PAOLO VALERA (continued 6)
Reading edition
Ritenuto che da quanto sopra è detto, essendo accertato che causa unica dei torbidi avvenuti in questa città fu l'opera di propaganda e sobillazione fattasi nei modi sovra indicati dagli odierni accusati, i medesimi devono tutti essere giudicati da questo Tribunale di Guerra che, istituito per giudicare i rivoltosi, è competente a conoscere tutti i fatti anteriori alla proclamazione dello stato d'assedio, i quali abbiano correlazione coi disordini avvenuti ed abbiano ai medesimi dato causa in qualunque modo e con qualsiasi mezzo siano stati commessi.
PER QUESTI MOTIVI
dichiara colpevoli Chiesi Gustavo e Romussi Carlo del delitto di cui agli art. 64, 252 e 246 Codice penale.
Don Albertario Davide del delitto di cui agli art. 246, 247.
Callegari e Castelnuovo del delitto di cui agli art. 252 e 248, tenendo conto dell'età inferiore agli anni 18 pel Callegari ed inferiore ai 21 pel Castelnuovo, ammettendo per quest'ultimo le attenuanti.
Cerchiai, Gabrielli, Gruppiola, Baldini e Fraschini del delitto di cui all'art. 248.
Oppizio del delitto di cui agli art. 190 e 249.
Federici, Lallici, Lazzari, Valera, Valsecchi, Kuliscioff del delitto di cui agli art, 246 e 247.
Dichiara non costituire reato i fatti portati a carico di Zavattari, Seneci e Cermenati e non provata la reità di Invernizzi e Del Vecchio.
CONDANNA
Callegari Sante, anni 1 e 6 mesi di detenzione da scontarsi in una casa di correzione—Castelnuovo Umberto, anni 2 e mesi 1 di reclusione—Cerchiai Alessandro, anni 3 di reclusione e 3 di sorveglianza—Gabrielli Alfredo, 10 mesi di reclusione—Gruppiola Francesco, 1 anno di reclusione e 3 di sorveglianza—Baldini Domenico, anni 3 di reclusione—Fraschini Giuseppe, 1 anno di reclusione e 3 di sorveglianza—Chiesi Gustavo, direttore dell'Italia del Popolo, ad anni 6 di reclusione e 1 di sorveglianza—Federici avv. Bortolo, anni 1 di detenzione e L. 1000 di multa—Romussi avv. Carlo, direttore del Secolo, anni 4, mesi 2 di reclusione e anni 1 di sorveglianza—Lallici prof. Stefano, giorni 45 di detenzione e L. 50 di multa—Oppizio Angelo, anni 2 di reclusione e 2 anni di sorveglianza—Lazzari Costantino, anni 1 di detenzione e L. 300 di multa—Gatti Oreste, mesi 2 di detenzione e L. 50 di multa—Ghiglioni Achille, anni 1 di detenzione e L. 300 di multa—Valera Paolo, anni 1 e mesi 6 di detenzione e L. 500 di multa—Valsecchi Antonio, mesi 1 di detenzione e L. 50 di multa—Kuliscioff Anna, 2 anni di detenzione e L. 1000 di multa—Don Davide Albertario, direttore dell'Osservatorio Cattolico, 3 anni di detenzione e L. 1000 di multa.
ASSOLTI
Cermenati Ulisse—Del Vecchio Enrico—Invernizzi Pietro—Seneci Arnaldo—Zavattari Pietro.
__I giornalisti che assistevano ai processi.__
Foto: 1 Prof. Nicoletti, stenografo 2 Tedeschi 3 L. L. Bevacqua 4 Avv. D. Archinti 5 Dott. Giuseppe Bolognesi 6 Italo Bianchi 7 Ing. Giovanni Biadene 8 Cav. Leopoldo Bignami 9 A. G. Bianchi.
I giornalisti non sono ammessi ai Tribunali militari che muniti della tessera, rilasciata dal Comando del terzo Corpo d'armata. Ne copio una per conservare il documento:
«Milano, addì 22 maggio 1898.
«Si autorizza il signor Tal dei Tali ad assistere alle udienze del Tribunale di Guerra nei locali di S. Angelo e Castello Sforzesco, con facoltà di redigere i resoconti dei processi.
«Si avverte che il resoconto dei processi dovrà essere puramente oggettivo¹ e sarà presentato per il visto al R. Commissariato, via Brera 15.
¹ L'essere oggettivo non voleva dire niente. La cancellatura veniva fatta tutte le volte che l'Autorità lo credeva conveniente. Potrei citare gli episodi delle cancellature.
«Una copia del giornale nel quale sarà stampato il resoconto dovrà essere spedita al R. Commissariato.
«Per il R. Commissario «IL COLONNELLO RAGNI.»
Conosco quasi tutti i reporters al nostro processo. Il più vecchio è probabilmente Leopoldo Bignami, qui per la Stampa di Torino. Quando scriveva per il Pungolo di Leone Fortis era fegatoso e io lo chiamavo un latrinista della penna. Adesso mi pare si sia modificato. Non voglio offendere nessuno. Ma credo che il più illustre tra loro sia l'A. G. Bianchi, del Corriere della Sera. Da semplice reporter di fatti cittadini è diventato uno dei più distinti scrittori di criminologia. Tra i molti suoi libri, conosco il Mondo criminale italiano, scritto con Ferrero e Sighele, e il Romanzo di un delinquente nato. Pochi possono aspirare al suo avvenire. La bontà di Giuseppe Bolognesi è proverbiale. È la testa dell'Associazione lombarda dei giornalisti. Le ha dedicato più tempo che tutti i giornalisti presi assieme. Se volete vederlo in collera, toccategli la sua istituzione. È cronista della Lombardia (ora del Tempo) da quindici anni. Qui al Tribunale rappresenta il Popolo Romano, L'Adige, il Resto del Carlino e la Nazione. Non conosco l'avv. cav. Usigli della Gazzetta di Venezia, il giornale più forcaiolo d'Italia. Mi si dice che l'Usigli, assistendo al processo, da mangia-giornalisti sia diventato uno dei difensori degli imputati. Non ho modo di constatarlo. Vedo là in fondo il professore di stenografia Nicoletti che lavora senza alzare gli occhi. È lui che stenografa, parola per parola, tutto il processo per i Tribunali divenuti quotidiani. Il redattore capo della Perseveranza è il cav. Bignami. Non so se sia lui che abbia scritto certi trafiletti e certi articoli della Perseveranza. So che qui è considerato un lebbroso. Non c'è alcuno, neppure l'Usigli o il Moschino della Tribuna, che gli rivolga la parola. Lo si punisce coll'ostracismo. Gli è toccato sedere al tavolo dell'ispettore di questura. Se non è lui l'autore delle delazioni, doveva rinunciare al posto. Diamine, non si vive di solo pane. Mi dicono che il resoconto della Perseveranza lo faccia l'avv. Coridori e con una fedeltà che non trovate nelle altre colonne del giornale. Il secondo dei fotografati è il Tedeschi della Provincia di Brescia. L'Italo Bianchi è il cronista della Sera. È alto e magro più di ogni altro cronista milanese e lo si vede in mezzo agli avvenimenti cittadini come un affamato di notizie. È buono e gli si vuol bene. Ci sono parecchi caricaturisti, ma non conosco che il Biadene. È un ingegnere che si è innamorato del giornalismo. Ha la matita pronta e la penna che illustra le sue illustrazioni. Come caricaturista non ha ancora trovato la testa che lo faccia diventare celebre. Gould, caricaturando quella di Gladstone, è diventato famoso in una mattina. Non ricordo il nome dell'artista che è diventato mondiale coi tre capelli di Bismark. Al processo il Biadene rappresenta i Tribunali.
Vedo anche l'avv. Valdata, direttore di questo giornale. È il giornalista più coraggioso di queste giornate bestiali. È stato chiamato al Comando più d'una volta ed è stato minacciato della soppressione e del bavaglio due volte. Ma il direttore non è scappato e i Tribunali, fino all'ultimo momento della serie quotidiana e, più tardi, nei numeri della serie settimanale, non hanno mai cessato di mantenersi indipendenti e di far sentire ai Tribunali di guerra che razza di zibaldoni erano le loro sentenze.
La Lombardia mi ha fatto l'effetto di una vecchia sdentata. Non ha più sangue indosso. Il suo redattore al processo è l'avv. Desiderio Archinti. Quegli che gli è vicino è l'avv. Raspi, redattore del Commercio. So che è liberale. Ma non so dire l'atteggiamento del suo giornale, perchè non ho modo di leggerlo. L'altro in fondo è il Bevacqua, un buon ragazzo, ma un po' presuntuoso. Rappresenta la Provincia di Como ed è il critico teatrale del giornale La Sera.