Note 165 — APPENDICE I. DEI PARLARI D’ITALIA (continued 3)
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È autentico? lo nega affatto Guglielmo Bernhardi, in un lavoro pubblicato a Berlino il 1868, Eine Fälschung des XVI Jahrhunderts. Già faceva senso il vedere alterati i fatti e i tempi: taluno li supponeva tradotti dal latino; il duca di Luynes, che ne fece un commento storico e cronologico (Parigi 1839), suppose avesse lo Spinelli notato gli avvenimenti senza indicar l’anno, e un copista li disponesse come credeva: sul qual dato arbitrario esso Luynes prese a riordinarli poco felicemente, come fece pure il Pabst ristampandoli nel vol. XIX dei Monumenta germanicæ hist. Camillo Minieri Riccio stampò quella Cronaca ridotta alla sua vera dizione e alla primitiva cronologia (Napoli 1865). Il Bernhardi sostiene che sia una contraffazione del XV secolo, probabilmente opera del Di Costanzo, che pel primo ne fe’ cenno nel 1572, e che volle così dare a Napoli la gloria d’aver prodotto il primo storico italiano, e incensar alcune famiglie facendole partecipi agli avvenimenti d’allora. Le ragioni di lui sono confutate dal Minieri Riccio (I notamenti di M. S. difesi ed illustrati, Napoli 1870).