Note (45) — CAPITOLO V.
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Chi potrà mai sostenere di proposito che la credenza di un certo dato numero d'individui ed anche di un antichità immemorabile, possa avere efficacia bastante di trasformare l'inutile in necessario l'illusione in evidenza? Il celebre Bayle (Pens. Sur les Comêt. T. I. pag. 198.) osserva con ragione, che non si prescrive mai contro quello che è certo per se stesso colla tradizione anche universale, ne col consenso, benchè unanimi, e il più antico, di tutto il genere umano, ciò che viene ad inferire lo stesso del pensiere che ci trasmise il filosofo Averoe avanti Bayle, cioè che uno stuolo di Teologi non sarebbe stato mai sufficiente per cambiare la natura dell'errore, e per farne una verità. Vi fu già un tempo in cui tutti gli uomini hanno fermamente creduto che il Sole girasse intorno il globo terraqueo, mentre che questo supponevano restasse immobile nel centro di tutto il sistema del mondo; non è appena che due secoli che quest'errore è distrutto, vi e stato così pure un tempo in cui alcuno non volea credere l'esistenza degli antipodi, e quindi perseguitavasi quelli che aveano la temerità di sostenerli; oggi verun uomo instruito non osa più dubitarne: rimarcasi che tutti i Popoli del mondo, ad eccezione di un ristretto numero d'individui meno creduli degli altri, credono tutta via, con intima persuasione, nelle streghe, negli esorcizzatori, negli incantesimi, nelle apparizioni, negli spiriti ec. ed alcun uomo sensato non immaginasi attualmente di dovere accreditare queste puerili stravaganze. Tale è l'indole deplorabile del volgo, il quale non potendosi elevare colla forza del raziocinio fino all'investigazione delle cose, per quindi pervenire a discernere il grado di possibilità dell'esistenza di esse dee arrendersi ciecamente nell'asserzione altrui; ma i filosofi illuminati non credono se non se ciò che è evidente, consentaneo alla ragione, salutare, e necessario di ammettere.