Note 111 — LIBRO SETTIMO. STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO UNDECIMO. (continued 2)
Renato Manzato translation
Al dì d’oggi è cosa assai istruttiva di por mente al giudizio datone dal Damiani (Ep. IX, lib. IV, indiritta ad Ulrico di Fermo): Si ergo pro fide... nusquam ferrea corripere arma conceditur: quomodo pro terrenis et transitoriis Ecclesiae facultatibus loricatae acies in gladiis debacchantur? — Quomodo ergo pro rerum vilium detrimento fidelis fidelem gladio petat. Di riscontro a questa sentenza del Cardinale piacemi porre il giudizio che oggi si fa in Roma di siffatte cose. La Civiltà Cattolica, organo dei Gesuiti, dice (Disp. dei 20 Ottobre 1860; I morti per la Chiesa a Dragonara il 1053 e nel Piceno il 1860): «All’età di Leone IX poteva per avventura esser degna di scusa l’opinione che il dominio temporale della Chiesa fosse soltanto di ordine mondano, ma oggi sarebbe stolidezza arbitrare che la sua causa sia altro che causa della religione e di Cristo. Forse nemmeno a’ tempi delle Crociate non si è venuto alle armi da militi cristiani per causa più supremamente divina di quella in cui pro caddero i soldati del Lamoricière.» — Precursore della Civiltà Cattolica è stato di già il Baronio, che in questo argomento marchia il Santo di tal censura come farebbe di un grande eretico. — È pur cosa assai meravigliosa di vedere adesso rinnovarsi dopo ottocento anni le antichissime controversie per ragione del piccolo Stato della Chiesa; in questo periodo di tempo tutto il mondo si trasformò, all’infuori di Roma.