Note 283 — CAPITOLO CLXXII. Lettere e arti belle. (continued 2)
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Il Botta finisce la sua Continuazione con una diatriba contro chi mal dice dell’Alfieri, e fra l’altre cose, attribuisce a lui se l’Italia ebbe più «animi forti nella seconda metà del secolo XVIII che nella prima». Le tragedie non si lessero che al fin del secolo, e il Botta non metteva certo fra i forti i repubblicanti, i quali erano tutti della scuola alfieriana. Anzi subito dopo egli vitupera quegli Italiani perchè pensarono a repubblica al modo americano, e sostiene che l’affidar «la tutela della pubblica libertà ad assemblee numerose e pubbliche, sarebbe fonte di estremi e forse eterni mali all’Italia». E segue una tiritera contro questa teriaca delle assemblee, delle annuali chiacchere in bigoncia; e giura «voler morire piuttosto che contribuire a darle al suo paese, e chi ciò procura, è nemico della sua patria».