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Storia degli Italiani, vol. 12 (di 15)

Note 289 — CAPITOLO CLXXII. Lettere e arti belle. (continued 2)

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— Fenomeno singolare! ne’ Santi Apostoli lo scultore Canova ha eretto un mausoleo a papa Ganganelli. Basamento liscio diviso in due scalini; sul primo siede una bella donna, chiamata la Mansuetudine, mansueta quanto l’agnellino che le giace accanto in ritirata. Sul secondo scalino è l’urna, sopra cui dalla parte opposta si appoggia un’altra bella giovine, la Temperanza. Si alza indi sopra un plinto un sedione all’antica, dove sta a sedere, con tutto il suo agio, il papa vestito papalissimamente, e stende orizzontale il braccio destro e la mano in atto d’imporre, di pacificare, di proteggere... L’accordo è grato; la composizione è di quella semplicità, che pare la facilità stessa, ed è la stessa difficoltà. Che riposo! che eleganza! che disposizione! La scultura e l’architettura sì nel tutto che nelle parti è all’antica. Il Canova è un antico; non so se di Atene o di Corinto... In ventisei anni ch’io sono in questa urbe dell’orbe, non ho veduto mai il popolo di Quirino applaudire niun’opera come questa. Gli artisti più intelligenti e galantuomini la giudicano fra tutte le sculture moderne la più vicina all’antica. Fin gli stessi ex-Gesuiti lodano e benedicono papa Ganganelli di marmo. E certamente quel papa sarà più glorioso per questo monumento, che per la coloro soppressione. È opera perfetta, e tale vien dimostrata dalle censure che ne fanno i Michelangioleschi, i Berninisti, i Borroministi, i quali hanno per difetto le più belle bellezze, giungendo fino a dire che i panneggiamenti, le forme, l’espressione sono all’antica. Dio abbia pietà di loro». Lettera 21 aprile 1797.

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