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Storia degli Italiani, vol. 15 (di 15)

Note 181 — APPENDICE I. DEI PARLARI D’ITALIA (continued 3)

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Non voglio dire che la conquista non operi mai sulla lingua d’un paese, ma ci vogliono certe condizioni, di coltura superiore o almeno pari, di numero proporzionato, di spodestamento degli indigeni, di mancanza di precedente letteratura: tutte condizioni che non esistevano per l’Italia, mentre si riscontrano eminentemente nell’inglese, lingua ibrida, dove si combinano due elementi distintissimi, benchè entrambi d’origine ariana; l’anglo-sassone e il franco-normando. Su di ciò vedasi l’opera di Giorgio Marsh (ministro degli Stati Uniti presso il re d’Italia) The origin and history of the english language and of the early literature it embodies. Londra 1862.

Per coloro che nei nostri dialetti gran parte vorrebbero attribuire al celtico, noteremo com’egli riscontri che, in paese di tanta ingerenza celtica com’è quell’isola, pochissimo abbia tal lingua contribuito alla composizione de’ dialetti inglesi, neppure nella Scozia, ove moltissimi resti di cimrico appajono nei nomi geografici e genealogici.

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