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Racconti storici e morali

TECLA

Reading edition

— Tecla! Tecla!» Ode il grido, dal letto Balza Tecla, al verone s'affaccia. È l'oggetto d'adultero affetto Cui promise fra l'armi seguir. — Vieni, o bella, d'amor fra le braccia; Vieni, e godi del lungo desir». Sciagurata! al marito le ciglia Volge; ei dorme nel talamo in calma. Un bambino, una tenera figlia Nella cuna baciò, ribaciò. Move, ondeggia, ristà; nella palma Cela il viso che il pianto inondò. — Tecla! Tecla!» Si spicca: la porta Zitta schiude: un saluto, un amplesso Di novello vigor la conforta; Addio tutti! a cavallo salì. Egli sprona, ella il segue d'appresso; Mezzanotte in quel punto s'udì. Via per campi, per ville galoppa, Ma ai lasciati suoi cari sospira. Sta su lieta: d'amore la coppa Lene obblio ti diffonda nel sen. Dell'amor nell'ebbrezza delira, Ti prometti un perpetuo seren. S'apre l'alba. — In quest'ora la mano Il marito a cercarmi protende, Nè mi trova: i miei pargoli invano Mi chiamâr». Sgombra l'ansia dal cor: Non se' in grembo al guerrier che t'accende? Sta su lieta, e t'inebbria d'amor. Mezzo un anno varcò. Dall'amante Repudiata, confusa, avvilita, Tecla, fuor d'una tenda festante, Lagrimando, ululando si sta; Dal guerrier, traditrice tradita, Invan chiede mercede, pietà. Senti, senti un urtar di bicchieri, Gavazzare un tripudio d'evviva. Senti; un brindisi ai fausti piaceri D'un'amica novella si fè. Dall'ambascia cascò semiviva; Mezzanotte in quel punto battè. Scarna, atrita, cenciosa, al soggiorno De' suoi primi innocenti contenti Sconosciuta fa Tecla ritorno, Là seduta rimpetto a soffrir Di mendica in aspetto i tormenti D'un atroce ma tardo pentir. Chi rimira la squallida, avvolta D'irto vel, la sovviene d'un tozzo, Ma addoppiare i suoi gemiti ascolta. Non è pane che all'egra fallì: Non di fame è il profondo singhiozzo; D'altro cibo sostenta i suoi dì. Ferve un denso tumulto di genti, È un volar di cavalli, di cocchi; Tutt'intorno festive o gementi Squille e trombe le alternano il suon: Nulla ascolta la misera, gli occhi Sempre intesi all'offesa magion. Note voci là dentro ella ha udito, Ma nessuna più suona per lei. Mesto uscir dalla casa il marito, Mesto il vede rivolgervi il piè. Del suo core l'ambascia tu sei, Alla gioja egli è morto per te. Fra i cancelli una bimba, un fanciullo Folleggiar nel giardino ha veduti, Che, sospeso l'ingenuo trastullo, Vispi incontro del padre si fan: A lui baci e carezze e saluti; Per te vezzi e lusinghe non han. Come trista del verno la sera Piove il gel dalle stelle serene! Insistente un'algenta bufera Fischia a Tecla fra l'ispido crin, Che disfoga le acerbe sue pene Gemebonda sul trito cammin. Al suo sguardo fra i vetri scintilla Una vampa di fuoco vivace Dalla sala, ove cara, tranquilla Collo sposo, tra i figli sedè. — O bei giorni! o miei gaudj! o mia pace! Più per me quel contento non è.» Ecco un lume alla stanza procede, Stanza un tempo a sereno riposo. È il marito: gli sguardi lo vede Verso il ciel, sopra i figli girar, Poi sul vedovo letto pensoso Affisarli, e dal cor sospirar. Tutti dormon. Soave bambina Rompe il sonno, esclamando fra i pianti — Mamma! mamma!» L'udì la tapina, — O mia figlia, o mia figlia!» gridò. Sorse, cadde alla soglia davanti; Mezzanotte in quel punto sonò. Al mattin, di traverso alla soglia, Mercenaria pietade ritolse D'un'ignota l'esanime spoglia Che la fame, che il freddo sfinir; Indistinta una fossa l'accolse Senza un pianto, un suffragio, un sospir.

1834.

Illustration from Racconti storici e morali

Al mattin, di traverso alla soglia... (Pag. 97).

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