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Pro Judaeis

Note (254) — IV.

Reading edition

Gli Ebrei, cacciati nel 1290, da Edoardo I, dall'Inghilterra, non vi rientrarono che sotto il protettorato di Cromwell. In questa occasione varii libelli contro gli Ebrei vennero pubblicati allo scopo di indurre il Lord protettore a recedere dalle benevoli disposizioni che aveva mostrato verso di loro. Un dottissimo ebreo portoghese, Menassè ben Israel — autore di opere lodatissime (per una delle quali Piedra Gloriosa o de la estatua de Nebuchadnesar, Paolo Rembrandt non disdegnò di eseguire quattro incisioni) che fu amico intimo dei Vossii, del Barleo, dell'Episcopio, del Grozio, di quanti, insomma, uomini eminenti gli furono contemporanei — mandò alla stampa un opuscolo: Vindiciae Judaeorum or a Letter in answer to certain questions on the nation of the Jews, Londra, 1756. In questo opuscolo, inteso a scagionare gli Ebrei da varie accuse che contro loro si movevano, dimostra, con forti argomenti, come sia calunniosa l'imputazione di cui ci occupiamo. Fa rilevare che gli Ebrei, assai peggio trattati in Oriente che in Occidente, dovrebbero, se avessero tale orribile rito, giovarsi del sangue dei Mussulmani, più atroci loro nemici che non fossero i Cristiani, mentre nessuna accusa di questo genere venne mai loro rivolta. Infine il dottissimo uomo aggiunge: “Se quanto ho detto non basta ancora a scolparci, giacchè tutto si riduce soltanto a negare, senza produrre testimoni, mi vedo, nell'obbligo di ricorrere ad altro mezzo di giustificazione che il Signore, benedetto eternamente, ci ha prescritto in simili casi (Esodo, xxii): intendo parlare del Giuramento. Io giuro dunque con tutta la sincerità del mio cuore per il Dio Altissimo che ha creato il Cielo e la Terra e che ha dato la Legge al Popolo d'Israele sul monte Sinai, che fino ad oggi non ho veduto infamie consimili fra il popolo d'Israele, e che essi non vi sono obbligati a farlo nè per legge divina, nè per comando degli avi, e che mai le hanno commesse, nè tentato commetterle, e ciò dico perchè mai ne fui informato da chicchessia, nè lessi coteste cose in alcun rituale ebraico. Se io mentisco in ciò, possano cadere su di me tutte le maledizioni delle quali si parla nel Levitico e nel Deuteronomio, e possa io non vedere mai le benedizioni e consolazioni di Sion e non raggiungere il Risorgimento dei Morti”.

Per non dover ritornare su questo argomento aggiungeremo che il celebre filosofo Mendelsohn (1729–1786), pubblicando la traduzione dell'opuscolo di Menassè ben Israel, rinnovò per suo conto tale giuramento.

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