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Racconti

IL DIRITTO E IL TORTO. (continued 2)

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Successe un altro momento di silenzio, finchè la giovane simulando una grande tranquillità ed un tuono di voce amorevole, rivolse all'attonito barbiere queste parole: — Federico, tu mi dimandi che vengo a far qui? Io non saprei risponderti bene. Io non lo so. Ma tu devi dirmi se sono vere le voci che corrono. M'hanno fatto credere che tu ti mariti presto, che sono già fatte le pubblicazioni, e che la sposa si chiama Giustina, non Marta; ch'ella è stata finora la serva o altro d'un signore di questa città, non l'onesta operaja che viveva a fianco della sua vecchia madre a Trieste. Sono vere, Federico, queste novelle?

— Io non devo render conto ad alcuno de' fatti miei....

— T'inganni. Tu devi render conto ad una persona che non intende rinunciare ai propri diritti. Sappi ch'io sono venuta per questo.

— Tutto è finito fra voi e me: non ve l'ha già detto il signor B.?

— Il signor B.? Io non ho a fare nulla col signor B. Io voglio sapere dalle tue labbra medesime se tu hai dimenticato, non dico i tuoi doveri verso la mia povera madre, ma i tuoi giuramenti verso di me. Ah! tu credi ch'io sia per soffrire che un'altra donna si chiami tua moglie? No! Federico. La tua moglie son io.

— Voi? In qual chiesa vi ho dato la mano? — chiese lo sfrontato parrucchiere con ironia.

— Tu mi chiedi in qual chiesa? Iddio ha forse bisogno di chiese per ascoltare le promesse e i giuramenti delle sue creature? Io sono tua moglie, Federico, io porto meco un documento irrefragabile de' nostri legami: io son madre! — Ella proferì quest'ultima frase con voce bassa e soffocata. Federico impallidì nell'ascoltarla, ma si ricompose tosto, e si sforzò di fare un cotal riso beffardo e bestiale che mostrò tutta l'abbiettezza dell'anima sua. — Madre? — egli disse. — Me ne consolo assai! Così non vi mancherà un appoggio nel padre del vostro figliuolo, qualunque egli sia.... Il signor B. v'aiuterà a ritrovarlo. —

Le due donne inorridirono. Marta non potè parlare, chè la rabbia e l'angoscia le soffocò la parola. Ma la vecchia che avea taciuto fin allora, s'avventò come una furia sul barbiere, e lo fece indietreggiare verso un angolo della stanza. — Infame — gridò. — Ricorreresti tu alla calunnia? Chi ci ha fatto conoscere, dì, quel tuo signor B. degno complice delle tue scelleraggini?

— Se ve l'ho fatto conoscere, non v'ho mica ordinato che vostra figlia dovesse frequentar la sua casa. Però io non voglio ora farvene carico. Ognuno è padrone di fare ciò che gli aggrada. Vuol dire che voi ci avrete trovato il tornaconto.

— Taci, vile calunniatore! — saltò su Marta che s'era riavuta. — Taci! Non inventare dei torti che rendano meno infame la tua condotta. Tu sai bene che menti! tu sai bene che non sei degno di guardarmi in faccia!

— Ebbene! sì! So che non son degno di voi, e per questo ho pensato di lasciarvi in libertà e di dar la mano ad un'altra. Andate via ve ne prego. Può essere ch'ella capiti qui, e capite bene.... siamo in un paese piccolo. Io non ho bisogno di scandali. Andate colle buone....

— E s'io non me ne vo' colle buone?...

— Ci anderete per forza. Orsù...

— Guarda qual conto io fo delle tue parole! Così dicendo s'adagiò sopra uno dei seggioloni che occupavano il mezzo della bottega. — Ella verrà qui, tu dici? Tanto meglio! Io voglio vederla in viso questa perla, questa rivale che tu mi dài. Sedete, madre mia, sedete anche voi. Sarete stanca, povera mamma, approfittate dell'ospitalità di vostro genero. —

Federico fremeva di rabbia. Non potendo sostenere l'aspetto di Marta, tornò ad inveire contro la vecchia, facendosi verso la porta, sia per evadere, sia per chiamare man forte. Ma la vecchia robusta lo afferrò per un braccio e lo scagliò nuovamente verso il fondo della bottega. In quel momento una donna di circa trent'anni, s'affacciò alla porta. Era Giustina. Il sagrestano l'aveva avvertita di due parenti di Federico venute espressamente per visitarlo, onde s'affrettò a farsi riconoscere per la futura sposa di lui. Un suo cugino e futuro compare dell'anello l'accompagnava. Visto il parapiglia, s'arrestarono un poco, poi tra per curiosità, tra per difendere il barbiere che pareva avesse la peggio, entrarono e chiesero la ragione della contesa.

— La ragione? — gridò la vecchia inferocita dalla violenza dell'atto: — la ragione? —

— Non le credete nulla! ella è una pazza, una ubriaca, — sclamò Federico riavuto dal suo sbalordimento.

— A chi dici tu pazza? — gridò Marta rizzandosi in piedi. — Rispetta mia madre, Federico, rispetta mia madre, che potrebbe farti cacciare in prigione con una sola parola. — Poi volgendosi alla Giustina; — ah! — disse con un sorriso pieno d'ironia, voi sarete la sua sposa?... io vi faccio sapere, buona donna, che costui non può prender impegni con altri. Egli è mio marito.

— Giustina, non prestate fede alle loro parole. Andate via di qua, pregate qualcheduno che venga a liberarci da queste pazze.

— Se vai via di qua, sarà meglio per te — disse Marta alla sua sbigottita rivale. — Va via di qua, e non tornarci mai più, proverai che cosa può fare una pazza! — Così dicendo mosse due passi verso di lei con piglio minaccioso, e risoluta di venire alle vie di fatto. Giustina non se lo fece dire due volte, e se ne andò strascinando con sè il suo compagno. Federico rimase nuovamente solo colle due prime venute. Tanta era la violenza della passione in tutti e tre, che una lunga pausa successe a questa scena bizzarra e terribile.

Marta si ricordò in quel momento dell'arme che avea portata seco nella manica del vestito: se ne ricordò quando concepì il disegno di venire alle mani colla rivale. Una specie di vertigine occupò la sua mente. Tutto ciò che v'era stato di più provocante nel dialogo corso tra lei e Federico le passò dinanzi al pensiero come un'orrenda visione. Ella perdette la coscienza di se medesima, e divenne come sonnambula. Immaginò che tutte le autorità del paese, convocate da costei, sopravvenissero là, e la traessero a forza lungi da quel luogo. Immaginò di vedersi condotta come una pazza per le contrade di quella città fra le grida e gli scherni del popolaccio. Non potè sostenere quest'idea, ed anzichè prevenir questo fatto, pensò a vendicare l'oltraggio che le parea inevitabile. Abbracciò strettamente la madre senza piangere, senza parlare, come uscita di senno. Poi spiccatasi da lei si volse tutta mansuetudine a Federico — Non aver paura, — gli disse — non aver paura di me, Federico. Se la sorte ha destinato che tu sposi un'altra, sposala pure. Ti domando perdono delle mie furie di poco fa. Separiamoci in pace, Federico, separiamoci in pace, prima che venga gente. Oh! non vorrai tu darmi nemmeno un abbraccio prima ch'io ti lasci per sempre? — E così dicendo accostavasi a lui che non sapeva rendersi ragione di un tal cambiamento, e se ne stava perplesso e balordo in fondo alla stanza.

Marta avvicinandosi a lui, senza far motto gli gettò le braccia al collo, e lo strinse fortemente come convulsa. In quel momento sentì accorrer gente alla porta della bottega. La madre che era stata fino allora attonita aspettando l'esito di quella scena, la chiamò a nome. Fu come un lampo. Senza ritirar le braccia incrocicchiate dietro al collo di Federico, Marta aveva brandito il coltello nascosto, come dissi, entro la manica sinistra dell'abito, e gridando: — traditore! — con un movimento improvviso l'avea cacciato nel cuore del suo promesso, che gettò uno strido e cadde rovescio. Era morto. Marta senza più curarsi di lui, e brandendo ancora il pugnale insanguinato, si volse alla gente che affollavasi all'uscio e cercò qualcheduno cogli occhi stralunati e furenti. La vecchia mezza morta dallo spavento afferrava invano il braccio della figliuola: questa non vi poneva mente, non la vedeva. Pallida, le gote tremanti, chiamava un'altra donna che non era presente, chiamava Giustina. — È spenta, è spenta, — gridava — una delle due candele che ardeva innanzi a Maria... una è spenta! vedo il lucignolo che fuma ancora!.. L'altra... l'altra arde ancora, ma per poco. Dove sei, scellerata donna? Oh! tu hai paura, non è vero? Non aver paura, no! Non è già la tua vita che dipende da quella candela, è la mia!.. Ella muore. — Così dicendo rivolse contro il suo petto il coltello, e due o tre volte tentò di trafiggersi: ma la stecca del corsetto deviò la punta micidiale e le impedì di finirsi. Sentendo che non riusciva nel suo disegno e vedendosi circondata, cambiò improvvisamente pensiero, e alzando il pugnale contro i più vicini si fece largo fra la folla e uscì furibonda nella contrada. Il popolo le schiamazzava dietro: — ferma, ferma, — ed ella tanto più accelerava il passo lungo la via, senza guardarsi mai dietro. La contrada metteva al mare. Un piccolo molo per uso de' pescatori stendevasi alquanto fra l'acqua. Ella l'occupò prima che alcuno potesse impedirglielo, e pigliando la rincorsa si lanciò nel mare gridando: — è spenta anche l'altra! —

Un vecchio pescatore che rattoppava le reti nella sua tartana, levandosi al tumulto e al tonfo che avea sentito nell'acqua non lontano da lui, si gettò prestamente a nuoto, e riuscì ad afferrare la veste della sciagurata giovane, la trasse a riva affatto priva di sensi, e solo dopo alcune ore, ebbero effetto i pronti soccorsi che le furono prestati. Ella si risentì vicino alla madre, nella camera stessa del pescatore che l'aveva salvata, ma non pareva serbasse alcuna memoria dell'accaduto. Vedendo sul proprio seno l'apparecchio che il chirurgo aveva applicato alle due non mortali ferite che s'era fatte, ne chiese conto alla madre, accusando un dolore a quel luogo, e credendo d'esser precipitata giù da una scala. Corsero alquanti giorni prima che riacquistasse davvero la coscienza del suo delitto....

Delitto?

Certo che fu delitto dinanzi al Codice. L'equità umana però che distribuisce con altra legge il diritto ed il torto, farà più mite giudicio di quella misera.

Il Tribunale di Trieste riconobbe anch'esso molte circostanze attenuanti, e la povera Marta non fu condannata che a qualche anno di carcere, abbreviato anch'esso da una grazia sovrana.

Credo che ai lettori basterà questo. Gli altri personaggi di questa istoria non sono tali da ispirare nessun interesse, e nessuna curiosità.

NOTE.

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