Note 105 — CAPITOLO CXCII. Guerra santa. Conquassi. (continued 2)
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Alla vigilia della riscossa, fondava il Saggiatore con trenta pagine di prefazione, e tra un profluvio di parole diceva: «Una mano di forsennati testè sconvolgeva la Toscana, e faceva sì che questo giardino d’Italia, già meta gradita de’ più lontani peregrinatori, divenisse intollerabile a proprj figli... Ministri subdoli, spergiuri e traditori, portati al seggio da un tumulto, fecero forza al Parlamento col terrore, lo costrinsero a votare contro coscienza una legge distruttiva dei patti giurati; aggirarono, carrucolarono, strascinarono l’ottimo principe nel precipizio, necessitandolo infine a fuggire... E chi è questo principe? il medesimo che timoneggiò sempre i suoi popoli con benigni e mitissimi reggimenti, che spontaneo li privilegiava di libere istituzioni ecc.... Tutti gli statisti convengono che l’intervento a rigore di lettera sia lecito quando viene comandato dalla suprema legge della necessità e della propria salvezza, ecc.».
I triumviri di Toscana ristamparono questo passo, anteponendovi parole ove diceano che «Dio volle umiliare questo non degno suo sacerdote colla perdita della ragione».