Note 183 — APPENDICE I. DEI PARLARI D’ITALIA (continued 3)
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Queste voci erano perfetti sinonimi nel latino? Il loro passaggio all’italiano potrebb’essere un criterio per determinarlo, e così aggiungere qualcosa al bellissimo trattato di Luigi Döderlein (professore di Colmar morto nel 1863) dei sinonimi e delle etimologie della lingua latina (sei volumi, Lipsia 1826-1838). Egli raccomanda immensamente lo studio delle sinonimie, come lavoro filosofico già accessibile all’ultima infanzia e alla prima giovinezza, e che porge al maestro l’opportunità di famigliarizzare l’intelletto colla luce, arricchire di molte nozioni positive, ampliare anche l’orizzonte del pensiero.
Il Döderlein distingue tre classi di sinonimi:
I. Quelli che hanno una parentela apparente, fondata solo sul tradursi colla stessa voce nella lingua nostra, come liberi e infantes; animal e bestia; hærere e pendere. Il confonderli in latino è un vero solecismo.
II. Quelli tra cui si può stabilire non distinzione sicura, ma che esprimono idee tanto vicine, che fin gli antichi prendeano talvolta l’uno per l’altro: p. e. ater e niger, lascivus e petulans.
III. Quelli la cui differenza non potrebbe assicurarsi sopra testi classici, e che probabilmente neppur gli antichi distinguevano, come fatigatus e fessus, etiam e quoque, pene e prope.