Note 2 — CAPITOLO L.
Davide Bertolotti translation
In tre classi ponno dividersi i Geografi dell'Arabia: 1. i Greci e i Latini, le cognizioni progressive de' quali si possono esaminare in Agatarcide (De mari Rubro in Hudson, geographi minores, t. I.), in Diodoro di Sicilia (t. I. l. II, p. 159-167, l. III, p. 211-216, edit. Wesseling), in Strabone (l. XVI, p. 1112-1114), dietro Eratostene, (p. 1122-1132, dietro Artemidoro), in Dionigi (Periegesis, 927-969), in Plinio (Hist. natur., V, 12; VI, 32) e in Tolomeo (Descript. et Tabulae urbium in Hudson, t. III.) 2. Gli scrittori arabi che han trattato quest'argomento collo zelo del patriottismo o della divozione. Gli estratti dati da Pocock (Specimen Hist. Arabum, p. 125-128) della Geografia del Seriffo al-Edrissi, accrescono il disgusto che si prova nella versione, o nel sommario, (p. 24, 27, 44, 56, 108, etc.) pubblicata dai Maroniti coll'assurdo titolo della Geographia nubiensis (Paris 1619); ma i traduttori latini e francesi, Graves (in Hudson, t. III) e Galland (Voyage de la Palestine, del La Roque, p. 265-346), ci han dato a conoscer l'Arabia d'Abulfeda, descrizione la più minuta ed esatta che si abbia di quella penisola, e se le può aggiugnere per altro la Biblioteca Orientale del d'Herbelot, p. 120, et alibi passim. 3. I viaggiatori Europei, tra i quali Shaw (p. 438-455) e Niebuhr (Description, 1773; Voyages, tom. I, 1776) vogliono essere menzionati con onore: Busching (Géographie par Berenger, t. VIII. p. 416-510) ha fatto una compilazione giudiziosa; e il lettore debbe aver sotto gli occhi le carte del d'Anville (Orbis veteribus notus, e la prima parte dell'Asia) e la sua Geografia antica (t. I, p. 208-231).