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Riconciliazione

MILANO PAOLO CARRARA EDITORE (continued 2)

Reading edition

—Il pranzo è pronto, signori.

—Sì, tanto meglio; andiamo a pranzare. Ciò che v'ha di meraviglioso nella vita dell'uomo è l'ordine incessante col quale si ripartono le ore in qualsiasi condizione si trovi l'anima sua. Si pranza, si lavora, si dorme dopo aver pianto, dopo aver desiderato d'esser sotterra, dopo d'aver creduto di non riposare mai più! tanto meglio! andiamo a pranzare.

Offerse la mano a sua moglie con uno strano sorriso sul labbro; non era più l'avvocato Zaeli. Paolina lo guardava attenta. Nel suo cuore si sprigionava una voce che saliva, saliva alla gola, nè potè trattenerla.

—Stranieri l'uno all'altro, noi?… gridò con affanno. Noi? ma piuttosto morire!

L'avvocato balzò alla finestra.

—Attendi un momento, Tonino; termino di scrivere una lettera.

Ritornò vicino a sua moglie; non sorrideva più, ma un'ineffabile espressione di soddisfazione lo rendeva un'altra volta l'avvocato Zaeli. Paolina gli stendeva le braccia; ed esso presa con ambe le mani quella testa bionda, vi posò sopra le labbra.

—Sarebbe un grande peccato calpestare questo unico fiore della vita, rompere questo divino incanto dell'anima che si chiama amore. Che Dio ci perdoni, Paolina! è un orrore andar rasente a un abisso e non aver paura di cadere. Basta! basta! mai più. Guardami. Tu?… tu mancar di fede in me?… impossibile.

—Impossibile! ripetè Paolina, che, senza sapere in qual modo, dimenticava in quel punto i suoi tormenti di gelosia.

—Io sospettarti maligna, volgare? impossibile.

—È ciò che dico io, impossibile! esclamò Paolina con lo sguardo scintillante.

Le loro mani si strinsero; il sorriso del labbro si spezzò in un bacio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Gran bella cosa è l'amore. È la tavola che nei mar della vita non naufraga mai; tocca sempre la sponda per quanti flutti l'abbiano sbattuta. È la stella che trova infallibilmente fra i meandri delle nubi la striscia, il posticino da ricomparir nel sereno.

L'avvocato Zaeli, nella sua serietà d'uomo, aveva in quel momento trasfusa la letizia tenera, carezzevole del giovanetto. Guardava gli occhi di Paolina, che gli parean tanto più belli nel raggio sereno che aveva seguito lo squallore della tempesta; ne lisciava i capelli a metà disciolti, la teneva stretta con un braccio accanto a sè, ascoltando estatico le dolci parole d'affetto che essa gli susurrava all'orecchio.

Ma la voce di Tonino Grim*** continuava di sotto:

—Signori a pranzo—e dopo una pausa—signori è servito—signori faremo della minestra una colla stupenda per mettere su le impannate!

Zaeli prese il braccio di Paolina sotto il suo braccio.

—Bisogna essere giusti, disse con allegria; tuo fratello ha diritto di desinare, e noi abbiamo obbligo di dargli ascolto. Andiamo, Paolina… discorreremo dopo il pranzo.

Ma poi, arrestandosi d'un tratto, quasi pauroso di non trovare mai più un istante così bello d'amore, ispirato da un irresistibile desiderio di metter fine con un brillante episodio alla scena che erasi svolta sopra un fondo così burrascoso, lasciò il braccio della moglie, andò alla finestra di nuovo.

—La lettera è da suggellare, disse in fretta. Se tu non vuoi aspettarci, mangia Tonino, e finiscila.

Irradiata la fronte più che dalla luce del cielo, dalla limpida, schiettissima luce della felicità, si rivolse a sua moglie, fece un passo, si trasse dal petto il portafoglio.

—Tu pensi che io ne levi le quattrocento lire che hai invano cercato e le metta nelle tue mani? di', Paolina, non pensi tu a questo?—e apriva il portafoglio.

Paolina estatica, confusa, fece un gesto che significava:—ah fosse vero!—

—Oppure tu pensi che ad immensa sorpresa ti presenti la ricevuta dell'argentiere, che potrebbe da un momento all'altro mandare le posate di argento!…

—Ah! esclamò Paolina con gioia, allungando la mano.

—Nè l'una, nè l'altra cosa ti faccio vedere, Non sono le quattrocento lire cui tu sospettavi in mano alla Rigotti… non è la ricevuta dell'orefice… è… è…

Tentennava, pallido di commozione. La sua bella fisonomia aveva il fulgore che irraggia dalla coscienza soddisfatta. Nella sua destra teneva un foglio piegato.

—È… che cosa? fece Paolina impallidendo al magnifico pallore di suo marito.

—È il patrimonio dei nostri figliuoli! è una polizza di assicurazione sulla vita… sono ventimila lire che io regalo alla mia famiglia nel giorno della mia morte.

Paolina gettò un grido, gettandosi spaventata fra le braccia di suo marito.

—Bambina! hai paura che io muoia? disse il giovane dopo un breve silenzio rotto dal pianto sommesso di Paolina e dai baci ch'esso poneva su la fronte di lei. Rincorati, anima mia, ti svelerò il recondito bene che si racchiude in questo foglio di carta.

* * *

Seduto sopra un rialzo che dominava la bella campagna e la città rosseggiante di luce, l'avvocato Zaeli tenendo chiuse in una mano le due mani di Paolina, le dava spiegazione del contratto rappresentato nella polizza che le aveva fatto vedere, leggendo un libricino dalla copertina azzurra, che teneva nella destra.

—Per esempio, Paolina, tu che mi parli di morte e credi superstiziosamente che la si inviti a venire con un contratto di assicurazione su la vita, ascolta queste righe che, meglio di quanto ti posso dire io stesso, ti persuaderanno: «…. Non è senza interesse notare che chi entra nel consorzio degli assicurati della Reale Compagnia è ben lungi dall'aver fatto un patto con una morte prematura. Tutt'altro! è entrato anzi per questo fatto in società con una classe di persone che dietro dati sicuri hanno una mortalità inferiore a quella generale dimostrata dalle statistiche.» Imperocchè, Paolina, continuò l'avvocato posando il libretto sulle ginocchia, sappi bene che la Reale Compagnia non fa contratti con gente ammalata! e colui che appartiene alla società è in conseguenza più che sicuro dell'ottimo stato della propria salute, avendo in questa polizza un certificato di buonissima costituzione. Ne sei persuasa, Paolina?

—Giacchè tu lo dici, sì! ma ti amo tanto!

—Cara Paolina! e temi d'un triste augurio? Oh! no, no. Dividi con me la fiducia, o meglio la convinzione che io ho fatta un'azione più che commendevole, onesta; più che fruttuosa, splendida.

—Ma senti, Zaeli! tu vivendo com'io voglio e vorrà anche Iddio fino alla tarda vecchiaia, non potrai fare, in via di risparmio, il bene dei tuoi figliuoli? quelle ventimila lire che loro assicuri mediante un pagamento annuo, non puoi ammassarle nel tuo cassetto?…

—Chi può saperlo! l'impegno di pagare la quota è garanzia, e salvaguardia di ciò che appartener deve ai figliuoli, mentre la libertà di spendere, la tentazione di speculare può disfare in un soffio la somma che con le migliori intenzioni volevate serbare per la famiglia. Vedi tuo padre, Paolina! egli ha precisamente commesso l'errore di trascurare la buona idea di fare un contratto di previdenza nei tempi del suo abbondante guadagno. Quante volte me ne ha parlato! l'indolenza è stata la sua nemica. I guadagni, o meglio i risparmi sfumarono, e ora il dabben uomo desidera invano la compiacenza di lasciare a' suoi figli un capitale. E del resto, mia dolce, mia vera amica, continuò con accento di tenerezza profonda, v'ha sul capo di noi tutti una spada sospesa ad un filo… oh, non ispaventarti! la spada c'è, ma il filo non si tronca per ora, giacchè Dio non permetterà che tu pianga, nè la Reale Compagnia di assicurazioni bramerà pagare la somma appena fatto il contratto!—sorrise e continuò dolcemente,—egli è però certo, anima mia, che la morte può sorprendere un galantuomo da un momento all'altro, anche allora che vicino a una donna diletta sogna una eternità di consolazione; anche allora che in mezzo a una turba di piccoli angioli che lo fanno arrabbiare, sorride agli anni remoti! non vi è da illudersi. Tu, così pia, intelligente e informata al vero spirito della religione, sai meglio d'ogni altra che, alla sventura, sempre possibile, è giusto contrapporre non solo la rassegnazione, ma i mezzi altresì per renderla meno acuta e grande. Or dunque chi ama, chi pensa, chi ragiona seriamente, dice a sè stesso:—se io muoio di morte prematura, vi è la religione appunto che verrà ad offrire conforti alla mia povera famigliuola; ma… e l'interesse! si deve pensare anche a questo, Paolina! e quando alla famigliuola rimanga una prospettiva di materiale benessere, non sembrerà più leggiera la lapide che va a posarsi sul trapassato, non sarà meno squallida l'orma che stampò la disgrazia in quella casa?… Comprendi ora, mia cara Paolina, l'utilità somma di un contratto di previdenza?

—Sì, rispose Paolina, piegando la testa su la spalla di suo marito.

—Sei allegra?

—No.

—Ma perchè?

—Oh Zaeli! perchè mi rimorde il pensiero d'aver dubitato di te! d'averti offeso.

—Tutto è dimenticato, cara Paolina. Io sono così felice e ti amo tanto da non permettere che un'ombra sola di mestizia ti rimanga nell'anima. Dimmi che cosa posso fare per te?

—Amarmi sempre.

—È poco.

—Perdonare le mie debolezze.

—Di queste non ve ne saranno più.

—Mi reputi perfettamente guarita? chiese essa guardandolo con un misto di timidezza infantile e d'infantile graziosa malizia.

—Diamine, ne ho ferma fede, rispose l'avvocato affettuoso e grave. Perchè, bada, Paolina! non avrò sempre una polizza d'assicurazione per metterti su la via della ragione. La gelosia è un dolore grande, una croce terribile per la donna più che per l'uomo, e te ne dico subito il perchè. La donna, sensibile di cuore, ardente di fantasia, si trova assediata da un concorso di reali pericoli che giustificano di frequente i suoi timori. V'ha nella libertà dell'uomo ogni mezzo acconcio a favorirne l'incostanza, quindi la gelosia non è un sentimento irragionevole nella donna, ma piuttosto un'imposizione che le viene inflitta dalla società ingiusta con lei, indulgente con l'uomo. Ma poi, ascoltami bene, Paolina, vi è questo di buono: appunto perchè la donna ha spesso dei motivi non immaginari di gelosia, se avviene come nel caso tuo che abbia preso abbaglio e giunga a convincersi profondamente dell'onestà del marito, guarisce tosto dalla terribile malattia. Sarà stato a guisa d'un lampo che l'ha un momento acciecata, ma che le lascia dopo l'istantaneo tenebrore una limpida, sconfinata potenza di misurare il sereno de' cieli. Non è così dell'uomo. L'uomo è geloso il più delle volte per puro vizio di egoismo, per istintivo dispregio; è geloso in forza d'ambizione, di despotismo senza risentirne un danno intimo, una consumazione di febbre che è malattia, dolore supremo! è geloso anche senza un perchè… e non guarisce mai in conseguenza, perchè non è mai stato ammalato. Consolati dunque, Paolina, che, di noi due, il geloso eri tu. Tu sei risanata, lo so, lo vedo, lo possiamo insieme giurare…

—Sì! gridò Paolina, gettandogli le braccia al collo.

—Che se il geloso, per somma disgrazia, fossi stato io, oh povero angelo! la donna onesta non possiede abbastanza virtù per disperdere il sospetto ingiurioso di suo marito. Restituita che tu mi avessi la pace una volta, saremmo probabilmente tornati da capo!… Io con una sola parola ti ho fatta sicura.

—Adagio, adagio, disse Paolina con adorabile grazia. Le parole sono parole, e a me volevan dei fatti. E, preso in mano il libricino azzurro della Reale Assicurazione, lo sollevò festosamente nell'aria.

L'avvocato Zaeli afferrò sorridendo il libro, e, quasi fosse una sacra reliquia, se lo portò alla fronte, alle labbra, al cuore.

Senza essere santo, era certamente il pegno benedetto d'una eterna riconciliazione.

FINE.

Milano—PAOLO CARRARA—Editore

OPERE DI MASSIMO D'AZEGLIO

=Ettore Fieramosca= o La Disfida di Barletta, illustrata dal Cav. Nicolò Sanesi. Un volume in-8. L. 4,50 6,50

Idem. Edizione economica in-16. » 1,25 2,15

=Niccolò de' Lapi= ossia i Palleschi e i Piagnoni. Opera riccamente illustrata da Tofani. Un volume in-8. » 9,— 11,—

Idem. Edizione economica 2 vol. in-16 » 2.50 3,50

=Lettere a G. Torelli= con frammenti di questi in continuazione ai «Miei Ricordi» di Massimo d'Azeglio, per cura di C. Paoli. Un volume in-16. » 2,50 3,50

=Lettere a sua moglie L. Blondel=, riordinate per cura di Giulio Carcano. 2.^a edizione. Un vol. in-16 » 2,50 3,50

=Lettere al fratello Roberto=, con cenni bibliografici di Roberto d'Azeglio, per cura di G. Bruno. Un volume in-16. » 2,50 3,50

=Lettere inedite= al genero Matteo Ricci. Un volume… » 1,25 2,15

=I miei ricordi= (terzo periodo). » 1,25 2,15

=Ritratti d'uomini illustri=. Un volume in-16 » 2,50 3,50

=Epistolario educativo=. Un vol. » 1,25 2,15

Milano—PAOLO CARRARA—Editore

BIBLIOTECA DELLE FAMIGLIE

broch. leg.

=CAMERINI=. Donne illustri. Biografie con ritratti L. 2,— 3,—

=CAPPI=. Il giardino delle signore fiorito in tutti i giorni dell'anno. Norme per la coltivazione negli appartamenti e terrazze. Un volume. » 1,50 2,50

=DOTTOR ANTONIO=. Zibaldone di sapienza domestica: Verdura, Legumi e Frutta. Un vol. in-16. » 1,50 —,—

=FRACCAROLI= D.r V. Come si vive. Osservazioni e consigli d'un medico. Un volume in-16. » 2,— 3,—

È una conversazione chiara e spesso anche amena sui problemi più vitali dell'igiene privata e sarà letta con piacere e con frutto da quanti vogliono conservarsi sani o rifare la vigoria perduta. È degna di lode sopratutto quella parte che riguarda il medico di casa. (PAOLO MANTEGAZZA, Almanacco igienico pop., 1893)

Il Galateo moderno. Consigli morali e istruttivi sul modo di condursi in società e in famiglia. Un vol. » 1,50 2,50

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Il Segreto per esser felici (Compratelo, compratelo! per per poco ve lo do!) Elisir d'amore. Un vol. in-16 » 1,25 2,—

La saggia ed accorta Faccendiera. Ricette, consigli e precetti di economia e igiene domestica. Un vol. in-16 » 1,50 2,50

=PALADINI= D.^r R. Trattenimento di igiene domestica. Consigli d'un medico alle madri di famiglia. Un vol. » 1,25 2

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=USICINI-CATTANEO= G. =Enciclopedia di lavori femminili=:

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La suddetta Enciclopedia legata in un sol vol. » —,— 5,—

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Dalla stampa venne caldamente raccomandato per la sua utilità ed anche perchè istruendo diletta.

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La Libreria PAOLO CARRARA spedisce contro vaglia.

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