Note (80) — CAPITOLO X.
Reading edition
Alcuni Rabbini asseriscono che Adamo, mediante la vastissima scienza universale che gli attribuiscono infusagli prodigiosamente dal di lui maestro, e custode Raziel (di cui sarà da noi parlato altrove) antiveggendo che alcuni secoli dopo di esso dovea nascere dalla prosapia di Giuda un certo individuo che sarebbe nominato David; ma che in forza degli alti impenetrabili arcani esso avrebbe dovuto essere nato un aborto, e che d'altronde se si fosse prodotto nel mondo suscettibile di lunga vita, avrebbe il medesimo formato il decoro del popolo d'Israel, e sarebbe stato molto bene affetto all'Essere Supremo; prevedendo Adamo dunque tale sciagura, e cercando la maniera di ripararla, aggiungono i Rabbini, che supplicasse fervidamente la Divina Misericordia, onde volesse togliere del lungo corso di sua vita (che prevedeva dovere ascendere a mille anni) la somma di anni settanta, de' quali esso inclinava fare un dono al Salmista Reale; al che Dio aderendo, senza ostacolo, si fece l'assoluto depositario di questo dono, fino al momento in cui fu esso fatto passare a David che ne fruì dal giorno in cui si produsse fra i viventi fino all'estremo istante di sua carriera, che fissò il compimento di anni settanta; passati ad esso gratuitamente dal primo uomo (ved. Ghem. Mas. Sanhed. Cap. VII. fol. 35.)
Oggi non si troverebbe certamente fra noi alcun notajo che defferisse rogare un simile contratto.