Note 794 — LIBRO OTTAVO. STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO. (continued 5)
Renato Manzato translation
Si può ammirare la grandezza dei disegni e l’energia di Enrico VI, senza per questo modificare il giudizio morale sul giovine Imperatore. Infatti, anche scrittori amanti della patria, come il Tüche, furono costretti a giudicarlo così. Nè il Tüche stesso può purgare Enrico VI dalla correità nell’assassinio del vescovo Alberto, e deve notare di infamia l’orribile modo ond’ei trattò Salerno (a. 1194) e i Siciliani (ne fu spinta a sedizione la stessa moglie dell’Imperatore), e l’immane comportamento che contro lealtà cavalleresca tenne con re Riccardo. Enrico VI operava soltanto secondo quella dottrina, onde il fine giustifica i mezzi. Del turpe trattamento usato a Riccardo, fra gli altri discorse diffusamente e con molta discrezione Carlo Lohmeyer, De Richardo Angliae Rege cum in Sicilia commorante, tum in Germania detento, Konigsberg, 1857.