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Storia degli Italiani, vol. 10 (di 15)

Note 61 — CAPITOLO CXL. Secolo di Leon X. Belle arti. (continued 2)

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L’Algarotti, Opere, tom. VIII, p. 26, dice che Paolo della sua Cena ebbe soli novanta ducati d’oro, «siccome io ho ricavato dai quaderni della celleraria del monastero di San Giorgio Maggiore». Noi addurremo il contratto qual si legge nell’archivio di esso San Giorgio, donde apparirà quanto l’Algarotti ricavasse male:

«Addì 6 zugno 1562.

Se dichiara per il presente scritto, come in questo giorno il padre don Alessandro da Bergamo procurator, e io don Mauritio da Bergamo cellerario, semo rimansi dacordio con messer Paulo Caliar da Verona pictor di far uno nostro quadro nel refectorio novo, di la larghesa et alteza ch se trova la fazada, facendola tutta piena, facendo la istoria di la cena del miracolo fatto da Cristo in Cana Galilea, facendo quella quantità de figure che le potrà intrar acomodadamente, et che si richiede a tale intentione: metendo il detto messer Paulo la sua opera de pictor et ancor tutte le colori de qual sorte se sia, et così la tela et ogni altra cosa che se possa intrar a tuti soe spesi. Et il monasterio mettira solum la tela simplizamente, et farà far il telaro per ditto quadro; del resto poi inchiudarà la tela a soi spesi et altre manifatura a che le potrà intrar. Et il detto messer Paulo sarà obligado a metter in ditta opera boni et optimi colori, et no mancar in niuna cosa dove abia a intrar oltremarin finissimo, et altre colori perfettissimi che siano aprobati da ogni perito. Et per sua mercede l’abiamo promesso per detta opera ducati trecentovintiquatro da ll. sei ss. quattro per cadauno, dandoli detti danari alla zornada secondo farà bisogno; et per capara le abiamo dato ducati cinquanta, promettendo il detto messer Paulo dar l’opera finita alla festa de la Madona de septembre 1563; et sopra mercado le abiamo promesso una botta di vino condotta in Venezia, da esser data a sua requisition. Et il monasterio le darà le spese di bocca per el tempo che lavorerà a detta opera, et averà quelle spese di bocca che se manzarà in refectorio. Et in fede».

Seguono le sottoscrizioni e la quitanza finale di ducati trecento di esso Paolo, sotto il 6 ottobre 1563.

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