Note (75) — CAPITOLO X.
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La superstizione degli ebrei talmudisti va fino ad un eccesso tale in questa parte, che ve n'ha pure anche di quelli i quali non solo resterebbero astemj tutta la loro vita piuttosto di bere il vino che non fosse premuto da altri ebrei simili ad essi; ma se questo liquore così manipolato, che chiamano כשר (Kascer) cioè, ottimo, o squisito, fosse, per accidente rimosso da qualche גוי goy, (sotto tal nome comprendendo tutti quelli che non sono circoncisi, o che non professano il giudaismo) essi lo credono contaminato, e se ne astengono del pari, come se non fosse in origine pestato dall'ebreo. Lo stesso principio superstizioso nutrono i medesimi per rapporto a qualunque siasi vivanda preparata da individuo non ebreo; essi non se ne ciberebbero quando ancora dovessero soccombere all'inedia, ed al languore, ed alla morte stessa; ma di ciò ragioneremo più diffusamente altrove; solo basti quì di sapere intanto che gli ebrei moderni pare che abbiano rinunziato attualmente al pregiudizio ridicolo del primo, ma essi restano altrettanto attaccati ancora al mantenimento del secondo col più scrupoloso rigore.