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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Note (158) — CAPITOLO XIX.

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Tutti i religionarj, a qualunque setta che appartengono, sostengono unanimi che Dio non permetterà giammai, che l'uomo profano faccia de' miracoli, ad oggetto di rendere più accreditati i propri errori. Tale è per se stesso il principio generale su di cui ogni religione si appoggia per rigettare i miracoli vantati da un'altra setta differente, e fare solo valere quelli che la medesima decanta; ma con quali mezzi pervenire a conoscere in simile caso il vero miracolo da quello che non lo è, come fra i tanti che ogni popolo si fabbrica, e di cui non solo gli ebrei, ed i Cattolici ma tutto il gentilesimo n'è pieno, come, dico, potremo noi giugnere a discernere il divino, dal diabolico, il sacro dal profano? A quale spinoso imbarazzo non ci esporrebbe mai un semplice confronto? Mosè percuotendo un sasso colla sua verga ne fa scaturire una sorgente di acqua viva (Exod. Cap. 18. v. 5) Maometto, per quanto assicurano i suoi Settarj, faceva stillare l'acqua dalla estremità delle proprie sue dita (Echell. Ist. P. III. Cap. 20) Bacco ha operato il medesimo prodigio mediante la supposta virtù del suo tirso (Diod. Sicu. L. IV. Nonn. Dion. Plin. Lib. XIV, e tutti i mitologici). Jesuè arresta il sole in Gabaon (Giud. Cap. X. v. 12), presso i Pagani si fa parimenti arrestare quest'Astro, e retrogradare per non essere testimonio dell'azione orribile di Astrea, contro i figli di Tieste suo fratello (Hist. Poet. Bann. Dict. art. Astrée); ed il Cristianesimo pretende che il Sole siasi pure arrestato nel suo corso (conforme l'opinione astronomica di que' tempi) l'anno 1547, in favore di Carlo V., per dare alla sua armata il tempo di sconfiggere il Duca di Sassonia, e le falangi Protestanti (Maimb. Hist. du Luther. T. II. pag. 164). Eliseo resuscitò un bambino morto, sanò un infermo di Lebbra (Reg. II. Cap. 4 e 5) S. Giovanni asserisce che Cristo resuscitò Lazzaro, e vari altri dopo morti, sanò degli ammalati; Filostrato ci assicura che Apollonio Tianeo, non solo resuscitò una fanciulla morta il medesimo giorno de' di lei sponsali, ma che si resuscitò egli stesso (Phil. in vit. Apoll.) E quante malattie credute disperate non guarirono Esculapio, Ippocrate, Galeno, ed Apollonio medesimo? Chi inclinasse d'innoltrarsi vieppiù in simile confronto, non ha che percorrere assiduamente Tucidide, Tito Livio, Plinio, Tacito, Valerio Massimo, Suetonio, e alcuni altri.

Ma io non finirei sì tosto, se tutti riportare io quì dovessi gl'innumerabili altri straordinari prodigi che servono di appoggio a tutte le sette odierne, e che posti al confronto con quelli che ci offre l'intero paganesimo, si troverebbero in valore equivalenti, benchè in numero di gran lunga inferiori.

Or quale dunque di questi, replico, avrà mai per assoluta sua causa immediata l'Essere Supremo che adoriamo, e quale avrà tratta primitiva sorgente dalle altre indicare cause più comuni, e secondarie? Questo è il gran problema più di ogni altro interessante che sarebbe oltremodo necessario di sciogliere cautamente onde confondere, e ammutolire i filosofi increduli i quali appoggiati alle loro scienze esperimentate, osano insieme tutti rigettarli ciecamente, persuasi di poterne ritrovare le cagioni efficienti o nell'arte raffinata, ovvero nella natura; ma questo sarà sempre mai un arcano impenetrabile per il volgo, di cui la tradizione gli comanda di credere senza esame, di abdicare alla ragione, di condiscendere, e tremare.

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