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Sofonisba

ATTO QUARTO

Reading edition

SCENA PRIMA

MASSINISSA, SOLDATI NUMIDI.

MASSIN. Tutti a' miei cenni, all'annottar, sien presti, co' lor destrieri; e taciti si appiattino dov'io ti dissi, o Bocar.—Tu, mio fido Guludda, intanto ad ogni evento in pronto tieni il fatal mio nappo. È il solo usbergo d'ogni re, che nemico o amico fassi della esecrabil Roma.—Itene; e nulla di ciò traspiri.

SCENA SECONDA

MASSINISSA.

O Massinissa, all'arte scender tu dei, per sostener tuo dritto?… Mai per me nol farei; ma in salvo porre io deggio pur chi nel periglio ho posto, o perir seco.—In questo luogo, e a stento, breve udíenza ottengo?… Oh ciel! cangiata ella è dunque del tutto?… Eccola… Io tremo.

SCENA TERZA

SOFONISBA, MASSINISSA.

SOFON. Io non credei piú rivederti; e in vero piú nol dovea: ma il volle (il crederesti?) Siface istesso…

MASSIN. E fu pietade, o scherno?

SOFON. Grandezza ell'era; e, a ridestare in noi ogni alto senso, è troppa. Ei stesso teco vuolsi abboccar: ma ch'io il preceda impone; e che…

MASSIN. Tal vista io sostener?…

SOFON. Men grande sei tu di lui? Teme ei la tua?

MASSIN. Né posso dirti pria…?

SOFON. Che dirai, che udire io 'l possa?

MASSIN. Nuovo martire invan mi dai: va' dirti, ch'io quí ti trassi, e che sottrarten voglio, ad ogni costo, io stesso.

SOFON. A te mi diedi io stessa, il sai; da te mi tolgo io stessa. Funesto a me il comanda alto dovere: ma, da ogni mal sottrarmi, in me son certa, seguitando Siface. Ad esser forte, dunque apprendi or da me. Di Roma è il campo questo: Scipion vi sta; tu, re, vi stai: ed io vi sto, d'Asdrúbal figlia: or dimmi; vuoi forse tu che amar volgar sia il nostro?

MASSIN. Ah! di ben altra fiamma arde il mio core, che non il tuo… Grandezza e gloria e fama, tutto in te sola io pongo… Esser dei mia; pera il mio regno; intero pera il mondo;… tu mia sarai. Perigli omai, né danni, non conosco, né temo. A tutto io presto, fuor che a perderti, sono; e pria…

SOFON. Ti basti d'aver tu sol tutto il mio core… Indegno non ten mostrar… Ma, che dich'io? la vista, la sola vista di Siface inerme, vinto, e cattivo, eppur sereno e forte, fia bastante a tornarti ora in te stesso.

MASSIN. Misero me!… Se almen potessi io solo!… Ma, di voi non son io men generoso; ben altro amante io sono: e nobil prova darne mi appresto…

SOFON. Ecco Siface.

MASSIN. —Udirmi anch'ei potrá; né di spregiarmi ardire avrete voi.

SCENA QUARTA

SIFACE, SOFONISBA, MASSINISSA.

MASSIN. Siface, al tuo cospetto or si appresenta il tuo mortal nemico; ma in tale stato il vedi, ch'ei non merta nullo tuo sdegno omai.

SIFACE D'un re fra ceppi stolto fora ogni sdegno. A me davanti se appresentato il mio rival si fosse mentr'io brando cingeva, allor mostrargli potuto avrei furor non vano: or altro a me non lascia la crudel mia sorte, che fermo volto e imperturbabil core. Quindi or pacato mi udrai favellarti.

MASSIN. Il disperato mio dolore immenso a te ristoro esser pur dee non lieve: odi or dunque, qual sia.—Mirami: in ceppi, piú inerme assai di te, piú vinto e ignudo di senno io sono, e assai men re. Giá tolto mi avevi il regno tu, ma allor per tanto tu vincitor di me non eri: ardente, instancabil nemico io risorgeva piú fero ognor dalle sconfitte mie; fin che a vicenda io vincitor tornato, il mio riebbi, e a te il tuo regno io tolsi. Ma godi tu, trionfa; intera palma di me ti dá questa sublime donna, ch'or ben due volte a Massinissa hai tolta.

SOFON. E vuoi, ch'io pur del debil tuo coraggio arrossisca…?

MASSIN. Non diedi a voi per anco del mio coraggio prova: ei pur fia pari al dolor mio.—Voi state (io ben lo veggo) securi in voi, per la prefissa morte. Degno è d'ambo il proposto; ed io l'intendo quant'altri; e a voi, ciascun per se, conviensi. Tu, prigioniero re, non vuoi, né il dei, viver piú omai: tu, di Siface moglie, e di Asdrubale figlia, in faccia a Roma pompa vuoi far d'intrepid'alma ed alta; né affetto ascolti, altro che l'odio e l'ira. Ma Siface, che t'ama; ei, che all'intera rovina sua per te, per te soltanto, s'è tratto; ei ch'alto e nobil cor, non meno che infiammato, rinserra; oh ciel! deh!… come, come può udir, che l'amata sua donna abbia a perire?…

SOFON. E potrebb'egli or tormi dal mio dover, s'anco il volesse?

SIFACE E donde noto esser puovvi il pensier mio?

MASSIN. Guidato io da furie ben altre, omai tacerti il mio non posso; né cangiare io 'l voglio, se pria spento non cado. Ad ogni costo salvare io voglio or Sofonisba; e salva ella (il comprendo) esser non vuol, né il puote, se non è salvo anco Siface.—In sella giá i miei Numidi stanno: al sorger primo della vicina notte, ove tu vogli, Siface, un d'essi fingerti, a te giuro d'esserti scorta io stesso, e illeso trarti con Sofonisba tua, fino alle porte di Cartagine vostra. Ivi tu gente, armi, e cavalli adunerai: né vinto egli è un re mai, cui libertá pur resta. Abbandonar queste abborrite insegne di Roma io voglio; e per Cartagin io, e per l'Affrica nostra, e per te forse, d'ora in poi pugnerò. Qualor tu poscia regno e possanza ricovrato avrai, sí che venirne al paragon del brando re potrem noi con re, col brando allora ti chiederò questa adorata donna; ch'or non per altro a te pur rendo io stesso, che per sottrarla a misera immatura orribil morte.

SOFON. Ineseguibil cosa proponi, e invano…

SIFACE Ei d'alto cor fa fede; me non offende: anzi, a propor mi sprona ben altro un mezzo, assai piú certo; e fia piú lieve a lui, men di Siface indegno; e in un…

MASSIN. Voi, domi dalla sorte avversa, ineseguibil ciò che a me fia lieve, stimate or forse; ma, se onor vi sprona, meco ardite e tentate. Ultimo, e sempre certo partito egli è il morir; né tolto ai forti è mai: ma a tutti noi, per ora, necessario ei non è. Scipion deluso, sol coll'alba sorgente il fuggir nostro saprá; fors'egli umano e giusto in core, rispetterá miei dritti: ad ogni guisa, mercé i ratti corsier, sarem coll'alba lontani assai. Ma, se inseguirci pure si attenta alcun, giuro che il brando io pria a Scipio istesso immergerò nel petto, che a lui rendervi mai. Questa mia spada, che me salvò gia tante volte; questa, onde il mio regno e in un l'altrui riebbi, non fia bastante a porvi entro a Cartago in salvo entrambi? Or, deh! per poco cedi; cedi, o Siface, alla fortuna: in sommo puoi ritornare ancor; né cosa al mondo tu mi dovrai. Nemici fummo; e in breve, di bel nuovo il saremo; il sol periglio di cosa amata al par da noi, fa muto l'odio e lo sdegno in noi. Supplice m'odi parlarti; in te la tua salvezza è posta. Ma se pur crudo il tuo nemico abborri piú che non ami la tua donna, intera abbine almen pria di morir vendetta. Ecco ignudo il mio brando; in me il ritorci.— O me uccidi, o me segui.

SIFACE Oh Massinissa!… Infra il bollor della feroce immensa tua passíon, raggio di speme ancora traluce a te; vinto non sei, né inerme, né prigioniero: or tu d'altr'occhio quindi le umane cose miri. Ma, si asconde sotto serena imperturbatil fronte, entro il mio cor, piú strazíato assai del tuo, si asconde tal funesta fiamma, tal dolor, tal furor, cui vengon manco i detti appieno… A riamato amante ignoti sono i miei martirj… Ah! crude tanto or son piú le mie gelose serpi, quanto piú veggio Sofonisba intenta a smentire magnanima gli affetti del piagato suo core. A duro sforzo il suo coraggio indomito mi tragge; ma degno sforzo.—Ambizíon, vendetta, gelosa rabbia, ogni furor mio ceda al solo amore.—Or, piú che a mezzo il nodo è sciolto giá. Donna, mi ascolta. Io t'amo, per te soltanto, e non per me: ti voglio quindi pria sposa ad altri dare io stesso, pria che per me vederti estinta invano.

SOFON. Che ascolto? Oimè!… Ch'osi tu dirmi?…

SIFACE I preghi, spero, udrai tu del tuo consorte: e dove non bastin preghi, gli ultimi comandi n'eseguirai.—Di Massinissa sposa tu quí venisti:… a Massinissa sposa io quí ti rendo.

SOFON. Ah! no…

SIFACE Tu, che salvarla non tua potevi, or che l'ho fatta io tua, meglio il potrai.—Per sempre, addio. Seguirmi nullo ardisca di voi.

SCENA QUINTA

MASSINISSA, SOFONISBA.

SOFON. No, non v'ha forza, che me rattenga or dal seguirti.—Addio,… Massinissa…

SCENA SESTA

MASSINISSA.

Oh dolor!… Ma, breve è il tempo; antivenir voglionsi entrambi… Oh cielo! Io temo sol d'esser di lor men ratto.

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