Note 838 — LIBRO OTTAVO. STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO. (continued 5)
Renato Manzato translation
Gugl. di Malmesb., II, c. 13: Tunc corpus Pallantis filii Evandri, de quo Virgilius narrat, Romae repertum est illibatum ingenti stupore omnium — Hiatus vulneris quod in medio pectore Turnus fecerat, quatuor pedibus et semis mensuratum est. Se ne rinvenne fin l’epitaffio:
Filius Evandri Pallans, quem lancea Turni Militis occidit, more suo jacet hic.
Però l’Annalista pensava che l’inscrizione non appartenesse all’età di Pallante, ma a quella di Ennio o di qualche altro poeta. Si imagini quanta fosse la moltitudine delle antichità allora scoperte in Roma, e come si maltrattassero. Soltanto i metalli o i marmi preziosi non si gettavano via. In un contratto di affittanza di santa Maria in Transtevere, a. 1175, si poneva ai fittavoli questo patto: et si aliquod metallum sive de majoribus lapidibus plus valens XII denarios pp. ibi inveniens, devano darne medietatem dicte nostre ecclesiae etc.