Note 1 — II.—VIOLA.[1] (Versione raccolta in Pomigliano d'Arco)
Reading edition
Confronta con Viola, trattenimento terzo della seconda giornata del Pentamerone:—«Viola, 'nvidiata da le sore, dapò assai burle fatte e recevute da 'no Prencepe, a dispietto loro le deventa mogliere».—Vedi pure Il | Conto | de' Conti | Trattenimento a' fanciulli | Trasportato dalla Napoletana | all'Italiana favella, ed adornato | di bellissime figure || In Napoli 1754 | con licenza dei superiori. | Si vendono nella libreria di Cristoforo Migliaccio a S. Biaggio de' Librari, e proprio | dirimpetto la Chiesa di S. Liguoro | delle Signore Monache. In duodecimo di 264 pagine, oltre bottello (così chiamano in Napoli quel, che i tipografi toscani dicono occhio) e frontespizio, a tergo del quale c'è il Reimprimatur; dev'esser dunque almeno una seconda edizione di questa cattiva imitazione, anzichè traduzione del Pentamerone.—«Rosalinda è invidiata dalle sorelle, e a lor dispetto diventa moglie d'un Principe».—Nel testo della novella però, la protagonista è chiamata sempre, come quella dell'Etiopiche d'Eliodoro, Clariclia: e Clariclia è intitolato il conto in Il | Conto | dei Conti | trattenimento a' fanciulli | Nuova edizione || Napoli | A spese di Gennaro Cimmaruta | Strada S. Biagio de' Librari no 31 e 111 | 1863; ristampa del resto peggiorata. Le altre due sorelle maggiori si chiamano, appo il Basile, Rosa e Garofana; nella versione Italiana, Cecilia e Rosa.—«Eravi in Ratisbona un uomo dabbene, per nome Pandolfo, il quale avea tre figlie femine: la prima nominata Cecilia, la seconda Rosa, e la terza Cariclia. E di tutte e tre, Cariclia, ch'era la più piccola, avanzava le altre due sorelle in bellezza, in grazia, ed in gentilezza. E soprattutto era più fortunata e più accorta delle altre. Di modo che, chiunque la mirava o vi parlava, restava subito sorpreso della sua beltà. Perlocchè, essendosene invaghito Petruccio, figlio del Re, passava allo spesso per avanti la casa, ove travagliavano queste tre sorelle. E, vedendo Cariclia, diceva: Bondì, bondì, Cariclia. Ed ella rispondeva: Bondì, figlio del Re; io saccio più di te. Delle quali parole mormorando l'altre sorelle, l'accusarono al padre, dicendo, ch'era troppo sfacciata e presontuosa, a rispondere di quella sorte al figlio d'un Re. Indi Pandolfo, per evitare un qualche danno, che potea avvenirgli, mandò Cariclia a stare con una sua zia per impararsi a lavorare. Quindi saputosi dal Principe, che Cariclia era stata mandata dal padre in casa di sua zia, avendone notizia, ove stava, seguitò a passare d'avanti di quella casa. E vedutala, seguitava a dire: Bondì, bondì, Cariclia; ed ella soggiungeva: Bondì, figlio di Re; io saccio più di te. Questa cosa durò per molti mesi, tantochè, non potendo più il Principe soffrire gli affanni del suo cuore in non poter godere del suo bene, determinò, anche col consenso della Zia, di vederla da vicino. Ma, volendo porre in esecuzione il suo disegno, non li riuscì; poichè, accortasi Cariclia dell'inganno, se ne fuggì dalla zia, e ritornossene in casa del padre. Locchè saputosi dal Principe, quantunque fossero rimasi delusi i suoi disegni, seguitò nondimeno a passare per avanti la casa del padre; e, facendo la solita cantilena, si persuadeva, che alla fine, mossasi di lui Cariclia a compassione, avesse dovuto compiacergli. Ma le sorelle avendone maggiormente invidia, fatto consiglio tra di loro, ed avendo una finestra, che corrispondea ad un giardino di un Orco, si fecero cascare un poco di filo, che serviva per lavorare una portiera della Regina; e dopo, si posero in tanta afflizione, che dir non si puole. Onde risolsero fra di loro, di legare Cariclia con una corda, che era la più ragazza, e di poco peso; e calarla a basso al giardino. Così fu fatto; e calata, che fu Cariclia, le sorelle si tirarono la corda. Ed in un subito, venuto l'Orco nel giardino, fè una correggia, che fu sì grande, che Cariclia molto s'intimorì, gridando: Madre mia, aiutami! Voltatosi l'Orco, e visto quella bella ragazza, fece gran festa; la prese per la mano e la portò a casa sua, tenendola come figlia. Ma il Principe, che non vedeva più Cariclia, nè avendone alcuna novella, n'ebbe sì grande disgusto, che n'ebbe a morire. E, fattosi animo, frenando la sua pena, fè diligentissime ricerche per ritrovar la sua bella. E sapendo finalmente, che l'Orco teneva in casa sua la sua cara ed amata Cariclia, mandando l'Orco a chiamare, gli disse, che ritrovandosi ammalato, si fosse contentato di tenerlo per pochi giorni nel suo giardino, bastandogli una sola camera per ricrearsi lo spirito. L'Orco, come vassallo del padre, non potendo negare questa cosa di piccol momento, gli offerse tutta la sua casa, e la vita istessa. Il Principe, ringraziatolo, si fece assegnare una camera, la quale, per sua buona fortuna, stava vicino a quella, ove dormiva Cariclia. Ma venuta la notte, il Principe andò pian piano dentro la camera di Cariclia; e sentendola dormire, s'accostò al letto; e le diede due pizzicotti. La quale svegliatasi, incominciò a dire: O padre mio, quanti pulici. E l'Orco facendole mutare i lenzuoli, e 'l Principe ritornando a fare lo stesso, Cariclia gridò della stessa maniera, tantochè ne passò tutta la notte senza prender più sonno. Ma il Principe, fattosi giorno, e passeggiando per il giardino, vidde Cariclia, e le disse, come soleva: Bondì, Bondì, Cariclia. E rispondendo Cariclia: Bondì, figlio di Re; io saccio più di te; replicò il Principe: o padre mio, quanti pulici! Cariclia comprese subito l'arcano; e, volendosi vendicare la notte seguente, si fe fare subito dall'Orco un paio di pianelli pieni di campanelle. Ed aspettando con impazienza, che fosse venuta la notte; e sentendo, che il Principe profondamente dormiva, entrò dentro la sua camera. E sbattendo i piedi, fece un gran rumore; tantochè destatosi il Principe, tutto intimorito gridò: O madre, madre, aiutatemi! La qual cosa fattasi da Cariclia più volte, si partì subito. Il Principe, non avendo potuto più dormire, si alzò ben per tempo la mattina, e, vedendo Cariclia, le disse: Bondì, Bondì, Cariclia. Ed ella rispondendo: Bondì, figlio di Re; io saccio più di te, soggiunse egli: o padre, quanti pulici. Ed ella rispose: O madre, madre, aiutami! Locchè sentendo il Principe, disse: Me l'hai fatta, io ti cedo, hai vinto. E, conoscendo veramente, che sai più di me, io senz'altro ti voglio per moglie. Perlochè, chiamando l'Orco ed ispiegando i suoi sentimenti, la richiese per isposa. Indi l'Orco disse di non esser lui il vero padre, e che non potea far niente senza il consenso del proprio padre. Onde il Principe, inteso ciò, ordinò all'Orco, che avesse chiamato il padre di Cariclia, e che, senza dimora fusse venuto subito, stantechè gli aveva da palesare una cosa di molta importanza. Onde l'Orco ubbidì agli ordini del Principe, ed andato dal padre di Cariclia, gli fe l'imbasciata, che il Principe lo mandava chiamando. A tali parole immediatamente si portò dal Principe; e, fattogli profondissime riverenze, gli disse, che comandasse. Il Principe gli domandò Cariclia per isposa. Il padre subito ce la concedè, e celebrarono le nozze, con somma allegrezza di tutti e due gli sposi, del padre e dell'Orco ancora, che volle essere a parte di quelle contentezze».—Vedi anche la versione bolognese dell'opera del Basile: La Chiaqlira | dla Banzola | O per dir mii | Fol divers | Tradutt dal parlar Napulitan in lengua Bulgnesa | Per rimedi innucenti dla sonn | e dla malincunj | Dedicà | al merit singular | dl gentilesem sgnori | d'Bulogna || Bulogna MDCCCXIII | Per Gasper de' Franceschi alla Clomba (VIII—294 pagg., oltre un rame) Leggi la Fola XIII, intitolata La fola dla Viola. La prima parte del Conto del Basile, come ognun vede, è identica al nostro; la seconda se ne allontana.