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Roma contemporanea

TAVOLA DELLE MATERIE

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TAVOLA DELLE MATERIE

VIAGGIO.

Marsiglia e suoi abitanti. — Lentezza delle strade ferrate. — La Canebière. — La città nuova. — I Campi Elisi. — La città antica. — La Major. — La città futura. — Il signor Mirès ed i porti di Marsiglia. — Il canale della Duranza. — 1815 e 1858. — I Marsigliesi. — Carattere, costumi e difetti della popolazione. — Perchè i Marsigliesi non falliscono mai. — Lusso e lavoro. — La caccia. — Il teatro. — Una prima rappresentazione di Alessandro Dumas. — La necropoli d’Aix in Provenza. — Le corazze d’un re del Gabon e la musica del bascià d’Egitto. — Industria, commercio e speculazione. — Lo zucchero, l’olio ed il sapone di Marsiglia. — Elogio del Sesamo. — Fabbrica di turaccioli. — I porti. — La compagnia delle Messaggerie imperiali. — Speculazione. — Agenti di cambio. — Storia maravigliosa d’un giovane sindaco. — Lavori pubblici. — Reminiscenza di Bordeaux. — Mio avo ed il pugnale del Triulzio. — Elogio della follia. — Budget municipale di Marsiglia. — Progetto di residenza imperiale. — I Catalani. — La questione delle belle arti. — Un privilegio assurdo. — Racconto d’un Bavarese. — Tragitto da Marsiglia a Civitavecchia. — Il colonnello Bailliencourt, attualmente generale di brigata. — Arrivo in posta Pag. 9

I. MIO ALBERGO.

Carlomagno, Carlo VIII, Montaigne, Rabelais, Poussins, Carlo de Brosses, Chateaubriand, la Stael. — Abito il nido di Orazio Vernet. — Trecento ventisette gradini da salire. — Il carcere di Galileo. — Memorie della villa Medici. — Il portinajo. — I giardini. — L’obolo di Belisario. — Ospitalità dell’Accademia di Francia. — I premj di Roma. — Bel motto di Gregorio XVI. — Vittore Schnetz, direttore dell’Accademia. — La mia camera. — Paesaggio. — San Pietro. — Opinione d’un consigliere municipale di Avranches. — Roma 1300 anni fa. — Lo scirocco. — Una visita. — Perchè è sì difficile lo studiare Roma contemporanea? 47

II. LA PLEBE.

I viaggiatori dilettanti non la conoscono, o la conoscono male. — Carattere del popolo minuto di Roma. — Reminiscenza della rivoluzione del 1849. — I plebei accampati presto il cardinale Antonelli. — Un plebeo della Chiesa, frate questuante. — Sua industria; sue risorse. — Commercio delle insalate, estrazione dei denti, modello degli artisti, composizione di terni. — Entrate d’un mendicante. — La mendicità è una delle basi dello Stato. — Quadro della piazza Farnese e della piazza Montanara la domenica mattina. — I contadini a Roma. — Commercio di calzature. — Barbieri all’aria aperta. — Cibi d’occasione. — Margherita di Borgogna. — Commercio di sigari mozzi. — Scrittori pubblici. — Lettera d’una contadina moribonda. — Colazione de’ poveri. — Burro di Roma 59

III. IL GHETTO.

Divozione del popolo minuto. — Sentimento del principe di Santa Croce sui buoni esempi. — Zappatori-pompieri adoperati a lottare contro l’inondazione. — Piazza delle Sinagoghe. — Gli Ebrei di Roma. — Censimento. — Perchè ci sono Ebrei nella capitale del mondo cristiano. — Due parole di storia. — Affitti di enfiteusi perpetua. — Imprudente generosità di Urbano VIII. — Un ebreo mantenuto dalle Orsoline. — Le porte del Ghetto sono demolite, grazie alla bontà di Pio IX. — Profitto che n’ebbero gli Ebrei da questo cangiamento. — Il carnevale di Roma. — Imposta modificata. — Gli Ebrei surrogati da cavalli. — L’arco di Tito e la Bibbia. — Gli Ebrei al sermone. — Conversioni solenni e grandi vittorie della Chiesa romana. — Storia d’una piccola imposta di 450 scudi — Prodigiosa diminuzione della popolazione ebrea. — Storia d’un protetto del conte Goyon. — Non più del figlio Mortara. — Affare Padova. — Assoluzione d’un omicida che non aveva ucciso altro che un ebreo. — Fromental Halevy al Ghetto di Roma. — Baccano. — La Buca della Verità 70

IV. IL TRANSTEVERE.

Il Ponte-Rotto. — L’osteria. — Elogio dei Transteverini. — Iscrizione edificante e avviso ai bestemmiatori. — Avventori di una bettola del Transtevere. — Gli artisti di Roma. — Miei vicini. — La cena. — La passatella. — Il padrone del vino ed il suo ministro. — Il mugnajo e sua figlia. — Due giocatori di carte. — Amenità di linguaggio. — Dramma tragico. — L’uomo dal fazzoletto. — Un caffè del Transtevere. — Lotta di virtuosi. — Improvvisatori su tema classico. — Ritorno aggressivo del mugnajo. — Il principale. — Catastrofe 83

V. GIUOCO DE’ COLTELLI.

Opinione de’ Romani sul furto e sull’assassinio. — I ladri sprezzati e odiati; omicidi stimati e protetti. — Due parole di statistica criminale. — Perchè l’omicidio è sì frequente in Roma. — Storia di sei giornate. — Ciascuno si fa giustizia da sè, in un paese dove non c’è giustizia. — Fuga degli uccisori. — Luoghi d’asilo. — Ambasciate, chiese, conventi, poderi ecclesiastici, Accademia di Francia, sponde del Tevere. — Campo Morto tra Velletri ed il mare. — Difficoltà della procedura criminale. — Discrezione ostinata de’ testimonj. — Curiosa storia d’un majale. — Castigo di Pietro Brandi. — La buona mano. — Le leggi penali non vennero applicate se non durante l’occupazione francese. — I mezzi di repressione non mancherebbero al governo, se volesse valersene. — La ghigliottina e la prigione cellulare sono invenzioni italiane. — Condotta energica di Leone XII. — Orribile supplizio di Ludovico. — Le galere, luoghi di ricreamento. — Incontro d’un forzato che rimpiange il suo buon tempo 96

VI. IL LOTTO.

Moralità, utilità e necessità assoluta di quella filantropica instituzione. — I poveri romani non hanno altro mezzo per fare fortuna. — Confutazione di dicerie; elogio del governo pontificio. — Il lotto sarebbe immorale a Parigi e a Londra; ma è lodevole nella capitale dei papi. — Storia. — Teoria del giuoco. — Preoccupazione continua dei Romani. — Calcolo dell’ambo e del terno; incetta de’ buoni numeri. — Libro de’ sogni; manuale del giuocatore. — Disgrazie fortunate. — Un padre di famiglia che perde un figlio e guadagna un terno. — Storia d’un soldato austriaco. — Due amanti asfissiati. — Un condannato di Rimini. — Le streghe di Sonnino. — Il giuoco e la preghiera. — Intervento della Madonna. — Digressione sulla Madonna. — L’estrazione di Roma. — Gli Ebrei ed i numeri bassi. — Speculazione de’ lottajuoli. — Opinione degli stranieri. — Le tombole. — Estrazione alla villa Borghese. — Avventura d’un contadino che uccise tre uomini e ne ferì quattordici, dopo aver guadagnato la tombola 106

VII. IL CETO MEDIO.

Definizione. — Progressi del ceto medio, che va crescendo in tutti gli Stati d’Europa. — La sua storia è la storia medesima dell’incivilimento. — Servigi da esso resi all’Inghilterra, all’America, alla Francia, all’Italia. — I capi della rivoluzione italiana sono due uomini del ceto medio. — Disgrazia di Roma. — La capitale de’ papi manca di borghesia. — Il ceto medio vi è povero, timido, oppresso e quasi degenerato. — Gli uomini. — Le donne. — I costumi. — Avvocati romani; loro incarico, loro importanza, loro risorse. — Medici. — Bottegaj. — Operaj. — Rimembranza del calzolaio di Milano che fece uno stivale a Murat. — Miserie de’ mercantelli e degli operai da bottega. — Locazione degli appartamenti mobigliati, industria romana. — I soli borghesi degni di tal nome sono i mercanti di campagna. — Elogio di questa bella professione. — Gl’impiegati civili. — La guardia nazionale nell’anticamera del Vaticano 116

VIII. GLI ARTISTI.

L’arte e l’industria si confondono in questo paese. — Distinzione chiara presso noi, confusa presso i Romani. — Errore de’ nostri romanzieri intorno agli artisti d’Italia. — Il teatro. — La sala. — L’amministrazione. — L’opera. — La prima donna e la sua famigliuola. — Entusiasmo del pubblico. — Modestia degli artisti. — Miseria de’ coristi. — Il compositore. — Una prima rappresentazione a Roma. Abusi del richiamo sulla scena. — I trionfi. — La comedia. — Gli scrittori. — Esito delle composizioni francesi. — Siamo traditi così a Roma come a Londra, ma in uno spirito differente. — La censura. — Due inezie fra mille. — La Fiammina. — Letteratura romana. — La stampa periodica, nessun giornale. — Pittura e scultura. — Celebrità della fabbrica di Roma. — Visito alcuni studi in compagnia d’un ricco Americano. — Commercio de’ marmi scolpiti. — Confezione d’un busto. — Visita ad un pittore celebre. — Commissione d’un ritratto. — Manifattura di copie per l’importazione. — Riflessioni filosofiche sulla decadenza della scuola romana. — Attitudine de’ giovani artisti; educazione deplorabile; mancanza d’ogni critica e d’ogni incoraggiamento. — Architettura. — Oreficeria. — Gli studi dell’illustre Castellani, il più grande di tutti gli artisti romani. — Curiosità. — Un tondo di 50 milioni 130

IX. LA NOBILTÀ ROMANA.

Com’era due secoli fa. — Com’è attualmente. — Sue origini. — Nobiltà feudale. — Nobiltà nipotica. — Nobiltà finanziaria. — Antica alleanza della nobiltà e del papato. — I Savelli, i Conti, gli Orsini, i Colonna, i Gaetani ottengono la tiara. — Nobiltà d’origine più antica e meno autentica: i Muti, i Santa Croce, i Massimo. — Risposta d’un Massimo all’imperator Napoleone. — Dati attinti nel carteggio di Carlo de Brosses. — Creazione della nobiltà nipotica, covata sotto la veste de’ papi. — I Chigi, i Peretti, gli Aldobrandini, i Borghese, i Ludovici, i Barberini, i Panfili, i Rospigliosi, gli Altieri, gli Odescalchi, i Corsini, i Braschi. — Maggioraschi, secondogeniture, doti di nipoti, milioni donati brevi manu. — Nobiltà del denaro: i Grazioli, i Torlonia, i Ferrajuoli, i Campana, gli Antonelli, ecc. ecc. — Redditi scarsi dell’antica nobiltà. — Dati precisi sulle grandi fortune di Roma. — Due famiglie godono d’un reddito illimitato. — Doveri d’un principe romano, ricco o povero. — Spese alle quali viene condannato. — Lavori penosi e quasi umilianti. — Educazione de’ nobili romani. — Loro virtù e attitudini. — Le donne nobili; spirito della popolazione romana presa in massa. — Opinione di tutte le classi della società sul poter temporale del papa 146

X. L’ESERCITO.

Come i cittadini francesi sono tutti più o meno soldati. — Incontro d’una bandiera tricolore sulla piazza del Quirinale. — L’imagine della patria. — Il calzone rosso. — Il fico del misantropo Timone e la bandiera del papa. — Il papa dovrebbe essere abbastanza forte per far senza di soldati. — La coscrizione impossibile. — Sistema d’ingaggio. — Cattiva composizione dell’esercito. — Disciplina impossibile. — Furti commessi da gendarmi. — Di chi la colpa? — Deplorabile educazione degli uomini. — Il soldato umiliato. — I domestici stimati più che i militari. — Si prova rossore d’aver un fratello all’esercito, e non di stringere la mano ad un forzato. — Gli ufficiali. — Mal’aria dell’onore. — Prelati alla testa dell’esercito. — Disegni di riforma, fatti dal signor Testa. — Scuola de’ cadetti. — L’acqua santa degli ufficiali. — Risse tra Romani e Francesi. — Spesa dell’esercito. — Reggimenti stranieri 158

XI. IL GOVERNO.

Gravi considerazioni che mi vietano di criticarlo. — Non giudichiamo per non essere giudicati. — Scrivo sotto la dettatura d’un amico del papa. — Il santo padre. — I suoi Stati ed i suoi sudditi sono sua proprietà. — Può far leggi e violarle. — Interessi generali della Chiesa; amministrati da congregazioni. — Governo temporale. — Il cardinal segretario di Stato. — I ministri subalterni. — Gerarchia romana. — Beni del clero: 535 milioni in beni immobili. — Il sacro collegio. — I prelati. — Vantaggi delle calze color viola. — Distribuzione degl’impieghi. — Patronato e clientela. — Invasione dello spirito rivoluzionario, che minaccia di turbare un ordine sì perfetto. — Mostruose pretensioni de’ popoli. — Incredibile complicità di alcuni sovrani. — Semplici osservazioni dell’autore. — Sistema di rappresentanza nazionale. — Il cardinal Antonelli 166

XII. COSTUMI ROMANI.

Avviso importante. — Contraddizioni necessarie. — La foglia di vite ed il governo pontificio. — L’ospitale Santo Spirito. — Uno scorticato di buon esempio. — Ospizio de’ trovatelli. — Un duca romano abbandonato da sua madre. — Matrimonio d’una duchessa e d’un sergente. — Il principe e la droghiera. — Un fanciullo nato coll’orologio alla mano. — Tolla. — L’amor pittore. — Le disgrazie del principe T. — Principessa e cameriera. — Due discendenti di Valerio Publicola. — Cavalli, carrozze e lacchè. — Opinione d’un notajo di Parigi. — I cardinali esclusi dalle chiese. — Il guardaportone ed il vescovo. — Salvezza d’un cardinale. — Insolenza d’un monsignore. — Non più miracoli! — I taumaturgi in galera. — La Salette. — Furto permesso. — Miseria. — I Romani dormono nudi. — Ospitalità montanara. — Una famiglia ed un romito nello stesso letto. — I fiori. — I bagni di Roma. — Matrimonii forzati. — Storia d’un curato di villaggio. — Orrore per lo scandalo. — La moglie del calzolaio. — Il Lionese ed il postiglione. — Avventure d’un ufficiale dell’esercito francese. — Gli eufemismi romani e le parolaccie. — Il signor Levis. — Monsignor Muti ed il suo cuoco 175

XIII. LA MORTE.

I Romani sanno morire. — Tacito ed il Vangelo. — I sermoni. — Hodie mihi, cras tibi. — Lo scheletro d’un cavallo. — Le ossa de’ morti. — Il cimitero de’ cappuccini. — Chiesa della Buona Morte. — Un artista. — I funerali di Roma. — Il lutto. — Sepoltura nelle chiese. — Soprattassa. — La fossa comune. — Cimitero degli accattolici. — Tomba di Shelly. — Il figlio di Goethe. — Tariffa inglese. — Indiscrezione d’un medico comunale. — Un morto benestante. — Addio ai Romani 193

XIV. LE BESTIE.

La campagna di Roma. — Coltura del grano. — Pascoli. — I cavalli. — Razze migliori. — La trita. — I buoi. — Grande coltura. — Il buffalo. — I canali delle paludi Pontine. — Giuochi del popolo. — Le pecore. — L’animal nero. — Incoraggiamenti. — I passaporti 202

XV. PASSEGGIATA NEL MEZZODÌ.

Albano e le vicinanze. — Privilegi in ogni parte. — Le iscrizioni. — Il ponte dell’Ariccia. — Velletri. — Furto d’una Madonna. — Vendetta. — Un brigante in pulpito. — S. Luca. — Il Passatore. — Il teatro di Forlimpopoli. — L’orologio d’un Inglese. — Il cadavere d’un brigante. — Le paludi Pontine. — Concimazione a ciel aperto. — Una fittarezza. — La piazza di Piperno. — Iscrizione modesta. — La strada di Sonnino. — I nostri cavalli in convento. — Una città del medio evo. — Maria Grazia. — Cena. — Un giovane ingegnere. — Festa campestre. — La casa degli Antonelli. — La banda. — Processione. La piazza pubblica. — Il medico comunale. — Corsa di Cavalli. — Pastori e predoni. — Memorie de’ buoni tempi. — Funerali nel villaggio. — Storia di Maria Grazia. — Leopoldo Robert. — Prossedi. — La donna. — Ignoranza. — Tasse municipali. — Trenta sacerdoti per un villaggio. — Pagliano ed i prigionieri politici. — Olevano. — Palestrina. — Temporale e grandine. — Vincolo comune. — Due versi di Musset 211

XVI. IL VETTURALE.

Suo aspetto, suo costume, sua professione. — Miei compagni di viaggio. — Civita Castellana. — I nostri cavalli venduti. — L’amore sulle strade grosse. — Gasparone. — Visita a quel re decaduto. — Opinione d’un gendarme sul brigandaggio. — 127 omicidj registrati. — Albergo italiano. — Mendicità in Italia ed in Francia. — Narni. — Siamo venduti. — Le cascate di Terni. — Foligno. — Loreto e la Santa Casa. — La più fruttifera di tutte le leggende. — Monsignor Narducci. — Castigo d’un prevaricatore. — I gesuiti. — La farmacia apostolica. — La chiesa di Loreto. — Pellegrinaggio. — Bestia come un Inglese. — Il cadavere d’un fanciullo. — Le mosche. — Processione di ciocciari. — Commercio de’ rosarj. — Ancona. — Gli Ebrei. — Sinigaglia patria di Pio IX. — I teatri. — San Marino. — Un ateo di 14 anni. — Quadro d’una repubblica. — Utopia 244

FINE DELLA TAVOLA.

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