Note (53) — CAPITOLO VI.
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Quali fondate cagioni assegnare con giustizia potremo alle tante ripetizioni delle cose per loro stesse identiche, e uniformi, che sono sì di frequente reperibili in ogni parte della Scrittura, e tutte per lo più tendenti allo stesso disegno, e tutte raccomandate con eguale calore? Altra sembrami non potersi addurre certamente in questo caso fuorchè la più ammissibile, quale da molti fu ritrovata essere quella che Mosè conoscendo per isperienza l'indole zotica, e turbolente di quel popolo che dirigeva, suscettibile, senza freno, della più stupida incostanza, arrendevole a tutte le prime impressioni che gli si offrivano, all'eccesso barbaro, e ignorante, egli è perciò che quel Legislatore vedessi costretto a dovere per reiterate volte replicare li precetti medesimi già proclamati, onde farglieli più esattamente capire, e renderlo meglio edotto di que' doveri che l'eterna volontà dell'Essere Supremo gl'imponeva per suo mezzo. Ma a fronte ancora degli amorevoli suggerimenti, delle continue ripetizioni, e delle cure incessanti di questo zelante Conduttore d'Israel, le Legge Venerabile del Sommo Dio de' Patriarchi non era mai frattanto che molto debolmente osservata, se non trasgredita del tutto, e calpestata, or colle mormorazioni le più oltraggianti, ed ora coll'idolatrìa la più vituperosa, e la più esecrabile.