Note 46 — CAPITOLO CXL. Secolo di Leon X. Belle arti. (continued 2)
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Su Bernardino Luini riferiamo questa nota, del Cantù stesso, tolta dalla Illustrazione del Lombardo-Veneto.
Fu da Luino, ma le notizie ne sono scarse e favoleggiate. Povero di casa, ricco d’ingegno, robusto di volontà, bizzarro e rissoso, vuolsi avesse a maestro Stefano Scotto pittore di arabeschi, il quale lo innamorò dei vecchi pittori. Infatto il suo primo modo ritrae del Civercio, del Montorsolo, del Borgognone, con fregi d’oro, ombreggiar timido, colorito pacato, che si direbbe anche freddo. Di quel primo modo sarebbero la Addolorata dietro l’altar maggiore della Passione, il Noè in Brera, ed anche la spettacolosa Crocifissione a Lugano, ove gli adoratori della forma appuntano il poco rilievo e la scarsa gradazione di chiaroscuro. Gran progresso appare nella Coronazione di spine all’Ambrosiana, ne’ freschi del Monastero Maggiore, e specialmente in quelli di Saronno, nell’Ecce homo e nella Deposizione dalla Croce a San Giorgio in Palazzo. Abbiamo a credere che profittasse della scuola di Leonardo da Vinci? Sicuramente l’amabile e affettuosa espressione della Madonna con sant’Antonio e santa Barbara in Brera, la Madonna in grembo a sant’Anna nell’Ambrosiana, e quella degli Archinti, altre pitture delle gallerie Melzi, Borromeo... non lasciano invidiare qualsiasi maestro. Io poi non so staccarmi dalla carissima composizione della santa Caterina trasportata dagli angeli, affresco or messo in Brera, come tanti altri che erano sparsi qua e là. Il Monastero Maggiore è una vera galleria di opere luinesche: e le figure dal corno dell’epistola non potrebbero dirsi più care e maestose.
E d’un tanto maestro, pochissimo (lo ripetiamo) si sa. Che fosse compensato a miseria lo prova il sapersi che per la Crocifissione di Lugano ricevette lire 244 e 8 soldi imperiali. Della mirabile Coronazione di spine, dipinta in un oratorio di Santa Corona, ora annesso alla Biblioteca Ambrosiana, una memoria del 1521 dice: «Messer Bernardino da Luino pictore s’è accordato a pingere il Cristo con li dodici compagni in lo oratorio, et comenzò a lavorare il dì 12 octobre, e l’opera fu finita a dì 22 marzo 1522. È vero che lui lavorò solo opere 38, et uno suo giovene opere 11, et oltre le dicte opere 11, li teneva missà la molta (gli rimeschiava la calcina) al bisogno, ed anche sempre aveva uno garzone che li serviva. Li fu dato per sua mercede, computati tutti i colori, lire 115, soldi 9».
Delle sue vicende si favoleggia. Dicono che, partito da Milano per la peste, andasse a dipingere una chiesetta presso la Pelucca. Indi tornato a Milano, lavorò nella chiesa di San Giorgio le belle opere che ancora vi si ammirano. Ma piantatisi i palchi, il parroco volle salirvi, e cadde, e si ruppe la persona. Temendo esserne imputato, il Luino fuggì e i signori della Pelucca lo tennero in protezione, ove dipinse quasi tutto il palazzo a storie e mitologie, delle quali una parte fu recata poi in Brera, fra cui la suddetta santa Caterina. Ivi s’invaghì d’una figlia di que’ signori, e avendo essa per amor di lui rifiutato un illustre cavaliere, fu mandata monaca a Lugano.
Trovò subito occasione il Luino di recarsi colà, ove, messosi ne’ frati, per loro dipinse la grande Crocifissione, la Cena nel refettorio, e la Madonna sopra una porta del chiostro, così sentita e cara, che tu non vorresti veder altro. V’è il millesimo 1528, sicchè è posteriore ai dipinti di Saronno.
Ma la fanciulla soccombette al dolore, e il Luino tornò in patria, ma non dimenticolla mai, e pose spesso il ritratto dell’amata fanciulla, e principalmente nel quadro che dicesi la Monaca di Luino. Occasione di questo dipinto fu il cav. Giambattista Pusterla quando, combattendo per Massimiliano Sforza, cadde prigioniero de’ Francesi, e votatosi alla beata Caterina Brùgora, si trovò trasportato alle proprie tende; onde fece dipinger questo fatto dal Luino, ove la fanciulla della Pelucca compare in sembianza della santa, con un crocifisso nella destra serrato al cuore, la palma nella sinistra, e sulla spalla la colomba.
Danno al Luino due figli, Aurelio ed Evangelista; e un fratello Ambrogio che gli servì d’ajuto, e al quale si attribuiscono alcuni dipinti del santuario di Saronno, e alcuni del Monastero Maggiore, men chiari e di un fare meno spigliato. (Gli editori).