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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Note (157) — CAPITOLO XIX.

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Infatti l'ignoranza della quale parliamo ci trascina sovente nel baratro degli smarrimenti i più pericolosi, ed i più materiali; quante volte si è veduto, e mirasi tuttodì prendere dal volgo per miracoli i fenomeni della natura i più triviali, ed anche il risultato dell'esperimento di qualche scienza? La chimica curiosa ha delle trasmutazioni, detonazioni, esplosioni, fosfori, pirofori, combustibili, terremoti, ed infinite altre supposte meraviglie da fare gelare di stupore il volgo ignaro che le osservasse: Datemi dell'olio di Gajac, con discreta dose di spirito di nitro, ed io vi faccio de' prodigi sorprendenti, diceva l'eloquente Wolston.

Non v'ha che le gesta meravigliose che possano fare credere le cose che hanno l'apparenza di soprannaturali, mentre questo non potranno essere giammai a sufficienza contestate dalla sola testimonianza degli uomini. Jesué, e tutta la di lui armata crederono,

d'accordo, che il Sole si arrestasse in Gabaon, perchè (come giustamente lo riflette un dotto fisico moderno) ignoravasi generalmente a que' tempi, che la grandine di cui l'atmosfera trovasi pregna potea fare allora una refrazione de' raggi del Sole assai maggiore dell'ordinario: Jsaia non conosceva la natura de' parelj, allorch'egli sosteneva ad Ezechia che il Sole avea retrogradato nel quadrante della Corte. Non era mai possibile allora di avere solo che una certezza morale di tuttociò che asserivano i Divinizzatori, ed i Profeti, come certo, e dimostrato, atteso che i segni naturali erano del tutto generalmente sconosciuti. Per quanti secoli si è riguardato l'Iride nel mondo come un vero miracolo, avanti che la fisica c'istruisse delle proprietà intrinseche della luce, e prime che si fosse pervenuti a conoscere, che le semplici refrazioni, e reflessioni de' raggi del Sole nelle goccie sferiche di pioggia formavano unicamente questo vago fenomeno? Non più che soli due secoli da noi distante non si vide annoverare fra i prodigi gli ecclissi, e le apparizioni delle Comete? (Bayle Pens. sur la Com.) Gli storici che hanno scritto in que' tempi ne fanno delle descrizioni sì terribili, e sì ampollose che se noi fossimo ignari della natura di simili fenomeni, dovremmo impallidire leggendo ciò ch'essi ne dicono. Il vero si è che da quando si ha l'immaginazione alterata da fantasmi, e da chimere, più non si scorge negli oggetti che ci percuotono niente di ordinario, nè di comune: tutto diventa straordinario, grande, e sorprendente.

Or per disingannarci di tali grossolani errori, che denigrano oltremodo la dignità dell'uomo, non abbiamo che studiare diligentemente il Codice ammirabile della natura, e noi resteremo allora sorpresi dalle infinite risorse ch'ella ci offre, e ad un tempo medesimo convinti delle tante mostruose illusioni colle quali noi sembravamo un giorno inseparabilmente collegati; ma la base fondamentale delle nostre ponderate asserzioni non è già quì solo che noi possiamo rinvenirla; io mi dispongo a metterla nel più chiaro giorno, mediante le dimostrazioni evidenti che mi emergerà di fare sopra questo soggetto nella progressione del presente Capitolo.

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