Note 22 — LIBRO QUARTO.
Reading edition
G. Capponi, Tumulto de’ Ciompi. — Una lettera sopra il Tumulto, che sarebbe d’un testimone di veduta (Deliz. Erud., tomo XVII, pag. 170), contiene tra le altre Petizioni queste: «Che nell’offizio de’ Signori sia due de’ Minutissimi, due degli Artefici minuti, e il rimanente come tocca alle sette Arti maggiori e alli Scioperati: che all’offizio de’ dodici Buonuomini v’abbia tre di questi Minuti fuori d’Arti; e che dell’offizio de’ Gonfalonieri delle Compagnie, v’abbi quattro, e che di loro si debba fare squittinio di per sè: che il Gonfaloniere di Giustizia sia comune, a ciò possa toccare anco a loro. Che nessuno possa avere più d’un offizio per volta, salvo possa esser consolo. Che gli Uffiziali dell’Abbondanza della carne si levino e non si faccin più. Che nessuno possa esser preso per debito per di qui a due anni. Che quaranta di questi Minutissimi abbino la preminenza che ebbero gli ottanta del primo rumore. Che al Consiglio del Comune si arroga dieci de’ Minutissimi: che chi non ha offizio di Comune, non possa aver di quelli della Parte Guelfa: che Spinello della Camera, e sere Stefano e ser Matteo abbino la prestanza ch’ebbono gli ottanta: che il Gonfalone della Parte Guelfa stia in casa i Priori e mai si dia a’ Capitani per nessuna cagione: che niuno de’ Grandi possa essere del Consiglio del Comune, e in luogo loro sono i dieci qua addietro scritti per Arroti cioè de’ Minuti.» Giusto fu il popolo nel remunerare Spinello che aveva tenuto più anni i danari del Comune con lealtà e fede, e denunziò e ripose nella Camera tre mila ducati che aveagli donati l’Aguto quando prese la condotta; e morì povero, che non si potè fargli il mortorio come meritava, e fu dipinto per fama nella Camera del Comune. (Morelli, Cronaca, pag. 288.)