per li Fiorentini fu facto uno chassero a nostro ridotto.

Poi del mese di gennaio asediamo e disfacemo il chastello d'Anpinana, ch'era del conte Guido Novello.

E del mese di settenbre[447] la beata Vergine Maria d'Orto Sa' Michele coninciò a fare grandisime maravilgle etc.

In questo anno i principi della Mangna concordevolemente elessero[448] re della Mangna Adolfo conte di Nasso, ma no venne a la benedizione inperiale.

In questo anno uno nobile cittadino popolaro ch'avea nome Giano della Bella, avendo una difirenza co messer Berto di Frescobaldi, volendoli acupare sue ragioni per forza, il decto messer Berto, nella chiesa di san Piero Scheraggio, puose la mano in sul naso a Giano della Bella, e disse che 'l glie mozzerebbe. E molte altre forze e violenze [tutto][449] giorno li Grandi faceano contra li popolani. Per la quale cagione il decto Giano fue a certi grandi e possenti popolani di Firenze, e fecero congregatione e ordine di levare, e levaro popolo incontra li Grandi: e co llui fue Duccio e Cione Magalotti, Coso Mancini, Lapo Talenti, messer Donato Alberti, messer Albizzo Corbinelli, messer Boninsengna Becchenugi, Baldo Ruffoli, Giova Algloni, Rosso Bacherelli e tutti li altri grandi e nobili popolani; e fecero popolo sotto questa forma: in conpangnia di Priori acrebero uno Gonfaloniere di giustizia, e mmmm pedoni fecero a seguitare questo Gonfalone, tutti ad una insengna, il canpo bianco e la croce vermilgla; e molti forti e duri ordinamenti sopra li Grandi. E le prime case che fuoro disfatte per questo popolo si fuoro quelle di Galli, per cagione che Sengna di Galli uccise in Francia ij fratelli di Vanni Ugolini etc.

In questo anno si perdeo, della terra ch'era rimasa a' Cristiani, parte del Cipri, Suri e Castello Pellegrino.

Mcclxxxxiij anni.

Del mese di maggio si fece la pace tra' Fiorentini e' Pisani.

E del mese d'ottobre, quelli della terra di Prato, tenendo a contrario di Fiorentini uno sbandito e condanato del Comune e popolo di Firenze, amichevolemente a' Pratesi da' Fiorentini fue richesto. Per cagione ch'e' Pratesi non rimandaro il detto sbandito, da' Fiorentini fuoro condannati nelle mura o in diecemilia libre,[450] e dal terzo die inanzi,[451] se non avessero pagata la condanagione, infino a diece die, ciascuno die fossero m libre piú; siché finalmente, vedendo i Pratesi che ll'oste v'andava, pagaro libre xjm. di danari contanti.

In questo anno, esendo insieme il re Carlo e lo re d'Ungaria, e andavano a corte di Roma, quando fuoro a Perugia, die xiij di lulglo, il re Carlo fece pilglare il conte dall'Acerra, per certa malivolglenza che lli portava sacretamente, ed apuoseli ch'elli era soddomito, ed uno palo li fece ficcare per la natura disotto, ed ispicciolli per la bocca, e come uno pollo il fece arostire.

In questo anno il re di Castello, colla forza di messer Aduardo re d'Inghilterra, del mese d'aprile, fece battalgla con tre re Saracini, e fue lo re di Granata, e lo re di Morroccho e lo re Arpino, e tutti e tre fuoro sconfitti, e morti piú di ccl. milglaia di Saracini; e xlij nobili e maggiori baroni di tutta quella gente pagana mandaro prigioni alla Chiesa di Roma, e io li vidi. E menaro co lloro uno piccinacho morto ed uno vivo e uno asino vergato.

In questo anno e mese i Viniziani e Genovesi con cxxij galee tra lloro fecero battalgla si mortale, che ciaschuna parte l'uno dall'altro fue sconfitto e con grande danno: di pocha gente schanpata ciascuno tornò a casa.

In questo anno di settenbre Tebaldo soldano di Babillonia da uno cristiano rinegato, nato della casa di Rossi di Firenze, fu morto, e tantosto quelli ch'uccise si fece soldano e tenne l'uficio.

In questo anno Filippo secondo, lo piú bello huomo del mondo,[452] re di Francia, prese guerra co messer Aduardo re d'Inghilterra, il quale era il piú leale principe e la milglore lancia del mondo; onde per questa guerra nacque grandissime battalgle e mortalitate[453] tra Guascongnesi e Normandi e Francesschi[454] ne fuoro privati delle persone e dell'avere.

Mcclxxxxiiij anni.

In questo anno, d'agosto, morio il sancto huomo messer Latino cardinale delli Orsini vescovo d'Osstia, il quale diede e fece pace in Firenze tra Guelfi e Ghibellini.

In questo tenpo i Sanesi levarono guerra incontra la terra di Montepulciano, per cagione k'elli s'erano racomandati al popolo di Firenze. Allora i Fiorentini fece' nobile e grande anbasceria e mandalla al Comune d'Arezzo, pregando per loro amore che non si dovessono tramettere del fatto di Montepulciano. Allora i Sanesi isdengnando, a furore gridaro: — Muoiano, muoiano[455] i Fiorentini; — vitiperosamente rinproverando loro la dolorosa isconfitta da Montaperti, gittando loro le pietre e lapidandolgli.

In questo anno, lo die di kalendi novenbre, Neri Schelmi fue condannato per lo popolo di Firenze nell'avere e nella persona, e tutti li suoi beni in cittade ed in contado fuoro guassti.

In questo anno, die xvij d'ottobre, il conte Guelfo di Pisa fue sconfitto a Villa di Chiesa e perdeo tutta la Sardingna, ed ebbe iij fedite, e fue preso da' Sardi.

Item a' dí xxiij di gennaio, esendo podestà di Firenze messer Giovanni del Luncino da Como, in domenica, fece condanagione per cagione che messer Corso Donati[456] fedito messer Simone Galastrone Donati suo cugino, ed anche avea morto uno suo fante medesimo: e messer Corso apuose a messer Simone ch'elli avea morto il fante, e nonn era veritade. Per la qual cosa la predecta Podestade, secondo le prove de' testimoni, condannò messer Corso in libre mm, e v anni fu privato che non potesse[457] avere singnoria d'alchuna terra; e messer Simone Galastrone condannò nell'avere e nella persona, e tutti li suoi beni fossero disfatti. Allora si levò il popolo a furore, gridando: — Muoia, muoia la Podestade —, ed arsero la porta del Palagio e presero la Podestade e tutta la sua familgla, e tutti li arnesi del Palagio e della Podestade fuoro rubati. Per la qual cosa di questa opera nacque molta zenzania nella Cittade.

In questo tenpo avea guerra la casa di Mozzi e quella di Bardi di Firenze tra lloro; si fece la pace, e' Mozzi diedero a' Bardi per questa pace mm fiorini d'oro, ciò fuoro a coloro che ricevettero le fedite da' Mozzi a' dí xxviiij di genaio.

In questo tenpo messer Gian di Celona venne in Toscana per vicario dello 'nperio, avengna che poco vi stasse.

In questo tenpo, nel Garbo, in una schuola di gramatica, si trovò morto uno garzone giovane di xv anni, il quale avendo riotta con Giano della Bella, fu plubicato per tutta la cittade che 'l detto Giano l'avea facto uccidere: onde poco tenpo dimorò che 'l detto Giano da tutti i grandi popolari, per trattato di Grandi, fu tradito. A' dí xviij di febraio nell'avere e nella persona fue condannato, e co llui fue il fratello e 'l filgluolo, e da' gonfalone di popolo fue disfatto. Era allora priore Lippo del Velluto, Bachino tavernaio, Gheri Paganetti, Bartolo Orlandini, messer Andrea da Cerreto, Lotto Milglore, Gherardo Lupicini gonfaloniere. Di questo Giano della Bella si puote con veritade dire, ch'elli fosse diritto padre del popolo di Firenze, e llo piú leale huomo che giamai fosse a popolo: salvo che tutte le sue vendette facea sotto la singnoria del popolo etc.

Anno Domini Mcclxxxxiiijº. Alla singnoria di messer Pino Vernacci di Carmona potestà di Firenze.

Celestrino quinto filgluolo di Giacopo, nato di Parma, santo remito, chiamato Piero di Morrona, facto papa del mese di giugno, sedette papa mesi v e die viij, e vachò la Kiesa mesi xxx.[458] Questi, essendo huomo religioso e di santa vita, elli fue ingannato sottilmente da papa Bonifazio per questa maniera etc.: che llo decto Papa, per suo trattato e per molta moneta che spese al patrizio, rinchiudevasi la notte nella camera del Papa, ed avea una tronba lunga, e parlava nella tronba sopra il letto del Papa, e dicea: — Io sono l'angelo che tti sono mandato a parlare, e comandoti dalla parte di Dio grorioso, che ttue inmantanente debi rinunziare al papato e ritorna ad essere romito. — E cosí fece iij notti continue; tanto ch'elli credette[459] alla boce d'inganto,[460] e rinunziò il papatico, del mese di dicenbre, e con animo diliberato, co li suo frati cardinali, dispose sé medesimo, ed elesse papa uno cardinale d'Anangna ch'avea nome messer Benedetto Gatani, e suo nome papale Bonifazio ottavo. E si disse che questo Papa fece sacretamente pilglare papa Celestrino che rinunziò, e fecello istrangolare, e altri dissero che llo fece morire in prigione, aciò che non perdesse il papatico; ma di sua morte non si legge alkuna cosa, o quello che di lui si fosse. Elli fue sinpricissimo e sancto. In vita fece miracoli di molte cose. Elli cavalcava l'asino, e vilmente vestia, e similglante vivea. E si disse ch'elli morio in prigione nella roccha[461] di Formone, presso ad Alangna a x milgla, a dí xvij di maggio, per fattura di papa Bonifazio. E per questa opera tutta la cristianitade[462] si ne dolea: onde molti cherici, e perché diceano ch'elli no potea esser Papa di ragione, si lli facea prendere, mettere in prigione e tali uccidere. Elli fece frate Gilio di Roma, maestro dell'Ordine di romitani a chu' era data molta fede, arcivescovo di Borgi in Berri, acciò che no llo infamasse, per cagione ch'era maestro di dicreti e dicretali; e messer Rinieri Ghiberti di Firenze, gran maestro, fece mettere nella malta, forte prigione nel lago di Bolsena.

Mcclxxxxiiij.

Bonifazio ottavo, filgluolo di Liffredi chavaliere, nato della ccità d'Anangna, della casa di Gatani, sedette papa anni viij, mesi viiij, die xviij: vachò la Chiesa die xj. Questi essendo prete cardinale di sancto Martino in Monte, avea nome Benedetto Guatani. Elli fece dicreto ke nella Kiesa di Dio, in ongni cittate o villa o castello, iscomunicata od interdetta, si potesse iiij volte dell'anno sacrificare e cantare messa palesemente al popolo cristiano: l'una si è per la Natività di Cristo filgluolo di Dio, la seconda per la Surexione, la terza per la Pentecosta, la quarta per Sancta Maria d'agosto. Eli fue eletto papa la vigilia della Natività di Cristo. Elli venne colla corte a Rroma, e fue coronato a die xv di gennaio. E tantosto ch'elli fue coronato, mandò ij cardinali in Francia, per fare concordia intra llo re di Francia e llo re d'Inghilterra. Elli candelezzò[463] ad Orbivieto Lodovico re di Francia, il quale morio esendo ad osste sopra lo re di Tunisi.

E ciò sappiate, che da san Piero infino a Bonifazio sono stati cc. Apostolici; e da Iulio Cesare infino a Federigo secondo, lxxxxv Inperadori e xv in conpangnia di padre e di fratello.

Elli fue huomo[464] di perversa natura e di grande coraggio, ed asultoe[465] la Chiesa meravilglosamente.

In questo tenpo sancto Bartolo, prete di Sancto Gimingnano, santifichoe e fece meravilgle grandi.

Mcclxxxxv anni.

Alla singnoria di messer Matteo di Maggio di Bresscia, si fondò la grande ecclesia di sancta Croce; e a' dí xviiij del detto mese si fece la pace tra lla casa delli Adimari e de' Tosinghi: e quasi tutte le paci si fecero intra Guelfi solamente, per essere a una concordia a uccidere il popolo. Concordati li Grandi insieme, e facto intra lloro giura pensatamente, con serralgli e con saettamenti, e co molta gente e fortezze armati, lo die de sancto Romolo, die vj di lulglo, con parola e volontade di singnori Sanatori che reggevano la cittade di Firenze, manomisero il popolo per tutta la Cittade; e conbattendo quasi tutto il giorno a cavallo ed a piede in tutte parti, i Grandi da' popolari per la grazia di Dio fuorono isconfitti, non avendo il popolo alkuno capo di suo aiuto. In quello giorno tutti li Grandi ebbero a sospetto la casa di Cerchi, per cagione che non fue co lloro sopra il popolo. E 'l Comune di Lucca, conti Guidi e conti Alberti, Pratesi, Pistoiesi e Saminiatesi e tutti i nobili del contado vennero inn aiuto de' Grandi, e 'l popolo sanza capo fu vettorioso: donde i Guelfi in quello giorno ebero grande paura di non perdere la terra. L'altro giorno il popolo mise a terra il palagio di Cantino di Vissdomini. Ed allora era capitano del popolo messer Carlo da Spuleto, savio e leale huomo e grande difenditore del popolo; ed era priore al governamento della terra Noffo Guidi, messer Lapo Salterelli indice, Tingnoso Bellanda, Amannato Rota Becchenugii, Amadore Ridolfi, Milglore de' Guadangni, e Cante Guidalotti gonfaloniere. Poi del mese di settenbre morio l'arcivescovo di Pisa e lo vescovo di Bolongna, anbedue[466] nati della casa delli Ubaldini; e 'l vescovo di Firenze, messer Andrea di Mozzi, fue dissposto e fatto vescovo di Vincenzio.[467] E morio l'arcivescovo di Milano.

In questo anno papa Bonifazio fece fare la pace tra llo re Giacomo di Ragona, il quale per forza tenea il rengno di Cicilia, e lo re Carlo secondo; e tolse per molgle[468] la filia del re Carlo a patto e condizione ch'elli lasciasse il rengno, e dielli per dota centomilia libre di grossi tornesi, ed ongn' anno per sopragiunta d'infino a xij anni, ongn'anno li dovesse dare la Chiesa di Roma xijm. libre di grossi tornesi. E fue ricomunicato e benedetto, e fue fatto canpione e gonfaloniere della Chiesa, e lasciò il reame. Tantosto ch'elli fue fuori del reame, i Ciciliani tutti si cosarono[469] quasi morti. Incontanente Federigo terzo suo fratello, colla volontade e richessta di baroni di Cicilia, montò in sul reame, e possedettelo in tenpo di pace e di guerra.

Mcclxxxxvj anni.

Lo die di kalendi aprile, esendo i Bolongnesi ad oste sopra la città d'Imola, ardendola e guastandola, Maghinardo da Susinana con sua gente andò incontro a' Bolongnesi, e nel piano di Santerno fece battalgla co lloro, e quivi li sconfisse: tra popolo e chavalieri piú di mcccc. fuoro li morti.

A dí XV del decto mese il re di Scozia si rubellò da messer Aduardo re d'Inghilterra, e fece battalgla co llui in canpo con piú di xijm. chavalieri tra ll'una parte e l'altra: il re di Scozia fue sconfitto. Avuta la vittoria, venne in Guascongna sopra le sue terre che lli erano rubellate, e teneale per forza lo re di Franzia; e quivi prese v cittadi, e puosesi ad oste sopra la città di Bordella, e finalmente e' ll'ebe a suo comandamento.

Item a dí xv di maggio, intra 'l mare di Cicilia[470] e quello di Romania, si scontrarono navi di Viniziani e di Genovesi, e fecero battalgla molta forte e crudele; le navi di Viniziani erano lxxxxv, quelle di Genovesi erano lij, de le quali i Viniziani presero xxxiiij a prigione.

Die xiiijº di lulglo, tenendo la terra di Forlí in Romangna Maghinardo da Susinana, per gli Orgolglosi fu tradita e data di notte tenpora a messer Malatesta da Rrimine ed a messer Guido da Ponente di Ravenna ed a' singnori da Calbuli. Per la qual cosa lo romore si levò nella terra, e Maghinardo, ch'era ad osste sopra Castelnuovo, lasciòvi ij capitani ed alquanta gente forniti, ed elli si mosse, e 'l conte Galasso figluolo del conte Guido da Montefeltro, con molta gente, popolo e chavalieri, e ricoverarono in Forlí gridando: — Siano morti i traditori. — Quivi fue grandissime battalgle; pur finalmente Maghinardo li mise in isconfitta e cacciolli fuor della terra, e piú di diece milgla basstò la caccia. E quivi fuorono morti piú di mccc. uomini, e morti gli Orgolglosi e li singnori da Gesso e iij di quelli da Calbuli e Fantino da Brettinoro, e molti buoni e grandi huomini capitani di Parte guelfa di tutta Romangna. Messer Guido da Ponente e Malatesstino di messer Malatessta con altri piú conpangni gentili huomini fuoro presi, e tantosto Maghinardo fue socorso da' conti da Porciano e da Ciappettino delli Ubertini di Valdarno, e tenne la terra con vittoria.

E a dí xviij d'agosto messer Ruggieri di Loria, il nobile amiralglo e grazioso per lo re Piero di Ragona, venne al porto di Brandizio, lo quale si tenea per lo re Carlo, e subitamente di notte il conbatteo, si che 'l porto fue difeso; e tirossi a terra ferma, e quivi fece battalgla ordinata in canpo, dura ed asspra, sicché ll'uno né ll'altro quivi nonn ebero vittoria, ma quasi tutti morti. E messer Ruggieri vi fue fedito, e 'l filgluolo fue morto, e messer Giuffredi di Gianvilla nobile barone francesscho vi fue morto.

E lo die di kalendi settenbre morio il Giudice di Galluria in Sardingna, e li Viniziani presero xxij galee di Genovesi.

E a' dí x di settenbre messer lo piovano di Gherardini, per certa guerra ch'avea colli Manieri, da lloro fue fedito e di quelle fedite morio.

E a' dí xij di settenbre s'aprese il fuoco in Firenze a casa di Lauberti, ed arse le case loro e di Pilli e di Pilasstri e di Minerbetti; e fece grande grandissimo danno.

E a' dí j d'ottobre, avendo difirenza tra l'arcivesscovo di Cosenzo e l'abate di Cosenzo, fecero intra lloro battalgla piú di mille chavalieri, e l'arcivescovo fue sconfitto.

In questo tenpo si coninciò grande briga intra 'l Comune di Bolongna e Azzo marchese di Ferraia; però che' Bolongnesi presero uno suo castello ed uccisero tutta la gente che v'era dentro. E questo fecero per cagione che 'l Marchese facea alkuno trattato con certi grandi della terra di pilglare Bolongna e ronpere il popolo. Po' venne il Marchese ed asediò, a dí XV d'ottobre, la gente di Bolongna ch'erano rimasi alla guardia del predecto castello; e stando una notte, di subito il Marchese con vc. chavalieri e xm. pedoni prese il castello di Bazzano del Bolongnese apresso a Bolongna a x milgla. Allora i Bolongnesi isforzatamente, colla potenzia di Lonbardi e di Romangnuoli, assediarono il decto castello con iiijm. chavalieri e xxxx milia di pedoni; e xxxv giorni vi stette l'asedio, tutta fiata gittava tra die e notte xij difici; poi finalmente e' l'ebero a patti. Con ciò sia cosa che 'l Marchese avea facto molta cavalleria e popolo, vennero[471] per difendere il castello, e fue in sul canpo e domandò la battalgla, ed al castello; sarebe venuto se non fosse per la molta pioggia ch'era venuta, ed avea a passare uno fiume; siché Maghinardo da Susinana ch'era in sua conpangnia si consilglò che 'l fiume non si passasse, e la battalgla per questo modo rimase: avengna dio che 'l Marchese da' Fiorentini forte si tenne gravato, i quali erano all'aiuto del Bolongnese, e' Bolongnesi ischifaro la battalgla quanto poterono. Tornato il Marchese a Ferraia, tantosto fece suo consilglo, e trattò giura e conpangnia con tutti li usciti di Bolongna; e legaro insieme i singnori della Fontana e Maghinardo da Susinana, Ferrala ed Argenta, Modana e Reggio con tutti li usciti di Lonbardia[472] di Parte guelfa e ghibellina; e legossi col duca di Charentana e col Marchese di Monferrato e co messer Alberto della Scala di Verona e co messer Matteo Vissconte capitano di Milano e co' Mantovani; e fece tutta una lega, e conincia[473] a guerreggiare Bolongna tuttogiorno sovente: donte[474] molta mortalitade e briga nacque in Lonbardia.

E ancora, esendo prengna la città di Firenze di molte diverse e variate macule, uno giorno, a dí xvj di dicenbre, esendo morta una donna a casa di Frescobaldi, al qual morto molta gente vi fue invitata, intra lli quali v'era messer Corso Donati e Simone suo filgluolo, e lli filgluoli di Manieri Bellicozzi, i quali aveano guerra colla casa di Gherardini, erano una parte; e' Gherardini v'erano similglante co lloro gente: dubitò l'uno dell'altro, fecero intra lloro assalimenti; onde la terra andò a romore e fue sotto l'arme. La casa di Cerchi co lloro conpangni e seguagi, Gherardini, Cavalcanti, Belincioni, armati a cavalli coverti, con fanti a piede, corsero a furore a san Piero Magiore a cassa di messer Corso gridando: — Al fuoco al fuoco —; messer Corso riparandosi conbattendo, siché 'Cerchi e' loro conpangni vitiperosamente tornaro a casa. Guido Cavalcante fue fedito nella mano e condannato per lo Comune in mille ce. libre, Baldinaccio di messer Bindo delli Adimari fu fedito nel volto e condanato per lo Comune in libre mcc; messer Vieri di Cerchi e messer Giano suo filgluolo, messer Bindo, messer Torrigiano e Ubaldino di Cerchi fuoro condannati per questa opera, e pagaro al Comune di Firenze xijm. cc. libre;, e dati loro i confini. Sinibaldo fratello di messer Corso e Simone suo filgluolo fuorono condanati in libre mm. e mandati a' confini. Onde per questa opera nacque molto male in brobbio[475] della Città e di cittadini; ché tutti i Grandi e popolari della Città si partíno di volontade, e chi tenea l'una parte e chi tenea l'altra, in tal maniera che sucitaro l'antico hodio tra lla casa delli Uberti e quella de' Bondelmonti; donte tutta Ytalia n'à sparto sangue.

In questo anno fue grande battalgla tra ll'Inghilesi[476] e' Francesschi, e lo conte d'Artese duramente vi fue innavorato.

In questo tenpo Filippo re di Francia, hodiato da' suoi, nemicho di buoni, venne in tanta grandezza ch'elli era re di Francia e re di Navarra, conte di Canpangna, ducha d'Urliens e paladino di Briga;[477] bellissimo della persona sopra gli altri del mondo, e avarissimo come cane. Per le sue malvagie opere fare, d'acchattare tesoro e non rendere, abattere la buona moneta e dare corso alla rea, cadde in tanto dissdengno, che da llui si rubellò quasi tutti i suoi maggiori baroni; ed inprese grande briga collo re Adulfo della Mangna. Infra lli quali rubelli fue lo conte dí Brettangna e quello di Borgongna, lo conte Filippo di Fiandra e lo conte d'Aynaldo, lo conte d'Universa[478] e lo duca di Brabant, E a petizione del re della Mangna lo conte di Borgongna disfece il parentato[479] del filgluolo del re di Francia, e diede la filia al filgluolo del duca di Borgongna: donde molte guerre di ciò nacquero.

In questo anno don Brasscho Catalano,[480] huomo prudentissimo e savio, malisschalcho de rre Federigo di Cicilia, fece battalgla in Calavra colli Francesschi ed ebbe vittoria di vijc. chavalieri morti.

In questo anno messer Ruggieri di Loria, lo vittorioso amiralglo, per certa difirenza, dallo re Federigo si rubellò e feceli molta guerra, e morio suo nimico.

Ed in questo anno messer Tosolato delli Uberti di Firenze talglò la tessta al Giudice d'Alborea, e tutto il suo tesoro, ch'era in grande quantitade si fece venire alle mani; e a' dí xv di gennaio si fece chavaliere in Sardingna, la quale ysola co molta travalgla per lui fue aquisstata. Poi a dí v di marzo venne in Pisa, e da' Pisani non fue acettato a quello onore ch'a llui parea che ssi convenisse. E com'elli avea aquistata la Sardingna a' Pisani, cosí lla rubellò loro, dove cosstò loro molta moneta; e poi si riconciliò co lloro.

E a' dí viij di marzo i Bolongnesi uscirò ad oste sopra le terre del Marchese da Ferraia, ed arsero e guasstaro infino al ponte a sant'Anbruogio.[481]

Mcclxxxxvij anni.

Giovedí, die iij d'aprile, papa Bonifazio unse e sagrò rege di Sardingna, di Corsica e d'Elba lo re Giacomo di Ragona; e messer Rugieri di Loria fece amiralglo per la Chiesa di Roma di l galee.

A die ij di maggio Filippo re di Francia fece iij grandisdissime ossti di xxxm. chavalieri e cm. pedoni; l'una fece in Borgongna, l'altra in Guasscongna, la terza in Fiandra; ma in Fiandra fu elli vitiperosamente isconfitto e ricevettevi grandissimo dalmaggio.

E a' dí XX di maggio il decto Filippo fece [tregua] collo re Aduardo d'Inghilterra, a patti e condizione che tutta la Guasscongna rimase allo re Aduardo sanza fare alkuno homaggio.

In questo die iij di maggio Istefano della Colona rubò il tesoro di papa Bonifazio quando venia d'Alangna etc.

A dí iij di giungno, mossi i Bolongnesi co grande quantitade di popolo e chavalieri per pilglare il castello di Doccia, Maghinardo da Susina', maestro di guerra, fedio loro adosso ed isconfisseli, e c. huomini ne menò prigioni.

E in questo anno, del mese di maggio, in Firenze si fondò la pila del ponte al castello Altafronte.

E lo die di beato sancto Iohanni Batista, del mese di giungno, Filippo re di Francia andò ad osste sopra lo conte di Fiandra con xxxm. chavalieri e ccm. di pedoni, e privossi della corona reale e rivistinne il suo filgluolo maggiore; e prese e vinse Guanto, Bruggia e Lilla e tutta la contea di Fiandra. In questo mezzo tenpo il malisscalcho[482] di Belcaro per lo re di Francia dal conte di Fiandra fue sconfitto e preso, e feceli talglare la tessta. Poi fue intra lloro iij asalti, donde molti Francesschi, popolo e chavalieri, vi perdero la vita; e l'osste vi stette infino a calendi ottobre e poi ritornò a casa.

Del mese di settenbre e d'ottobre i Viniziani ebero grandissima vittoria sopra li Genovesi, ché xvj navi grosse presero di quelle di Genovesi tra nel mare di Romania e di Cicilia; e tutta la gente che v'era entro mazzerarono.

Istando inferma di gravi e dure malattie la città di Firenze, fue santamente proveduto dalla Chiesa di Roma e da messer lo papa Bonifazio, sí come attore di pace, di volere sanare quelle piaghe, e di riconciare la Cittade e' cittadini insieme a stato di pace e di tranquilitade. Diligentemente in concesstoro fue fermato vecepapa paziaro nella città di Firenze frate Matteo cardinale d'Acquassparte. Giunto in Firenze, honnorevolemente fue ricevuto; predicando pace e volendo dar pace, non lli fue creduto.[483]

Notes in this chapter

Note 1 · Qui e appresso: «Moltefeltro».Note 2 · Cosí. Ved. anche addietro, a pag. 243.Note 3 · Cosí il testo.Note 4 · Noto che dopo il «X» è lasciato un piccolo spazio bianco, come per aggiungervi altre cifre.Note 5 · Il testo ha «Anonio».Note 6 · Il testo: «Aretino».Note 7 · Il testo ha «Samiatesi».Note 8 · Il testo ha «Alexandra».Note 9 · Il testo: «disícero».Note 10 · Il testo ha «cotado».Note 11 · Cosí rimane, in fine di pagina.Note 12 · Il testo ha «adio».Note 13 · Cosí, e anche appresso altre volte, per da Polenta.Note 14 · Qui manca un sostantivo: sforzo, valore, ardire o altro consimile. Il Cod. Gaddiano salta qui il fosso e legge; «e per lo conte Guido da MonNote 15 · Una mano piú recente ha qui aggiunto in margine: «Anno 1291 dí 18 di magio».Note 16 · Supplisci la genteNote 17 · Sottintendi erano.Note 18 · Cosí ci pare da correggere. Il testo ha «tenpo».Note 19 · Il testo, per errore di scrittura, ha «partina».Note 20 · «settebre» ha il testo, qui e appresso altre volte.Note 21 · «elexessero» ha il testo.Note 22 · Supplito, per la rottura della carta nell'originale.Note 23 · Intendi, ad avere atterrate le mura, o a pagare diecimila lire.Note 24 · «inazi» ha il testo.Note 25 · Il testo ha «mono», e si corregge perché poco appresso ha «mon lo».Note 26 · Il testo: «mortalite».Note 27 · Sottintendi molti.Note 28 · «maiano» ha questa seconda volta il testo.Note 29 · Supplisci avea.Note 30 · Il testo ha «posse.»Note 31 · Prima avea scritto «die xj», poi cancellò e corresse «mesi xxx».Note 32 · Il testo, forse per errore di scrittura, ha «crette».Note 33 · Cosí, o per incanto, o per error di scrittura, invece di inganno.Note 34 · Avea dapprima scritto «castello», ma subito cassò e riscrisse «rocca».Note 35 · Il testo ha «cristinitade».Note 36 · Per canonizzò.Note 37 · Ritorna a papa Bonifazio.Note 38 · Per esalto.Note 39 · Il testo ha «anbendue».Note 40 · Cioè Vicenza.Note 41 · Intendi, Giacomo.Note 42 · Cosí il testo. Il cod. Gaddiano scrive «s'acusarono.»Note 43 · Il testo ha «Cicila».Note 44 · Forse doveva dire e vennero. Il Gaddiano omette «vennero», e legge «molta cavalleria e popolo per difendere» ec.Note 45 · Il testo ha «Lonbordia».Note 46 · Cosí il testo, e forse doveva dire cominciò. Il Gaddiano corregge senz'altro.Note 47 · Cosí il testo, e appresso un'altra volta.Note 48 · Cioè, in obbrobrio.Note 49 · Il testo ha «Ighilesi».Note 50 · Brie.Note 51 · Anversa.Note 52 · Il testo ha «piato», e certo è errore di lettura del ms. a cui l'autore attingeva. Anche il Gaddiano corregge in parentado.Note 53 · Blasco Alagona. V. Amari, Vespri, cap. XV.Note 54 · Il testo: «Abruogio».Note 55 · Il testo ha, per errore di scrittura, «malisscho».Note 56 · Qui ha termine la compilazione originale. Un'altra mano, che forse è la medesima che scrisse la data «Anno 1291» ec. (ved. addietro, a pag.
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