Note 3 — I.—GIUSEPPE 'A VERETÀ[1] (Versione raccolta in Pomigliano d'Arco)
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Teneva, alla spagnuola, per avere. Ad una napolitana, che diceva:—«Tengo un gran mal di capo;»—rispondeva un fiorentino:—«O s'io non glielo veggo in mano? Me lo mostri un po' per vedere».—A Bertrando S...., che porgeva un francescone ad una cambiamoneta, dicendole:—«Tieni la moneta?»—venne risposto:—«O che me l'ho a tener davvero, la moneta?».—La prima e di teneva, le due di veretà e generalmente tutte le e disaccentate non finali sono così tenui e strette, da confondersi quasi, come da alcuni effettivamente si confondono con l'i.