← Table of contents
Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Note (162) — CAPITOLO XIX.

Reading edition

Per nulla ommettere di tutto ciò che può avere qualche prossima, o lontana analogia coll'assunto che trattiamo, non mi sembra ora inopportuno di avvertire che anche le tante apparizioni, delle quali tutti i codici delle Sette odierne sono ripieni, possono parimente ritrovare il loro confronto, nel modo appunto che lo ritrovano le operazioni straordinarie nella storia medesima dell'antichità pagana. Cicerone, il di cui solo nome ne forma il chiaro elogio, dice seriosamente che gli Dei si sono fatti vedere sovente dagli uomini, di una maniera sensibile, ed evidente: Præsentiam sæpe Divinam declarant, sæpe visæ formæ Deorum (De Nat. Deor.) Plutarco che tutto il mondo colto conosce, asserisce fermamente che nel territorio della Sicilia esisteva una Città, dove la madre degli dei avea un tempio dedicato ad Esculapio, e nel quale gli Dei e le Dee apparivano assai di frequente. Enquinnum Siciliæ oppidium, non magnum, sed pervetustum, et Dearum apparitionibus nobile (Phit. Tract. de Orac.)

Questo è stato realmente in ogni tempo un pregiudizio generale diffuso, e inveterato in tutte le regioni del mondo abitato dall'uomo, che gli Dei apparivano sulla terra, sotto una, od altra simbolica figura differente per ricompensare o per punire; i Tartari lo assicurano di Foh (mem. du P. le Comte) lo dice Erodoto di Apis (Heliod Lib I. e Mair. Saturn.); ed i Magi dell'Egitto lo asseriscono delle loro supposte Divinità (Voy. en Pers.). Gli abitatori dell'Isola Formosa credevano costantemente unanime che il loro Dio si manifestasse, ora sotto la figura di un bue, ora sotto quella di un Leone, e qualche volta pure in sembianza di Elefante (Taver mandes. Voy des Indes).

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings