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Storia degli Italiani, vol. 15 (di 15)

Note 196 — APPENDICE I. DEI PARLARI D’ITALIA (continued 3)

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A. Gellio, XVII. 17. Le iscrizioni osche sono le più facili a intendere, come aasas aras, dolud dolo, ligud lege, genetai genitrici, kvaisstur quaestor, regaturei rectori, aikdafed ædificavit, deicum dicere, fefacust fecerit, herest volet, prufatted probavit, set sit, alttram alteram, pùs qui, amaricatud immercato, malud malo, anter inter, contrud contra, inim enim, nep neque ecc.; — mentre le etrusche danno etera altera, clan natus, phuius filius, avils ætatis, turce donum, tece posuit. Nella tavola osca di Banzia Suve pis contrud exeic fefacust si quis contra hoc fecerit: PIS CEUS BANTIUS FUST qui civis Bantinus fuerit. Esso Fabretti conchiude: «La fratellanza dei vetusti dialetti sparsi in Italia, riconosciuta dai segni alfabetici, si dimostra meglio coi ripetuti raffronti delle voci umbre ed osche ed etrusche in tra loro o coll’idioma latino; così l’osco deded e con etruschi caratteri tetet, era tez nell’Etruria, e forse dede nell’Umbria, e dedet e dede (dedit) nelle bocche del popolo romano. Con gl’idiotismi ed arcaismi che occorrono spesso nella latina epigrafia, si avranno argomenti per discorrere fondatamente intorno alla origine della lingua italiana, più remota di quel che generalmente non credesi: moltissime forme popolari verranno innanzi, raccolte dai monumenti de’ più bei tempi di Roma repubblicana, e dai modesti funebri ricordi dei primi martiri della Chiesa». Vedi qui sopra, a pag. 160.

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