Note 261 — LIBRO QUARTO. (continued 4)
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L’autore dal quale più cose traemmo circa lo stato della Repubblica e il gioco vario delle parti, dicemmo noi essere devoto ai Medici; ed è vero che Giovanni Cavalcanti, avverso al governo degli Ottimati, encomia sempre con parole affettuose Giovanni dei Medici; ma inverso Cosimo il linguaggio di lui ne sembra più adulatorio che schietto, spesso involgendosi negli artifizi. Comincia l’Istoria da una sorta d’invocazione a Cosimo stesso, il quale vorrebbe chiamare piuttosto uomo divino che mortale, siccome colui che dalla fortuna, senno di Dio, venne favorito con tutte le sue divine potenze. Ma vuole tacerne, «perchè egli conosce negli uomini le virtù non essere in questa momentanea vita nè immutabili nè perpetue, e che allora quando le felicità esaltano gli uomini, la ingratitudine sottentra, e la superbia occupa le virtù.» Laonde nel seguito de’ tempi il linguaggio del nostro autore si fa più severo, e aguzza la penna contro a Cosimo ed ai suoi: finisce l’Istoria compiangendo alla morte di Rinaldo degli Albizzi, quando aveva perduto questi ogni speranza di riacquistare la patria, facendo risorgere con armi nemiche lo stato antico della Repubblica. Ma queste cose poi vedremo.