Note 162 — APPENDICE I. DEI PARLARI D’ITALIA (continued 2)
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Aggiungono la Vinuta de lu re japica a la gitati di Catania, scritta da frate Atenasio di Aci nel 1287, e la cronaca di frà Simone da Lentini.
Ego frater Simon de Lentinio instandu in Chifalù anno domini 1358 in la quatragesima mi misi in cori incomenzari la conquesta di Sicilia, fatta per li Normandi, la quali era in gramatica (cioè in latino) scrubulosa et grossa, et mali si potia intendiri: secundu lu meu pocu vidiri la volsi traslatari in nostra lingua ecc.
Ne vide una copia nella Biblioteca di Parigi Antonio Marsand (Mss. Italiani della regia Biblioteca Parigina. Parigi 1835), bibliografo lodato e citato da chi vanta e biasima senza aver veduto. Oltre ignorar chi sia questo frà Simone, mentre poteva raccorlo dal Mongitore e dal Di Gregorio, lo crede contemporaneo alla conquista normanna, cioè avanti il 1100, ed «è in lingua siciliana, stranamente barbara: poichè i Siciliani ed i Barbari, cercando allora d’intendersi scambievolmente, ed affaticandosi di pronunciare alcune parole barbare latinamente, ed alcune latine barbaramente, venne così ad introdursi allora fra i Siciliani una terza lingua, che potremmo veramente chiamare la lingua madre di tutte le lingue barbare»!!
Vedasi pure De Giovanni, Cronache siciliane de’ secoli XIII, XIV, XV. Bologna 1865.
Nel vol. III delle Memorie di Sicilia è inserita una dissertazione di Giuseppe Crispi, intorno al dialetto parlato e scritto in Sicilia quando fu abitata dai Greci, corredata d’esempj che scendono fino alla dominazione normanna, cioè al sottentrare dell’italiano. Il dizionario forse più antico a stampa, certo il primo che s’occupasse di dialetti, è il siciliano-italiano-spagnuolo di Cristoforo Scobar. Venezia 1520.