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Un viaggio in Lapponia coll'amico Stephen Sommier

Note 32 — Il canto del gemente Kaskias

Reading edition

Il Frijs, fa precedere le sue novelline da una pittoresca descrizione della vita intima dei lapponi nomadi:

«È specialmente fra i nomadi che ancora si raccontano di queste favole. Se le raccontano da generazione in generazione nelle lunghe, chiare notti d’estate accanto all’accampamento nel bosco, o nelle oscure serate d’inverno intorno al focolare, quando la tenda è impiantata sulle deserte pianure di neve dell’altipiano.

«Diamo uno sguardo all’interno di una di queste tende in una serata d’inverno. Là dietro al Boasshjo, l’ultima divisione della tenda, proprio dietro il focolare, sta seduta una vecchia nonna col viso grinzoso e bruno come una indiana, fissando il fuoco coi suoi occhi rossi e lacrimosi. In bocca tiene una pipa, il cui corto tubo sparisce interamente tra le sue labbra sottili. Essa con voce seria racconta le storie dei tempi passati. Intorno ad essa stanno seduti rannicchiati colle gambe in croce alcuni bambini, che ascoltano il racconto con avida attenzione, mentre il figlio e la nuora stan seduti nel Loaiddo, cioè nella divisione al lato del fuoco e lavorano lui ad un cucchiaio di corno di renna, lei ad un komagband (nastro col quale al malleolo si lega la scarpa e il pantalone), che si tesse con uno strumento molto primitivo che s’impiegava nei tempi passati anche in Norvegia.

«A un tratto può essere disturbata la quiete dai cani, che fin lì erano rimasti rincantucciati in qualche angolo della tenda, ma che ora ad un tratto si precipitano abbaiando fuori della porta della tenda. Vi deve essere qualcosa di nuovo. Può essere uno dei servi che la notte doveva stare a guardia delle renne, che arriva col grido il più terribile per il lappone: Gumpe lae botsuin! (Il lupo è tra le renne!). Tutti quelli che possono mettersi i ski (pattini) allora saltan su e corrono per salvare quel che si può ancora salvare. — Può essere un viaggiatore. Per esso l’abbaiar dei cani è sempre un grato suono, perchè è sicura prova che non è lontana una capanna di lapponi. Per quanto ristretta sia, essa gli darà un riparo al freddo e al vento, che soffia sul deserto di neve dell’altipiano. Gli vien dato subito il posto migliore presso al focolare ospitale del Fjeldlappe, e senza esserne richiesta viene spesso una delle donne a levargli i komager (le scarpe) e a dargli nuovo fieno morbido e asciutto. Forse anche avrà del buon brodo e della carne di renna. — Può anche essere stato un falso allarme. Il marito che è andato fuori dietro ai cani non può scorger nulla: sarà stato l’odore di qualche animale minore che avrà dato l’allarme ai cani. Tutto è tranquillo e non vi è nessun pericolo. Il marito rientra nella capanna e con lui i cani: questi cercano di prendersi con mille furberie il posto l’uno all’altro, e finalmente si rimettono alla cuccia brontolando. Ognuno riprende le proprie occupazioni, e la vecchia nonna ritrova il filo della sua narrazione, che spesso è lunga quanto le lunghe e buie serate dell’inverno.»

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