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Storia della Repubblica di Firenze v. 1/3

Note 240 — LIBRO TERZO. (continued 2)

Reading edition

Giovanni Villani, lib. XII, cap. 72. — E Matteo Villani, lib. II, cap. 2. «Ogni vile artefice della comunanza vuol pervenire al grado del priorato e de’ maggiori uffici del Comune, ove s’hanno a provvedere le grandi e gravi cose di quello, e per forza delle loro capitudini vi pervengono; e così gli altri cittadini di leggiere intendimento e di novella cittadinanza, i quali per grande procaccio e doni e spesa si fanno a’ temporali di tre in tre anni agli squittini dal Comune insaccare: è questa tanta moltitudine, che i buoni e gli antichi e savi e discreti cittadini di rado possono provvedere a’ fatti del Comune, e in niuno tempo patrocinare quelli, che è cosa molto strana dall’antico governamento dei nostri antecessori e dalla loro sollecita provvisione. E per questo avviene, che in fretta e in furia spesso conviene che si soccorra il nostro Comune, e che più l’antico ordine e il gran fascio della nostra comunanza e la fortuna governi e regga la città di Firenze, che il senno e la provvidenza de’ suoi rettori. Catun intende, i due mesi che ha a stare al sommo ufficio, al comodo della sua utilità, a servire gli amici o a disservire i nemici col favore del Comune, e non lasciano usare libertà di consiglio a’ cittadini.»

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