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Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 10

Note 77 — CAPITOLO L.

Davide Bertolotti translation

Que' che credono che Maometto sapesse leggere e scrivere, non hanno adunque esaminato ciò ch'è scritto d'altra mano che la sua ne' suras, o cap. del Corano 7, 29 e 96. Abulfeda (in vit., c. 7), Gagnier (Not. ad Abulfeda, p. 15), Pocock (Specimen, p. 151), Reland (De Religione Mohammed., p. 236) e Sale (Disc. prélim., p. 43) ammettono senza contrasto que' testi e la tradizione della Sonna. Il Sig. White è presso che il solo che neghi l'ignoranza del profeta, per accusarne l'impostura. Ma le sue ragioni sono tutt'altro che soddisfacenti. Due viaggi non lunghi alle fiere di Siria non bastavano certamente ad acquistare cognizioni sì rare fra i cittadini della Mecca; nè mai alla sottoscrizione d'un trattato, che si fa con animo quieto, avrebbe Maometto lasciata cadere la maschera. Niuna conseguenza può dedursi da ciò che si narra della sua malattia e del suo delirio. Prima che s'avvisasse di spacciarsi profeta, avrebbe dovuto nella vita privata mostrar di sovente che sapeva leggere e scrivere; e i suoi primi proseliti, i membri della sua famiglia, sarebbero stati i più pronti a riconoscere ed accusare la sua scandalosa ipocrisia. (White, Sermons, p. 203, 204; Notes, p. 36-38.)

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