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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Note (159) — CAPITOLO XIX.

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Allorchè gli autori antichi parlarono di un miracolo (come giustamente riflette l'illuminato autore della Philosophie du Bon sens T. I. Reflex. I. p. 65) attribuendogli qualche avvenimento considerabile, sarebbe da desiderarsi ch'essi avessero sviluppato in quale guisa era stato il medesimo prodotto, indagando se un simile fatto era accaduto in seguito di una causa soprannaturale, ovvero mediante una ordinaria, e regolare, cagionata dall'idea, e dall'impressione di un miracolo sullo spirito ammaliato de' popoli. Ad alcuni, per altro è sembrato che molti di essi non abbiano presa cura di compilare tanti prodigj, che o affine di rendere le loro Istorie più rispettabili, o ad oggetto di uniformarsi ai tempi ne' quali erano essi cotanto in voga fra le nazioni, siccome fecero Erodoto, Tito Livio, e vari altri i quali ritrovando le Istorie precedenti piene di sì fatte estraordinarie visioni, essi non avrebbero potuto sopprimere le loro, senza scandalizzare i popoli che non erano meno superstiziosi a' loro tempi di ciò che lo fossero quelli de' secoli antecedenti; si potrebbero sopra tale proposito asserire con un profondo Inglese che: The mistakes of our ancestors are the rising of ours: and the ours will increase those of our Children (Bolingbroek).

Presso che tutti gl'Istorici delle Nazioni che conosciamo sono pieni di puerilità, e di pie chimere, le quali renderanno sempre mai le loro opere in questa parte spregevoli alle menti illuminate. Gli scrittori che ci hanno trasmesse le Istorie delle crociate (come lo rimarca il testè preallegato autore), le hanno riempiute di tanti miracoli sì opposti alla ragione, che si può riguardare come inutile di mostrarne la falsità e il ridicolo: i popoli che viveano in que' secoli aveano lo spirito abbacinato talmente d'incantesimi, di prodigj, di sortilegj, e di supposti miracoli, che anche gli uomini più accreditati, che facevano in quelle epoche l'ammirazione dell'universo, e la testimonianza de' quali è riguardata con tanto rispetto, non hanno potuto resistervi, non ebbero forza bastante per garantirsene: quindi è che Platone, Appiano, Pausania, Plutarco, Cicerone, Porfirio, Jamblico, Sozima, Procopio, Diogene Laerzio, ed un gran numero considerabile di altri uomini scienziati, si sentirono tutti attrarre invincibilmente, dal meraviglioso per quelli; tutti, o furono d'accordo testimonj oculari di gesta prodigiose, od appresero da altri a raccontarle.

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