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Storia degli Italiani, vol. 15 (di 15)

Note 129 — APPENDICE I. DEI PARLARI D’ITALIA (continued 2)

Reading edition

Max Müller sostenne l’efficienza delle lingue tedesche, in modo che i nuovi idiomi sarebbero il latino, venuto in bocca dei Tedeschi. Non espongo i suoi argomenti, perchè riguardano principalmente il francese; ma la sua teoria vacilla se si ammetta quel che noi sosteniamo, che nel latino scritto ci si conservò solo una parte della lingua; e nel non scritto e parlato poteva essere un’infinità di parole; che noi supponiamo d’origine forestiera; mentre derivavano da quel ceppo che è comune al latino, al greco, al tedesco.

Insistiamo solo su questi punti:

1º I Tedeschi erano piccol numero a fronte degli Italiani: altrimenti e il loro paese natìo sarebbe rimasto spopolato, e nel nuovo avrebbero fatto prevalere il linguaggio tedesco.

2º Con poche parole nuove introdotte, e alcune forme grammaticali impoverite, la lingua italiana, o (per non dare come assentato quel che ora cerchiamo) il latino del medioevo è simile al latino, mentre diversifica grandemente dal tedesco e per le voci e per la costruzione.

3º Questa somiglianza è tanto maggiore quanto più si va indietro, cioè presso all’invasione; mentre dovrebb’essere il contrario se gl’invasori avessero introdotto la nuova lingua.

4º L’accento latino è, generalmente, conservato nell’italiano; e nulla abbiamo di quella proprietà speciale, per cui, in tedesco, la radice mantiene l’accento e nelle derivazioni e nelle composizioni. Ora l’alterazione sarebbe avvenuta naturalmente, se il latino fosse stato trasformato dalla lingua de’ Tedeschi.

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