IL CANTO DELLA GELOSIA.
Decio Cinti translation
1.
Sulla spiaggia.
O Giulia mia, non abbandonare così le tue palpebre e tutta la tua carne bramosa che adoro ai baci voraci del Sonno!…
Vedo le tue ànche grondare di un profumato sudore inebbriante, simili ai tondeggianti fianchi d'un vaso che trabocchi di miele o d'un prezioso unguento, ed ho, sinistro, il terrore di vederti addormentata!… Scuoti, piuttosto, la tua indolente capigliatura, perchè s'apra intorno a noi come una rete d'oro per prendere il Sole… E stendi le braccia!… Sembran più molli che petali di magnolia, agonizzanti….
Allontana a uno a uno i sonnolenti papaveri che invischian la tua nudità sulla spiaggia… Non dormire, o mia Giulia… Un dio verrebbe a possederti nel sonno, un dio dall'elmo di fuoco e dal torso fiorito d'amorose pupille!… Io graffio l'aria che ti circonda, perchè vedo ansare il tuo corpo bianco che affonda nelle sabbie fresche e lisce dell'oblio!… Vedo la carne tua, tutta aperta e abbandonata… la tua carne pregante che implora baci!… e lo sento: il tuo corpo è scavato da una carraia profonda che accoglierà le ruote dentate di uno spasimo possente!…
Ah! chi potrà liberarmi dal dubbio?… Ah! il mistero terribile del tuo sonno!… È il meriggio, lo so… È questo il più chiaro e trasparente meriggio della terra!… Eppure, la Notte greve, la Notte vellutata di piume striscia sull'anima mia senza rumore!… Ah! Sempre, labbra tenebrose bevono i nostri baci, nei nostri più scintillanti meriggi!…
Tu dolcemente abbandoni il molle tuo dorso fra le mie braccia; Il tuo busto delicato s'illanguidisce fra le mie dita, che si trastullano inconscie con le tue piccole costole… Tu hai tremanti implorazioni nelle pupille piene di azzurri silenzî… Ahimè! si capisce: vuoi soltanto dormire e andartene alla deriva, lontano da me, sulla grande cantilena dei mari, verso i tuoi sonni lontani!…
Marinai! Pescatori! Abitatori delle rive! I miei denti battono dal terrore… Soccorretemi!… Mani di ghiaccio mi frugano senza posa nel cranio, su questa spiaggia maledetta, soffocata dalla fiamma eterna e dall'attesa! Le sabbie intorno a me si gonfiano come un immenso petto, villoso di scintille… Guardate, guardate laggiù, nell'ampio grembo dei golfi! Il vento solleva e travolge grani di sabbia mostruosi, che sembran spicchi di stelle!… Furono dunque infranti degli astri incandescenti per innalzare una scogliera insuperabile d'oro davanti alla nave del Dio?…
Giulia! Fiore carnale! Non dormir, Giulia mia! Non senti che io ne muoio?… Simile io sono alle cagne raucamente ululanti che si stringono intorno i loro piccoli, in fondo ai crepuscoli invernali, davanti al mare, ai suoi clamori ed alle sue sataniche devastazioni!… Oh! gli artigli delle mie dita!… Poichè t'amo, infatti, come una cagna ama i suoi piccoli!… Sì!… Io, ti partorii!… Io, senza posa ti partorisco ne' miei baci felini!… Ti trassi dalle mie viscere, ed ho per te il delirio terribile d'una madre, cui si lacerano i fianchi quando tu trasalisci graziosa e turbolenta nel mio abbraccio!… Oh Giulia mia!… Tu che passi nelle mie vene boccheggianti, come un tizzone che faccia ustioni di miele!…
Lo so, che tu aspetti il dio osceno, e ti vedo tremare d'un brivido ignoto a mè stesso! Oh! questi spasimi dolci sulle tue labbra semiaperte non sono più miei!… E la saliva di voluttà, a chi, a chi la dài tu, in questo istante?… Certo l'azzurra ombra che ti si accumula ora sotto le ciglia, è l'ombra medesima del tuo Dio! Oh! carne della mia carne, mille volte dannata!… No! egli non ti avrà, poichè io veglio sulla spiaggia, e nessuno, nessuno potrà rapirti!… I miei denti ed i miei artigli adunchi brillano al sole… Soltanto i miei denti vivono ancora sotto le mie labbra morte!… Svègliati! Svègliati! Non voglio che ti addormenti, poichè mi appartieni, dal giorno che fra le mie braccia mi concedesti l'umida confessione del tuo piacere!…
2.
Il risveglio di Giulia.
Ebbrezza e gioia profonda!… La mia bionda amante s'è destata, seminuda, nella sua verde veste di bagnante che le inguaìna il corpo fino ai rosei polpacci… Ella striscia lentamente sulle ginocchia, verso la freschezza dell'onda, inarcando il dorso, come una gatta. Poi, respingendo la terra con le piccole mani, rizza il busto orgoglioso che tutto vibra nel sole, e il suo chignon vermiglio fiammeggia come una corona barbara d'oro!
Ecco: la mia bionda amante mollemente discende sulla spiaggia, a passi ritmici, nella schiuma dell'onde che le inanellan di perle preziose le dita de' suoi piedini freddolosi… Io la seguo. Con un agile gesto ella s'infila nel galleggiante cerchio di salvataggio, poi vi dispone pigramente i fianchi come nel cavo di una candida cesta…
Allora, inebbriato dal colpo d'ala imperioso de' suoi grandi capelli d'oro che si scatenan come un incendio sui flutti, io nuoto sul fianco a veementi bracciate, e, lacerando col capo in avanti la schiuma che fruscia nel flic-flac delle onde impennacchiato, traggo verso l'ignoto la barca illusoria, teso il braccio, come una gomena, all'indietro.
Oh! nulla uguaglia allora la dolcezza nostalgica del suo volto ardente e pallido, nulla uguaglia l'ideale balbettìo delle sue palpebre preganti!…
…. Poichè tu sai, amor mio, il delirio fantastico, l'onnipotente soffio che m'afferra alle viscere nel soleggiato riscintillare dei mari!… …. Poichè conosci lo spasimo crescente e cadenzato che m'insegue da un'onda melodiosa all'altra nella gran sinfonia sommergente dell'acque, @192 verso il divino abisso di un impossibile accordo con voi, Soli allucinanti… con voi, Mari men vasti dell'anima mia!…
O Sole! Sole accanito come un tafano mostruoso nella criniera fiammeggiante del mare!… O Mare, Mare di lava dai forsennati ribollimenti! …. e il tuo corpo, o mia Giulia che portiamo con noi!…
Sole dal ventre abbagliante, simile a un idolo indiano! Mare dai flutti prostrati, che strisciano, sgomenti, all'infinito, immensa strada selciata di schiavi! …. e il tuo corpo adorato che portiamo con noi!…
Oh! nulla arresterà la mia corsa verso la Morte!… Soli divoratori, soffocateci fra le vostre braccia incandescenti!
Con tutto lo slancio degl'innumerevoli vostri incensieri d'oro, sollevatemi, o Mari! Scagliate la mia anima consunta, verso lo Zenit, come vapore d'incenso!…
O Sole! portatore di fiaccole incendiarie che appicchi il fuoco alle cime dei monti, mura merlate della terra! O Mare dalle mille braccia d'avorio gesticolanti …. e il tuo corpo adorato che portiamo con noi!…
Raggiungeremo così i confini del Mare… E alfine chinandoci a picco sull'infinito, in mezzo al notturno franare delle costellazioni sublimi, che crollano giù in vaporose valanghe, noi vedremo nell'abisso senza fondo dei flutti la faccia lunare della Morte…
Ma tu tremi, Giulia! E le tue mani tese implorano clemenza dal Mare e dall'Ignoto!…
La voce di Giulia.
Amante mio, dove vuoi trascinarmi così? Fermati! Siamo lontani assai dalla riva, perduti sul Mare infocato… Dammi, dammi le tue rosee labbra da baciare voluttuosamente, perchè il mio cuor sonnolento vi riposi!
3.
In alto mare.
Io ti posseggo alfine, viva, mia e risvegliata!… Eccoti fra le mie braccia, sospesa come nel cavo d'un cestello cullantesi in silenzio sul mare… Non tremare: sono l'onde del mio cuore che ti fanno oscillare…
Con un braccio ti reggo sotto le morbide cosce… (lo senti, Giulia mia?) mentre coll'altro ti cingo l'agile dorso, dove s'arrotonda. Sei felice, mio amore?…
La voce di Giulia.
Oh! tutto ciò che mi viene da te sempre mi dà piacere, sempre!…
La mia voce.
Tu la faccia protendi per giungere alle mie labbra, e con le braccia il collo m'imprigioni… ed io ti sfioro la bocca con le dita!… Sei felice?… Dimmi!… Godi?…
Pian piano mi mordi e mi succhi le dita in languido abbandono… La tua lingua secca ed aspra di gatta le lecca, dardeggiando frequente. Ecco: innocentemente i tuoi occhi si chiudono, e sotto le palpebre si riposano come sotto foglie molli di rugiada! Non forse ti senti fondere le midolla, o mia Giulia? Oh! dammi, dammi l'anima tua, nel concedermi la gioia umida e calda della tua carne!… . . . . . . . . . . . . . . . . . . L'anima tua?… L'anima tua?… Che ne hai fatto?… . . . . . . . . . . . . . . . . . . Oh! certamente la tua profonda carne ora è piena d'ombra fresca ed azzurra, come un sentiero di bosco in estate!… Ma il tuo corpo ringrazia le mie dita solamente, e le mie dita son tanto lontane, tanto lontane dalla mia anima!… Mi par che secoli interi non mi basterebbero per raggiungere la mia mano e le mie dita infide!… Io non le sento più, le mie dita… Sono straniere per me… E tu hai tutto dimenticato: i miei occhi, le mie labbra, la mia anima, e a tutto preferisci le mie dita, perchè ti fan morire, crudelmente morire, con sinistra lentezza!… Versan nelle tue vene deliziosi filtri, gonfiano d'un latte d'oro le tue mammelle, e tu—dimmelo!—senti caldi e umidi fiori sbocciarti fra le cosce! Oh! dimmelo, Giulia!… Perchè non vuoi dirmelo?…
No! No!… Non voglio più che ti posseggano, Giulia, i miei occhi, le mie labbra, le mie dita… No! No!… Tu devi appartenere soltanto alla mia Anima!… E più non avrai da me l'esecrabil carezza, poichè muoio di gelosia per tutti gli amanti che nel tuo letto condussi dandoti il mio corpo!…
4.
Gli amanti di Giulia.
Ahimè! febbrili vapori striscian sui fanghi brucianti del mare!… Io sento dissolversi tutto il corpo mio putrefatto!… La vista mi s'imbroglia, e mi sanguinan gli occhi sotto i chiodi del sole!… Ma no… Balza, rimbalza il mio corpo, dinoccolato, come uno scheletro che a pezzi si sparpagli, mentre balla una giga sfrenata intorno a te!… Intorno a te, mille putride ossa, dalle ventose fetenti!… . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sono gli sparsi pezzi del mio corpo, coperti di vermi neri, pesanti, villosi, e salgono all'assalto della tua bellezza superba!… Accaniti, battagliano essi per la conquista della tua nudità, e abbeverarsi vogliono del tuo amore!… Ecco le mie dita!… Eccole! (Non tremare, poichè calmo rimango ad osservarle, lontane, come si osserva una lunga teoria di formiche!…) Ecco le mie dita!… Da sole son penetrate fra le tue cosce!… Oh! già tu fremi di voluttà profonde, e il tuo rotondo ventre si riga di sudore, e sussulta!… e sussulta!… Vedo già sul tuo volto le ombre verdigne che macchiano i cadaveri… È dunque tanto dolce, lo spasimo che le mie dita ti danno, lontano da me?!…
L'Odio, lo spaventevole Odio e la Discordia si scatenano nel mio corpo!… Le mie membra si mordono fra loro mentre tu ti abbandoni alle mie dita scellerate!… E son queste, che vincono… più forti delle mie labbra, e più forti della mia anima… queste dita, queste mie dita che adori!… Anch'io—che vuoi?—Anch'io mi sento vile davanti a loro, nè saprei arrestarle… Le guardo, mentre violente e disperate s'accaniscono a spossarti, a esaurirti dal piacere, rapide, sempre più rapide, prima che gli altri arrivino!…
S'affrettano come ladri… Sono grotteschi intrusi… sono stranieri per me! Sono le dita d'un altro… le dita d'un morto!… Non siamo forse già morti e putrefatti noi pure, noi tutti?… La divisione in me regna, come fra i vermi d'un carnaio!…
Vedi, mio amore? Le labbra mie, le mie orecchie ed i miei occhi, sentono, guardano e sorveglian le dita, ruggendo!… Profondi abissi separano le nostre membra, e giammai, checchè facciamo, potremo esser soli!
È tardi! Troppo tardi!… Mai più potrò raggiungere io le mie dita lontane che vittoriosamente ti accarezzano! Oh! come ansimi dal piacere!… Non fosti mai—confessalo!— non fosti mai più terribilmente felice!…
5.
Stesi sulla sabbia.
Che hai, amante mio?
La mia voce.
No!… La carezza delle mie dita, non l'avrai più!… Le mie dita non le avrai più… perchè muoio di gelosia!… Sono dieci, son mille, gli amanti che ti cercano E tu dimmi, tu gridami sulla bocca qual'è il preferito!… Lo voglio!…
La voce di Giulia.
Oh! mi piace, mi piace agonizzare così, sotto le tue dita sottili, che sono piccoli, deliziosi pugnali nell'amorosa ferita della mia carne!… Ma più ancora mi piace addormentarmi senza fine, fra le tue braccia, poichè il Sole mi morse le palpebre!…
La mia voce.
Su!… Su!… Che tu sorga io voglio nell'aria libera e pura che ti circonda!… Gli Dei del meriggio s'aggirano per le lucenti boscaglie del cielo! Ti cingeranno il corpo con le lor braccia possenti come colonne tôrte bizantine, con le lor braccia che scivolan calde, più forti che serpenti boa! Poi stenderanno a terra la tua nudità per violarla nei sepolcri d'oro massiccio del tuo sonno… e t'apriranno le cosce coi loro ginocchi di bronzo! Oh! dimmi… dimmi, Giulia, l'affascinante splendore del tuo Dio, del Dio che tu attendi su questa spiaggia!… Dimmelo, perchè io ne muoia!…
6.
Il Sonno ha sepolcri d'oro massiccio.
Fra poco il Sole tramonterà, e la verde acqua della sera ti colerà sulle spalle!… Tu sarai liberata dai loro desiderî, finalmente… Ti stenderai pigramente sotto le ciglia azzurre delle nubi, e il tramonto disporrà come origlieri sotto il tuo volto le sue piume, intrise di freschezza e d'oblio!… . . . . . . . . . . . . . . . . . . Finalmente ti posseggo!… La mia Anima è finalmente vittoriosa!… . . . . . . . . . . . . . . . . . . Poc'anzi—vedi?—mi pareva d'essere affacciato al balconcino d'un gran faro, a picco sull'onde nere, mentre esploravo il tuo sonno, impenetrabile come l'oceano taciturno nelle notti senza stelle. —È questo il rumore che sale, (gridai), di un orrendo naufragio?… Mille disastri su rocce invisibili! …. E che frastuono, nel tuo cuor senza fondo!…—
La voce di Giulia.
Chiude il sonno le sue ali di velluto sulla mia anima, e sento azzurra ombra sui laghi delle mie vene.
La mia voce.
Guàrdati dai vampiri, che infeltrano d'ali i sepolcri del sonno!… Tutta languida ti vedo, tutta greve di linfe e d'oblio, simile a quelle navi, cui le vele cascan dal sonno nella luce… simile a quelle navi che troppo hanno piena la stiva! Tu vorresti deporre sulla riva il tuo carico d'amore, per salpare, spiegate tutte le vele al vento, attraverso la fresca ombra, nell'aria agile e lieve… verso i regni trasparenti del tuo divino sogno… . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma io ti dirò crudeltà sanguinose, come chi, per star desto, si morde le dita, quando si veglia un morto!… Ahimè, tu sei già stesa, mio amore, nel sepolcro tutto d'oro del tuo sonno.,. Dimmi: che cosa farò?… Non dormire! Eccoti le mie dita, le mie labbra, tutte, tutte le membra del mio corpo!,.. Son questi i tuoi amanti? Prendili tutti insieme, prendili ad uno ad uno… Sàziati d'amore brutale, come le femmine che si vendono ai soldati, purchè il Dio infame non t'abbia, non t'abbia mai!…
7.
Il Dio dei Meriggi.
Viene, viene correndo lungo le spiagge! Viene sul vento di porpora e d'oro! Viene, il vermiglio Iddio, solcando le sabbie!… Lo sento!… Le mie orecchie risuonano e ronzano, scoppiano, le mie orecchie, al tonante fracasso che da una roccia all'altra rimbalza e varca i promontorî!
Le rocce sono colpite da uno stupore solare…
Cielo! Cielo!… la spiaggia tutta riluce d'ebano e di fuliggine azzurra… Io lo sento venire, a galoppo, instancabile, il Dio dall'elmo di fuoco! Ed il fracasso de' suoi grandi passi pesanti si ripercuote sull'incudine incollerita dei mari!… Fumiga il mare come un'incudine irta di faville… E sembra che il Dio s'avanzi da tutte le parti, da ogni punto dell'orizzonte… e il rimbombare dei suoi grandi passi pesanti ammucchia suoni su suoni, di spiaggia in spiaggia!
Echi ribelli, calati dalle montagne lontane e vinti dalla stanchezza, elastici Echi in agguato, puntate l'orecchie, grandi Echi di bronzo, inarcano il loro dorso di vecchi gatti metallici dal ventre vuoto che fa le fusa!…
È troppo tardi! Il Dio sta per raggiungerci! I suoi garretti tesi, serrati entro maglie di barbaro oro, vibrano e risplendono… I suoi grevi passi risuonano sulla riva d'argento, e il suo torso colossale, muscoloso di raggi, ingombra il profondo azzurro fino allo Zenit!… È troppo tardi!… Tutto è perduto! Il Dio ci raggiunge… Per noi, non altro scampo che il mar che ci guarda, pupilla immensa, tutta cigliata di fiamme! Egli viene, ebbro di corsa, agile e nudo, tese le braccia, a te, per abbracciarti! Già la tua carne ha fremuto di gioia, avviluppata dal suo rosso alitare, che tutto sràdica, forsennato come una valanga o come la lava di un vulcano!… Dèstati, Giulia!…
Ahimè! s'è addormentata, la mia amante, indifferente e lontana, e pur vicina a me… Ma ella non sa d'esser crudele: ha sonno, semplicemente, vuol soltanto dormire, distesa sulla sabbia, senza sentire il mio contatto!
No! No! Capisco… Il nostro amore è finito… Giulia mia mi respinge, mi rifiuta le labbra, per offrirle al suo Dio!… . . . . . . . . . . . . . . . . . . Dov'è? Non vedo. La spiaggia s'intenebra entro le mie pupille… Eccolo! Eccolo!… Il Dio si china; il suo dorso s'infiora di labbra scarlatte… il suo dorso ignudo è corazzato di ardenti smeraldi e di pupille verdi, liquefatte da un sole di disperazione!…
Laggiù, bianche muraglie acciecate dalla luce, muraglie imbottite di fiamma e tutte avvolte nelle rigide pieghe d'una calce viva, s'avanzano verso il mare inciampando ad ogni passo, annaspando come mendìche dagli occhi bendati di candide tele.
Come cieche galoppano in fila, le muraglie dagli occhi bendati di candide tele e di calce viva… giù, giù, verso il mare, sotto l'esplosione fatale dei meriggi!…
E il mare infocato non è più che la polvere di brace e d'oro, che i passi pesanti del Dio sollevarono…
Ah! egli si china, si stende sul tuo corpo, t'abbraccia, e le sue bronzee ginocchia scavan la sabbia per insinuarsi fra le tue cosce!…
È coricata, a me in braccio, rivolta al cielo la faccia… Maledizione! Sono diventato il letto vivente e disperato dei loro amori! Il mio petto singhiozza sotto il feroce allacciamento dei corpi loro in una intensa luce… Eppure, una strana notte profonda con mille e mille ventose assorbe l'Anima mia ed il suo Sonno, e l'eterno silenzio della spiaggia soleggiata, nel pieno Meriggio!…
10.
I LAGHI D'ORO.
Stanco io sono di schiudere la mia tomba a spallate, per vedere, fra le ghignanti mascelle delle pietre il bell'Aprile panciuto, orgoglioso della sua giacca nuova domenicale, color lattuga e tutta oliata di luce!
Come un beone, sotto i pergolati dell'osterie campestri, l'Aprile in baldoria si sganascia in un ridere grasso così che il Sole gli saltella sul ventre, gran ciondolaccio d'oro.
Stanco io sono d'inarcare il mio corpo sotto il peso della morte!…
Su me ricada il coperchio della mia tomba, e mi fracassi il cranio, dove ardono e si consumano d'amore le Notti d'estate, crepitanti di Stelle… le belle Notti, spossate da onanismi implacabili, in cui le Stelle s'affaccian nostalgiche agli orli delle nubi… le lente Notti divorate dall'insonnia delle Stelle… le Notti impazienti, corrose da oscuri rimorsi, le Notti in cui palpitano le costellazioni, veementi e calde sulle nostre guance come arterie che pulsino frequenti… tutte, tutte le Notti velenose che uccisero i poeti!…
Su me ricada il coperchio della mia tomba, e mi fracassi il cranio, ove ristagnano i bei laghi fosfòrei delle mie lussurie ideali… i laghi d'oro, villosi e infeltrati di vampiri che la dissoluzione soffiano e il Nulla!
O bei laghi dalle rive che s'arrotondano come cosce, e ove affondano i passi, perdutamente, con delizia, nella sabbia che schiude le labbra per berli!
Su me ricada il coperchio della mia tomba, e mi fracassi il cranio, in cui vaporano i laghi delle lussurie mie!… O laghi d'oro affranti di languore e di frescura lunare, verso di voi, verso di voi, instancabile io striscio!.. Quando potrò riposar finalmente la mia torrida fronte su l'origliere assopente delle vostre gelide sabbie?…
Oh! mai!… mai toccherò le vostre sponde, laghi tanto vicini e pur tanto lontani! laghi a cui non s'approda! laghi abbaglianti nella calura del mio desiderio! laghi subitamente forcuti di ali membranose!… Mille vampiri che intrecciano l'ali spalancate hanno ostruite, imbottite le vostre rive morbide d'oro, che bruciano nell'intenebrarsi dei crepuscoli! A colpi di stelle brandite, a colpi di stelle affilate, sorgendo di sopra i monti, dovrai trafigger gli osceni vampiri della mia carne, o Notte complice! o Notte liberatrice!
Un giorno, io vidi sulle vostre rive, bei Laghi d'oro, sbocciare la pallida e flessuosa amante che attendo, la donna subitamente fiorita e subitamente morta! Vidi la sua nudità saporosa dileguare per sempre sulle vostre rive, dolcissimamente in una vasta sera d'estate, come uno sguardo svanisce sotto palpebre d'ombra!
Si frantumi il mio cranio con la sua fioritura d'insaziabili brame, coi suoi orizzonti cangianti da cui le foreste ventilate mi chiamano con tutti i loro fogliami non men persuasivi che gesti di donne stanche e desideranti!…
Si frantumi il mio cranio, con tutti i pennacchi delle sue lontane foreste, che sotto la luna han luccicori vanenti, e gorghi violetti, e sparse volute d'incenso, e fruscii più soavi del fruscio inebbriante di una gonna adorata che la mia mano tremando alzi come in sogno per la prima volta!…
11.
IL CAVALIERE NERO.
Dio d'odio e di follia, dammi la forza d'arrampicarmi fino alla cima! Ecco: l'Alba imbianca le dirupate groppe dell'immensa scogliera… Coraggio, buon Walnur, mio fedele corsiero!… presto saremo giunti all'albergo di Satana! Berrai alle fonti di fuoco, ti ciberai dei biondi fieni dell'Aurora e di fasci di raggi fiammeggianti!
. . . . . . . . . . . . . . . . . . In alto assai, sulla costa granitica, a cento cubiti a picco sul mare, un Cavaliere nero, grande, piantato ritto nelle staffe, tendeva le braccia verso l'abisso delle Notti… Ischeletrito dalla fatica e dalla fame, il suo cavallo aveva piegati i garretti posando il collo su la gelida roccia. Un'alba grigia e senza speranza, curva sotto le nuvole scarmigliate, trascinava sull'arco dell'orizzonte mammelle esauste, rugose… L'Alba avea tutto esaurito il latte divino della sua luce senza nutrire il Giorno neonato, che agonizzava trascolorando nella sua culla… E l'Alba come una mendicante singhiozzava battendo i denti, freddolosamente, nella ghiaia sonora della spiaggia…
Allora il Cavaliere, ritto, tendendo le braccia all'invisibile mare, con rauca voce gridò:
—Ho attraversata la terra, correndo alle calcagna della Felicità! Ho conquistato città, devastati reami, e ho ritagliato il mio desiderio, con grandi fendenti di spada nella pancia romoreggiante delle folle. Poi, ho spiato il mistero entro i lambicchi!…
La sua nera armatura era tutta fracassata… I suoi begli occhi, attizzati da un'estasi frenetica piangevan tratto tratto su la sua guancia cava una goccia di lava, ed il suo volto incandescente ansimava.
—Ho posseduto—gridò ancora— donne e donne, agitate da un'atavica foia, insaziate d'ebbrezza e di piacere… E a lunghi sorsi bevvi le loro inebbrianti nudità, liquefatte da un torrido amore.
«Ohè! Ohè!… Quali voci, quali martelli e quali campane van demolendo lo spazio a me intorno? È forse questa un'eco della mia voce rauca ripercossa dagli echi lenti e sonnolenti delle rocce?… . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ah! ah! son tutte le campane a stormo del Rimorso, ammutinate e lanciate a galoppo sulle mie tracce! Tutte le campane a stormo delle città che risuscitai, dando loro un cuor di fuoco e di follia!
«Ah! ah! mi ricordo che in un meriggio d'estate subitamente entrai nel silenzio d'un chiostro azzurro, tutto oliato d'ombra e di vecchio oro solare… Vi entrai regalmente, sul mio cavallo monumentale, come una Tentazione superba di Gloria e di Lussuria, altissima brandendo, la torcia del delirio!…
«Son esse, che corrono! Odo il loro rumore di vivente ferraglia arrugginita… Son esse: le Campane a stormo del Rimorso, povere martiri squartate, che rimasero lungamente inchiodate sulle croci dei campanili, e che una sera dall'alto ruzzolarono giù, coi cauti parafulmini e le piagnucolose banderuole dei tetti. Ah! Ah! sul mio passaggio, udii appena il frastuono delle campane, risonanti di spavento, lanciate a volo come casseruole d'oro dalle finestre d'una cucina imperiale incendiata!… Le ràbide Campane del rimorso subitamente balzarono in sella, e accanite m'inseguono, poichè tracciai strade vive di dolore, e gonfiai di singhiozzi il placido seno delle antiche città che respirano in pace sotto le stelle!… Ho addobbate di sontuosi incendii le loro mura, per passare, impassibile cavaliere di bronzo, sul mio cavallo monumentale, con all'elmo un pennacchio globuloso di tenebre che mèscesi alle scintille del fuoco notturno!
«Forsennate Campane del Rimorso! Campane a stormo del Passato, che volete da me?… Perchè accanirvi dietro alla mia corsa veloce?… Non avete sorriso, voi, d'una gioia infernale, non avete gioito, grondando di una rossa ebbrezza nelle profonde rughe delle vostre mura millenarie, al contemplare il mio bel volto di luce, mentre rizzandomi sulle staffe brandivo fino allo zenit la sfolgorante mia spada di arcangelo satanico… la mia bella spada, più agile d'un raggio di luna?
«Ahimè! la mia vecchia spada che un tempo levai tra le tresche fiamme dell'Aurora, la mia buona spada è smussata!… Galoppai per trent'anni, e il mio cavallo ormai è arrembato, e sputa i polmoni!…
«Che importan le Campane? Non potrò mai toccarti, o mia Stella ideale, o mio unico Sogno, Sete della mia Sete eterna, o sorridente Stella che fuggi di cima in cima!.,. Mai non potrò fermarti nel cavo delle montagne sublimi, nè avvincerti, per inchiodarti alla vetta d'un promontorio, o affascinante Stella dalle labbra diaboliche!…
«In una grande sera apocalittica incoronata d'una vasta aureola, io scorsi la tua morbida, azzurra nudità, e da allora mi ostino a inseguirti con un galoppo di ciclone devastatore!
«Ecco: ho raggiunto già i confini della terra, e tu fuggi per sempre, e tu fuggi, inesorabile Stella!… Il mio grande corsiero, rotte le reni, crolla e domanda la morte! Io sono vinto, agonizzo, e più nulla dal cielo nè dall'inferno m'aspetto!… . . . . . . . . . . . . . . . . . Perdonami d'aver lungamente, immensamente amate le tue Labbra ideali, o mio Sogno supremo, o Stella delle Stelle!…
12.
INNO ALLA MORTE.
Acide grida m'han trivellata l'anima da parte a parte… Dove, dove udii già questo strido verdastro? . . . . . . . . . . . . . . . . . Or mi ricordo… È il terribile strido dei naufraghi sublimi, ebbri mortalmente d'ideale, che bevono alla tristezza augusta delle Stelle!…
Un giorno, in un gran porto, sauro, bituminoso, pieno d'alberi di navi in grovigli di malefiche croci, e tutto palpitante di vele, come di ali d'enormi vampiri, io mi trovai—per qual caso?— sotto le basse travi d'una bettola da marinai, alla punta d'una gettata, su palafitte malferme. La sera colava il suo olio, dai bronzei riflessi di cangianti putredini, e le onde n'eran tutte impeciate… —Burrasca! burrasca!—mugghiavano i marinai. Vidi, attraverso i vetri, carene d'ebano angolose, fumanti come incudini, e, nella bruma, giganti fuligginosi che martellavano spade arrossate a un ardentissimo fuoco!
Il cielo color di sabbia e d'ocra s'indurì, più insuperabile che le mura d'un chiostro…
—Inchiodate gli ormeggi!—ululavano i marinai, con le mani a portavoce;—serrate tutte le corde al bompresso! Soffia il libeccio!…—
L'onde pesantemente sembravano travolgere mille naufragi frantumati, in alto mare… Fuori dalle tenaglie dei moli, oltre le mandre delle nubi dai velli motosi che la bufera assale con pungoli feroci, ecco gli ultimi gesti spaventati della luce!
Poichè un sublime annegato (incandescente sole o moribondo pianeta) affondava all'orizzonte, dopo aver lungamente battuta l'aria con le sue grandi braccia di fuoco, nell'amarezza atroce di quella sera maledetta… Soffiò subitamente la tempesta nelle sue trombe sonore; scoppiarono gli echi dovunque spaccati da note di piombo, ed i vetri giallastri si striarono, s'empirono d'un tintinnìo di acidi lampi!
Son vani i vostri colpi di maglio formidabili, neri giganti intraveduti fra la bruma, neri demoni che spezzate, infaticabili, coltellacci di ferro ed antiche alabarde, in alto mare, sui dorsi fuggenti d'illusorie balene dal pelame di fosforo!…
Sotto i nostri piedi, in ogni senso, la baracca ballò la sua giga sfrenata sulle nere palafitte, come su trampoli…
O instancabile mare, che vai gonfiando e rigonfiando il tuo ventre azzurro, di sabbie nutrito e di rocce frantumate… tu che arroti i capezzoli irritati delle tue poppe esauste di sirena, qui sotto il malfermo impiantito, urla, urla dunque il tuo enigma!… Dimmi qual'è la tortura e qual sarà il frutto del tuo funebre parto?…
E rantolò l'impiantito, movendosi tastoni, di qua, di là verso un appoggio, come un ubbriaco ferito a morte… Penosamente l'impiantito gonfiò il suo petto in singhiozzi, come scosso dagli urti d'una tosse di gigante!… John e Fritz, marinai dai gabbani di cuoio eran con me seduti a una tavola, legati i polsi e i piedi, intorno a una gialla lanterna e udivo la lor voce densa gorgogliare preghiere, come un'acqua nera…
Tu ti placavi a quando a quando, gran Mare insidioso, e nelle pause del silenzio sovrano noi guardavamo, pietrificati, la stella gialla della lanterna, che con alta e monotona voce parlava, allungando verso di noi la sua lingua fumosa di fetido olio friggente. E ci guardava intanto, la lanterna, come un gufo, strizzando il suo occhio di tenebroso augurio…
Fritz borbottò:—Sant'Anna! pregate, pregate per noi!… Chi potrebbe salvarci da questo vento satanico?… Guardate! gridò; non vedete passare là nel nero la scopa delle streghe, dalla saggina di fosforo?—
Allora l'impiantito, sotto i nostri piedi si torse sfuggendo. La bettola parve crollare nelle attiranti ventose dell'abisso, e la porta scoppiò, fracassati i battenti!…
Disse John:—È il libeccio che màstica duro!…— Fritz gridò:—Fermi tutti! son essi che ritornano!…— La porta spalancata miagolava come la bocca affamata d'un gattaccio infernale dalle vaste pupille fosforee, soffiando il rauco suo odio e la sua bava fischiante, tutti a nudo gli artigli, aguzzati sulla madreperla delle lune abolite!…
—Issa-ooh! Issa-ooh!…—Aggrappandosi, con un febbrile ansare, alle corde, tre marinai entrarono!… Strisciavano sul pavimento, piatti, grondanti d'acqua come pesci… —Issa-oooh! Issa-oooh!…—Trascinavano grevi tronconi d'albero e lembi di vele ritorti come serpenti!… Con voce rauca gridarono:—Le barche sono infrante!… Siam soli!… Tutti gli altri son morti!…—
Allora un acuto clamore dominò sul terribile frastuono delle acque… Un ciclone avea dunque lanciato, dall'alto d'un promontorio, fra le mascelle scellerate del mare, immense mandre di iene che s'azzannavano rabbiosamente a vicenda?… . . . . . . . . . . . . . . . . . Era invece—oh! terrore!— il grido d'acciaio verdastro, che lanciano al cielo i naufraghi sublimi caduti giù dalla prua di diamante delle galere ideali!… Era la vostra voce esasperata d'amore, o naufraghi sublimi che navigaste un giorno sugli abbaglianti gorghi delle Vie lattee, da un firmamento all'altro, verso lo Zenit!…
E la porta scoppiata, vociferante e rossa fumava come la bocca d'un Drago!… Ad un tratto sussulta l'impiantito!… Un sobbalzo e noi strisciamo, tastoni, verso il mare! I nostri corpi?… convulsi dall'orrore e reclini sull'abisso, tutti grondanti di lave turchine e violette!… I nostri volti?… illuminati dai lampi, che alacremente trinciavano l'infinito con le lor lame verdastre!… I nostri occhi?… Come schizzati fuori dall'orbite!…
Il mare, il ribollente mare fingeva il tumulto finale d'un banchetto di giganti, con un cozzar di fragorosi metalli fra immense tovaglie arrossate di sangue, di vini scarlatti, e issate, da enormi guerrieri, su punte di lance in un delirio d'ebbrezza e di canti!
—Urrà! Urrà!… cantavano in cadenza i guerrieri… Gloria alla Morte che mai non trapassa, dolce amante dal corpo d'anguilla sotto una faccia incandescente d'acciaio!… Gloria ai suoi occhi abbaglianti di ghiacciaio al sole!… Gloria ai suoi denti d'ebano!… Gloria ai suoi diti di ghiaccio, che addormentan con una carezza i nostri vecchi desideri cocenti!… Urrà! Urrà!… la Morte è una gioconda amante!…—
Ecco: subitamente, i più forti han forate le sontuose tovaglie della burrasca, con la punta accesa dei loro elmi possenti… Ballano essi al fragore dell'armature fracassate, fra il tintinnare assordante delle stoviglie impure. Ballano quei guerrieri dal volto imbrattato, con una mano alto levando la lancia e coll'altra una coppa d'oro massiccio, che il Fulmine riempie di stelle e di fosforee pallottole, furtivo coppiere dai gesti rapidi e variegati come lucertole!… Urrà! Urrà! la Morte è una gioconda amante!
Bellissimi guerrieri seminudi col torso abbrustolito dal lingueggiar delle fiamme scavalcavano i tripodi e veloci correvano da una tavola all'altra, dappertutto attizzando la crepitante fiammata di gioia!… Frattanto Re di colossale statura barcollavano, immersi fino ai fianchi nell'immane frastuono, e cadevano vinti dal peso oscillante delle loro corone, tra il mareggiare dei purpurei manti!… Alfine, alfine, nell'andirivieni brumoso dei convitati in baldoria, io ravvisai sotto il loro diadema dei potenti, degli amici, dei fratelli, cercatori d'Impossibile, affamati d'Ideale, degli Eroi, dei Poeti!…
Ritti, levando altissime le loro coppe incrostate di stelle, cantarono, questi Dei, come gonghi colpiti forte dal tuono:
—Urrà! Urrà! Tutto vincemmo noi, tutto gustammo, tutto distruggemmo, e or beviamo a lunghi sorsi la bevanda della Morte, la chiara bevanda siderale che all'infinito lustreggia…
«Ecco la porpora, le corone e le donne che conquistammo!… Son nostre, le città orïentali dai minareti ritti in sentinella su mille porte d'oro dai battenti di bronzo che, girando sui cardini, cantano come lire! Eccoci finalmente padroni del nostro gran sogno ideale!…
«Urrà! Urrà! Gloria alla Morte che mai non trapassa, dolce amante dal corpo d'anguilla sotto una faccia incandescente d'acciaio! Gloria ai suoi occhi abbaglianti di ghiacciaio al sole!… Gloria ai suoi denti d'ebano! Gloria ai suoi diti di ghiaccio che addormentan con una carezza i nostri vecchi desideri cocenti!… Urrà! Urrà! la Morte è una gioconda amante!…—
Allora, sotto il nero soffitto della bettola, i marinai coperti di catrame, a me accanto proni, aggrappati alle tavole, protesero verso l'abisso le loro facce pietrificate, le loro facce turchine come la fiamma dell'alcool, lugubremente cantando in cadenza: —Urrà! Urrà! la Morte è una gioconda amante!
13.
INVOCAZIONE AL MARE VENDICATORE PERCHÈ MI LIBERI DALL'INFAME REALTÀ.
1.
Contro la Terra.
La Terra, le sue simmetrie, le sue curve geometriche e la sua pigra andatura d'asino che, bendati gli occhi, fa girare la fulgida ruota solare, attingendo da sempre nelle profondità dello spazio una luce avvelenata… La Terra!… La Terra?… Oh! la nausea di vivere sulle sue spalle, simili noi alle scimmie fronzolute che si vedono alle fiere!…
Io t'amo, o Mare liberatore, d'un grande amore insaziato… t'amo, solo sentiero che mi conduca all'infinito! Han tali balzi le tue onde verso le nubi viaggianti, ed una linea sì tenue divide dall'Azzurro il tuo azzurro, che è una delizia infinita partire fra le tue braccia senza pilota, senza vela e senz'alberi, sia pure a nuoto… sia!… purchè si parta verso l'arco profondo e affascinante dell'orizzonte che sussulta lontano!…
È tanto facile andare verso l'Al di là, per le tue vie di morbida seta ove s'affonda!…
Ecco già tutte le scintillanti navi del Sogno allineate al largo!… Ecco gli alberi loro, branditi come le lance di un accampamento barbarico! Ecco le loro vele imbrattate di sangue e di vini scarlatti come le tovaglie di un'orgia!…
Urrà! balliamo, o mio cuore, sulla cadenza del rullio! Balliamo! Son molti i viaggi che al mio cuore s'impongono… Tutti i naufragi inghiottenti mi attirano!… A me, a me la Rosa spampanata dei Venti!…
Le vele sopra il mare, le nuvole al tramonto gonfiano già le loro rosse guance d'arcangeli, soffiando fanfare di guerra che bersagliano gli echi e li crivellano, perchè alfine io veleggi incontro all'Impossibile negli abbaglianti vortici delle loro bufere!
Che vedo mai, lontano, fra quel cozzare confuso di grandi massi di fosforo, e fra quei tintinni di lampi affilati? Una gran roccia nerastra e angolosa erge la sua figura di scheletro elegante… La sua cima è d'avorio, rotonda, simile a un cranio enorme, e la luna d'acciaio tagliente scintilla ai suoi piedi neri quale una falciuola insanguinata!
È la Morte dalla falce leggendaria! È la Morte che assiste al tenebroso bacio che io depongo, o Mare, sul tuo unico dente frantumatore di rocce!… Distruggiamo! distruggiamo! distruggiamo!… Poichè non v'è splendore che in questo verbo selvaggio, tagliente come lama di ghigliottina, distruggiamo! distruggiamo! distruggiamo!…
O Mare gonfio d'odio e di rancori eterni, le mie vene assorbirono la tua liquida follia, e cento volte ti torsero nei loro innumerevoli intrecci, precipitando il tuo folle galoppo sulla china esasperata del mio furore, per gole strangolatrici, attraverso le arterie, verso il mio cuore, verso il mio cuore che tutto intero ti bevve!
Il mio cuor t'ha bevuto, e perciò io ti sento salire e ribollire nelle mie viscere in flussi e riflussi di collera, mentre ritto sulla punta di un promontorio la tua furia sfido, ritemprandomi le guancie al tuo schiaffo dentato di schiuma e di frantumi di roccia!
O Mare, io sento la tua voce che urla nella mia gola profonda i comandi rabbiosi dei piloti, imbavagliati dalla pioggia, fasciati di bruma, al timone, fra grida annegate dal vento e dalla disperazione, nella tempesta!…
O Mare, io sento la tua voce che urla nella mia gola profonda, le bestemmie dei piloti rovesciati ad un tratto, quando la prua si solleva in pieno sogno e s'impenna sognando d'arrampicarsi a grandi scatti di schiena su per la serpeggiante salita di un lampo!
Mi sento qui, nel petto, lo sbatter delle vele che tu gonfi, ho nell'ossa le alberature scricchiolanti dei velieri moribondi che rantolano, come un organo gigantesco, sotto le tue dita feroci,.. e dalla mia bocca vapora la nebbia salata del tuo alito! Oh! balza, balza alfine fuor dal mio corpo, di spiaggia in spiaggia!… Son io che ti scateno, o Mare, verso un'atroce carneficina, verso la Distruzione impossibile!…
Scoccata è l'ora del naufragio della Terra! I grandi fari si rizzano, per offrire un tesoro d'effimera luce!… Frugarono i fari nei profondi, e ora traggon dall'acque alghe e coralli splendenti! Sono le luminose viscere della terra, che ci porgono essi, a mani piene, di sopra alle nuvole!…
Dicon che tu divori a poco a poco la Terra! Letizia e gioia profonda!… Oh! chi potrà negare che già tu abbia inghiottito prima del nostro più mondi, per saziare il tuo odio?… Io lo giuro per la tua fame eterna e per la mia! Credo ne' tuoi silenzi massicci di vecchio colosso ubbriaco, crollato giù dagli altipiani, sotto le scimitarre snudate dei Soli meridiani!… Che aspetti, o Mare?… Affrèttati! Affrèttati a divorare la Terra!
Distruggiamo! distruggiamo! distruggiamo! Poichè non v'è splendore che in questo verbo terribile e fracassante come un martello ciclopico, distruggiamo, distruggiamo! distruggiamo!
2.
Contro le Città.
Olà! venite a me, vecchi mendichi affranti, e furfanti e banditi, scacciati come cani rognosi fuor delle chiese del mondo dall'ira dei sagrestani! Eterni vagabondi dai piedi sanguinanti, vecchi cenci feroci, limati dalle lame dei venti, venite a me che vi chiamo, ritto in cima alla punta estrema di un promontorio con le mani a portavoce sulla bocca… Venite!
Ohè! m'udite?… Ed io vi vedo uscire a passi lenti dai vostri informi tugurî, che giacciono schiacciati sulle rocce. come colossali escrementi di pachidermi aboliti! Verso quali patiboli trascinate voi dunque i vostri passi sì stanchi?…
Raddrizzatevi! Su!…. Alzate al cielo la faccia! Accorrete! Accorrete ad ammirare il Mare liberatore! il Mare, dall'unghie d'acciaio che ora si sdraia nella tana, là giù, di quel suo nero golfo… il Mare, dagli sbadigli di lampi multicolori che col suo soffio sparpaglia vele e nuvole d'oro… il Mare, con la sua muscolatura possente e vibrante di tigre in amore… il Mare, dal pelame picchiettato di stelle… il Mare vendicatore che ci libererà!
Venite a me, sfidando la marea e le sue onde lanciate come lacci rapaci sui pescatori che spiano pazienti, armati di lenza, il pesciolino di una benefica legge! Il Mar s'impenna?… Avanti! Nessun timore v'arresti! Son gli scherzi consueti d'una tigre che vuol divertire i suoi piccoli prima che mettan gli artigli!… D'altronde, poichè qualche mano dovrà insanguinarvi la faccia, Vagabondi e Banditi, vi convien preferire agli schiaffi metodici dei Re lo schiaffo rovesciante del Mare! Meglio assai che gli sputi dei potenti un pesante sputacchio di schiuma marina che abbia l'odore, o Pezzenti, degli scogli dentati e della libertà! Ma affrettatevi, dunque!… Furon bruciati i troni! Non vi son più gradini!… Irrigidite le vostre grevi ginocchia spossate!
Bei cani ammaestrati, vecchi servi… fate, suvvia, un inchino davanti ai vostri padroni per l'ultima volta! Piegate la schiena… Più giù! Più giù ancora, per evitare il randello! Ma non dimenticate, o Pezzenti, d'incidere sulle lor pance illustri il vostro oscuro nome con un pugnale fino, come fanno i turisti sui monumenti!… . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non siete armati?… E i coltelli… e i lampioni a che cosa vi servono? E i miei saggi consigli, ve li scordaste, o Pezzenti?… @250 Ah! troppo lungamente ansimaste, rabbiosi, chiedendo l'elemosina con monotona voce, e dondolandovi impazientemente sulle vostre grucce polverose, che pur risonavano come pesanti calci di fucile sulle soglie dei castelli!…
Mendicanti sornioni e falsi storpi, disimpacciate le vostre gambe dalle bende menzognere!… Con le fasce, con le filacce delle vostre piaghe, voi potrete legare, imbavagliare i padroni che odiate!… Le vostre grucce?… Branditele come flagelli! E picchiate, e picchiate sui musi sgretolati, sulle barbe fluviali e i rigidi capelli dei grandi Re auriferi del Mondo!…
E battete, e battete allegramente, sull'Aia grandiosa dell'Odio, codesta canape scellerata, mietuta nella storia e fioccante come una neve sulle vostre teste! I suoi semi, spremuti, vi daranno l'ebbrezza! Così, l'ardente sogno di un haschich ideale paveserà divinamente i vostri cervelli amplificati di una vermiglia aurora dagli splendori orientali e d'un sole pomposo, tutto grondante di gioia sui vostri cuori scatenati e sull'agonia delle leggi!…
O conigli impagliati! O vil razza di cani! Che mai aspettate?… Volete dunque cuocere senza fine e ricuocere il vostro miserabile cuoio di belve perseguitate e i vostri grugni classificati e simmetrici nelle casone annerite delle città, come pani da soldati nei forni delle caserme? . . . . . . . . . . . . . . . . . Oppure volete per sempre annientare il vostro grande ideale di libertà e la vostra insaziata sete di giustizia?…
Forse dunque è una vita piacevole, la vostra, o mendicanti confitti come cariatidi fra le rughe dei muri, in fondo alle vie che le industrie frodolente ricoprono di notte, di fuliggine e di noia mortale?… Del Cielo?… Ne volete, sorci presuntuosi? Il cielo non è più, per voi, che uno spiraglio sbarrato di fili telefonici!…
E vi divertono forse le loro lampade, che sussultan, la sera, sui loro pranzi avari dal condimento di odio?… Son lampade innocenti, che bagnano di luce facce usuraie, rotonde come marenghi, tutte segnate d'un conio invariabile da un coronato Imbecille!… O lampade innocenti sulle mense dei ricchi, poveri raggi rapiti agl'inutili Prometei!… incatenate stelle, piangenti alle finestre!…
Ben potevate, strisciando sotto le tavole dei generali briachi e gonfi di lussuria aureolati d'alcool, nella calda luce dei candelabri… ben potevate fingendo di raccattare briciole spregevoli, rubare in fondo alle tasche le chiavi delle polveriere sotterranee!…
E poi?… E poi colare come olio di ricino salutifero, giù, nel puzzolente intestino degli antichi palazzi, e gettarvi l'aurea miccia terribile, la miccia crepitante che vi libererà!…
…. Che vi libererà dalle sinistre pattuglie scandenti caute il silenzio con passi di bronzo con tintinni di sciabole, con stridor di manette che vi mordono i polsi, mentre sognate, stesi nell'erba dei bastioni, fra l'ampia nostalgia d'un gran chiaro di luna immensificato dai vostri desiderî di libertà!…
La terribile miccia che vi libererà dalle sinistre pattuglie che con ilari baionette vi spazzano senza pietà fuor dalle mura, fuori dalla soglia delle città, come se foste immondizie!…
Immondizie?… Sia pure! Ammucchiatevi! Ammucchiatevi dunque, o viventi Immondizie!… In voi potremo nascondere la dinamite impaziente! È un'allegra maniera di fecondare la terra!… Poichè la Terra, credetemi, sarà gravida presto… (sì gravida da scoppiarne!) di una Stella sublime dalle esplosioni di luce!…
3.
Contro la speranza di ricostruire
O gran Mare ribelle e veemente! Gran Mare vendicatore! Mare di caucciù nerastro!… Su! Balza! Balza, in un elastico slancio, di sopra alle nuvole, fino allo Zenit!… …. E poi piomba e ripiomba, instancabile, come una palla di gomma, enorme, pesante! Sfonda le rive, i porti e i docks accovacciati siccome bufali, sotto le loro contorte corna di fumo!
Schiaccia, o Mar, le città dagli androni di catacomba, e schiaccia, senza posa, il popolo vile dei gozzuti e degli astemî… e falcia, e falcia, d'un solo colpo, mèssi rattrappite di pieghevoli schiene!… Sfonda le pance miliardarie, come tamburi, sonandovi la carica.. e lancia, e lancia, o Mare vendicatore i nostri cranî esplosivi nelle gambe dei Re!… Oh! non è questo… dite, Vagabondi e Banditi, il vostro giuoco di bocce?… Urrà! Urrà! Urrà!…
O Mare! ti libera dalla palpitazione immonda delle vele membranose che s'intrecciano come ali di vampiri, e che covano sui ponti delle navi le balle scintillanti simili a enormi uova d'oro!…
Col tuo flusso e riflusso, sforza e devasta, o Mare, i grandi porti d'ebano strangolati dagli scogli e soffianti dalle lor bocche anguste un alito rosso, sotto Fumi giganti e diritti, coronati di stelle, che superbamente li calpestano con passi di fantasmi!… Sforza e devasta le rade africane che tre cannoni inchiodati in batteria sulla punta d'un molo vorrebbero ancora difendere, accosciati in agguato come i cani fulminati d'una capanna maledetta! Sforza e devasta le insenature solitarie che le vaganti piroghe ammantate di bruma visitano furtive, con fiamme sospette striscianti sull'acque d'acciaio!…
Ed i tuoi porti arcigni com'antri di stregoni, dormenti sotto l'occhio verdastro e tondo d'un faro che veglia, a notte alta, come un gatto a tregenda… e golfi, e rade, e porti dai voraci cantieri, dai moli tesi come lunghe braccia di ladri che brandiscan tenaglie contro la fragilità tremolante dell'isole lontane… assalta, o Mare, al crepuscolo!… Assaltali, facendo impennar le tue ondate… ed allacciali coi tentacoli formidabili de' tuoi flutti di elastico smeraldo!…
Dà fiato alle trombe delle tue raffiche! Getta il terrore nel cuore delle città tenebrose, e col rovescio schiumante delle tue onde schiaffeggia il grosso grugno rugoso delle oscure fortezze occhiute di lanterne che sanguinano nell'acqua nera! Schiaffeggia le fortezze, e torci le lor baionette, capelli ritti che brillano al chiaro di luna!… Scardina e sradica alacre le ferree muraglie fasciate dalle tue trecce giganti in triplici nodi gordiani cui mordono gemme radiose!… Sconvolgi i promontorî, spezzando con un gesto le torri sovrane dei fari, e pesta, e sminuzza con gioia sotto i tuoi instancabili piloni, le corazzate che scintillano, fiammanti al sole come divise militari!… Addenta, o Mare, e mastica, e rimastica il loro guscio di colossali aragoste, e gli speroni e gli alberi, e le miopi troniere e le antenne forcute, pavesate di rosso, simile a chele a cui pènzoli un lembo di carne!
Indi rapido ammassa e mille volte arròtola brandelli di vele, frammenti di navi, carcasse di velieri, in pallottole mostruose!… Fa che risalgano a galla dal fondo dei tuoi abissi e poi, facendo scattar come molle i tuoi muscoli onnipotenti, scaglia al cielo quelle masse incandescenti come bolidi, nei vortici delle forze siderali!…
—E quando alfine sarà distrutta ogni cosa?—
—Allora… oh! allora perchè fare ancora la fatica di rifare le favolose armature d'un gran mondo ideale, sulle ruine dell'antico? Qualunque sia il nostro sogno, non partoriamo che Odio! Nulla sa costruire la mano dell'uomo se non prigioni, e nulla sa fucinare se non pesanti catene!…
Seduti sulla punta dei promontorî superstiti che lentamente franano, noi, Mar vendicatore, attenderemo la Morte!… L'attenderemo, sinistri e placati, incollate le labbra sulla tua formidabile bocca frantumatrice di rocce… e a questo funebre bacio presiederà la Morte!…
Oh! guardate, guardate, Pezzenti e Banditi, eterni vagabondi dai piedi sanguinanti, fratelli miei, ultimi a sopravvivere! La Morte affonda già l'unghia sua d'oro nell'arco del lontano orizzonte nerastro, e sembra quell'artiglio la falce di luna delle bonacce d'estate!… Guardate! Udite, Vagabondi e Banditi! Le vele sopra il mare… le nuvole al tramonto… gonfiano già le loro rosse guance d'arcangeli soffiando fanfare di guerra!…
Voci lontane del mare:
—Olà-eh! Olà-ooh! Distruggiam! Distruggiamo!