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Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4

LIBRO DECIMOTERZO (continued 2)

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Fu questo soccorso della Francia opportunissimo agli Stati Uniti; e se ne accrebbero grandemente gli obblighi della repubblica verso quella Corona. Ma prima che i negoziati, che tendevano ad ottenerlo, fossero al termine loro condotti, o che il denaro e le provvisioni arrivassero, era stato richiesto un lungo tratto di tempo, sicchè riuscivano al presente bisogno dell'America di tardo rimedio. Nè il sussidio stesso era bastevole a soddisfare a tante necessità. Nè quando il fosse stato, si poteva credere che fosse per bastare effettivamente, quando non si riformassero gli ordini relativi allo spendere la pecunia pubblica. Imperciocchè se povera era l'entrata, nissuno non dubiti, che maggiore prodigalità non vi fosse nell'uscita. Le quali cose molto bene considerate dal congresso, pensò di strigarsi finalmente da questo nodo, che tanto lo aveva tenuto impacciato fin dal principio della rivoluzione; e si risolvette ad introdurre una buona economia nella Camera del Comune. A questo fine il giorno 20 di febbraio trasse a camerlingo Roberto Morris, uno dei deputati dello Stato di Pensilvania al congresso, uomo di grandissimo credito, sapere e pratica nelle faccende mercantili, di larghe facoltà dotato, di costumi integerrimi e nella impresa del nuovo Stato zelantissimo. Gli diè facoltà di sopravvedere e soprantendere l'entrata e l'uscita pubblica, investigare il debito dello Stato, immaginare e proporre nuovi ordini di pubblica amministrazione. Se grave fu il carico imposto al Morris, non fu minore l'ingegno e la fedeltà co' quali ei lo sostenne. Non tardò egli ad introdurre la regolarità, dov'era il disordine, la buona fede, dov'era l'inganno; e siccome la principale e più utile prerogativa di un amministratore si è la esattezza nell'adempimento delle obbligazioni, così in questo fu puntualissimo. Dal che ne procedette, che là, dov'era una sfidanza universale, nacque appoco appoco una universale fidanza. Una delle prime operazioni del camerlingo si fu di appresentare al congresso un modello di un Banco nazionale per tutti gli Stati Uniti d'America. Avesse il Banco un capitale di quattrocentomila dollari diviso in altrettanti luoghi di quattrocento dollari ciascuno in monete d'oro e d'argento da procacciarsi per mezzo delle soscrizioni; che questo capitale potesse al bisogno, e giusta certe restrizioni e limitazioni, essere accresciuto pure per mezzo delle soscrizioni; fosservi dodici direttori del Banco; fosse questo riconosciuto dal congresso sotto il nome del presidente, direttori e Compagnia del Banco dell'America Settentrionale; il camerlingo avesse la facoltà di sopravvedere tutte le operazioni del Banco. Questi erano gli ordini ed i principali lineamenti della instituzione. L'uso poi si era questo, che le scritte del Banco pagabili a richiesta, dichiarate fossero moneta legale pel pagamento di tutte le imposizioni e tasse in ciascuno degli Stati Uniti, e si ricevessero altresì nelle casse del pubblico erario, come se oro, od argento fossero. Diè il congresso con solenne decreto pubblico ratificamento all'ordinazione. Nè si penò molto a trovare i soscrittori, e tutte le poste furono in breve tempo riempite. Riuscì il Banco di grandissima utilità agli Stati. Perciocchè per mezzo delle sue scritte ne fu abilitato il camerlingo ad anticipare i proventi delle imposizioni. Nè contento allo aver per mezzo del Banco fatto servir i capitali, ed il credito dei particolari soscrittori a sostegno del credito pubblico, volle lo stesso effetto operare coll'autorità del suo proprio credito e nome. Perciò gettò nel pubblico una non leggier somma di obbligazioni sottoscritte di sua mano, e pagabili a differenti tempi coi sussidj forestieri, o colle rendite interne degli Stati Uniti. E quantunque col tempo queste sue obbligazioni abbiano sommato a meglio di cinquecento ottant'un migliaio di dollari, ciò non di manco non è stato mai, che scemassero di riputazione, se non forse un poco negli ultimi tempi. Tanta era la confidenza, che avevano i popoli nella fede, e nella puntualità del camerlingo. Così nell'istesso tempo, in cui il credito dello Stato era presso che spento, e che le carte di lui poco o nulla valevano, quello di un solo uomo era fermo, ed universale. Gli effetti prodotti a vantaggio degli Stati Uniti da queste obbligazioni del camerlingo pel mezzo, ch'elleno somministrarono, di poter usar anticipatamente le imposizioni ad un tempo, in cui quest'anticipazione era non che necessaria, indispensabile, furono inestimabili. Per esse ne fu fatto abilità ai maestrati di far le provvisioni per l'esercito non più per mezzo delle tolte, ma sibbene per contratti regolari. La qual cosa fu d'infinito benefizio cagione e pel risparmio che si ottenne, e per la esattezza dei fornimenti medesimi, e per la contentezza dei popoli, i quali a quelle richieste forzate fieramente si corrucciavano. E sebbene questo usare per anticipamento i proventi delle imposizioni non sia esempio buono ad imitarsi, nè senza pericolo, tanta però fu la prudenza di Morris in questo maneggio, e sì grandi l'ordine e l'economia da lui introdotti in tutte le parti dell'uscita del denaro pubblico, che non ne risultò danno di sorta alcuna. Ma un fondamento era necessario a tutte queste nuove ordinazioni del camerlingo, e quest'erano le tasse. Per la qual cosa il congresso decretò, si richiedessero gli Stati a fornire per via d'imposizione all'erario otto milioni di dollari, e nel medesimo tempo determinò, quale dovesse essere in questa somma la rata di ciascuno Stato. Tal era la necessità delle occorrenze della repubblica e tale la confidenza, che nel camerlingo aveva ognuno collocata, che gli Stati a questo nuovo decreto del congresso volentieri si accomodarono; e con ciò si pose un rimedio efficace alla strettezza dell'erario. Nè qui si ristettero le cose fatte dal Morris in benefizio degli Stati. La provincia della Pensilvania era quella dalla quale, siccome frumentosa, si cavavano principalmente le somministrazioni delle farine ad uso degli eserciti. Queste somministrazioni per mancanza della moneta procedevano, sull'entrar del presente anno, molto lentamente. Ma non così tosto Morris fu creato camerlingo, che prima col suo credito privato procurò le incette delle farine pei soldati, poscia si offerì, ed ottenne di soddisfar esso stesso alle richieste da farsi di tali derrate alla Pensilvania durante tutto il presente anno, solo che gli fosse concesso il rimborsarsi sul provento della rata del sovrannominato balzello, che a quella provincia era toccata, la quale sommava a meglio di un milione e centoventi migliaia di dollari. Così per opera del camerlingo furono ristorati il credito e l'erario pubblico, e questo da una estrema votezza ad una sufficiente pienezza condotto. Per lui stette principalmente, che gli eserciti dell'America non si disbandassero, e che il congresso, invece di cedere ad una inevitabile necessità, abbia nel presente anno potuto non solo con vigore, ma ancora con prosperità di fortuna la guerra offensiva esercitare. Certamente dovettero, e debbono gli Americani altrettanto saper il buon grado e restare obbligati alle camerali ordinazioni di Roberto Morris, quanto ai negoziati di Beniamino Franklin, ed alle armi di Giorgio Washington.

Prima però che questi nuovi e salutevoli ordini avessero corroborato lo Stato, ed in sul bell'entrar dall'anno era succeduto un caso, il quale aveva fatto temere di prossima rovina tutta l'America; e se non fu la prima causa, fu certamente il più possente sprone, perchè gli ordini medesimi si facessero. Erano a questo tempo, siccome abbiam notato, i soldati privi di ogni cosa non solo al militare, ma ancora al vivere necessaria; il che gli faceva stare molto di mala voglia. A queste cagioni di scontentezza se ne venne a congiungere per gli stanziali della Pensilvania un'altra speciale, e questa fu, che siccome avevano preso le ferme o per tre anni, o per tutto il tempo della guerra, così per l'ambiguità dei termini delle condotte loro si credettero sul finir di quei tre anni essere sciolti ed aver la facoltà di ritornarsene alle case loro, mentre dal canto suo lo Stato pretendeva che militar dovessero sino al fine della guerra. Queste due cause operando insieme nelle menti loro fecero di modo, che la notte del primo gennaio tumultuarono di mala sorte e si ammotinarono dicendo, che volevano armata mano ire alla sede del congresso, e quivi ottenere ai torti, che sofferivano, ammenda e ristoramento. Erano nel torno di quindici centinaia di soldati. Fecero gli uffiziali ad ogni poter loro per sedar il tumulto ma tutto fu in vano, e nel contrasto che ne seguì, alcuni fra gli ammotinati da una parte, ed un uffiziale dall'altra, vi perdettero la vita. Si presentò il generale Wayne, uomo pel valor suo di grande autorità presso i soldati, ed avendo alzato la pistola contro i sediziosi, gli fu detto, badasse bene a quello che si facesse, che ne sarebbe anch'egli tagliato a pezzi; e già gli avevano posto le baionette al petto. Quindi, fatto massa delle artiglierie, delle bagaglie e del carreggio, che alla schiera loro appartenevano, si avviarono in bella ordinanza verso Middlebrook. La notte ponevano gli alloggiamenti con trincee e ripari molto cautamente, come se fossero in paese nemico. Avevano eletto a capo dell'impresa un certo Williams, disertore inglese, e gli avevano dato per arroti, con chi potesse consultare, tutti i sergenti delle compagnie. Da Middlebrook procedettero a Princetown, e vi si accamparono. Uffiziali non vollero in mezzo di loro, e già cacciato avevano da Princetown il marchese de La-Fayette, il generale Saint-Clair, ed il colonnello Laurens, che vi erano venuti per quietar gli strepiti. Intesasi la cosa in Filadelfia, e parendo ai Capi della lega di quella importanza ch'ella era, si mandarono delegati, tra i quali i generali Reed e Sullivan, per iscoprire a che termine dovesse arrivare quel moto, e coll'autorità loro porvi, se possibil fosse, rimedio. Arrivati nelle vicinanze di Princetown mandaron dicendo agli ammotinati, che cosa volesse dir questo, e che si volessero. Risposero, che questo voleva dire, che non s'intendevano di star più oltre alle baje, ed alle promesse che loro si facevano; che pretendevano, che tutti coloro i quali avevano militato lo spazio di tre anni, avessero congedo; che sia quelli che se n'andassero, sia quelli che rimanessero, avessero ad avere immediatamente tutte le paghe decorse e tutte le vestimenta, che avrebbero dovuto avere sino a quel dì; che fossero loro pagati i residui dei caposoldi; e che finalmente volevano per l'avvenire, senza lasciare scattar pure un giorno, essere pagati tutti appuntatamente. Intanto era la nuova dell'ammotinamento nella Nuova-Jork a Clinton pervenuta, il quale tosto deliberò di giovarsi della occasione. Mandò al campo de' sollevati tre uomini a posta, tutti e tre leali americani, perchè in nome suo proferissero loro le seguenti condizioni; sarebbero ricevuti sotto la protezione del governo inglese; sarebbero loro perdonate tutte le passate offese; sarebbero fedelmente di tutte le paghe soddisfatti dovute loro dal congresso senza niuna obbligazione di militar sotto le insegne del Re, quantunque volentieri si sarebbero accettate le buone voglie; che solo si esigeva, ponessero giù le armi, ed alla leanza loro ritornassero; mandassero deputati in Ambuosa per praticare, ed accordar con coloro, che là sarebbero venuti da parte di Clinton. Gli agenti poi di questi, oltre le narrate condizioni, andavano mettendo male biette, con vivi colori dipingendo il ben essere dei soldati del Re, le miserie loro proprie, l'ingratitudine del congresso. Ma Clinton non contento a questo, per dare di luogo vicino favore agli ammotinati, e facilità al venire, quando il volessero, a congiungersi con esso lui, era varcato con non poca parte delle sue genti dalla Nuova-Jork nell'Isola degli Stati. Non volle però andar più oltre, e por piede sulla Cesarea per non far levar i popoli a romore, e non irritare con troppo vicina dimostrazione quelle genti, e far loro di nuovo dar la volta in favor del congresso. Risposero alle proposte di Clinton nè del sì, nè del no. Gl'inviati ritennero. In questo frattempo si erano appiccate, e bollivano le pratiche tra i deputati del congresso, e quei de' sollevati, e siccome gli animi erano gonfj, così vi fu che fare e che dire assai, prima che si volessero udire gli uni gli altri, non che far le viste di volersi accordare. Offerivano i primi di dar congedo a tutti coloro, che avevano pigliato le ferme indeterminatamente per tre anni, o per la durata di tutta la guerra, e che nei casi, in cui le scritte del tempo delle ferme non si potessero avere, si ammettessero per pruova i giuramenti dei soldati; che darebbero polizze, o sia promesse di rifacimento delle somme, che i soldati perdute avevano a cagione del disavanzo dei biglietti; che i soldi corsi si sarebbero assestati il più presto, che far si potesse; che somministrerebbero loro sul fatto certi capi di vestimenta, dei quali stavano in maggior bisogno; si perdonerebbero e dimenticherebbero le offese. Per queste proposte le cose si domesticarono; fu fatto l'accordo, e si posarono gli animi. Marciarono poscia da Princetown a Trenton, dove furono le condizioni mandate ad effetto. Consegnarono in mano dei loro i deputati di Clinton, i quali senz'altro indugiare furono impiccati. In tal modo fu fermato un tumulto, che aveva maravigliosamente tenuto in sentore, ed impaurito gli Americani, e dato sì grandi speranze al generale inglese. Ma molti valenti soldati, ottenuto commiato, ed abbandonato l'esercito, alle case loro se ne ritornarono. Washington, durante l'ammotinamento non fe' dimostrazione veruna, e se ne stette quieto ne' suoi alloggiamenti di New-Windsor sulle rive del fiume del Nort. Della quale deliberazione furono causa il sospetto, ch'egli aveva, che i suoi proprj soldati si mettessero in levata, la pochezza loro, il pericolo che vi era, che se egli sprovvedesse le rive di quel fiume, il generale inglese vi salisse e s'impadronisse dei forti passi già tante volte venuti in contesa; e finalmente il timore che se s'intromettesse inutilmente, l'autorità sua ne andasse presso tutti gli altri soldati soggetta a diminuzione, e diventasse contennenda; il che sarebbe stato di pessime conseguenze cagione. Forse ancora nel mezzo dell'animo suo stette contento a quello sprone dato al congresso, acciocchè meglio, e con ogni sforzo fosse per attendere ai bisogni dell'esercito, movendolo la difficoltà, colla quale si provvedevano i denari necessarj al sostentamento di quello. Pochi giorni dopo gli stanziali della Cesarea, mossi dall'esempio dell'ammotinamento dei Pensilvanesi, e del fine ch'esso ebbe, si levarono anch'essi in capo. Ma Washington, mandato loro all'incontro una grossa banda di soldati, della fede dei quali si era nella precedente sedizione assicurato, tostamente gli ridusse al dovere, e fe' aspramente gastigare i nutritori dello scandalo. Così fu posto fine del tutto al tumultuar dei soldati; e gli Stati, avuta questa battisoffia, per chiarirsene una volta tanto dissero e tanto fecero, che rimedirono, e mandarono al campo paghe per tre mesi in altrettanto oro ed argento. Con questo aiuto si confermarono gli animi dei soldati, tantochè tennero il fermo, sino a che le ultime deliberazioni del congresso, che abbiamo sopra raccontate, operato avessero quegli effetti che se ne dovevano aspettare.

Nel tempo medesimo in cui il congresso, avendo anche in ciò consenzienti Washington, e tutti gli altri principali uomini della lega, si sforzava di stabilir nuovi e buoni ordini civili, i quali sono il principale fondamento alle fortunate guerre, il Capo dell'esercito meridionale correva a gran giornate, e con forze potenti alla ricuperazione della Carolina, la quale gli era, come se fosse sicura, o poco difficile preda, lasciata nelle mani dal lord Cornwallis, che si era a volgersi contro la Virginia deliberato. Era, partitosene Cornwallis, il governo della meridionale Carolina venuto in mano del lord Rawdon, giovane di buona mente e di non mediocre aspettazione nelle cose della guerra. Aveva egli posto il suo principal alloggiamento in Cambden, città assai fortificata; ma però il presidio vi era dentro molto debole, e tale, che se atto era a difendere la Terra, non l'era del pari a tener la campagna. E questa medesima debolezza aveva luogo in tutti gli altri posti della provincia, che tuttora si tenevano per gl'Inglesi. Oltreacciò, siccome il paese era per ogni dove nimichevole, così erano stati obbligati a partir le genti loro in altrettante piccole squadre, a fine di conservare nella propria divozione que' luoghi ch'erano necessarj alle difese, ed a raccorre le provvisioni. Di questi i principali erano la città stessa di Charlestown, e quelle di Cambden, di Ninety-six e di Augusta. I popoli, udito la ritirata di Cornwallis verso la Virginia, avevano volto l'animo a cose nuove. Già in alcuni luoghi incominciato avevano a far sedizione, e si erano cupidissimamente vendicati in libertà. Sumpter e Marion, l'uno e l'altro uomini dispostissimi ad ogni pericolo, attizzavano il fuoco, e la gente tumultuaria riducevano sotto le insegne, ed ordinavano in regolari compagnie. Tenevano infestati i confini della bassa Carolina, mentre Greene col grosso dell'esercito si difilava verso Cambden. Già si sentivano in questa città occulti mormorj della venuta del capitano della repubblica, e già esso, essendo vicino ad arrivarvi, aveva, per dar maggior animo ai popoli rivoltantisi, mandato il colonnello Lee co' suoi cavalli a congiungersi con Marion e con Sumpter. Così Rawdon non solo si trovò ad un tratto assalito da fronte dalle genti di Greene, ma ebbe timore, che non gli venisse tagliata la strada alla ritirata verso Charlestown. La cosa gli apparve non solo improvvisa, ma ancora molto strana; imperciocchè nissuno indizio certo, o sentore gli era pervenuto della risoluzione presa da Cornwallis di abbandonar la Carolina per recarsi contro la Virginia; non che Cornwallis non avesse spedito i messi portatori della novella, ma erano sì generalmente avversi i popoli, che nissuno aveva potuto trapelare, e da questi nissuna notizia, che vera fosse, si poteva spillare. Egli poi a tutt'altra cosa avrebbe pensato fuori che a questa, che il frutto della vittoria di Guilford stato fosse quello di doversi Cornwallis ritirare dalla presenza del vinto nemico. Tuttavia Rawdon nulla sgomentandosi a quest'inopinato cambiamento delle cose, siccome uomo valente ch'egli era, fece tosto quelle deliberazioni, che meglio alla congiuntura, in cui egli si trovava, si convenivano. Avrebbe voluto ritirarsi più verso Charlestown; ma essendo il paese infestato dagli stracorridori di Sumpter, ed avendo già Greene alle costole, se ne tolse dal pensiero. Nella quale risoluzione viemmaggiormente si confermò, considerato, che le mura di Cambden erano forti e capaci a sostenere un primo impeto del nemico. Solo le genti sparse qua e là nelle guernigioni delle Terre più deboli contrasse, e fe' venire dentro di Cambden. Lasciò solamente munite le città più forti. Accostò Greene l'esercito alle mura di Cambden; ma trovatele ben munite, e conoscendo di esser troppo sottile di gente per poter assaltare la piazza con isperanza di vittoria, prese la via dei monti, ed andò a mettersi a fortezza sopra un colle chiamato Hobkirk-hill ad un miglio distante dalla città. Non istava senza speranza, che la fortuna gli avrebbe scoperto qualche occasione per combattere, e se non credeva sè stesso abbastanza gagliardo ad assaltar il nemico dentro le mura, si persuadeva però di poterlo vincere nell'aperta campagna. Era l'alloggiamento suo molto forte, avendo da fronte tra la collina e Cambden folte boscaglie, e da sinistra una profonda e non valicabile palude. In questo campo facevano gli Americani negligenti guardie, confidatisi o nella fortezza del luogo, o nella debolezza del nemico, ovvero portati da quella loro trascuraggine, dalla quale tante infelici pruove non avevano potuto per ancora ritorgli. Lord Rawdon, conosciuta la condizione del nemico, e sapendo anche che questi aveva mandato indietro ad un miglio distante le sue artiglierie, si mosse per andarlo ad assaltare; animosa risoluzione, ma fatta necessaria dalle circostanze. Poste le armi in mano perfino ai suonatori, ai tamburini, ed ai saccardi, e la città in guardia ai convalescenti, trasse fuori l'esercito camminando alla volta di Hobkirk. Non potendo nè il bosco, nè la palude, che gli stavano davanti, varcare, iva distendendosi a destra, e tanto si allargò, che gli venne fatto di girar intorno la palude, e di comparire improvvisamente sopra il fianco sinistro del campo americano. Greene, veduto un sì vicino pericolo, emendò colla prontezza sua nell'ordinare i soldati alla battaglia la passata negligenza. Essendosi accorto, che il nemico marciava assai ristretto in una colonna, venne in isperanza di poterlo spuntar dai due lati. Per la qual cosa comandò al colonnello Ford, perchè con un reggimento di Marilandesi andasse a fiancheggiar gl'Inglesi sulla sinistra, ed al colonnello Campbel commise, gli ferisse sulla destra. Gli fe' poi assaltar da fronte dal colonnello Gunby, e mandò nel medesimo tempo il colonnello Washington co' suoi cavalli, perchè, girato intorno il fianco loro destro, gli urtasse alle spalle. In tal modo si appiccò la battaglia molto feroce da ambe le parti. I reali sulle prime piegarono, ed andarono, fanti e cavalli, disordinati in volta. Il terror loro era anche accresciuto dalle spesse gittate di scaglia, che facevano loro addosso i repubblicani per mezzo delle artiglierie arrivate in su quel fatto al campo. In questo punto Lord Rawdon spinse avanti una squadra d'Irlandesi, ed alcune altre compagnie, che aveva tenuto in serbo per le riscosse, e per mezzo loro ristorava la fortuna della giornata. Si combattè allora buon pezzo aspramente, e diversi ondeggiamenti si osservavano, cedendo ora questa parte, ora quella. Ma finalmente un reggimento marilandese fieramente pressato dal nemico si disordinò, e pose in fuga. Questo fu causa, che anche i vicini si smagliarono, e la rotta divenne in poco tempo universale. Si rattestarono i repubblicani parecchie volte, ma sempre invano, incalzando vicinamente gl'Inglesi. Entrarono questi poco dopo negli alloggiamenti nemici sulla collina. Intanto il colonnello Washington, eseguendo gli ordini del capitano generale, si era colla sua cavalleria condotto dietro le file inglesi, mentre ancora non si erano, dopo la prima rotta, rimesse negli ordini loro, e molti aveva fatto prigionieri. Ma, veduta poscia la rotta de' suoi, si ritirò intiero. Alcuni dei prigionieri gli sfuggirono dalle mani; gli altri condusse seco al campo, dove si raccozzò con Greene. Questi dopo la sconfitta si era ricoverato a Gun-Swamp a cinque miglia da Hobkirk, dove fece testa, ed attese alcuni dì a raccorre i fuggiaschi, ed a riordinare l'esercito. Questa fu la battaglia di Hobkirk, la quale si combattè addì 25 di aprile. Lord Rawdon, essendo al di sotto in cavalli, ed avendo fatto non leggiera perdita nella battaglia, in luogo di seguitar Greene, si era riparato di nuovo dentro le mura di Cambden. Quivi avrebbe voluto fermar le stanze, e ciò tanto più volentieri ch'ebbe ricevuto un rinforzo di genti sotto la condotta del colonnello Watson. Ma ebbe gli avvisi, che gli Americani levatisi a romore inondavano da ogni parte il paese; che già il Forte Watson aveva pattuito; e quei di Granby, di Orangeburgh e di Motte erano stretti d'assedio, dei quali quest'ultimo non era di poca importanza per esser posto presso la congiunzione dei due fiumi Congaree, e Santee, ed essere una notabile riposta di munizioni. Queste sinistre novelle operarono di modo nella mente del capitano britannico (imperciocchè tutti quei Forti erano posti alle sue spalle), che si risolvette ad abbandonare Cambden, ed a ritirarsi più sotto verso Charlestown. La quale risoluzione mandò ad effetto il giorno nove di maggio. Uguagliò al suolo le fortificazioni, trasportò in salvo tutte le artiglierie e le bagaglie, condusse seco le famiglie di quei leali, che per essersi ardentemente scoperti pel Re, erano in maggior odio venuti de' repubblicani. Arrivò tutto l'esercito a Nelson's-ferry sulle sponde del fiume Santee il giorno 13 dello stesso mese. Quivi avendo inteso, essersi gli Americani fatti padroni di tutti i Forti, che sopra abbiam nominato, levate le tende, indietreggiò vieppiù, ed andò a porre il campo a Eutaw-Springs.

Greene veduto, che Rawdon, ritiratosi nelle parti disottane della provincia, si era levato del tutto dal pensiero di difendere le superiori, pose l'animo a voler conquistare i porti di Ninety-six, e di Augusta, che soli vi si mantenevano in nome del Re. Erano già questi due Forti assediati dalle milizie condotte dai colonnelli Pickens, e Clarke. Accostava Greene l'esercito alle mura di Ninety-six, e postosi intorno procedeva tosto a farvi intensissimamente lavorare all'oppugnazione. Nel che con grandissima laude si adoperò il colonnello Kosciusko, giovane polacco, desiderosissimo di veder bene di quella causa d'America. Eravi dentro, come castellano, il colonnello Cruger. Nel medesimo tempo Pickens campeggiava strettamente la Terra di Augusta, dentro la quale con non poca industria e valore si difendeva il colonnello Brown, che n'era conestabile. L'una e l'altra piazza erano molto forti, e ci voleva assai tempo per soggiogarle. Ma lord Rawdon, al quale incresceva il venir privo di quelle, e molto più il perdere le guernigioni, che le difendevano, avendo anche ricevuto in questo mezzo un rinforzo di tre reggimenti poco prima arrivati dall'Irlanda a Charlestown, si metteva in via per andare a disalloggiar il nemico da quelle Terre, e principalmente da quella di Ninety-six; perciocchè non avendo deliberazioni, se non difficili, e pericolose, amò meglio attenersi al partito più generoso. Strada facendo gli pervennero le novelle della perdita di Augusta, la quale combattuta forte da Pickens, e non avendo rimedio, si era arresa all'armi del congresso. Il qual caso fu all'animo suo un nuovo stimolo per conservare Ninety-six. Greene, riscaldando ogni ora più la nuova dell'avvicinarsi di Rawdon, conobbe ottimamente, che la qualità, ed il numero de' suoi soldati non erano di tal fatta, che potessero resistere, quando assaltati fossero nel medesimo tempo e dalla guernigione di Ninety-six, che saltasse fuori, e dai soldati freschi e desiderosissimi di gloria, che incontro gli venivano. Da un altro canto l'abbandonar l'assedio, prima che avesse tentato qualche onorata fazione contro la piazza, gli pareva troppo vituperevole partito. Per la qual cosa, sebbene i lavori dell'oppugnazione non fossero ancora a quel termine condotti ch'era necessario, e che malgrado, che già avesse sboccato nel fosso, e si fosse colle zappe avvicinato ad un bastione, tuttavia le fortificazioni rimanevano pressochè intiere, si determinò a voler dar la battaglia alla Terra. Poco sperava in quella condizione di cose di poterla conquistare. Ma confidava almeno di potersene andare in modo, che le armi americane ricevessero minor percossa nella riputazione. Fu battuta con grande impeto la Terra dagli Americani, e con ugual valore difesa dagl'Inglesi. Ma, veduto Greene, che non profittava cosa nissuna; che per lo contrario molti de' suoi erano morti dalle artiglierie nei fossi non ancora appianati, fatto suonare a raccolta, gli ritirò agli alloggiamenti. Poco dopo la ributtata, essendo già vicino Lord Rawdon, stendava, e si ritirava, perseguitandolo i reali inutilmente, al di là dei fiumi Tigre, e Broad. Il capitano del Re entrato in Ninety-six, ed attentamente esaminata la qualità dei luoghi, venne in questa sentenza, che la Terra non si potesse tenere. E perciò, messosi di nuovo in cammino, e procedendo verso le parti più basse della Carolina, andò a porsi con tutte le sue genti a Orangeburgh. Veniva Greene, fatto ardito dalla ritirata di Rawdon, per annasarlo in questa ultima città. Ma trovatolo grosso, ed acconciamente alloggiato dietro le giravolte del fiume, si ristè, ed andò a metter campo sulle alte colline del Santee. Sopraggiunse quindi la stagione caldissima e malsana; e nacque per essa quella cessazione dalla guerra, alla quale la rabbia degli uomini per sè stessa non avrebbe voluto consentire.

Sospese in tal modo le ire guerresche, si accesero vieppiù le civili, e queste furono molto più dagl'Inglesi, siccome perdenti, esercitate, che non dagli Americani. Tra gli altri successe un caso molto compassionevole, e che a grandissima rabbia ebbe tutta l'America concitato, specialmente i Caroliniani; e questo fu una esecuzione, che fecero i reali contro di un gentiluomo benissimo nato, e di ottimi costumi fornito. Era il colonnello Isacco Hayne stato ardentissimo nell'americana impresa, ed a' tempi dell'assedio di Charlestown aveva militato sotto le insegne di una banda paesana a cavallo. Venuta poi quella città in poter dell'esercito regio, Hayne, non bastandogli l'animo di abbandonar la propria famiglia, la quale tenerissimamente amava, per andarsene in istrani luoghi cercando rifugio contro la rabbia dei conquistatori, e conoscendo, che ad altri uffiziali americani era stata concessa la facoltà di rimanersene quieti alle case loro, purchè dessero la fede di non offendere gl'interessi del Re, se ne venne in Charlestown, ed ivi si constituì volontariamente presso i generali britannici prigioniero di guerra. Ma questi, ai quali non era ascoso, quanto fosse l'ingegno suo, e quanta l'autorità, ch'egli esercitava presso i popoli, desiderarono di averlo del tutto in poter loro, e non vollero riceverlo in quel grado, ch'era venuto a domandare. Gli fecero perciò intendere, ch'egli aveva a diventare suddito britannico, ovvero ad essere in istretta prigione rinchiuso. Questo avrebbe Hayne potuto sopportare; ma non gli sofferì l'animo d'essere dalla sua moglie, e da' suoi figliuoli sì lungo spazio disgiunto, e tanto meno, quanto che sapeva, che infuriava fra di essi il vaiuolo, dal quale eziandio furono, poco dopo, quella, e due di questi ad immatura morte condotti. Nè gli sfuggiva, che se non consentisse alla inchiesta britannica, ne sarebbero state le proprietà sue dalle sfrenate soldatesche poste a ruba ed a sacco. Nella durissima alternativa l'amor di padre e di marito tanto in lui operarono, che consentì a rivestirsi della qualità di suddito inglese. Solo pregò, non potesse venir obbligato a combattere coll'armi in mano contro i suoi; la qual cosa gli fu dal generale inglese Patterson, e dal Simcoe, sovrantendente di polizia in Charlestown, costantemente promessa ed affermata. Ma primachè si fosse al pericoloso passo risoluto, se n'era a trovar il dottor Ramsay andato, quegli, che scrisse poi la storia della rivoluzione d'America, pregandolo, gli fosse in ogni caso avvenire testimonio, che non intendeva a patto nissuno la causa dell'America abbandonare. Sottoscritta la obbligazione di leanza, fu lasciato ritornare alle case sue. Intanto essendosi vieppiù la guerra riscaldata da ambe le parti, e gli Americani, che erano stati debellati e vinti, riavutisi e comparsi essendo di nuovo più arditi che prima in sui campi, i capitani del Re nulla curando la promessa fatta all'Hayne, gl'intimarono, pigliasse le armi, seco loro si congiungesse, andasse a combattere quelle nuove teste di repubblicani. Non volle. Arrivarono poscia nel paese i soldati del congresso; gli abitatori del suo distretto si sollevarono, lo elessero a capitano loro. Non credendosi egli più oltre obbligato a serbar quella fede agli altri, che gli altri, siccome gli pareva, non avevano voluto serbar a lui, consentì alle voglie dei suoi terrazzani, e vestì di nuovo quelle armi, che la necessità gli aveva fallo deporre. Venne poscia coi corridori ad infestar la contrada attorno Charlestown, dove, incappato in un agguato tesogli dai capitani del Re, fu preso, condotto nella città, e gettato in fondo di una oscura e schifa prigione. Fu dannato a morte dal lord Rawdon e dal colonnello Balfour, comandante di Charlestown, e ciò senza niuna forma di giudiziale processo. La qual cosa parve a tutti, qual era veramente, non solo enorme, ma barbara; imperocchè perfino ai disertori siano concesse le solite forme dei processi, e le difese; dal qual benefizio solo le spie sono state dalle leggi della guerra escluse. Tutti, e repubblicani, e reali per le virtù sue il compassionavano, e voluto avrebbero salvargli la vita. Nè solo nei desiderj vani si contennero; chè anzi molti fra i leali, e lo stesso governatore per parte del Re venuti in presenza di Rawdon con grandissime instanze intercedettero in favor del condannato. Le gentildonne di Charlestown con ogni maniera di più umili, e di più efficaci parole scongiurarono, gli fosse condonato. I figliuoli suoi ancor fanciulli con orrevole accompagnatura de' più prossimi parenti, conciossiachè il crudel morbo avesse testè la madre di questa vita tolta, tutti sordidati e vestiti a bruno, ginocchioni si appresentarono avanti Rawdon, supplichevolmente della vita dell'infelice padre addomandandolo. Tutti i circostanti con dirotte lagrime secondavano gli effetti dei pietosi preghi. Rawdon e Balfour non vollero a patto nissuno mitigare la severità del giudizio. Vicino Hayne all'essere condotto all'ultimo passo fe' venire al cospetto suo il suo figliuolo primogenito, allora in età di tredici anni constituito, gli rimesse certe scritture da esser porte al congresso; poi gli disse; tu verrai al luogo del mio supplizio; là riceverai il corpo mio, e farailo interriare nella sepoltura dei nostri maggiori. Menato al patibolo, preso con affettuose parole l'ultimo congedo dai dolenti amici, che gli stavano intorno, incontrò la morte con quella stessa costanza, colla quale era vissuto. Fu egli del pari dabben uomo, amorevole padre, benvogliente cittadino, valoroso soldato. E certo se le smoderatezze de' principi, o l'impazienza dei popoli rendono qualche volta inevitabili le rivoluzioni negli Stati, bene è da deplorarsi, che le prime e principali vittime ne siano per lo più i migliori, i più ragguardevoli, i più onorandi cittadini. Preso questo crudel supplizio d'un uomo tenuto in sì gran concetto, onde tutta la città rimase intenebrata, e pregna di vendetta, se ne partì Lord Rawdon alla volta dell'Inghilterra. Chechè si debba della giustizia di quest'atto dei capitani britannici pensare (abbenchè in ogni tempo l'estrema giustizia sia stata riputata estrema ingiustizia), essendo esso stato tratto ad esecuzione, allorquando le cose loro già erano in tanta declinazione, parve alla maggior parte piuttosto uno sfogo di un nemico aontato dalle perdite, che l'effetto di una giusta legge. Fieramente ne adirarono gli Americani, e quegli odj, che già sì acerbi erano, vieppiù si rinfuocolarono. Gli uffiziali di Greene gli addomandarono, usasse le rappresaglie, protestando di esser pronti a sottomettersi a tutte le conseguenze, che ne sarebbero nate. Perilchè ei mandò fuori un bando, col quale minacciò di rappigliarsi della morte di Hayne sulle persone degli uffiziali britannici, che gli verrebbero alle mani. Così la guerra, già di per sè stessa tanto crudele, la diventava ancor di vantaggio per le tracotanti ire degli uomini.

Greene in questo mezzo tempo non era stato ozioso nel suo campo sulle colline del Santee; chè anzi con ogni industria si era affaticato nel rifar genti, e con ispessi armeggiamenti le veterane confermare, le nuove ammaestrare nell'arte delle fazioni militari. Nè la sua diligenza era rimasta senza effetto. Fatte venire al suo esercito le bande paesane dei contorni, venne a raccozzare un novero di un esercito giusto, ottima gente, ed infiammatissima contro gl'Inglesi. Diventato poderoso, ed essendosi già in sull'entrar di settembre rinfrescata la stagione, si determinò ad andare ad assalir gl'Inglesi, e cacciargli del tutto da quelle poche Terre, che tuttora possedevano nella Carolina fuori della città di Charlestown. Fatta adunque una grande aggirata all'insù, passava il fiume Congaree, e poscia scendeva a gran passo sulla destra riva, spingendosi per la diritta con tutto l'esercito contro gl'Inglesi, i quali sotto la condotta del colonnello Steewart avevano posto il campo loro a Macord's-ferry, luogo situato presso la congiunzione di quel fiume medesimo col Santee. I regj intesa la mossa di Greene, vedendosi venir all'incontro un nemico così grosso, e fornitissimo massimamente di corridori, e trovandosi troppo lontani da Charlestown, donde traevano le provvisioni, abbandonato Macord's-ferry si ritirarono più sotto Eutaw-springs, dove attendevano ad affortificarsi. Gli seguitò Greene, e ne nacque gli otto di settembre la battaglia di Eutaw-springs. Aveva il capitano del congresso indrappellato le sue genti, dimodochè la vanguardia fosse composta delle milizie delle due Caroline, e la battaglia di stanziali caroliniani, virginiani e marilandesi. Il colonnello Lee colla sua legione proteggeva il fianco diritto, ed il colonnello Henderson il sinistro. Il colonnello Washington co' suoi cavalli, ed i Delawariani seguitavano alla coda. Questi, come schiera di sovvenimento, dovevano fare spalle alle prime in caso di rotta. Le artiglierie procedevano a fronte delle due prime schiere. Il capitano inglese arringò i suoi in due file, la prima delle quali era difesa sulla dritta dal rivo Eutaw, e sulla stanca dalle vicine selve; la seconda, quale schiera di riscossa, si era fatta attelare sopra di un poggio per guardar la strada per a Charlestown. Si mescolarono dapprima i corridori dell'una e dell'altra parte. Poscia, ritiratisi dietro gli altri, si appiccò la zuffa molto aspra tra le genti di più grave armatura. Si pareggiò buona pezza la battaglia; ma finalmente le milizie caroliniane, cedendo il luogo, disordinate si ritirarono. Quella parte delle genti regie, che formavano la sinistra ala della prima fila, lasciati i luoghi loro, gli tenevano dietro. Il che fu cagione, che un poco si scompigliarono gli ordini, e non poterono combattere di compagnia coll'altra parte della fila. Si giovarono tosto i repubblicani del fallo commesso dai reali. Greene si spinse innanzi colla seconda schiera, e gli assalì con sì grande e forte animo, che incontanente gli ruppe e fugò. Per accrescere la rotta, ed impedire agl'Inglesi, che non si riordinassero, Lee co' suoi cavalli, girato loro all'intorno sul sinistro fianco, gli assaltò alle spalle. Allora non vi fu più modo alcuno allo scompiglio, ed alla fuga dell'esercito britannico. La destra ala però manteneva tuttavia la battaglia. Ma Greene operò di modo, che fu ferita da fronte molto aspramente dagli stanziali marilandesi e virginiani, e da fianco dallo squadrone del Washington. Tutti allora disordinati andarono in fuga. Così tutto l'esercito regio, voltate le spalle, e cogli ordini scomposti, si ritraeva verso gli alloggiamenti. S'erano gli Americani già fatti padroni di alcune artiglierie, avevano presi molti prigionieri, e parevano essere intieramente in possessione della vittoria. Ma gli eventi della guerra dipendono troppo spesso dal voler della fortuna; ed i soldati, che sono con ottima disciplina informati, sanno sovente in mezzo al disordine rannodarsi e ricuperar quello, che già parevano avere irrevocabilmente perduto; del che se ne vide nella presente battaglia un manifesto esempio. I regj in mezzo a tanto perturbamento degli ordini loro si gettarono dentro ad una grossa, e bene fondata casa, e là rattestatisi facevano una disperata difesa. Altri si raccozzarono dentro una folta e pressochè impenetrabile boscaglia, ed altri dentro di un giardino impalizzato. Quivi si rinnovò la battaglia più sanguinosa che prima. Fecero gli Americani tutto ciò, che per valenti soldati si potè per isbarbar il nemico da quei nuovi posti. Diedero la batteria con quattro cannoni alla casa; Washington sulla dritta si sforzò di entrare nella boscaglia, Lee nel giardino. Tutto fu nulla; vi si difesero gl'Inglesi sì valorosamente, che ne fecero tornare indietro con grave danno i repubblicani. Il colonnello Washington istesso ne fu ferito e fatto prigioniero. La pressa, l'abbattuta e la mortalità furono grandi, principalmente presso la casa. Steewart intanto, avendo riordinata la sua ala dritta, la spinse avanti, e fattala girare a stanca, urtò all'improvviso i soldati di Greene sul loro sinistro fianco. La qual cosa vedutasi dal generale americano, siccome pure la strage de' suoi, che la magione assaltato avevano, disperato di poter più spedire questo nodo, fe' suonar a raccolta, e ritirò le sue schiere ai primi alloggiamenti, poche miglia distante dal campo di battaglia. Perchè si sia ritirato sì lungo spazio, lo attribuisce alla mancanza delle acque. Condusse seco da cinquecento prigionieri, e tutti i suoi feriti, eccetto quelli, che si trovarono troppo vicini alle mura della casa. Perdè due cannoni. Gl'Inglesi se ne stettero tutto il giorno negli alloggiamenti loro. La notte, levatisi da quel campo, andarono a porsi più sotto a Monk's-corner. Scrivono gli Americani, avere i reali per la fretta sparsi a terra i liquori spiritosi, e rotto e nascosto nelle fonti di Eutaw molte armi. Perdè Greene in questo fatto tra feriti, morti e prigionieri meglio di seicento soldati; Steewart, noverando anche gli smarriti, molti più. Fu grande il valore mostrato in questa giornata dai repubblicani, i quali impazienti diventati di battaglia manesca, tosto ne vennero alle bajonette, l'uso della quale arme, se tanto temettero ne' principj della guerra, ora fatti più arrisicati facevano, che altri lo temesse. Rese il congresso immortali, e pubbliche grazie ai combattitori della giornata di Eutaw-springs, e presentò con uno stendardo conquistato, ed una medaglia d'oro il generale Greene. Poco tempo dopo, ricevuti alcuni rinforzi, seguendo con molto ardore la fortuna vincitrice, scendè nelle parti più basse incontro agl'Inglesi, e mostratosi nelle vicinanze di Monk's-corner e di Dorchester fece di modo, ch'eglino, impotenti al resistere, si rintanarono del tutto dentro la città di Charlestown. Solo facevano correre la contrada intorno dai loro speculatori, e foraggieri; ma però non si allargavano molto, perchè Greene prevalendo soprattutto di soldati leggieri gli frenava, e, correndo pel paese, disturbava le vettovaglie. In questo modo fu posto fine alla meridional guerra, e Greene dopo una lunga ed aspra contesa, e con molta maestria di guerra ricuperò alla lega tutte le due Caroline e la Giorgia, solo eccettuate le due città capitali dell'una e dell'altra provincia, le quali tuttavia obbedivano agl'Inglesi in un coi territorj più vicini alle mura. Tali furono i frutti della risoluzione presa da lord Cornwallis a Wilmington di portar le armi sue contro la Virginia. Ma molta lode si debbe a Greene, il quale venuto, scambiando Gates, al governo dell'esercito del mezzodì, quando le cose vi erano non solamente in declinazione, ma quasi disperate, le ristorò di modo coll'attività sua, coll'ingegno e coll'ardire, che i suoi, da vinti diventarono vincitori, i popoli sfiduciati confidentissimi, e la fortuna inglese testè sì promettente non trovò altro scampo, se non dentro le mura di Charlestown. E se fu valoroso capitano, si mostrò del pari integro cittadino, uomo gentile e cortese, amorevole amico. Ei fu tale che superò l'invidia colle sue virtù, e giovando alla patria sua, ed ogni cosa governando, e massime sè stesso, con mirabile modestia, fu degno che la fama trasmettesse immaculato il suo nome alla posterità.

Ma nella Virginia iva Arnold mettendo a sacco, ed a ruba sì le cose del pubblico, come quelle dei privati, quasi che volesse al tradimento accoppiare la crudeltà. La qual cosa, siccome da noi già si è notato, ad altro fine non era stata dai Capi britannici ordinata, se non se per cooperare coll'armi di Cornwallis nelle Caroline, e per turbare e dividere i disegni, e le armi del nemico. Imperocchè lo stabilire alla divozione del Re la Virginia con sì poche genti, non era cosa che si potesse non che eseguire, sperare. Ma intanto la fortuna dimostratasi contraria a Cornwallis, posto avea Arnold in un grandissimo pericolo, e già le milizie virginiane levandosi a romore tutto all'intorno lo avevano costretto ad abbandonare la campagna, ed a ritirarsi di tutta carriera a Portsmouth, dove attendeva a fortificarsi. Da un altro canto Washington, che stava continuamente in orecchie, conoscendo, quanto gli Americani desiderassero il sangue del traditore, aveva fatto il pensiero di serrarlo per terra e per mare, dimodochè non gli potesse sfuggire dalle mani. A questo fine aveva speditamente mandato alla volta della Virginia il marchese de La-Fayette con dodici centinaia di fanti leggieri; ed anche operò di modo coi Capi delle forze francesi nell'Isola di Rodi, che questi fecero uscire un'armata di otto navi di fila, perchè andassero a serrare il passo ad Arnold nel Chesapeack. Ma gl'Inglesi avendo avuto pronto avviso della cosa, salparono dalla Nuova-Jork con otto somiglianti navi sotto la condotta dell'ammiraglio Arbuthnot, ed incontrarono i Francesi presso il capo Enrico. Ne seguì una grossa affrontata, in cui le due armate ricevettero a un dipresso uguale danno. Questi ultimi però ne furono costretti ad abbandonar l'impresa loro, e di ritornarsene all'Isola di Rodi. Il che uditosi da La-Fayette, il quale già era giunto in Annapoli di Marilandia, se ne andò di là a capo d'Elk. Così scampò Arnold da un grave pericolo. A questi dì i capitani del congresso avevano mandato un trombetto, o caporale, o sergente, ch'ei si fosse, al mastro padiglione d'Arnold per ivi fornirvi alcuna bisogna appartenente all'esercizio della guerra. Porta la fama, che avendogli il traditore chiesto, che cosa avrebbero di lui fatto, se preso l'avessero, colui gli desse questa subita risposta: Se t'avessimo pigliato quella gamba, che ti fu guasta, quando stavi ai soldi della repubblica, l'avremmo seppellita con ogni dimostrazione d'onore; il rimanente del corpo tuo l'avremmo impiccato. Clinton, conosciuto il pericolo, che aveva portato Arnold, e dubitando, che i confederati non ottenessero un'altra volta quello, che ora avevano tentato invano, mandò tosto in soccorso suo il generale Phillips con due migliaia di soldati. Accozzatisi insieme Phillips e Arnold, di nuovo corsero la provincia, depredando ed ardendo ogni cosa. A Osborn distrussero un numeroso navilio con molti ricchi arnesi, e merci, massime tabacco. Il Barone di Steuben, il quale governava i repubblicani, avendo poche genti, non era abile al resistere. In fine arrivava il marchese co' suoi, e colla presenza sua ebbe preservato la ricca città di Richmond. Quivi però gli fu forza prospettar l'incendio della città di Manchester, posta sulla destra riva del fiume James, rimpetto a Richmond, alla quale i regj a bello studio avevano appiccato il fuoco. Ma la guerra, finora vaga e sparsa, già si volgeva ad un solo e determinato fine. Aveva Phillips ricevuto le novelle, che Cornwallis si avvicinava, e già era presso ad arrivar a Pietroburgo. La-Fayette anch'egli aveva avuto fumo di quello, che succedeva. Per la qual cosa l'uno e l'altro capitano si affrettavano per arrivare, prima delle genti ritornate dalla Carolina, a Pietroburgo; il primo per ivi congiungersi con Cornwallis, il secondo per questa congiunzione impedire. Prevalsero gl'Inglesi, e posto piede dentro la Terra vi si alloggiarono. Quivi Phillips assalito da mortal febbre passò di questa vita con infinito desiderio de' suoi, che molto per la perizia nelle cose militari il riputavano. Arrivò Cornwallis, dopo d'aver corso con infinito disagio trecento miglia, a Pietroburgo, e si recò in mano il governo di tutte le genti. L'esser la Virginia fatta sede della guerra molto rinvergava coi disegni, che i ministri britannici avevano fatto sopra di questa provincia. Tostochè pervennero in Inghilterra le novelle della vittoria di Guilford si erano i ministri fatti a credere, che le due Caroline fossero intieramente ridotte nella potestà del Re, e che poco più vi rimanesse a fare altro, che ordinarvi il consueto reggimento civile. Non dubitavano, che quello a che le armi di Cornwallis avevano aperta la strada, non fossero i buoni ordini per compire. Soprattutto un grandissimo fondamento facevano sui leali, siccome quelli, che malgrado tant'infelici sperimenti, e tante false speranze molto tuttavia se ne stavano alle baie, ed alle novelle dei fuorusciti soliti sempre a confortarsi cogli aglietti. Pertanto coll'opera di questi leali, col romore delle vittorie di Cornwallis, e con pochi presidj, che intendevano di lasciare qua e là ne' luoghi più acconci, avevano speranza, che i libertini delle Caroline sarebbero stati impediti dal tentar cose nuove, e che queste due province sarebbero nella pristina obbedienza raffermate. Rispetto poi alla Virginia, siccome dall'un de' lati ella è molto frequente di grossi e profondi fiumi, e di golfi mediterranei, e dall'altro credevano, che colle navi mandate nell'acque d'America dall'ammiraglio Rodney dalle Antille, avrebbero potuto la navale superiorità in quelle medesime acque conservare, così dubbio alcuno non avevano, ch'ella si potesse, se non intieramente conquistare e soggiogare dall'armi del Re, almeno sì fattamente molestare, e nelle sue viscere stesse percuotere, che molto ne increscesse agli Americani, ed affatto inutile diventasse alla lega. A questo fine avevano disegnato, che i capitani da terra scegliessero un luogo comodo sulle spiagge virginiane, e con ogni maggior diligenza lo affortificassero, perchè potesse diventare un posto sicurissimo contro le offese del nemico. Con questo, e colle prepotenti armi marittime stimavano di diventare del tutto padroni della Virginia; e da un'altra parte per le sopra narrate cagioni erano confidentissimi dell'intiera possessione delle Caroline, siccome pure della Giorgia. Nè temevano per queste ultime gl'insulti delle armi navali nemiche, essendo le spiagge loro importuose, e quei pochi porti più comodi che vi sono, trovandosi in mano dei soldati del Re. In questo stato di cose, essendo padroni delle quattro ricche province poste a mezzodì, siccome anche di quell'altra non meno ricca, che opportuna pei porti, della Nuova-Jork, opinavano, che gli Americani si sarebbero finalmente dati vinti per istracca, o che anche si sarebbe potuto la guerra offensiva proseguire. Così argomentavano, non sapendo ancora, che le armate inglesi sulle spiagge dell'America erano non che al di sopra, al di sotto: che le Caroline in luogo di essere in balìa del Re, erano tornate quasi intieramente all'obbedienza del congresso; e che se veramente Cornwallis era arrivato nella Virginia, là era giunto piuttosto, nonostante il fatto di Guilford, in sembianza di vinto, che di vincitore.

Intanto Cornwallis, avendo soprasseduto alcuni giorni a Pietroburgo, e ricevuto un rinforzo di parecchie centinaia di soldati mandatigli dalla Nuova-Jork da Clinton, deliberò di passare il fiume James, e di correre le parti più interne della Virginia. Poco timore aveva, che a quei dì i confederati se gli potessero opporre, essendo le forze loro parte deboli, parte disgiunte. Poichè il Barone di Steuben alloggiava nelle parti superiori della provincia, il marchese nelle inferiori, ed il generale Wayne, il quale era in via cogli stanziali della Pensilvania, era tuttavia ancor lontano. Per la qual cosa il capitano britannico varcò facilmente il fiume a Westover, essendosi il marchese ritirato dietro il Chickahomini. Di là mandò una banda a pigliar possessione di Portsmouth, dove venivano i leali, e quei, che volevano parer tali, a promettere obbedienza al Re. Egli poi foraggiava largamente nella contea di Hannover. Ivi ebbe avviso, che molti fra i più riputati uomini del paese avevano fatto un convento a Charlotteville per ivi accordare tra di loro alcune bisogne dello Stato; e che il Barone di Steuben si era posto alla punta di Fork, che è un luogo situato presso la diramazione del fiume James tra la Fluviana e la Rivana, e che vi aveva in custodia buona quantità di armi e di munizioni. Queste cose lo mossero, oltrechè la contrada per non avere ancor sentito le armi inglesi era abbondante di ogni cosa, prima che tentasse altre fazioni, di fare quelle di Charlotteville, e della punta di Fork. Commetteva la prima a Tarleton, la seconda a Simcoe. L'una e l'altra ebbero felice fine. Arrivò il primo, per aver marciato senza resta, e di buono andar di galoppo, sì improvviso in quella città, che pose le mani addosso a molti deputati, e s'impadronì di una notabile quantità di fornimenti sì da guerra che da bocca. Ma quello, che più gli premeva di avere in poter suo, non potè arrestare, e questi fu Tommaso Jefferson, il quale veduto dalle sue case venir gli uomini d'armi inglesi, si pose in salvo, non senza però aver fatto prima sgomberare, con molta fatica e propria e de' suoi, a luoghi sicuri buona copia d'armi e di munizioni. E se Tarleton si era della benignità degli altri suoi commilitoni doluto, nissuno potè dolersi della sua; imperciocchè da rapace ed insolente, rapacissimo ed insolentissimo diventato, niuna cosa avendo nè santa, nè sicura, le rapiva e profanava tutte quante. Dall'altro canto Simcoe si era, camminando più che di passo, approssimato a Steuben. Questi non so per quale ubbìa, perciocchè avrebbe potuto difendersi agevolmente, ma certo con precipitoso consiglio si ritirò prestamente. Non potè però fare in modo, che l'Inglese nol sopraggiungesse, e tagliasse a pezzi una parte del suo retroguardo. Quando Tarleton e Simcoe furono ritornati al campo, Cornwallis, camminando in una contrada fertile e ricca, mosse l'esercito a Richmond, e poco poscia a Williamsburgo, città capitale della Virginia. I suoi corridori però non potevano più foraggiare e buscar alla libera; perciocchè La-Fayette congiuntosi con Steuben, e cogli stanziali pensilvanesi condottigli da Wayne, era diventato sì grosso, che gl'incalzava vicino, e gli opprimeva, se si sbrancavano. In questo tempo pervennero a Cornwallis ordini da Clinton, perchè gli mandasse alla Nuova-Jork una parte delle sue genti, sepperò non avesse allora per le mani alcuna impresa d'importanza. Aveva Clinton avuto lingua dell'approssimarsi dei confederati, e dubitava di qualche gran nembo, che gli venisse scoccare addosso. Perciò temeva della Nuova-Jork, dell'Isole degli Stati, e Lunga, per difender le quali egli era troppo debole. Cornwallis, per mandare ad effetto le commissioni del capitano generale, avviò le sue genti verso le rive del fiume James, per poscia, varcato che lo avesse, recarsi a Portsmouth, dove avrebbe i richiesti soldati imbarcato per alla Nuova-Jork. Ma siccome instava ferocemente alle spalle il marchese de La-Fayette, gli fu mestiero fare un po' di fermata sulla sinistra riva del fiume, e pigliar ivi un forte luogo, affine di arrestar l'impeto del marchese, e dar tempo a' suoi, trasportassero sull'altra riva le armi, le munizioni e le bagaglie. Pose adunque gli alloggiamenti poco lungi dal fiume in luogo forte, avendo sulla dritta uno stagno e nel mezzo, e sulla stanca paludi. Intanto la vanguardia americana guidata da Wayne si era avvicinata. Gl'Inglesi mandarono avanti spie, perchè facessero credere agli Americani, che già il grosso delle genti del Re avevano passato il fiume, e che solo rimaneva sulla sinistra un debole retroguardo consistente nella legione britannica, ed alcuni fanti. Ossiachè i repubblicani si lasciassero pigliare a questo tranello, ovvero che si lasciassero troppo trasportare al valor loro, diedero dentro, ed assalirono con molta furia i reali. Già gli stanziali della Pensilvania guidati da Wayne avevano passato la palude, e fieramente incalzavano l'ala sinistra dei reali; e nonostante che questi fossero assai più numerosi, sostenevano però i primi la battaglia con molto valore. Ma intanto si erano gl'Inglesi, oltrepassato lo stagno, spinti contro l'ala sinistra, e, fugatala facilmente, perciocchè erano milizie, si mostrarono sul fianco sinistro di Wayne. Nel medesimo tempo, distendendosi sulla sinistra loro oltre la palude, avevano spuntato il suo fianco destro, e facevano le viste di volerlo accerchiare da ogni banda. La qual cosa, vedutasi dal marchese, ordinò tosto a Wayne, si tirasse indietro. Il che fece egli, lasciando però due bocche da fuoco in poter del nemico. La-Fayette soprastette buona pezza a Green-springs per raccorre i suoi. Cornwallis se ne tornò a' suoi alloggiamenti. Non potè perseguitare il nemico, perchè era sopraggiunta la notte, ed il paese era difficile pei luoghi boscati e paludosi. L'indomani prima del far del dì ordinò a' suoi cavalli, seguitassero il marchese, e, noiandolo alla coda, gli facessero tutto quel male, che potessero. Il che eseguirono con niun altro effetto, che quello d'intraprendere alcuni de' suoi soldati, ch'erano rimasti indietro. Forsechè, se Cornwallis avesse spinto il giorno seguente alla battaglia tutto il suo esercito contro i repubblicani, gli avrebbe condotti ad un totale sterminio. Ma molto gli stava a cuore il recarsi prestamente a Portsmouth, per ivi, giusta i comandamenti di Clinton, imbarcar le genti per alla Nuova-Jork. Varcato con tutte le sue genti il fiume, giunse Cornwallis a Portsmouth, e fatta una diligente considerazione dei luoghi, trovò, che a patto nessuno non vi si poteva fare un alloggiamento, che forte fosse, e tutti quei disegni riempisse, che vi aveva fatto sopra il generale Clinton. Intanto si adoperava diligentemente ad imbarcar le genti. Gli pervennero in quel mentre nuove commissioni da Clinton, che recavano, ritornasse a Williamsburgo, ritenesse le genti, fortificasse invece di Portsmouth il posto di Old-point-comfort, perchè avesse in qualunque caso un sicuro ricetto. Della quale novella risoluzione del capitano generale fu cagione dall'un canto l'aver ricevuto dall'Europa un rinforzo di tremila Tedeschi, dall'altro il desiderio, che aveva di aver la via aperta per mezzo della strada di Hampton e del fiume James verso di quella fertile e popolosa parte della Virginia, ch'è posta tra i due fiumi James e Jork. Ma fatto esaminare attentissimamente la positura de' luoghi a Old-point-comfort si trovò, che anche questo era un luogo impertinente a porvi il campo, e che non poteva meglio di Portsmouth rispondere a quei fini, che si sarebbero voluti ottenere. Laonde abbandonossi del tutto il pensiero di porvi le stanze. Ma siccome per le future operazioni della guerra si voleva ad ogni modo avere un alloggiamento fermo nella contrada mezzana tra i due fiumi soprannominati, così Cornwallis, ripassato con tutto il suo esercito il James, se ne iva a mettere il campo a Jork-town. Non potè il marchese noiare il nemico, mentre s'imbarcava, perchè gli Americani, ch'erano nel suo campo, non vollero consentire a correre più sotto sin verso Portsmouth. Egli è Jork-town un borgo posto sulla destra riva del fiume Jork rimpetto ad un altro più piccolo chiamato Glowcester, il qual è fondato sull'opposta riva sopra una punta di terra, che sporgendo indentro, molto ivi restringe il letto del fiume assai profondo, e capace di ricevere anche le più grosse navi da guerra. Scorre a dritta di Jork-town un rivo paludoso; da fronte, sino alla distanza di un miglio, il paese è largo e piano; oltre di questo s'incontra un bosco bagnato a stanca dal fiume, a dritta da un rivo. Oltrepassato il bosco, la campagna è aperta e coltivata. In questo luogo Cornwallis attendeva con grandissima diligenza a fortificarsi. Il marchese, il quale dopo il fatto di James-town si era riparato tra i due fiumi Mattapony e Pamunckey, i quali altro non sono, che i due rami, che poscia insieme uniti compongono il fiume Jork, udito delle nuove stanze prese da Cornwallis, passava un'altra volta il Pamunckey, ed iva a porsi nella contea di New-Kent; non che avesse in animo di assaltar l'Inglese, perciocchè a ciò fare era troppo debole, ma per tenerlo a bada, ed impedirgli l'andare in busca, ed il foraggiare. In tal modo de La-Fayette, al quale Washington aveva commesso la cura di difendere la Virginia, con mirabile industria volteggiandosi e tenne a bada Cornwallis, e lo combattè virilmente, e finalmente lo condusse in luogo, dove potesse trovar accesso il poderoso navilio di Francia, che fra breve si aspettava.

Ma se sin qui si era la guerra di Virginia travagliata con varj, ma deboli accidenti, ora però quel disegno, il quale doveva con un gran fatto por fine a tutta l'americana guerra, diventava ogni dì, ed ogni ora più vicino al suo adempimento. Erano i Capi della lega in America informati, che il conte di Grasse colla sua armata, e con un rinforzo di genti da terra era prossimo ad arrivare, e non s'indugiarono a far tutti quei preparamenti, che necessarj credettero al poter trar profitto della prepotente forza, ch'erano per acquistare sì per terra, che per mare. Si abboccarono a questo effetto a Wither-field Washington e Rochambeau, al quale abboccamento doveva, secondo l'ordine preso, trovarsi anche presente il conte di Barras, che governava il navilio francese sorto a Nuovo-Porto nell'Isola di Rodi; ma quest'ultimo per alcune sue altre bisogne non potè intervenire. Si accordarono i due capitani di far l'impresa della Nuova-Jork, e rituffando quel presidio nel mare tor del tutto agl'Inglesi quel principal nido, che di tanta utilità era stato loro cagione in tutto il corso della guerra, ed era tuttavia. Le mosse, che poscia fecero, furono tutte consentanee a questa deliberazione, e sì appropriate, che, allorquando fosse giunto in quelle spiagge l'ammiraglio francese, si potesse subito por mano all'assedio della città. Ne entrò Clinton in tanto sospetto, che per questa sola cagione aveva, siccome si è detto, voluto rivocare una parte delle genti di Cornwallis, primachè avesse ricevuto quell'aiuto di Tedeschi. Sperava Washington di poter condur a buon fine l'impresa della Nuova-Jork, perchè era confidentissimo, che gli Stati, massime i settentrionali, soddisfatto avrebbero pienamente alle richieste, che loro erano state fatte, di fornir ciascuno un determinato numero di soldati. Ma sebbene avessero in parte adempiuti i desiderj del capitano generale, non avevano però mandato al campo tutte quelle genti, che avrebbero dovuto mandare, in guisa ch'egli, che aveva sperato di aver in questo gran bisogno un esercito di dodici in quindicimila soldati del paese, non si trovò ad aver altro, che quattro, o cinquemila stanziali, ed altrettanti soldati di milizia, od in quel torno. La fazione poi della Nuova-Jork doveva riuscire assai difficile, avendovi dentro Clinton un forte presidio di più di diecimila soldati; e non si poteva ragionevolmente credere di poterla fornire con sì poca gente. Oltreacciò aveva de Grasse fatto intendere, che stante gli ordini del suo Re, e gli accordi da lui fatti cogli Spagnuoli nelle Antille, non avrebbe potuto sulle coste dell'America rimanere oltre la metà di ottobre; e certamente sì breve intervallo di tempo non avrebbe bastato ad operare la conquista della Nuova-Jork. Finalmente si conosceva la ripugnanza, che gli uffiziali di mare, specialmente francesi, avevano a superar lo scanno per entrar nel porto di questa città. Tutti questi pensieri turbarono la deliberazione di Washington di assaltar la Nuova-Jork; e considerato, che sebbene a questa impresa per la pochezza delle sue genti non fosse capace, poteva però facilmente, e con molta speranza di prospero successo recarsi contro Cornwallis nella Virginia, a quest'ultimo partito si appigliò. Ma però siccome colle mosse già fatte aveva fatto nascere nella mente di Clinton il sospetto, ch'ei volesse recarsi contro la Nuova-Jork, così, malgrado che avesse volto l'animo ad un'altra impresa, volle continuare a nudrir in quello con altre, e più vive dimostrazioni il sospetto medesimo, e ciò a fine, che il capitano inglese non potesse apporsi, e penetrar nel suo segreto. Per la qual cosa, per condurlo più coloratamente nella trappola, scrisse lettere a parecchj de' suoi capitani, od agli uffiziali civili, nelle quali ei palesava il suo disegno di voler correre contro la Nuova-Jork, e poi artatamente le ebbe mandate per quelle vie, dove sapeva, che sarebbero dal nemico intraprese. La cosa allignava, e Clinton entrava ogni dì più in gelosia per quella sua città principale, e vi moltiplicava dentro le difese. Nel medesimo tempo era partito dall'Isola di Rodi il conte di Rochambeau con cinquemila Francesi, è già era giunto vicino al fiume del Nort. Si levava Washington dal suo campo di New-Windsor, ed andava ad incontrarlo sulla sinistra riva. Accozzatisi insieme ivano i confederati a campo a Philisburgo, come se correr volessero a Kingsbridge, ed entrar nell'isola stessa della Nuova-Jork. Vennero poscia a porsi effettualmente a Kingsbridge, ed andavano bezzicando i posti britannici or qua, or là tutto all'intorno dell'isola medesima. Nè contenti a questo gli uffiziali dei due eserciti accompagnati dagl'ingegneri andavano continuamente sopravvedendo dai due lati l'isola, raggiustando carte dei luoghi particolari, e formando piante di diversi posti, e perfino delle fortificazioni stesse, alle quali si accostarono a tiro d'artiglieria. Diedero anche voce, che fosse tosto per arrivar al Sandy-hook il conte di Grasse, e per far parere la cosa più verosimile, si erano i Francesi recati verso il Sandy-hook, e verso le coste prospettanti l'Isola degli Stati, come se avessero disegno di aiutar l'armata di Grasse a varcar quel passo, e ad entrar nel porto della Nuova-Jork. Tanto abbondarono con questi tranelli, che piantarono perfino una batteria alle bocche del fiume Rariton all'indentro del Sandy-hook. Raccolti tutti questi andari degli alleati, fece Clinton avviso, che volessero far impeto contro la Nuova-Jork, ed aspettava un vicinissimo assalto. Ma già era vicino il tempo, che doveva schiarire questa posta, e quella benda, che con tant'arte era stata avvolta intorno agli occhi del capitano britannico, pronta a sciorsi, ed a cadere. Quando ebbe Washington i certi avvisi, che il conte di Grasse non era più lontano dal Chesapeack, alle bocche del qual golfo ei sapeva, che questi aveva rivolto il cammino, passava improvvisamente il fiume Crotone, poscia quello del Nort, e traversata a gran passi la Cesarea, iva ad accamparsi a Trenton sopra la Delawara. Diè però voce, e fe' certe finte, che diedero a credere a Clinton, che questo motivo aveva fatto soltanto per trarlo dalla Nuova-Jork, e combatterlo con forze prepotenti alla campagna. Clinton, credendosi d'ingannar l'ingannatore, non uscì. Finalmente avendo il capitano della lega inteso, già essere le prue francesi vicine ad afferrare le americane spiagge, varcata con grandissima celerità la Delawara, ed una parte della Pensilvania, comparì improvvisamente a capo d'Elk, che è la testa del golfo Chesapeack. Un'ora dopo, e ciò se non fu destino espresso del cielo, fu certamente un maraviglioso appuntamento di bene ordita e concertatissima impresa, arrivò a piene vele alle bocche del golfo il dì 28 agosto il conte di Grasse con venticinque navi di allo bordo; e non sì tosto arrivato pose mano ad eseguire quella parte del disegno, che gli era stata commessa. Bloccava le bocche dei due fiumi James e Jork colle sue navi armate; questo per tagliare ogni corrispondenza per la via del mare a Cornwallis colla Nuova-Jork, quello per aprirne una al marchese de La-Fayette, il quale già si era recato agli alloggiamenti di Williamsburgo. A questo ultimo fine dubitando i confederati, che lord Cornwallis, accortosi di quell'agguato, che gli si andava tendendo tutto all'intorno, non corresse contro il marchese, ed oppressolo colla prepotente forza che aveva, non si salvasse verso le Caroline, per non corrompere la opportunità con la tardità, posti in sui legni minori da tremila soldati, molto buona e forbita gente, sotto la condotta del marchese di San Simone, fecero loro salire il fiume James, sicchè tosto si congiunsero coi soldati di La-Fayette. Così tutte le genti furono ridotte insieme a Williamsburgo. Ma siccome gl'Inglesi avevano molto fortificato Jork-town, e tuttavia lo fortificavano, così a volersene impadronire era necessaria una regolare oppugnazione, e perciò abbisognavasi di molte grosse artiglierie. Per questo era partito tre giorni prima dell'arrivo del conte di Grasse al Chesapeack dall'Isola di Rodi il conte di Barras con quattro navi di alto bordo, ed alcune altre minori, colle quali aveva levato tutti gli stromenti più necessarj all'oppugnazione delle piazze. E siccome non gli era nascoso, che gl'Inglesi stavano con una gagliarda armata nel porto della Nuova-Jork, così per non correr pericolo di esser intrapreso, il che avrebbe rotti tutti i disegni, e guaste tutte le speranze, si era molto allargato nell'alto mare, e segando le acque delle isole Bahame aveva il corso del suo viaggio dirizzato verso il Chesapeack. Intanto era arrivato alle bocche di questo golfo lo stesso giorno dei 25 agosto colle sue quattordici navi l'ammiraglio Hood, e non avendovi trovato, fuori dell'aspettazione sua, l'ammiraglio Graves, gli mandò tosto per una veloce fregata annunziando il suo arrivo, e senza por tempo in mezzo andò a congiungersi con lui con tutta la sua flotta nel porto di Sandy-hook il giorno vent'otto. Non aveva Graves, siccome da noi fu accennato, nissun avviso ricevuto del futuro arrivo di Hood, ed oltre di ciò erano state le navi sue con grave danno travagliate dai tristissimi tempi durante la crociata nelle acque di Boston, e perciò non erano a modo niuno pronte ad uscire. Nondimeno avendo egli, il quale come anziano si era recato in mano il governo di tutta l'armata, avuto tempestiva notizia della partenza del conte di Barras dall'Isola di Rodi, aveva con tanta sollecitudine fatto lavorare al risarcimento delle navi, che si trovò apparecchiato a salpare l'ultimo dì d'agosto. Uscì con diciannove navi d'alto bordo, e si avviò verso il Chesapeack, dove sperava di arrivare prima di Barras. Pare, ch'egli non avesse ancora nissuna contezza dell'arrivo del conte di Grasse in quel golfo. Ma non sì tosto potè scoprire di lontano il capo Enrico, che osservò l'armata francese, la quale consisteva in quel punto in ventiquattro vascelli, sorta di modo, che dal capo medesimo si distendeva sino allo scanno, che chiamano il Middleground. Si preparava incontanente alla battaglia, quantunque avesse meno cinque navi del suo avversario. Da un altro canto il conte di Grasse, veduto comparire l'armata inglese, levatosi con maravigliosa celerità d'in sull'ancore, ed entrato nell'alto mare veleggiava, acciò non perturbasse la speranza della vittoria, alla volta del nemico. L'intenzione dell'Inglese era di combattere una stretta battaglia, poichè la condizione del tempo era sì grave, che vi andava, se più si tardasse, tutta la fortuna dell'armi britanniche, ed il destino di tutta la guerra. Una totale sconfitta avrebbe per gl'interessi della Gran-Brettagna poco peggiori effetti partorito, che una battaglia larga e sciolta, la quale non potendo essere determinativa, avrebbe sempre lasciato i Francesi padroni del Chesapeack, e per conseguente Cornwallis nel medesimo pericolo. Ma il conte di Grasse, il quale aveva buono in mano, non voleva recare il giuoco vinto a partito, nè commettere all'arbitrio dell'incerta fortuna quello, che quasi già sicura preda teneva in poter suo. Nella qual risoluzione tanto più si confermò, che quindici centinaia de' suoi marinari non si trovavano sulle navi, impiegati essendo nel trasportar a terra i soldati di San Simone; e fu sì subita l'apparizione dell'armata inglese, che non ebbe tempo a fargli rimontare. Solo si proponeva d'intrattenere, e di dar tanto impaccio con affronti trascorrevoli, e lontani al nemico, che potesse Barras sicuramente arrivare nel Chesapeack. Con questi diversi pensieri andarono all'incontro l'uno dell'altro i due nemici ammiragli. Si appiccò la battaglia molto aspra tra le due vanguardie, nella quale però entrarono anche alcune navi del mezzo. I Francesi, i quali non volevano troppo mordere, nè essere morsi, avendo anche ricevuto non poco danno, si ritirarono indietro, e condussero la vanguardia loro a ricongiungersi colla restante armata. La prossimità della notte, e la vicinanza delle nemiche coste obbligarono l'ammiraglio inglese a desister dal cercar più oltre di mescolarsi col nemico. Fu fatto grave danno altresì alla sua vanguardia. I vascelli più malconci furono il Shrewsbury, il Montagu, l'Aiace, l'Intrepido ed il Terribile, che anzi quest'ultimo fu sì rotto, che, non potendovisi più aggottare, fu costretto Graves ad arderlo. Perdettero gl'Inglesi in questo fatto tra morti e feriti 336 soldati e marinari; i Francesi poco più di dugento. Continuarono a starsene le due armate l'una a riscontro dell'altra ancora pei quattro seguenti dì; ma godendo per lo più i Francesi il sopravvento, e sempre persistendo nella risoluzione di non volerne venire ad una battaglia giudicata, più non si attaccarono. Finalmente, quando il conte ebbe inteso, che Barras era entrato sano e salvo colle navi armate, e colle onerarie nel Chesapeack, si ritrasse dall'alto mare ed andò a riporsi nel golfo, dond'era partito. Volle anche la fortuna, in tutto contraria agli Inglesi, che, nell'atto del rientrar nella bocca di quello, due fregate l'Iride ed il Richmond, che si erano durante la sua assenza introdotte dentro per portare, sebbene ciò non sia loro riuscito, spacci a Cornwallis, tolte in mezzo dalle navi di Francia, rimanessero loro in preda Graves, avendo le navi sue fracassate essendo il mare diventato tempestoso, e venutogli meno il disegno d'intraprendere Barras, era alcuni giorni dopo ito ad apportare alla Nuova-Jork. Divenuti in tal modo i Francesi totalmente padroni del Chesapeack sbarcarono prima le armi e le munizioni portate dall'Isola di Rodi, poscia con grandissima sollecitudine si adoperarono a traghettar colle votate navi da carico, e colle più leggieri fregate l'esercito di Washington da Annapoli (imperciocchè a capo d'Elk non si era trovato in pronto sufficiente navilio per operare un tal passaggio) alle bocche del fiume James, e di là a Williamsburgo. Così fu tolta del tutto la campagna a Cornwallis, e le genti sue, ch'erano nel torno di settemila combattenti, si trovarono tutto ad un tratto per un mirabile concorso di prudenza umana, e di favorevole fortuna cinte da ogni intorno d'assedio, dalla parte di terra da un fiorito esercito di ventimila soldati, inclusi quattro migliaia di milizie, e da quella di mare, e per la via dei fiumi James e Jork da un'armata di circa trenta vascelli di alto bordo, e da una moltitudine di legni di minore grandezza. Tutto l'esercito dei confederati si era, come abbiam detto, raccolta dentro Williamsburgo, la qual città è lontana a poche miglia da Jork-town. Avevano però mandato una grossa banda di soldati, massimamente cavalli, sotto la condotta del signor de Choisy, e del generale Wieden a campo sulla sinistra riva del fiume Jork rimpetto Glowcester per impedire che di là gl'Inglesi non uscissero a foraggiare. Si erano i Francesi alloggiati sulla sinistra del campo a rincontro della dritta della città assediata, distendendosi dal fiume sino alla palude; gli Americani si eran posti sulla destra, e congiuntisi coi Francesi presso la palude, accerchiavano quindi la sinistra della città sino al fiume sotto la medesima.

Avea Clinton, al quale sì grandemente era a cuore il soccorrere Cornwallis nello stesso tempo, in cui l'ammiraglio Graves si era recato verso il Chesapeack, mandato a fare una fazione nel Connecticut. Sperava, tenendo in sulle brighe questa provincia, farvi concorrere una parte dei nemici; poichè avvisava ottimamente, che rimanendo le forze loro intere attorno le mura di Jork-town, avrebbe agli assediati convenuto arrendersi. Era il fine della fazione l'acquisto della città di Nuova Londra, ricca e prosperante Terra, posta sulle rive del fiume Nuovo Tamigi. Fu l'impresa commessa ad Arnold, il quale poca prima era ritornato dalla Virginia alla Nuova-Jork. Era l'accesso del porto di Nuova Londra reso difficile da due Forti piantati sulle due opposte spiagge, dei quali uno chiamavano Forte Trumbull, l'altro Griswold. Sbarcati i regj la mattina molto per tempo, agevolmente si fecero padroni del primo. Ma intorno al secondo vi fu che fare assai. Vi s'era gettato dentro a molta fretta il colonnello Ladyard con una banda di milizie, ed il Forte stesso era gagliardo, consistendo in una murata quadrata con orecchioni ai quattro angoli. Andarono ciò nonostante i reali valorosamente all'assalto, il quale se fu feroce, non fu men'ostinata la difesa. Si combattè prima coll'armi da fuoco, poscia, quando gl'Inglesi pervennero, sebbene non senza gravissime difficoltà e notabile strage loro, sulle mura, colle picche molto arrabbiatamente. Entrati finalmente dentro gli assalitori ammazzarono e chi s'arrendeva, e chi resisteva. Arse quindi tutta la Terra; chi scrive a caso, chi a posta. Molte ricche navi vennero in potere di Arnold. Compiuta la bisogna, non vedendo gl'Inglesi farsi all'intorno alcun motivo in favore loro, anzi romoreggiandovi i popoli contro, se ne tornarono là, dond'erano partiti, non senz'aver prima miserabilmente lacerato tutto il paese, pel quale passarono. Fu questa spedizione dal canto loro una ladronaia del tutto inutile. Imperciocchè poterono bene a posta loro tempestare, e furiare nel Connecticut, che Washington, avendo questo movimento in piccolissimo concetto, non si lasciò smuovere dal suo proposito, sapendo benissimo, che a colui, al quale ne fosse andata la vittoria di Jork-town, ne sarebbe anche andata quella di tutta la guerra. In luogo di mandar genti nel Connecticut le faceva tutte riscontrare nella Virginia.

Riusciti vani i due tentativi fatti per soccorrere Cornwallis, uno per mezzo della raccontata battaglia navale, l'altro per quello della fazione contro la Nuova Londra, Clinton raunò una Dieta di tutti i Capi dell'esercito e dell'armata, perchè tra di loro esaminassero e risolvessero quello che far si dovesse. Era a questo tempo arrivato dall'Europa alla Nuova-Jork l'ammiraglio Digby con tre vascelli d'alto bordo, ed inoltre un altro di pari portata vi era giunto con parecchie fregate dalle Antille. E sebbene, nonostanti tutti questi rinforzi, l'armata inglese non fosse ancora eguale alla francese, tuttavia, considerata la grandezza del pericolo, e l'importanza del caso, deliberarono i Capi britannici di porsi in mare, e correre in sovvenimento dell'assediato esercito. La qual cosa, premendo il tempo, avrebbe essi voluto fare immediatamente. Ma i racconci da farsi alle navi rotte dalla battaglia gl'impedirono. Sperarono però, che avrebbero potuto salpare ai cinque d'ottobre. Questo annunziò Clinton a Cornwallis per una scritta in cifera, la quale, malgrado l'estrema diligenza del nemico, gli fu il giorno 29 settembre ricapitata. Questa lettera operò di modo nella mente di Cornwallis, che, abbandonate tutte le difese esteriori, si ritirò del tutto dentro la piazza. Della quale risoluzione gli uomini intendenti della guerra molto, e secondo che a noi pare, molto meritevolmente il biasimarono, ed alcuni de' suoi capitani stessi ne lo avevano sconfortato; imperciocchè sebbene il capitano generale gli avesse annunziato, che aveva ogni ragione di sperare, gli aiuti sarebbero partiti dalla Nuova-Jork il dì 5 d'ottobre, ciò non di meno ei doveva considerare, che questa speranza per molte impensate cause poteva sfallire, e che ad ogni modo i viaggi marittimi sono più di ogni altra umana impresa soggetti agli accidenti della fortuna. Dal ch'egli è manifesto, che doveva ogni industria usare, ed ogni sforzo fare per mandar in lungo la difesa; ad ottener il quale intento le fortificazioni esteriori gli offerivano un mezzo molto efficace. Erano esse assai gagliarde; vi si era speso intorno incredibile fatica, e le genti erano a bastanza numerose, perchè potessero convenientemente difenderle. L'aver poi le genti medesime stivate dentro di una Terra, o per meglio dire di un campo trincerato, angusto per tanta moltitudine, le difese del quale erano tuttora imperfette, ed esposto per ogni dove, eccetto solo forse nel pendìo della collina verso il fiume, ad essere solcato dalle artiglierie del nemico, non fu certamente partito, che si possa lodare. Forse credette, che il restringersi, ed il ritirarsi in dentro, siccome pareva segno di timore, così sarebbe stato un nuovo sprone alla baldanza dei Francesi, perchè andassero subito all'assalto, del quale non dubitava punto di avere una compiuta vittoria. Ma Washington era altrettanto prudente, quanto animoso; ed i Capi francesi in quelle lontane contrade erano, ed a gran ragione, avari della vita dei loro. Tutti poi ripugnavano al rendere dubbia un'impresa, che ogni cosa annunziava, dover essere certa. Per la qual cosa saviamente deliberarono di farsi avanti colle zappe nel lavori di una regolare oppugnazione, prima di voler coll'armi assalire la Fortezza.

Egli è Jork-town, siccome abbiamo detto, una Terra posta sulla destra riva del fiume Jork. In questa era ridotta tutta la somma della guerra. L'avevano gl'Inglesi cinta di fortificazioni di diversa sorta. Dalla parte dritta, cioè superiore, l'avevano munita con un serraglio di puntoni tra di loro uniti, ed accortinati per mezzo di uno steccato, il quale sopportava un terrato a foggia di parapetto. I puntoni erano assicurati vieppiù da palizzate di frecce, e da abbattute d'alberi, e di terra. Una fondura paludosa si distendeva a fronte di queste opere, e quivi avevano costrutto un altro grosso puntone frecciato anch'esso, ed affossato. Questa era la parte più forte della Terra. Da fronte, cioè nel mezzo del circuito della piazza, avanti il quale girava anche la fondura, le difese consistevano in una tela di grosse palificate, ed in batterie, che guardavano i dicchi, che a traverso la palude davano l'adito alla palificata. Sul lato sinistro della fronte avevano alzato un'opera a corno affossata anch'essa, ed impalizzata; e quantunque non ancora perfetta fosse, nondimeno già vi avevano aperte alcune cannoniere. La parte sinistra poi, ch'è la inferiore, era assicurata da puntoni, e da semplici batterie accortinate con alzate di terra. Due altri piccoli, e non ancora finiti ridotti erano stati costruiti alcuni passi più in fuori verso la campagna, affine di dar maggior forza a questa parte, di verso la quale credevano principalmente avessero a venir le offese. Quivi la campagna era o piana, o solcata da stroscie, ed opportuna agli assediatori. Lo spazio poi dentro le fortificazioni era molto stretto, e mal sicuro alla guernigione. Dall'altra parte del fiume, vale a dire a Glowcester si era fatta un'altra cinta con terrati, e batterie, dove meglio il sito lo consentiva, ma però di poco momento.

Incominciarono i confederati a lavorare alle trincee la notte de' 6 ottobre. Nel che procedendo con cautela, fecero, nonostante che quei di dentro non avessero mancato di noiargli colle artiglierie, tanto frutto, che non tardarono a condur a termine tutta la prima circonvallazione, a rizzarvi su le batterie, ed a mostrar alla piazza poco meno di cento bocche da fuoco delle più grosse. Contro tanto impeto non avrebbero potuto resistere le meglio edificate mura, non che quelle di Jork-town ancora imperfette. Erano gl'Inglesi occupati non solo nel difenderle e ripararle, ma ancora in finirle. In pochi giorni la maggior parte dei cannoni loro erano soffocati, le difese levate, e le bombe traboccavano a copia in ogni luogo, e perfino, oltrepassata la Terra, nel fiume, dove appiccarono il fuoco, ed arsero la fregata il Caronte. Si vedeva manifestamente, che il valor non bastava contro tanto furore, e che non avrebbe la difesa potuto durar lungo tempo. Le artiglierie degli assedianti erano governate dal generale americano Knox, il quale così in questa, come in tutte le altre fazioni della guerra meritò lodi di ottimo bombardiere, e fu operatore, che i suoi in ciò tanto profittassero, che i Francesi stessi restavano maravigliati all'industria loro nel maneggiare questa sorta di armi.

In mezzo a tanto pericolo ricevè Cornwallis lettere da Clinton, per le quali ei gli faceva intendere, che sperava, che l'armata soccorritrice avrebbe potuto passar lo scanno, ed entrar nell'alto mare il dì 12 di ottobre, salvi i venti, e gli accidenti contrarj. Lo avvertiva però, che tutte queste cose erano molto soggette a ingambature; e perciò gli facesse a sapere, se potesse tenersi sino alla metà di novembre; poichè nel contrario caso avrebbe egli fatto un motivo per la via di terra, correndo contro la città di Filadelfia. Il che avrebbe fuor di dubbio fatto una possente diversione in suo favore. Così scrisse il capitano generale a Cornwallis. Perchè poi nei concieri da farsi alle navi si sia più tempo consumato di quanto i Capi britannici si erano fatti a credere da principio, e come in ciò si siano ingannati sì grossamente, che invece di uscir dal porto della Nuova-Jork ai cinque d'ottobre, come annunziato avevano, non siano usciti, che ai diecinove, a noi non è noto. Certo è, che l'annunzio, e l'inopinato indugio furono causa, che si perdè l'esercito. Imperciocchè Cornwallis stando a speranza del vicino soccorso persistette nella difesa, e si astenne da quelle risoluzioni, che lo avrebbero potuto salvare. Nel che però, se egli si può scusare, dopo ch'ebbe la prima lettera di Clinton ricevuto, colla quale questi gli aveva annunziato che l'armata sarebbe partita il dì 5 d'ottobre, non lo è ugualmente, siccome pare, dopo ricevuta la seconda, per la quale seppe, ch'essa armata non poteva mettersi in via, se non se ai dodeci, lasciata anche la partenza medesima molto in dubbio. Non mancarono alcuni fra i capitani britannici, i quali furono confortatori, abbandonasse quelle fievoli mura, ritirasse improvvisamente l'esercito sulla sinistra riva del fiume, altro scampo cercasse alla sua salute. Lo consigliarono, trasportasse la notte la maggior parte delle sue genti a Glowcester; il che si poteva agevolmente fare per la copia del navilio, che si aveva in pronto dentro il fiume; rompesse, cosa anche facile ad ottenersi pel caso impensato, e per la superiorità delle forze, la schiera del signor de Choisy. Mostrarono, che allora si sarebbe trovato l'esercito in quella fertilissima regione, che è posta tra i due fiumi Jork e Rappahanock, dove per non aver essa fin allora patito nissuna percossa d'armi, si sarebbero trovati cavalli e vettovaglie in abbondanza; che si sarebbe potuto dilungare, marciando velocemente, di cento miglia dal nemico; che si sarebbe potuto proteggere la ritirata con una coda di tremila soldati valentissimi a piè ed a cavallo. Argomentarono, che una volta guadagnate le Terre oltre il fiume Jork, si sarebbe potuto deliberare, se si dovesse correre verso Filadelfia per andarsi a congiungere con Clinton il quale vi sarebbe venuto per la Cesarea, ovvero volgersi verso le Caroline, tenendo le vie superiori per poter guadar i fiumi sopra le diramazioni loro; che l'uno e l'altro partito offerivano pure qualche speranza di salute; perciocchè Washington non avrebbe potuto tostamente passare il fiume per seguitargli, a cagione del mancamento delle navi, e non sapendo a qual meta s'indirizzassero, sarebbe stato costretto a dividere in più parti il suo esercito. Aggiunsero, che quando anche avesse avuto prontamente le novelle della via, che intrapreso avessero, non avrebbe potuto tener loro dietro velocemente; perchè non avrebbe trovato nè stanze sufficienti per alloggiare, nè forni per ispianar pane, che bastasse ad alimentare tanta moltitudine. Concludettero, che il rimanere era un abbandonarsi in una perdita certa, e che l'andarsene poteva offerire qualche occasione di salvamento; e che in ogni caso la generosa impresa avrebbe con nuovo splendore le armi del Re illustrato. Se è fisso colassù, dicevano, che sì fiorito esercito non possa dalla cattività scampare, ciò non sia, se non dopo ch'esso abbia ogni sforzo fatto per allontanarla, e dopo d'aver onorato nome acquistato, e chiara fama presso gli uomini valorosi. Non volle Cornwallis, checchè di ciò ne sia la cagione, prestar orecchio a questi consiglj, e si risolvette a voler continuare a difendersi dentro le non difendevoli mura. Fors'ei credette, poter resistere più lungo tempo, dover gli aiuti arrivar più presto, e non potere, se questi fossero arrivati, venir escusato presso il suo Re, quando nella ritirata perduto avesse l'esercito. Pensò forse finalmente, che l'incertezza di salvarlo per mezzo della ritirata fosse altrettanto grande, quanto quella dell'arrivo dei soccorsi. Ma quello, che ne fosse la cagione, già le cose si volgevano a quel fatal fine, al quale erano incamminate. I confederati s'erano posti intorno i lavori della seconda circonvallazione, e con incredibile diligenza procedendo molto s'avanzavano. Era ella soltanto a trecento passi dalla piazza. Cercarono gl'Inglesi d'impedirgli cogli obici e colle bombarde. Ma gli altri colle artiglierie della prima circonvallazione, che continuamente fulminavano, operarono di modo, che gli assediati non solo non poterono guastare, o ritardar i lavori, ma ancora furono in sì fatta guisa battute le cannoniere sulla sinistra parte, che le artiglierie di dentro non potevano più fare effetto alcuno. Il che fu di tanto maggior pregiudizio, che verso quella appunto quei di fuori distendevano le trincee loro. Rimaneva a poterle compire, che si cacciassero gli assediati dai due ridotti esteriori, dei quali abbiam favellato, e ch'erano situati sulla sinistra della Terra. Comandò Washington, si pigliassero d'assalto. E per destar emulazione fra le due nazioni, commise l'assalto del ridotto destro posto a riva il fiume agli Americani, quello del sinistro ai Francesi. Erano i primi condotti dal marchese de La-Fayette, e dal colonnello Hamilton, aiutante di campo di Washington, giovane di grandissima aspettazione. Si trovava pure con essi il colonnello Laurens, figliuolo del presidente, ch'era tenuto prigione nella Torre di Londra, giovane anch'esso di alta speranza, e che avrebbe dato pruove della sua virtù, se un'acerba morte non l'avesse poco dopo alla sua famiglia ed alla patria tolto. Guidava i secondi il barone di Viomenil col conte Carlo di Damas, ed il conte di Due-Ponti. I capitani confortavano gli uni, e gli altri, combattessero con animo forte; quell'ultima fatica dover partorire una perpetua quiete. Andarono all'assalto con impeto grandissimo. Dall'esito di esso dipendeva massimamente quello dell'assedio. Approssimaronsi gli Americani cogli archibusi scarichi, e solo confidandosi nell'opera delle baionette. Arrivati, senza aspettare, che si rimuovessero gli ostacoli delle palificate, ma superatigli con grandissima celerità, saltarono dentro. Non così tosto si erano gli Inglesi messi in punto di difendersi, che furono dall'improvviso impeto oppressi, e se fu grande nell'assalto la virtù dei vincitori, non fu minore la umanità dopo la vittoria. Concedettero la vita a tutti coloro che la domandarono, malgrado le recenti crudeltà esercitate a Nuova Londra. L'uffiziale inglese si arrendè a Laurens, il quale in questo fatto si portò da uomo valoroso, ed acquistonne buon nome presso i suoi. Pochi soldati vi perdettero la vita da ambe le parti. Dall'altro canto vi fu maggiormente che fare. Ma infine i primi feritori, ed i granatieri francesi incuorati dai Capi, superati tutti gli ostacoli, entrarono dentro colle baionette appuntate, e si fecero padroni del ridotto. Così furono con non minor gagliardìa, che utilità loro guadagnati dai collegati i due ripari. Presentò Washington i due reggimenti Gatinese, e di Due-Ponti, i quali si erano trovati nel fatto, con due cannoni di quelli, che conquistati avevano. Non fecero gli assediati nissun motivo per ricuperar i due ridotti, e tosto gli assedianti gli rinchiudettero dentro la seconda circonvallazione, la quale si trovò allora compiuta sino al fiume. Ora la condizione degli assediati era diventata pericolosissima, e quasi disperata. Prevedeva ottimamente Cornwallis, che quando quei di fuori avessero piantate le batterie sopra la seconda circonvallazione, e con queste fulminato la piazza, non vi poteva più essere speranza alcuna di poter resistere. Le artiglierie sue erano la maggior parte o imboccate, o rotte, o senza carretti, i fossi scassati, le mura intronate, e quasi tutte le difese levate. Era egli a tanto bassamento condotto, che perduto l'uso delle artiglierie più grosse, appena che potesse dar segno di difesa col trarre degli obici, e di alcune più piccole bombarde. Oltre di ciò stavano i confederati apparecchiando certe batterie per trarre in arcata, e non si aveva dentro alcun riparo contro le offese delle palle di rimbalzo. In questo stato di cose, affine di ritardare, per quanto fosse in poter suo, il compimento delle batterie nemiche sulla seconda circonvallazione, si risolvette il capitano britannico a fare una sortita per farvi tutto quel guasto che potesse. Non credendo però, neanco con questo spediente, potere sbrigarsi dal pericolo in cui si trovava, nè prolungar le difese lungo spazio, scrisse a Clinton, che, essendo esposto ogni ora ad un assalto dentro fortificazioni rovinate, in una Terra poco atta alle difese, e con un presidio infievolito dalle ferite e dalle malattie, la condizione della Fortezza era molto incerta, e non portava il pregio, che l'armata, e le genti della Nuova-Jork si mettessero a qualche sbaraglio per soccorrerlo. Salivano gl'Inglesi dalla Terra la notte dei sedici sotto la condotta del colonnello Abercrombie, ed ingannati i nemici coll'aver dato voce, che fossero Americani, s'impadronirono di due batterie della seconda circonvallazione, una francese, e l'altra americana. Non pochi de' Francesi, che le difendevano, rimasero uccisi. Inchiodarono undeci pezzi di grosse artiglierie, e maggior male avrebbero fatto, se non che il visconte di Noailles, spintosi avanti prestamente, gli rincacciò, e rimesse dentro. Questa sortita riuscì del tutto inutile agli assediati, poichè per l'industria dei Francesi e le opere furono in breve tempo rassettate, e le artiglierie schiodate. Ora tutti i cannoni della piazza erano spenti; solo gli assediati briccolavano ad ora ad ora nel campo degli assedianti qualche bomba, ma ciò con poco frutto, e già veniva loro meno la provvisione delle bombe. Erano i soldati assai diradati, perduti d'animo, rifiniti dalle fatiche. Niuna speranza rimaneva di difesa; un assalto sarebbe stato irreparabile. Stretto Cornwallis da ogni parte, e disperato delle cose fu costretto di pensare per lo scampo suo a nuovi rimedj. Per la qual cosa deliberò di appigliarsi a quel partito, che avrebbe dovuto prima, quando era ancor tempo, abbracciare, e questo fu di far passare improvvisamente il fiume alle sue genti, e cercar quello, che sulla sinistra riva del medesimo determinasse la fortuna. Avvisava, che quando anche non potesse sfuggir la cattività, l'avrebbe almeno per qualche tempo ritardata, e che ad ogni modo i confederati occupati nel perseguitarlo, non avrebbero potuto sì tosto volger l'animo e l'armi ad altre imprese. Si preparano le barche; la notte vi s'imbarcano le genti, si lascian dietro le bagaglie, una piccola schiera, perchè capitoli, i feriti e malati, che non si possono trasportare, una lettera di Cornwallis a Washington per raccomandargli alla generosità del vincitore. Già una parte è sbarcata a Glowcester; già un'altra ha afferrato; già si aspettavano le rimanenti; i venti erano in calma, le acque tranquille, tutte le circonstanti cose parevano il nuovo disegno favoreggiare. Ma in questo arrischievole momento ecco improvvisamente sorgere una spaventevole bufera, che ogni cosa trasse a rovina. Le navi, che trasportavano le restanti genti ne furono di forza spinte all'ingiù del fiume, e l'esercito si trovò ad un tratto diviso in varie parti, le quali tra di loro non potevano comunicazione avere, nè vicendevolmente aiutarsi. Il pericolo era grande. Già si avvicinava la luce del dì. I nemici avevano posto mano ad allumare le artiglierie loro della prima e della seconda circonvallazione, e con orribile rimbombo e fracasso fulminavano la Terra. Le bombe traboccavano a copia nel fiume. Ma la tempesta intanto si era tranquillata, le barche poterono ritornare, ed essendo stato chiuso dall'inesorabile fortuna quest'ultimo spiraglio di salute agl'Inglesi, se ne tornarono essi, sebbene non senza pericolo durante il tragitto, là, dov'erano sicuri trovare od una certa morte, od un'inevitabile cattività. Occuparono pertanto di nuovo Jork-town. Cornwallis non vedendo alle cose sue rimedio alcuno, ed anteponendo la vita de' suoi valenti soldati all'onore, che avrebbero potuto acquistare in un mortalissimo assalto, mandò per mezzo di un tamburino dicendo a Washington, si cessassero le offese lo spazio di ventiquattr'ore, e si creassero intanto da ambe le parti commissarj per accordar l'arrendimento dei posti di Jork-town, e di Glowcester. Rispose il generale dell'America (imperciocchè non voleva andar tanto in là col tempo pel sospetto degli aiuti), che concedeva una tregua di due ore; proponesse in questo mezzo i patti. Avrebbe desiderato Cornwallis, che i suoi avessero la facoltà di ritornarsene alle case loro, gl'Inglesi in Inghilterra, i Tedeschi in Germania, dando però la fede di non portar le armi contro la Francia, e l'America sino agli scambj. Desiderò altresì, si regolassero gl'interessi di coloro fra gli Americani, i quali l'esercito britannico seguitato avevano, ed erano venuti a parte della sua fortuna. Ma nè l'una, nè l'altra di queste condizioni potè impetrare, la prima, perchè il Re d'Inghilterra non potesse i soldati cattivi adoperare nelle guernigioni interne, la seconda, perchè quella era una bisogna civile, fuori dell'autorità dei Capi della guerra. Rispetto però a quest'ultima tanto operò, che ottenne la facoltà di mandar per ispaccio, e senza che potesse essere ricerca, alla Nuova-Jork la corvetta la Bonetta. Solo fu obbligato di promettere, che tutte quelle persone, che vi si sarebbero imbarcate, dovessero esser poste al ragguaglio dei prigionieri di guerra, ed in tale condizione rimanersi sino agli scambj. Essendosi finalmente, dopo varie pratiche, i due nemici capitani accordati intorno gli articoli della resa, convennero nelle case di Moore i commissarj degli accordi, dalla parte inglese i colonnelli Dundas e Ross, da quella dei confederati il visconte di Noailles, ed il colonnello Laurens. Ai diciannove si fermarono gli accordi. Fossero le genti da terra prigioniere dell'America, quelle di mare della Francia; ritenessero gli uffiziali le armi loro, e le bagaglie; fossero i soldati fatti stanziare, e per quanto possibil fosse, raccolti in reggimenti nella Virginia, nella Marilandia, e nella Pensilvania; una parte degli uffiziali dovessero rimaner nella contrada in compagnia dei soldati; gli altri avessero la facoltà di andarsene sotto la fede loro, o nei porti americani tenuti dagl'Inglesi, od in Europa; la Bonetta ritornasse dalla Nuova-Jork, e fosse consegnata al conte di Grasse. Tutte le navi ed attrezzi navali furono posti in mano dei Francesi. Gli Americani ritennero le armi terrestri. Sommarono le navi al novero di venti, tutte da carico, oltre le fregate la Guadaluppa ed il Fowey. Altre venti erano state arse a tempo dell'assedio. Si trovarono tra in Jork-town, e Glowcester cento sessanta cannoni, la più parte di bronzo, ed otto bombarde. Il numero dei cattivi sommò, esclusi i marinari, a meglio di settemila soldati, ma di questi più di duemila o feriti, o malati. Morirono degli assediati da cinquecento cinquanta; fra gli uffiziali di conto nissuno fuori del maggiore Cochrane. Ebbero gli assedianti da quattrocento cinquanta tra morti e feriti. Deposte le armi furono i vinti a' destinati luoghi condotti. Se furono grandi, e di eterna lode meritevoli l'industria ed il valore, che dimostrarono gli alleati durante l'assedio, lo furono del pari la umanità e le cortesie, che usarono ai cattivi dopo la vittoria. I Francesi massimamente furono in questo singolari. Parve che a niun'altra cosa più pensassero che a quella di riconfortare, e racconsolare con memorabili pruove di gentilezza e di liberalità i vinti. Nè contenti alle dimostrazioni, profferirono, e ciò con istanze caldissime, la moneta loro sì pubblica che privata. Rendè Cornwallis per le sue lettere pubbliche alla cortesia loro solenne testimonianza. Fatte tutte queste cose, arrivava, il dì ventiquattro d'ottobre, alle bocche del Chesapeack l'armata inglese consistente in venticinque navi di fila con due di cinquanta cannoni, e parecchie fregate. Era essa partita dalla Nuova-Jork il giorno diciannove. Portava settemila soldati, e veniva in soccorso di Cornwallis. Ma i Capi udito prima il romore, poscia le vere novelle del disastro di Jork-town, la ricondussero tosto, tristi e dolenti, alla Nuova-Jork.

Se al suono della novella di una tanta, e sì gloriosa vittoria si rallegrassero gli Americani, non è da domandare. Tutti dimenticavano le passate sciagure, tutti gratificavano a sè stessi colle speranze dell'avvenire. Nissun dubbio intrattenevano della independenza. Tutti vedevano, che se la vittoria di Saratoga condotti gli aveva all'alleanza colla Francia, quella di Jork-town gli doveva condurre alla condizione di una nazione libera e franca; che se quella era stata causa di una fortunata guerra, questa doveva esserlo di una avventurosa pace. In ogni parte degli Stati si fecero feste e rallegramenti a sì gran sollevamento della fortuna d'America, ed a tanto abbassamento di quella del nemico. Le lodi di Washington, di Rochambeau; di Grasse e di La-Fayette andavano sino al cielo: Nè solo i popoli si rallegravano, e ringraziavano; ma il congresso la riconoscenza di tutti con solenni decreti confermava. Rendè pubbliche ed immortali grazie ai capitani, siccome pure a tutti gli uffiziali, e soldati dell'esercito vincitore. Ordinò, si rizzasse a Jork-town di Virginia una colonna di marmo ornata cogli emblemi dell'alleanza tra gli Stati Uniti, ed il Re Cristianissimo, e vi s'inscrivesse la compendiosa narrativa della dedizione del conte di Cornwallis. Decretò, fosse Washington presentato con due stendardi dei vinti, il conte di Rochambeau con due cannoni, e si richiedesse il Re di Francia, perchè fosse contento, si presentasse del pari il conte di Grasse. Andò altresì il congresso con solenne processione alla chiesa, per rendere divote e liete grazie all'altissimo Dio dell'avuta vittoria. Decretò finalmente, che il giorno tredici di dicembre fosse osservato, come di ringraziamenti e di preci a cagione di quell'evidente aiuto della divina Provvidenza. Nè a questo si ristettero le dimostrazioni della gratitudine della repubblica verso del capitano generale della lega. Gli Stati, le Università degli studj, le Società letterarie con lettere pubbliche si congratularono, e delle cose fatte molto il commendarono. Rispose a tutti assai modestamente, affermando, altro non aver fatto, se non quello, ch'era il dover suo di fare; del rimanente con acconce parole, e la virtù dell'esercito, e l'util opera del possente e generoso alleato lodando.

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