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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Note (82) — CAPITOLO X.

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Non dobbiamo che richiamare quanto fu già da noi esposto fino ad ora per restare ampliamente convinti, che se l'Israelita de' nostri tempi dovesse prefiggersi di osservare alla lettera, e tutto ciò che gli venne ordinato da Mosè, ed altrettanto che la tradizione gli prescrive, esso non vi riuscirebbe giammai senza un prodigio; mentre è presso che impossibile che l'uomo debole quale esso è per sua natura sentisse forze bastanti per respignere le passioni sregolate dalle quali è soggiogato, e ad un tempo medesimo, vincere gli affetti viziosi che lo seducono, e rinunziare, in una parola, al di lui essere, come sarebbe necessario per caricarsi di una soma di gran lunga preponderante alla sua capacità: ma non per tanto l'attaccamento degli ebrei per le loro tradizioni è tale, ch'essi trascureranno venti precetti fondamentali del pentateuco (siccome lo abbiamo rimarcato non è che un istante) piuttosto che estinguere un lume in sera di festa, o che prendere anche scarso cibo la sera, ed il giorno del 9 del mese di Av, o negli altri digiuni (de' quali è fatta speciale menzione nella seguente annot. 131) e che gustare un volatile condito, o cucinato nel butirro, benchè la scrittura non lo vieti di sorte alcuna, o che desistere in fine per un solo giorno dal recitare le leggende quotidiane, e cose di tal fatta, in tanto che la vera osservanza dell'essenziale è quella che l'occupa il meno, e che forma l'ultima, e la più indifferente delle sue cure.

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